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7 febbraio

Beata Anna Maria Adorni

Fondatrice

Aggiornato il 15 settembre 2026

La giovinezza e il matrimonio

La Serva di Dio Anna Maria Adorni nacque il diciannove giugno 1805 a Fivizzano, nel territorio della diocesi di Pontremoli, in provincia di Massa Carrara. I suoi genitori furono Matteo Adorni ed Antonia Zanetti, descritti come pii cristiani. La bambina fu battezzata quattro giorni dopo la nascita ed educata secondo i sani insegnamenti della fede cattolica. Già all'età di sette anni, mossa da un precoce ardore spirituale, Anna Maria lasciò la casa con una compagna nel tentativo di raggiungere le Indie per salvare le anime, ma fu subito ricondotta alla sua abitazione. La madre formò accuratamente Anna Maria ad orientare la sua esistenza secondo il Vangelo e ai lavori femminili tradizionali. Nel 1820 morì il padre Matteo. Dopo questo lutto doloroso, Anna Maria si trasferì a Parma insieme alla madre. Nella città emiliana fu scelta come istitutrice presso la nobile famiglia Ortalli. In seguito, sentendo un forte richiamo spirituale, la giovane pensò di abbracciare la vita religiosa tra le monache Cappuccine. Tuttavia, in ossequio alla madre che si opponeva fermamente a tale scelta, il diciotto ottobre 1826 sposò Antonio Domenico Botti, un uomo addetto alla Casa Ducale di Parma. Dal matrimonio nacquero sei figli, i quali purtroppo morirono tutti in tenera età ad eccezione di Leopoldo. Il figlio sopravvissuto, Leopoldo, decise di abbracciare la vita monastica entrando nell'Ordine Benedettino. Il marito Antonio Domenico Botti morì il ventitré marzo 1844, lasciando Anna Maria vedova. La pia donna pianse la perdita del consorte, ritenendo tuttavia quella morte una via della volontà di Dio per intraprendere una vita consacrata a Lui solo.

Le opere di carità e la fondazione

Su saggio consiglio del proprio confessore, Anna Maria non entrò in un Istituto religioso tradizionale, ma scelse di intraprendere un coraggioso cammino di carità dedicato al riscatto delle carcerate. All'interno delle mura penitenziarie, ella fu autentica madre e sorella in Cristo per le detenute. Le avvicinava con grande umiltà, le ascoltava con serenità, le consolava nei momenti di sconforto, le ammaestrava nella fede cristiana e le innalzava alla speranza e alla preghiera. Grazie alla sua straordinaria opera, il carcere sembrava quasi cambiato in un convento. Tanta dedizione non passò inosservata, tanto che molte signore della cittadinanza vollero imitare le opere di carità di Anna Maria. Nel 1847 il Vescovo riconobbe canonicamente l'Associazione fondata da queste nobili signore, la quale ricevette anche l'approvazione della Duchessa di Parma. Tale sodalizio fu denominato Pia Unione delle Dame visitatrici delle carceri sotto la protezione dei Santissimi Cuori di Gesù e di Maria. Successivamente, la generosa fondatrice si occupò anche delle donne dimesse dal carcere, prendendo in affitto una casa appositamente per loro, per le fanciulle pericolanti e per le orfane bisognose di protezione. Questa lodevole opera trasse chiara ispirazione dal carisma del Buon Pastore. Il diciotto gennaio 1856 l'istituzione trovò una sede finalmente adatta nell'antico convento delle monache Agostiniane, dedicato a San Cristoforo. Il primo maggio 1857 Anna Maria pose le fondamenta di una nuova famiglia religiosa insieme a otto devote compagne. Nel 1859 Anna Maria e le compagne pronunciarono i voti privati di castità, obbedienza e povertà. Le consorelle pronunciarono un voto specifico per consacrare la loro intera vita al recupero delle donne cadute, alla tutela delle fanciulle pericolanti e all'assistenza delle derelitte e delle orfane. La stessa Anna Maria dettò sapienti Regole al nuovo Istituto e fu giustamente nominata superiora delle Sorelle. Il venticinque marzo 1876 il Vescovo di Parma Domenico Villa eresse canonicamente l'Istituto del Buon Pastore in Congregazione religiosa, assumendo il titolo di Pia Casa delle Povere di Maria Immacolata. Le Regole furono in seguito confermate il ventotto gennaio 1893 dal vescovo successore Andrea Miotti.

La spiritualità e gli ultimi giorni

La fonte inesauribile dell'amore operoso di Anna Maria fu la costante comunione con Dio, alla cui presenza ella camminò per tutta la vita. La protagonista confessò apertamente in vecchiaia di aver ricevuto da Dio, già da molti anni, la grazia singolare di non distogliersi mai dall'intima comunione con Lui. Nonostante fosse colma di occupazioni quotidiane, dedita all'educazione delle fanciulle, impegnata in colloqui e affari di ogni genere, non si dimenticò mai della presenza divina custodita in lei. Pregava sempre e in ogni circostanza, al punto che le sue figlie spirituali la chiamavano comunemente con l'appellativo di Rosario vivente, quasi fosse questo il suo vero nome. Era fortemente attratta da una singolare devozione all'Eucarestia. Partecipando al sacramento dell'altare con viva fede, alimentava continuamente la sua carità e le forze fisiche con cui soccorreva i bisognosi. Nella sua esistenza non vi era alcuna frattura tra la contemplazione e l'azione. Ella tendeva a Dio nella preghiera e allo stesso tempo comunicava con Cristo vivente negli infelici, ricercandolo e servendolo in essi con la medesima fede e carità. Fece il fermo proposito di compiere sempre le cose più perfette, di cercare la gloria di Dio attraverso le opere, di morire a se stessa in ogni cosa e di servire attivamente i fratelli. Praticò tale proposito fino in fondo con grande e costante fedeltà. Era poverissima per sé stessa, ma ricchissima per gli altri. Disprezzò con forza l'oro e l'argento, servendosene unicamente con grande liberalità per lenire i dolori umani e distogliere le anime dal peccato. Sostenne innumerevoli difficoltà e contrarietà senza esserne mai abbattuta, accogliendo ogni tribolazione come un dono prezioso per godere nella speranza e rianimare lo spirito dei fratelli contro la disperazione. Possedeva un'invitta fortezza, un'inalterabilità dello spirito nelle avversità e una dolcezza di modi unita a una santa affabilità. Sapeva infatti che nessuno che avesse posto fiducia in Dio e speso la vita al suo servizio sarebbe rimasto deluso. Mantenne una costante perseveranza fino alla morte nelle iniziative destinate a sollevare le miserie delle donne. Era consacrata in tutto alla carità per vocazione e per opere, considerando suo maggior impegno quello di ripetere in sé l'immagine del Salvatore, abbracciando tutti coloro che soffrivano nel corpo e nello spirito. Negli ultimi tempi fu colpita da una breve paralisi. Anna Maria morì a Parma il sette febbraio 1893, notissima per la sua chiara fama di santità. La fama delle sue virtù non si affievolì affatto dopo la sua morte. Nel 1940, per disposizione del Vescovo, fu istruito presso la Curia di Parma il processo informativo sugli scritti e sul non culto della Serva di Dio. Gli atti di questo importante processo furono successivamente trasmessi a Roma per essere discussi secondo le norme del diritto canonico. Il quindici dicembre 1977 fu fatta relazione al Sommo Pontefice Papa Paolo VI. Papa Paolo VI, considerato il responso della Sacra Congregazione per le Cause dei Santi, ordinò che si stendesse il Decreto sulle virtù eroiche della Serva di Dio, la quale fu così dichiarata Venerabile.

Domande frequenti

Quando si festeggia la Beata Anna Maria Adorni?

La memoria liturgica della Beata Anna Maria Adorni si celebra il 7 febbraio, giorno della sua nascita al cielo avvenuta a Parma nel 1893.

Quali furono le principali opere fondate da Anna Maria Adorni?

Anna Maria Adorni fondò la Pia Unione delle Dame visitatrici delle carceri e l'Istituto del Buon Pastore, noto come Pia Casa delle Povere di Maria Immacolata, dedicato al recupero delle donne in difficoltà e all'assistenza delle orfane.