27 luglio
Beata Maria Maddalena (Margherita) Martinengo
Religiosa
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e giovinezza a Brescia
Margherita Martinengo nacque a Brescia il quattro ottobre 1687 all'interno di una famiglia di grande importanza sociale. Suo padre era il Conte Leopardo, che ricopriva la carica di Capitano della Repubblica Veneta, mentre la madre si chiamava Margherita Secchi d’Aragona, dalla quale la neonata ereditò il nome. La gioia della nascita fu presto segnata dal dolore poiché la madre morì dopo soli cinque mesi a causa delle gravi complicazioni insorte durante il parto. La piccola crebbe così in un ambiente sereno circondata dalle cure di diverse nutrici, sebbene fin dalla prima infanzia la sua salute si dimostrasse fragile, caratterizzata da una costante debolezza di stomaco che l'accompagnò per tutta la vita. All’età di soli cinque anni, ella prese la Madonna come propria madre e modello spirituale di riferimento. Successivamente frequentò la scuola delle Orsoline, dove manifestò una spiccata predisposizione per la lettura e per la preghiera. Nel palazzo della nobile famiglia Martinengo si trovava una ricca biblioteca accompagnata da numerose opere d’arte, che facevano da cornice alla sua quotidianità. Un giorno, durante gli spostamenti familiari, la bambina cadde rovinosamente da una carrozza in corsa senza riportare tuttavia alcun danno fisico. La tradizione riferisce che ella stessa affermò di aver sentito il suo Angelo Custode prenderla materialmente in braccio attutendo la caduta.
All’età di dieci anni fu accolta nel monastero delle Agostiniane, dove si trovavano due sue zie, allo scopo di perfezionare la propria istruzione e di coltivare la vita spirituale. Proprio durante la celebrazione della Prima Comunione, la sacra particola cadde inavvertitamente a terra e la fanciulla si prostrò prontamente per raccoglierla direttamente dal pavimento. Un freddo improvviso la scosse profondamente in quel momento, facendole percepire in modo intenso e vivo la presenza di Dio dentro di sé. Due anni dopo, per sfuggire alle attenzioni e alle pressioni delle prime monache, si trasferì presso il monastero delle Benedettine, dove risiedevano altre due zie. Purtroppo anche le monache benedettine apparivano assai più preoccupate della sua futura collocazione sociale e del decoro della casata che del travaglio interiore che la giovane stava attraversando. Nonostante questo clima mondano, insieme alle altre convittrici ella si mostrava sempre allegra e vivace, amando ripetere frequentemente che da grande voleva farsi santa. Mentre le consorelle pensavano che si trattasse soltanto di scherzi giovanili, il Signore faceva decisamente sul serio con lei. All’età di tredici anni maturò la decisione di pronunciare un voto segreto di verginità. Tre anni più tardi, trovandosi di fronte alla prospettiva di un matrimonio vantaggioso dal punto di vista sociale, dichiarò apertamente al padre di voler entrare tra le Cappuccine. Questa scelta provocò una ferma opposizione da parte del genitore, dando inizio a un lungo periodo caratterizzato da mesi di incertezze e tensioni familiari. Dopo aver affrontato un periodo di prova presso le Cappuccine e un viaggio a Venezia insieme al padre, la giovane tornò a casa e trascorse un’intera notte ininterrotta in preghiera prima di giungere alla decisione definitiva e irrevocabile.
La vita claustrale e il cammino mistico
Le eleganti vesti da contessina cedettero finalmente il posto al rude saio quando la giovane fece il suo ingresso in monastero l’otto settembre del 1705, giungendo sul luogo condotta da un imponente corteo di carrozze. In quel momento decisivo ella provò un grande spasimo interiore, che in seguito paragonò alla dolorosa separazione dell'anima dal corpo. Varcata la soglia, scelse di assumere il nome della Penitente che era stata la prima Testimone del Risorto, divenendo suor Maria Maddalena. La comunità monastica che la accolse era composta da circa trenta suore, e la vita quotidiana all'interno della clausura era rigorosamente scandita da cinque ore di preghiera comunitaria durante il giorno, tre ore nel corso della notte e dal lavoro manuale. Il rapporto umano e spirituale con la maestra delle novizie si rivelò fin da subito piuttosto burrascoso, ma la giovane suora scelse di accettare ogni sofferenza custodendo un profondo silenzio. Nonostante le sue altissime origini nobili, ella non volle mai primeggiare in alcun modo sopra le compagne. Le novizie erano solite svolgere i lavori più semplici e umili, come la coltivazione dell'orto, l’accudimento degli animali domestici e le faccende di cucina. Pur non avendo mai compiuto simili mansioni nel palazzo paterno, suor Maria Maddalena risultava costantemente tra le suore che lavoravano con maggiore alacrità. Nello stesso tempo ebbe inizio il suo straordinario e profondo rapporto personale con il Signore, al punto da annotare che la sua orazione non possedeva né principio né fine. Viveva costantemente unita a Dio nell'intimo del suo cuore, e tutte le sue facoltà spirituali apparivano totalmente ingolfate nella contemplazione divina. Spesso dedicava alcune ore della notte alla preghiera anziché concedersi il necessario riposo, considerando quel tempo di silenzio come uno specchio nitido nel quale si ammirava la bellezza di Dio. La sua unione con l’Altissimo divenne così totale che ella amava sprofondarsi nel proprio nulla per perdersi interamente nel mistero di Dio. Pur amando grandemente il silenzio, sapeva allietare e rallegrare le consorelle grazie alle sue composizioni poetiche e al suo carattere naturalmente gioviale. In questo periodo fecero la loro comparsa i primi disturbi di salute che l'avrebbero accompagnata e provata per tutta la restante esistenza terrena. Fece la sua professione religiosa esprimendo un amore ardentissimo verso Dio, caratterizzato da un'intensità continua. Iniziò inoltre un prezioso magistero spirituale attraverso una fitta corrispondenza epistolare diretta sia ai familiari sia a religiose residenti in monasteri diversi. Durante il cammino di fede provò più volte la vivida sensazione che Cristo le mutasse letteralmente il cuore donandole il suo stesso divin cuore. Accanto a queste consolazioni spirituali, custodiva un grande timore di non essere sufficientemente diligente nei suoi doveri e si imponeva penitenze corporali servendosi di cilici, dei quali possedeva a decine. Meditava continuamente sulla morte di Cristo crocifisso per i peccati del mondo, interrogandosi severamente sulle proprie mancanze e ritenendo che la strada della sofferenza e dell’annientamento di sé fosse la via più breve per giungere al Sommo Bene. Il Venerdì Santo dell'anno 1721 ebbe finalmente il grande e ineffabile dono dello sposalizio mistico. Alle consorelle che intuivano la profondità delle sue straordinarie esperienze interiori, ella rispondeva con semplicità di non riuscire a spiegarsi come il Signore potesse riservare favori così grandi a una creatura tanto misera.
Il servizio alla comunità e il transito
All'età di trentasei anni, la religiosa fu chiamata a ricoprire l’incarico di maestra delle novizie, un ufficio di grande responsabilità che le venne affidato per ben tre volte nel corso della sua vita. La sua condotta rigorosa e dedita al bene nello svolgere questo incarico suscitò tuttavia gelosie e l'opposizione manifesta di alcune suore della comunità. In seguito ricoprì anche il compito di ruotara, gestendo i rapporti con il mondo esterno al monastero e contribuendo a diffondere ulteriormente la sua fama di santità in tutta la città di Brescia. Nel corso dell'anno 1732 fu eletta badessa per la prima volta. Animata da uno zelo inflessibile per la regola francescana, arrivò a mandare alcuni paramenti liturgici della chiesa alle Cappuccine di Venezia per il timore che il rigoroso voto di povertà non fosse osservato con sufficiente attenzione. Sperimentò inoltre periodi di profonda prova interiore e di tentazioni, descrivendo la propria esistenza spirituale come quella di una creatura esiliata dal cielo e dalla terra, avvolta nell'aridità, nella desolazione e privata del dolce sentimento della presenza di Dio. Il diciotto luglio del 1734 fu colpita dalla prima emottisi della sua vita, un sintomo grave che decise di rivelare soltanto a pochissime persone di fiducia. Il suo corpo deperì rapidamente a causa delle numerose penitenze corporali e della malattia. Ciononostante, il dodici luglio del 1736 fu nuovamente eletta badessa della comunità. Una delle religiose che in passato si erano opposte alla sua elezione giunse ad ammettere apertamente che nel suo modo di governare il monastero vi era qualcosa di palesemente divino. Alle insistenze e all’affanno dei medici che la curavano, rispondeva dichiarando di sperare di morire presto per motivi a loro del tutto sconosciuti, di sentirsi interamente immersa in Dio e di non desiderare nient'altro al mondo. Gli ultimi mesi della sua vita terrena furono particolarmente penosi, ed ella trascorse ogni istante della sua sofferenza fisica meditando profondamente la Passione di Cristo. Affermava con certezza di avere scolpiti in modo indelebile nel cuore i misteri della vita, della passione e della morte di Cristo, non per semplice meditazione intellettuale, ma per averli realmente veduti. Le consorelle, consapevoli della straordinarietà della madre badessa, annotarono con precisione tutti i particolari delle sue ultime giornate. Anni prima ella aveva scritto della grande gioia provata da un’anima nel contemplare il crocifisso posto devotamente tra le mani durante l'ora dell'ultima agonia. Il suo pio transito avvenne il ventisette luglio 1737, poco dopo l'una di notte. L'intera città di Brescia le rese solenne omaggio poche ore dopo la sua morte, riconoscendo la grandezza spirituale di una figlia tanto illustre.
Gli scritti e il riconoscimento della santità
La Beata Maria Maddalena Martinengo si rivelò una grande e illuminata mistica francescana, nella quale affioravano anche evidenti influssi derivanti dalla spiritualità carmelitana. Ella ha lasciato ai posteri numerosi scritti, composti sia da lettere dirette alle consorelle sia da testi di carattere eminentemente autobiografico. La stesura di queste opere le costò sempre molta fatica, poiché vi si dedicava unicamente per rigorosa obbedienza ai suoi confessori. I suoi scritti contenevano verità e dottrine comprese dall'anima per via di esperienza diretta e non attraverso lo studio o la scienza umana. Sosteneva di comprendere con chiarezza molte cose che tuttavia non sapeva spiegare con le parole, e di pronunciare degli spropositi ogni volta che cercava di spiegarne altre con il linguaggio umano. Nelle sue esortazioni rivolte alle creature, le invitava costantemente a correre ad amare la smisurata e infinita bontà di Dio. Il cammino verso il riconoscimento ufficiale della sua santità giunse a compimento quando il Pontefice Leone XIII la proclamò beata il diciotto aprile 1900. Il Martirologio Romano la ricorda stabilmente a Brescia come beata, badessa dell'Ordine delle Clarisse Cappuccine e celebre in modo particolare per i suoi rigorosi digiuni e per l'altezza della sua contemplazione mistica.
La vita
Margherita Martinengo vide la luce a Brescia nell'anno millesettecentoottantasette. Fin dalla giovinezza, il suo cuore fu attratto verso una dimensione di raccoglimento che la condusse, l'otto settembre millesettecentocinque, a varcare la soglia del monastero delle Clarisse Cappuccine. In quel luogo di silenzio e di preghiera, ella assunse il nome di Maria Maddalena, iniziando un percorso di purificazione interiore che avrebbe segnato profondamente la sua biografia spirituale. La sua esistenza si svolse tra Brescia e Venezia, città in cui il suo spirito cercò sempre la volontà divina, lontano dai clamori del mondo.
Il momento culminante della sua esperienza mistica avvenne nel Venerdì Santo del millesettecentoventuno, quando la Beata Maria Maddalena fu resa partecipe dello sposalizio mistico, un evento di grazia straordinaria che trasformò radicalmente la sua interiorità. Tale dono non la allontanò dalle responsabilità comunitarie, ma la rese ancora più attenta alle necessità delle consorelle. La sua saggezza e la sua dedizione furono infatti riconosciute dalla comunità, che la volle come badessa del monastero negli anni millesettecentotrentadue e millesettecentotrentasei. In questo ruolo di guida, ella esercitò un'autorità mite, fondata sull'esempio e su un profondo spirito di servizio. La sua corsa terrena si concluse il ventisette luglio millesettecentotrentasette, a Brescia, lasciando nel cuore di quanti l'avevano conosciuta un profondo senso di pace e di ammirazione per la sua fedeltà al Vangelo. Il riconoscimento della sua santità giunse solennemente il diciotto aprile millenovecento, per opera di Papa Leone Tredicesimo.
Il culto
Il culto della Beata Maria Maddalena Martinengo è radicato nel ricordo della sua dedizione esemplare e della sua ascesa mistica. La Chiesa celebra la sua memoria liturgica il ventisette luglio di ogni anno, invitando i fedeli a meditare sulla profondità del suo abbandono in Dio. La sua figura, pur risalendo al diciottesimo secolo, mantiene intatta la capacità di ispirare coloro che ricercano una spiritualità autentica, lontana da ogni artificio e fondata sulla preghiera costante.
La stima di cui fu circondata durante la vita si è trasformata, dopo la sua morte, in una devozione che supera i confini del monastero, ricordando a ogni cristiano che il servizio all'interno della comunità è la forma più alta di carità. La solenne canonizzazione, avvenuta per mano di Papa Leone Tredicesimo, ha confermato ufficialmente il valore della sua testimonianza, elevandola a modello di perfezione cristiana. Ancora oggi, la memoria della Beata Maria Maddalena è occasione di rinnovamento spirituale per la comunità bresciana e per tutti coloro che, nel silenzio, cercano la luce del Signore.
Domande frequenti
Quando si festeggia la Beata Maria Maddalena Martinengo?
La sua ricorrenza liturgica si celebra il 27 luglio, giorno in cui il Martirologio ne ricorda la memoria e il transito a Brescia.
Di cosa è patrona la Beata Maria Maddalena Martinengo?
I fatti forniti non menzionano specifici patronati ufficiali, sebbene ella sia badessa delle Clarisse Cappuccine e figura spirituale di riferimento per la città di Brescia.
A Brescia, beata Maria Maddalena Martinengo, badessa dell’Ordine delle Clarisse Cappuccine, celebre per i suoi digiuni. — Martirologio Romano