22 febbraio
Beata Maria di Gesù (Emilia d’Oultremont d’Hooghvorst)
Fondatrice
Aggiornato il 15 settembre 2026
Dalle origini alla vita coniugale
Emilia d'Oultremont nacque a Wégimont, Liegi, in Belgio, l'undici ottobre 1818. I suoi genitori erano il conte Emile d'Oultremont e la contessa Marie de Lierneux de Presles, i quali provvidero a garantirle una solida formazione umanistica e religiosa. Questa educazione contribuì a forgiare in lei un carattere particolarmente energico, sia sul piano fisico che morale, tanto da renderla un'ottima atleta. La risolutezza e l'energia rimasero tratti fondamentali della sua personalità per tutta la vita. Fin dai primi anni di fanciullezza, si radicarono nel suo animo la devozione al Sacro Cuore, alla Vergine Maria e all'Eucaristia, elementi che avrebbero caratterizzato lo sviluppo di tutta la sua spiritualità. Rispettosa della volontà dei genitori, acconsentì a sposare il barone Victor van der Linden d'Hooghvorst, un giovane uomo dotato di nobili qualità spirituali e religiose. Il matrimonio fu celebrato il diciannovescimo giorno di ottobre del 1837 a Liegi. I comuni ideali spirituali condivisi con il marito le permisero fin dall'inizio dell'unione di dedicarsi con fervore alla preghiera e alle opere di carità. Visse con grande pienezza la sua condizione di giovane sposa, e dall'unione nacquero quattro figli, due ragazze e due ragazzi. La madre li allevò con immenso amore, facendoli crescere in un sereno e gioioso ambiente familiare. In quegli anni di grazia, trovò nei Padri della Compagnia di Gesù una serie di guide spirituali capaci di comprenderla e di sostenerla nella sua ricerca della perfezione nell'amore di Dio.
Il cammino spirituale e la vedovanza
Negli anni compresi tra il 1839 e il 1846, la futura fondatrice soggiornò a lungo a Roma. In quella città santa fu gratificata da particolari esperienze interiori che la indirizzarono decisamente verso un amore totale e incondizionato verso Dio. Un evento particolarmente significativo accadde quando ella aveva ventiquattro anni e, avendo già dato alla luce due figli, ebbe una visione mentre pregava nella cameretta di San Ignazio di Loyola presso la Chiesa del Gesù a Roma. Durante questa mistica visione, San Ignazio di Loyola, tenendo in mano le Costituzioni dell'Ordine, l'assicurò che un giorno avrebbe seguito le sue Regole. La serenità della sua vita coniugale fu interrotta quando il marito, il barone Victor d'Hooghvorst, contrasse febbri malariche durante una battuta di caccia nelle Paludi Pontine e morì giovanissimo il dieci agosto 1847. Ella sopportò la gravissima prova della vedovanza con profonda fede e cristiana rassegnazione. Nonostante il lutto, continuò a dedicarsi completamente ai suoi figli, ai poveri, agli ammalati e a diverse importanti opere diocesane. Nel frattempo, con generosa dedizione, assistette i suoi genitori sofferenti fino al termine della loro esistenza terrena, poiché la madre morì nell'anno 1850 e il padre nell'anno 1851. Sentendosi sempre più attratta verso la consacrazione totale, volle consacrarsi a Dio emettendo il voto di castità, dopo aver ottenuto la debita autorizzazione dal suo saggio padre spirituale.
La fondazione dell'Istituto
Sentendosi chiamata a una vita di più stretta unione con il Signore, si trasferì a Parigi insieme alle due figlie. Questo trasferimento rispondeva anche all'esigenza pratica di essere più vicina agli altri due figli maschi, i quali erano studenti in un collegio gestito dai Gesuiti. Riuscì così a superare le obiezioni dei parenti, orientandosi apertamente verso la vita religiosa. L'otto dicembre 1854, durante una lunga e intensa preghiera trascorsa nella cappella del castello familiare di Bauffe, la Madonna le rivelò chiaramente ciò che Dio attendeva da lei. Ciò che il Cielo chiedeva era la fondazione di una Congregazione religiosa specificamente votata alla riparazione degli oltraggi perpetrati contro il Santissimo Sacramento. Nel 1855 ella diede inizio a una prima forma di vita in comune insieme ad alcune giovani che si erano riunite intorno a lei, animate dal desiderio di consacrarsi interamente a Dio. L'otto novembre del medesimo anno 1855 furono poste le basi giuridiche e spirituali della nuova Istituzione. Successivamente, il ventuno novembre 1855, ebbe inizio il noviziato per le postulanti, che furono affidate alla saggia direzione dei padri gesuiti Petit e Studer. Proprio Padre Studer, che rivestiva la carica di Padre Provinciale dei Gesuiti di Parigi, divenne il grande protettore della nuova fondazione. L'avvio ufficiale della nuova Famiglia religiosa ebbe luogo il primo maggio 1857 a Strasburgo, e la congregazione assunse il nome di Istituto di Maria Riparatrice. Poiché doveva ancora occuparsi direttamente dell'educazione dei figli, la fondatrice fu costretta a procrastinare il proprio ingresso formale nel nuovo Istituto, pur continuandone a dirigere i passi e lo sviluppo. Sorsero ben presto nuove Case dopo quella iniziale di Strasburgo, aprendo a Liegi e persino lontano, a Maduré in India, dove nel 1859 essa inviò un gruppo di sette suore Riparatrici per diffondere il Vangelo.
Prove e sviluppo dell'opera
Nel mese di maggio del 1860, la madre fondatrice compì un pellegrinaggio a Loyola per esprimere la sua devozione a San Ignazio, che ella considerava il vero Padre della sua anima. In quel periodo si dedicò alla stesura definitiva delle Costituzioni dell'Istituto. Il secondo giorno di luglio del 1862, espresse in una celebre lettera indirizzata alle sue suore lo spirito profondo che avrebbe dovuto animare tutte le religiose. La lettera conteneva un invito dinamico a fissare costantemente lo sguardo su Maria per apprendere da lei il cammino tipico e autentico di una Riparatrice. Il suo desiderio era che le religiose esprimessero il proprio impegno ecclesiale attraverso una presenza di semplicità e di servizio. Ella prevedeva che tale servizio si attuasse mediante la preghiera costante, l'adorazione del Santissimo Sacramento esposto ogni giorno, la pratica degli Esercizi Spirituali di San Ignazio, l'istruzione religiosa e ogni altra opera di misericordia resa necessaria dai tempi e dai luoghi. Il fine ultimo di questa missione era restaurare nelle persone, con il prezioso aiuto della Vergine Maria, l'immagine di Dio offuscata dal peccato. Nel frattempo, i suoi due figli maschi contrassero matrimonio, mentre le sue due figlie femmine, Olimpia e Margherita, decisero di seguire le orme della madre entrando nell'Istituto delle Riparatrici. Questa scelta delle figlie di farsi suore le procurò profonde sofferenze e incomprensioni, e fu ingiustamente accusata dai nobili parenti di averle influenzate in tale decisione. Dopo aver superato tali ostacoli, Madre Maria di Gesù poté finalmente entrare definitivamente nella sua Opera nell'anno 1864. Purtroppo la attendevano altre dolorose prove, poiché dovette subire il lutto della morte precoce delle sue figlie. La giovane Margherita morì colpita da tubercolosi il ventitré gennaio 1867, mentre la figlia maggiore Olimpia, dopo essersi ammalata gravemente ed essere rimasta inferma a lungo, rese l'anima a Dio il quattordici dicembre 1872. Durante questo periodo di grandi dolori, la fondatrice affrontò anche un lungo e faticoso periodo di stanchezza spirituale che la condusse talvolta quasi alla disperazione. Uscì tuttavia da questa profonda crisi spirituale mantenendo del tutto inalterata la sua fede e la sua fervente devozione, senza mai trascurare la guida della sua Istituzione.
Gli ultimi anni e la glorificazione
La Famiglia religiosa di Maria Riparatrice conobbe una straordinaria e ampia diffusione, aprendo nuove Case a Parigi, Tolosa, Londra, Tournai, nell'Isola di Réunion, a Nantes, Bruxelles, Siviglia, Wexford, Le Mans, Liesse, Pau e Cordova. Il venticinque marzo 1873 essa ricevette una nuova approvazione temporanea dell'Istituto, mentre l'approvazione definitiva della Chiesa sarebbe arrivata soltanto nel 1883, dopo la sua morte. Trascorse gli ultimi anni della sua vita terrena rasserenata nello spirito, sebbene non mancassero grandi sofferenze fisiche e morali vissute sia in ambito familiare che all'interno della stessa Istituzione. Trovandosi di passaggio a Firenze in visita nella casa del figlio Adrien, mentre era in attesa di poter proseguire il suo viaggio di ritorno verso l'amato Belgio, la serva di Dio concluse piamente la sua esistenza terrena. Morì infatti a Firenze il ventidue febbraio 1879 all'età di cinquantanove anni, confidando fermamente nell'aiuto divino e dopo aver superato innumerevoli difficoltà. Il Martirologio la ricorda come Beata Maria di Gesù, al secolo Emilia d'Oultremont, originaria del Belgio e madre di quattro figli, la quale, rimasta vedova e senza mai trascurare i doveri materni, si dedicò a fondare e guidare la Congregazione delle Suore di Maria Riparatrice. La sua tomba si trova attualmente custodita nella Chiesa di Santa Croce e San Bartolomeo in via Lucchesi a Roma. La Chiesa Cattolica ne ha riconosciuto la santità attraverso tappe fondamentali: il ventitré dicembre 1993 fu solennemente riconosciuta l'eroicità delle sue virtù, mentre il diciassette dicembre 1996 fu approvato il miracolo attribuito alla sua potente intercessione. Infine, la Venerabile Maria di Gesù d'Oultremont, vedova d'Hooghvorst, è stata proclamata Beata a Roma il dodici ottobre 1997 da papa Giovanni Paolo II.
Il cammino di una fondatrice
Il percorso terreno di Emilia d’Oultremont si snoda attraverso una sequenza di eventi che hanno plasmato la sua anima. Dopo il matrimonio celebrato nel 1837, la sua esistenza fu profondamente trasformata dalla morte del coniuge, avvenuta nel 1847. In quel momento di solitudine, Emilia scelse di non ripiegarsi su se stessa, ma di orientare il proprio cuore verso una missione di carità. Il suo impegno la portò a viaggiare tra il Belgio, Parigi, Roma e Strasburgo, luoghi in cui la sua visione spirituale prese forma concreta. Nel 1857, a Strasburgo, ella diede vita all'Istituto di Maria Riparatrice, una realtà nata per rispondere ai bisogni spirituali del tempo attraverso la preghiera e l'opera apostolica.
La sua fedeltà al Signore non fu esente da prove umane durissime. La perdita delle sue due figlie, che avevano scelto la vita religiosa, rappresentò per lei un calice di amara sofferenza, accettato tuttavia con uno spirito di profonda sottomissione. Nel 1864, ella compì il passo definitivo entrando pienamente nella congregazione che aveva fondato, vivendo con coerenza il carisma della riparazione. Gli ultimi anni della sua vita la videro stabilirsi a Firenze, dove, nel 1879, concluse il suo pellegrinaggio terreno. La sua esistenza, pur nelle traversie, si è rivelata come una testimonianza silenziosa e costante di fiducia nella Provvidenza, capace di superare i confini nazionali per abbracciare una dimensione universale di servizio alla Chiesa.
Il ricordo nella Chiesa
La Chiesa universale onora la Beata Maria di Gesù come un esempio di dedizione vissuta nel diciannovesimo secolo. La sua beatificazione, proclamata da San Giovanni Paolo II nel 1997, ha solennemente riconosciuto la santità di una donna che, pur partendo da una condizione di nobiltà, ha saputo spogliarsi di ogni ambizione personale per farsi serva del Signore. Il suo culto è strettamente legato alla memoria del suo transito, avvenuto il 22 febbraio, giorno in cui la comunità cristiana ne celebra la festa, ricordando la sua dedizione alla fondazione dell'Istituto di Maria Riparatrice.
La sua figura viene oggi invocata da chi vive il lutto o la difficoltà di una scelta vocazionale, trovando in lei una guida che ha saputo integrare le ferite del cuore nell'offerta quotidiana di preghiera. La sua eredità spirituale, radicata nel carisma di riparazione, continua a parlare ai fedeli, invitandoli alla perseveranza nelle prove e alla fiducia incrollabile in Dio, specialmente quando il cammino appare segnato dal dolore e dall'incertezza.
Domande frequenti
Quando si festeggia la Beata Maria di Gesù?
La sua memoria liturgica si celebra il ventidue febbraio, giorno della sua nascita al cielo avvenuta a Firenze.
A Firenze, beata Maria di Gesù (Emilia) d’Oultremont, che in Belgio, madre di quattro figli, rimasta vedova, senza per nulla trascurare i suoi doveri materni, si dedicò a fondare e guidare la Congregazione delle Suore di Maria Riparatrice e, confidando nell’aiuto divino, superate non poche difficoltà, concluse piamente il suo pellegrinaggio terreno mentre faceva ritorno in patria. — Martirologio Romano