San Ruperto visse nell'ottavo secolo e viene ricordato come il primo vescovo e principale patrono di Salisburgo. Discendente dalla nobile famiglia dei Robertini del medio e alto Reno, imparentati con i Carolingi, ricevette la sua formazione monastica di stampo irlandese a Worms. Verso l'anno settecento si mosse per la predicazione itinerante, giungendo in Baviera con l'appoggio del conte Theodo e operando con successo a Regensburg e Lorch. La tradizione lo descrive come un tipico monaco irlandese itinerante, ed è l'unico santo locale festeggiato sia nelle zone di lingua tedesca sia in Irlanda. Il Martirologio lo ricorda come vescovo che, partito da Worms su richiesta del duca Teodone, edificò a Salisburgo una chiesa e un monastero, governandoli come vescovo e abate per divulgare la fede cristiana.
La sua opera di evangelizzazione diede origine alla città austriaca di Salisburgo, il cui nome deriva dalle vicine miniere di salgemma e la cui fama è legata anche a Wolfgang Amadeus Mozart. La tradizione lo raffigura comunemente con una saliera o un barile di sale in mano. J. Henning descrive la sua figura come una personalità forte e sensibile, profondamente radicata nello spirito cristiano e capace di impedire il decadimento interiore ed esterno. San Ruperto morì nel giorno di Pasqua, precisamente il 27 marzo del 718, e le sue reliquie riposano oggi nella magnifica cattedrale della città, edificata nel diciassettesimo secolo.
Sant' Alessandro di Drizipara visse a cavallo tra il terzo e il quarto secolo, compiendo il suo cammino terreno in un tempo segnato dalla dura prova della persecuzione. Egli è ricordato come un insigne martire della fede cristiana, la cui testimonianza eroica risplende ancora oggi nella memoria della Chiesa universale. Membro delle legioni romane, Sant' Alessandro servì agli ordini del tribuno Tiberiano sotto il regno dell'imperatore Massimiano, tra il 286 e il 305. La tradizione riferisce che di lui esiste un'antica passio ricca di elementi leggendari e fantastici, che tuttavia custodisce il nucleo storico di una grande fedeltà a Cristo. La sua esistenza terrena si concluse con il martirio a Drizipara, località non molto lontana dall'attuale Karistiran, suggellando una vita spesa nell'ascolto della parola divina e nel coraggioso rifiuto dell'idolatria.
La memoria liturgica di Sant' Alessandro è celebrata il 27 marzo nel Martirologio Romano, mentre il Sinassario Costantinopolitano ne ricorda il nome il 25 febbraio e il tredici maggio, sebbene presenti notizie alquanto discordanti tra le due date che farebbero pensare a due differenti persone, ma è quasi certo che tali menzioni si riferiscano entrambe allo stesso individuo. La sua figura continua a interpellare i credenti di ogni tempo sulla necessità di custodire la grazia della fede anche nei momenti di maggiore oscurità e prova, indicando nella coerenza evangelica la via maestra per giungere alla pienezza della vita in Dio.
Il Beato Francesco Faà di Bruno, nato ad Alessandria nel 1825 e morto a Torino nel 1888, è una figura straordinaria di laico, ufficiale dell'esercito, scienziato, matematico e infine sacerdote. Vissuto nel diciannovesimo secolo, unì una profonda e austera formazione cristiana a una genialità poliedrica che lo portò a eccellere negli studi scientifici, a insegnare all'università e a inventare strumenti premiati nelle esposizioni internazionali, tra cui la celebre formula matematica che porta il suo nome. Spinto da un amore ardente per Gesù e per i poveri, spese interamente il suo cospicuo patrimonio personale e chiese l'elemosina alle porte delle chiese per realizzare imponenti opere di carità e promozione umana nella Torino del suo tempo.
Egli è ricordato soprattutto per aver fondato la Pia Opera di Santa Zita e la Congregazione delle Suore Minime di Nostra Signora del Suffragio, offrendo rifugio, formazione e dignità alle donne in cerca di lavoro, alle ragazze madri e ai bisognosi. Dopo una vita spesa tra cattedre universitarie, campi di battaglia e un'infaticabile azione sociale, fu ordinato sacerdote a cinquantadue anni per mano di Papa Pio IX. Uomo di intensa preghiera e di radicale umiltà, ha lasciato un'eredità luminosa in cui la fede si fa scienza, carità operosa e costante suffragio per le anime dei defunti, venendo proclamato beato da Papa Giovanni Paolo II nel 1988.
Il Beato Ludovico Edoardo Cestac visse nel diciannovesimo secolo distinguendosi come sacerdote e straordinario fondatore di opere caritative e apostoliche. Nacque a Bayonne, nei Bassi Pirenei in Francia, il 6 gennaio 1801, figlio di Domenico e Giovanna Amitessarobe. Sin dalla tenera infanzia la sua vita fu segnata dalla grazia divina, poiché all'età di circa tre anni fu colpito da una incurabile nevralgia e da un completo mutismo. La madre lo consacrò alla Madonna di san Bernardo, ottenendo la sua guarigione e radicando nel fanciullo una grande devozione alla Vergine che avrebbe accompagnato tutta la sua esistenza. Chi lo conobbe in seguito lo considerò un nuovo curato d'Ars per il suo zelo pastorale e la dedizione spirituale. La sua santità si manifestò nell'adempimento fedele dei suoi doveri quotidiani e nell'amore per il prossimo vissuto con immensa generosità.
Nel corso della sua intensa esistenza, il sacerdote francese seppe rispondere ai bisogni spirituali e materiali della società del suo tempo attraverso istituzioni educative e assistenziali di notevole importanza. Tra le sue realizzazioni spicca l'istituzione di Notre-Dame du Refuge, considerata la sua opera più significativa, nata per accogliere e offrire un lavoro all'aperto alle donne bisognose di riscatto. La sua feconda attività apostolica si estese alla fondazione di congregazioni religiose e all'organizzazione di scuole parrocchiali dotate di innovativi metodi pedagogici, tanto da meritare la massima onorificenza francese dall'imperatore Napoleone III. Spirito profondamente devoto, propagò la medaglia miracolosa della Vergine e celebrò con solennità il dogma dell'Immacolata Concezione, seguendo con trepidazione le vicende del papa Pio IX. Morì il 27 marzo 1868, lasciando un'eredità spirituale raccolta nei suoi scritti intimi e coronata dalla solenne beatificazione avvenuta il 31 maggio 2015 nella Cattedrale di Bayonne.
La Beata Panacea De' Muzzi, vissuta nel quattordicesimo secolo tra il 1368 e il 1383, è una figura luminosa di laica, vergine e martire la cui esistenza si è svolta tra Quarona e il monte Tucri. Questa giovane pastorella valsesiana ha incarnato una fede profonda e quotidiana, nutrita dalla preghiera incessante e da una generosa carità verso i poveri e i malati, affrontando con eroica pazienza le asprezze e le incomprensioni della vita domestica. La sua testimonianza, spezzata prematuramente in un tragico giorno di primavera, ha generato nei secoli un legame profondo con la sua terra.
Ricordata e venerata come modello di santità laicale dai vescovi e dal popolo che la chiama semplicemente la Beata, la sua memoria liturgica e devozionale continua a vivere attraverso il pellegrinaggio delle spoglie e il fervore dei fedeli. Il culto, radicato profondamente in Valsesia e nella diocesi di Novara, ha ricevuto la conferma papale nel 1867, consacrando per sempre il sacrificio e la purezza di questa giovane anima dedita al Signore.
Santa Augusta di Serravalle, conosciuta anche come Augusta di Ceneda, visse durante il primo secolo e affrontò il martirio intorno all'anno 100 nella sua terra natale. Il nome Augusta, che significa consacrato, richiama antiche città fondate in onore dell'imperatore romano Augusto, da Aosta e Torino fino a Treviri, Siracusa, la capitale del Maine, la Georgia e la città tedesca di Augsburg. La memoria di questa giovane vergine e martire è giunta fino a noi attraverso una tradizione che intreccia la storia locale e la devozione dei secoli passati.
La sua figura è profondamente legata alla comunità di Serravalle, oggi borgo antico di Vittorio Veneto ai piedi delle Prealpi Bellunesi in provincia di Treviso. Per onorare il suo sacrificio, santa Augusta viene tradizionalmente raffigurata con i simboli del suo martirio, che comprendono una ruota dentata usata per la tortura, i denti strappati e la palma della vittoria in cielo.
Il Beato Maria Eugenio di Gesù Bambino, al secolo Henri Grialou, nacque nel ventesimo secolo, precisamente il due dicembre 1894 a Le Gua, una frazione di Rodez nel dipartimento dell'Aveyron. Sacerdote carmelitano e fondatore, ha speso la sua intera esistenza terrena nell'ascolto della voce dello Spirito Santo, guidando innumerevoli anime sulla via della contemplazione unita all'azione apostolica e lasciando una testimonianza indelebile di santità all'interno della Chiesa cattolica.
Nel corso del suo cammino, segnato dalla profonda spiritualità dei grandi maestri del Carmelo come santa Teresa di Gesù e san Giovanni della Croce, il sacerdote francese ha dato vita all'Istituto Nostra Signora della Vita, estendendo la sua opera di rinnovamento spirituale a laici, sacerdoti e coppie. Ricordato per la sua instancabile dedizione pastorale, per la predicazione e per i suoi scritti spirituali tra cui spicca il trattato Voglio vedere Dio, è stato elevato agli altari come beato il diciannovove novembre 2016 ad Avignone.
A San Severino Marche, beato Pellegrino da Falerone, sacerdote, che fu tra i primi discepoli di san Francesco e, recatosi pellegrino in Terra Santa, suscitò l’ammirazione degli stessi Saraceni.
Madonna dei Lavoratori - Torino
Santi Fileto e Lidia, sposi, e Macedone, Teoprepio, Cronide e Anfilochio
Martiri
San Matteo di Beauvais
Crociato, martire
Beato Claudio Gallo
Patriarca d’Antiochia
San Suairlech
Vescovo irlandese
San Romolo
Abate di St-Baudile
Beato Andrea da Siena
Religioso francescano
Dal Martirologio Romano
A Salisburgo in Baviera, nell’odierna Austria, san Ruperto, vescovo, che, abitando dapprima a Worms, su richiesta del duca Teodone giunse in Baviera e costruì a Salisburgo una chiesa e un monastero, che governò come vescovo e abate, divulgando da lì la fede cristiana. — Martirologio Romano