19 giugno
Beati Sebastiano Newdigate, Umfrido Middlemore e Guglielmo Exmew
Sacerdoti certosini, martiri
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il contesto della persecuzione e i primi decreti
Enrico VIII re d'Inghilterra decretò una grande persecuzione contro i cattolici, esigendo che ogni Ordine religioso e il clero diocesano lasciassero un tributo di sangue e martirio per la difesa della Chiesa Cattolica. I certosini erano monaci non dediti a nessuna attività politica e benvoluti dalla popolazione, eppure anch'essi vennero coinvolti nel dramma generale e contribuirono al martirio. I funzionari del re fecero visita ai monaci della Certosa di Londra per imporre un decreto che obbligava tutti i maggiorenni ad approvare il ripudio da parte del re della regina Caterina d'Aragona e ad accettare Anna Bolena come sovrana. Il priore e il procuratore della Certosa di Londra finirono in carcere per aver obiettato sulla legittimità di quel ripudio. Tuttavia, dopo un mese, il priore e il procuratore giurarono convinti che il giuramento non toccasse la fede e furono liberati. Ritornati alla Certosa, essi convinsero gli altri monaci delle loro argomentazioni, tanto che il venticinque maggio mille cinquecento trentaquattro i monaci giurarono ai funzionari reali accompagnati da soldati.
Alla fine dell'anno mille cinquecento trentaquattro, un nuovo decreto del re e del Parlamento stabilì che i sudditi dovevano disconoscere l'autorità del papa e riconoscere il re come capo della Chiesa anglicana anche nelle cose spirituali, stabilendo che chi non acconsentiva al nuovo decreto era reo di lesa maestà. Il priore Giovanni Houghton riunì tutti i certosini per comunicare la notizia del nuovo decreto, e in quella solenne circostanza tutti i certosini si dissero pronti a morire per la Chiesa romana. In seguito, due priori di altre case arrivarono alla certosa di Londra e si recarono dal vicario del re Tommaso Cromwell per chiedere di esentarli dal giuramento. Tommaso Cromwell si indignò e fece arrestare i due priori, rinchiudendoli nella Torre di Londra come ribelli e traditori. Dopo una settimana i due priori subirono un processo a Westminster dove ribadirono il loro rifiuto, venendo condannati a morte e rinchiusi nuovamente, per poi essere raggiunti in carcere da altri due religiosi condannati per lo stesso motivo.
Il martirio dei primi confratelli e la fine della certosa
Il quattro maggio mille cinquecento trentacinque padre Roberto Laurence, padre Agostino Webster, padre Riccardo Reynolds e il sacerdote Giovanni Haile indossarono gli abiti religiosi. I condannati furono legati stesi su delle stuoie e trascinati per le vie sassose e fangose verso Tyburn, che era il famigerato luogo delle esecuzioni capitali. Padre Giovanni Houghton, priore di Londra, fu arrestato, condannato e salì per primo il patibolo. Giovanni Houghton collaborò con il boia per l'impiccagione proferendo parole di perdono e di fiducia in Dio. Prima che morisse soffocato, un presente tagliò la corda e Giovanni Houghton cadde a terra. Il boia denudò Giovanni Houghton e gli cavò le viscere ancora vivo per mostrare il cuore ai consiglieri del re. Subito dopo seguì l'esecuzione degli altri quattro condannati, e i corpi dei martiri furono fatti a pezzi ed esposti al popolo per incutere terrore ai papisti.
Altri tre certosini, vale a dire il vicario Umfrido Middlemore, il dotto latinista Guglielmo Exmew e Sebastiano Newdigate di nobili origini, furono arrestati, torturati e martirizzati il diciannove giugno mille cinquecento trentacinque. Sebastiano Newdigate, Umfrido Middlemore e Guglielmo Exmew furono tenuti per diciassette giorni incatenati a delle colonne. Altri due certosini trasferiti da Londra alla Certosa di Hull furono denunziati, arrestati e impiccati l'undici maggio mille cinquecento trentasette. Altri dieci certosini furono imprigionati il ventinove maggio mille cinquecento trentasette nel carcere di Newgate, dove dieci certosini morirono di stenti e patimenti in breve tempo. Guglielmo Horn sopravvisse al carcere di Newgate e fu impiccato il quattro novembre mille cinquecento quaranta. Diciotto monaci rimasero nella certosa avendo aderito al giuramento sperando di salvare il monastero, ma i diciotto monaci furono in seguito espulsi e la certosa fu venduta a privati.
La vita e il martirio
I beati Sebastiano Newdigate, Umfrido Middlemore e Guglielmo Exmew vissero la loro vocazione monastica nella dedizione alla preghiera e alla contemplazione, cercando in ogni momento di conformare la propria esistenza alla sequela di Cristo. Il sedicesimo secolo pose dinanzi a questi religiosi una sfida drammatica, che metteva in discussione la natura stessa della loro fede e il legame profondo con il successore di Pietro. Quando la corona inglese richiese il riconoscimento formale del re quale capo della Chiesa anglicana, essi non poterono in alcun modo accettare tale imposizione, ravvisandovi un'inaccettabile rottura con la comunione ecclesiale universale.
Questo atto di coscienza e di fedeltà al dogma cattolico scatenò la reazione delle autorità del tempo, portando al loro arresto e al successivo processo per lesa maestà che si svolse presso Westminster. Nonostante le pressioni e la consapevolezza della sorte che li attendeva, i tre certosini perseverarono nella loro posizione, senza cedere al compromesso o al timore. La loro condanna fu eseguita a Londra, presso il luogo di Tyburn, attraverso il martirio dell'impiccagione e dello squartamento. In quel momento tragico, essi trasformarono la violenza della condanna in un atto di suprema testimonianza, offrendo le loro esistenze come sigillo di una verità che non teme il giudizio degli uomini. La loro morte non fu soltanto la fine di una vita consacrata, ma divenne un seme fecondo per la Chiesa, capace di ispirare, ancora oggi, la dedizione di quanti sono chiamati a testimoniare il Vangelo con coraggio e rettitudine, anche a costo del sacrificio supremo.
Il culto e la memoria
Il culto tributato ai beati Sebastiano Newdigate, Umfrido Middlemore e Guglielmo Exmew affonda le radici nel riconoscimento ufficiale della loro eroica testimonianza da parte della Chiesa. La solenne canonizzazione, avvenuta il venticinque ottobre del millenovecentosettanta ad opera di Papa Paolo VI, ha confermato la venerazione che il popolo cristiano ha serbato per questi martiri inglesi lungo i secoli. La loro memoria liturgica è celebrata in una festa comune il quattro maggio, sebbene permangano gli anniversari individuali per ciascuno di essi, che permettono ai fedeli di soffermarsi con maggiore attenzione sul cammino specifico di ogni servo di Dio.
La venerazione dei martiri di Londra non è un semplice esercizio di memoria storica, ma un invito costante a elevare lo sguardo verso la dimensione soprannaturale della vita. Attraverso la loro intercessione, i fedeli sono chiamati a rinnovare il proprio impegno di coerenza evangelica nel quotidiano. Il ricordo di questi sacerdoti certosini continua a risuonare nella liturgia come una voce che invita alla fermezza e alla speranza, ricordando a ogni generazione che la fedeltà a Dio è il bene più prezioso, capace di illuminare il cammino anche nelle ore più buie della storia umana.
Domande frequenti
Quando si festeggiano i Beati Sebastiano Newdigate, Umfrido Middlemore e Guglielmo Exmew?
La loro festività si celebra il diciannove giugno, mentre la festività religiosa comune dei martiri certosini ricorre il quattro maggio.
Quali riconoscimenti ufficiali ha tributato la Chiesa a questi martiri?
I diciotto Certosini di Londra e altri trentacinque martiri furono beatificati da papa Leone XIII il nove dicembre mille ottocento ottantasei, mentre i primi tre morti nel mille cinquecento trentacinque furono canonizzati da papa Paolo VI il venticinque ottobre mille novecento settanta tra i quaranta martiri della persecuzione inglese.
A Londra in Inghilterra, beati martiri Sebastiano Newdigate, Unfredo Middlemore e Guglielmo Exmew, sacerdoti della Certosa della città, che, messi in carcere sotto il re Enrico VIII per essere rimasti fermamente fedeli alla Chiesa di Cristo, tenuti per diciassette giorni incatenati a delle colonne, portarono a termine il loro martirio con l’impiccagione a Tyburn. — Martirologio Romano