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7 febbraio

Beato Anselmo Polanco Fontecha

Vescovo e martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e formazione

Anselmo Polanco nacque il sedici aprile 1881 a Buenavista di Valdavia, in provincia di Palencia, in Spagna. I suoi genitori erano agricoltori e cattolici praticanti, capaci di trasmettere al figlio una solida educazione cristiana e un profondo senso del dovere. Ricevette il nome del sacerdote che lo aveva battezzato, inserendosi fin dalle origini in una trama di fede vissuta. La sua infanzia fu segnata da precoci dolori familiari, tra cui la morte del fratello Pietro all'età di un mese e quella della sorella Amabile all'età di quattro anni. A seguito di tali lutti familiari, Anselmo rimase figlio unico, alternando costantemente il lavoro faticoso nei campi alla preparazione scolastica.

All'età di quindici anni manifestò apertamente il desiderio di vestire l'abito religioso, intraprendendo un cammino che avrebbe segnato la sua intera esistenza. Il primo agosto 1896 entrò nel Collegio-seminario dei padri agostiniani di Valladolid, dove poté coltivare la vocazione allo studio e alla preghiera. Il due agosto 1897 emise la professione religiosa dei voti temporali a Valladolid, varcando una soglia decisiva di donazione al Signore. Durante gli anni della formazione affrontò una difficile esperienza di malattia e sofferenza fisica, probabilmente tubercolosi, che affrontò con spirito di fortezza tale che tutti vedevano in lui un santo. La sua attenzione ai bisognosi era già viva, tanto che raccomandava ai familiari di soccorrere tutti i poveri senza badare alla loro condotta o alle loro idee.

Il tre agosto 1900 emise la professione solenne, consolidando il proprio legame con la famiglia agostiniana. Due anni dopo fu mandato al monastero di Santa Maria di La Vid a Burgos, un luogo che segnò profondamente la sua spiritualità. A La Vid si innamorò della Vergine collocata al centro dell'altare maggiore della chiesa, ponendo Maria come stella polare del suo cammino spirituale. Fu ordinato sacerdote nella cattedrale di Burgo de Osma il diciassette dicembre 1904, coronando le attese di una giovinezza votata al servizio divino. Celebrò la sua prima messa nel giorno di Natale ai piedi della Vergine, rinnovando in quel momento l'offerta di tutta la sua vita sacerdotale.

Il ministero sacerdotale e l'episcopato

Proseguì la sua formazione culturale studiando tedesco e pedagogia, ampliando i propri orizzonti intellettuali per meglio servire la Chiesa. Nel 1909 conseguì il lettorato in filosofia, offrendo un contributo prezioso all'insegnamento e alla crescita culturale dei confratelli. Nel 1922 divenne Superiore del convento di Valladolid, assumendo compiti di guida e di governo con grande senso di responsabilità. Adottò un metodo rigoroso con se stesso per guidare gli altri, riuscendo mirabilmente a coniugare la dolcezza del padre con la fermezza del maestro. Tutti lo consideravano un sacerdote esemplare, capace di ispirare fiducia e rispetto in quanti lo accostavano.

L'arcivescovo di Valladolid lo scelse come proprio confessore, affidandogli la cura spirituale della diocesi. Obbedì all'incarico ricordando sant'Agostino, vescovo di Ippona, a cui faceva spesso riferimento nei suoi discorsi e nei suoi scritti. Il capitolo provinciale del 1929 lo nominò consigliere provinciale, e a seguito della nomina si trasferì a Manila per svolgere un delicato servizio di animazione e governo. Il ventuno giugno 1935 Papa Pio XI lo nominò vescovo di Teruel e amministratore apostolico di Albarracín. Polanco avrebbe voluto rinunciare all'incarico preferendo rimanere frate missionario, ma accolse la decisione del Sommo Pontefice con spirito di totale obbedienza.

Il ventiquattro agosto 1935 fu consacrato vescovo nella chiesa di Valladolid che aveva precedentemente restaurato con cura. Il padre, gravemente infermo, non poté partecipare alla cerimonia di consacrazione, mentre la madre partecipò alla solenne liturgia pronunciando una profezia sui tempi difficili e sul martirio che attendevano il figlio. L'ingresso ufficiale di Polanco a Teruel avvenne l'otto ottobre dello stesso anno, in un clima sociale già segnato da forti tensioni. Molte persone sconsigliavano al vescovo di fermarsi in un certo luogo a causa dei pericoli della guerra, ma la madre di Anselmo gli disse di essere buono e di mettere il dovere innanzitutto. La madre affermò davanti ad altre persone che il posto del vescovo era a Teruel, dove era necessario, e il vescovo considerò le parole della madre come il suo vero testamento. La madre di Anselmo morì due anni più tardi, lasciando un ricordo indelebile di fortezza cristiana.

La cura pastorale e la tempesta della guerra

La diocesi comprendeva ottantadue parrocchie più altre trentuno di Albarracín, un territorio vasto che richiedeva dedizione instancabile. Il giorno del suo ingresso in diocesi il vescovo disse di essere venuto a dare la vita per le sue pecorelle, anticipando inconsapevolmente il destino cruento che lo attendeva. Lo stemma pastorale del vescovo riportava la frase paolina tratta dalle lettere di san Paolo, volta a esprimere il desiderio di spendersi interamente per i fedeli. Il vescovo esortava a vivere unanimi, concordi e in santa pace, invitando tutti a cercare la perfezione perseverando nello stesso volere. Il vescovo esortava ad animarsi a vicenda e a pregare uniti per raggiungere il porto al termine della vita terrena, desiderando poter dire di non aver lasciato perire nessuno dei fedeli affidati alla sua custodia.

Alla vigilia della guerra civile il vescovo raccomandava di non lasciarsi trasportare dall'odio contro le persone, ammonendo a distinguere la difesa della fede da ogni risentimento. Il vescovo invitava a essere cortesi e gentili con le autorità civili per dimostrare desiderio di concordia e pace, raccomandando di difendere i diritti della Chiesa con zelo, fermezza e discrezione. Il vescovo ammoniva a non usare mai violenza di linguaggio e a evitare di mescolare la nobiltà della causa con i risentimenti personali. Il vescovo partecipava alle riunioni dei sacerdoti e assisteva ai loro incontri settimanali nonostante il timore dei bombardamenti, fermandosi a mangiare alla povera mensa dei sacerdoti e auspicando una vera unione fraterna tra di essi. Esistono fotografie che ritraggono il vescovo insieme ai suoi preti e seminaristi, testimonianza visibile di una vicinanza autentica.

Il vescovo conosceva e chiamava tutte le suore per nome, dimostrando una straordinaria attenzione alle persone nella vita quotidiana. Nelle zone di periferia vi erano forte miseria e una rapida diffusione dell'anticlericalismo, e per questa ragione il vescovo moltiplicava le sue presenze nelle zone periferiche. Il vescovo ripeteva le parole di sant'Agostino secondo cui per i fedeli era vescovo e con loro era cristiano, incarnando la guida autorevole e fraterna. Il vescovo recitava sempre il Rosario, e tale pia pratica fu vissuta con maggiore intensità durante l'assedio e nei mesi di prigionia. Il vescovo teneva sempre di fronte a sé l'immagine della Madonna del suo convento raffigurante l'unione del tralcio alla vite, segno della sua inossidabile unione mistica a Cristo.

La prigionia e il martirio

La guerra civile spagnola portò migliaia di cristiani al martirio, inserendosi in un contesto in cui l'esercito nazionale e i repubblicani si scontravano in una guerra fratricida. Anselmo Polanco e Filippo Ripoll figurano tra i martiri di quel conflitto lacerante, avendo subito il martirio in località Pont de Molins vicino a Gerona in Spagna. I due agostiniani furono catturati insieme ad altri prigionieri, tra i quali vi erano colonnelli, graduati e civili di un certo livello sociale. Carcerieri e prigionieri vennero usati come ostaggi durante la fuga verso la Francia, mentre il gruppo si trovava fuori da ogni comunicazione e non sapeva che la guerra sarebbe finita dopo cinquantatré giorni. La stampa di tutto il mondo informava sul vescovo prigioniero e alte autorità fecero diversi tentativi per liberare il vescovo, ma ogni sforzo diplomatico risultò vano. Il gruppo dei prigionieri era in balia dell'odio antireligioso dei comunisti, affrontando mesi di privazioni con esemplare fortezza d'animo, mentre i martiri disdegnavano lusinghe e minacce senza venire meno alla loro fedeltà alla Chiesa.

La mattina del sette febbraio 1939, dopo le dieci, giunse uno squadrone di trenta soldati con ordini scritti per procedere all'esecuzione. Il commando dei soldati era composto da un capitano, un tenente, altri ufficiali e un commissario politico, e i prigionieri furono consegnati allo squadrone. I miliziani della brigata erano il rimasuglio nervoso di un esercito sconfitto e in ritirata, e non conoscevano la bontà, la calma e la pazienza dimostrate dai prigionieri durante la prigionia. I soldati passarono in rassegna i prigionieri e sottrassero gli oggetti di valore rimasti, ammanettandoli a due a due e facendoli salire su automezzi pesanti. Polanco fu spinto con il calcio del fucile per salire sull'automezzo e fu necessario usare una sedia data la sua stanchezza. Dopo pochi minuti Polanco fu fatto ridiscendere dall'automezzo poiché i carnefici cercarono di strappargli una ritrattazione sulle sue convinzioni. Polanco rifiutò di ritrattare, così come aveva fatto durante un anno di lunga prigionia, confermando la sua dedizione alla verità.

Padre Polanco risalì sull'automezzo e impartì l'assoluzione ai compagni di viaggio, preparandoli spiritualmente all'incontro definitivo con Dio. Il gruppo scese in aperta campagna lungo la sponda del torrente Can Tretze, dove i prigionieri furono disposti su tre ripiani a gradinata lungo la scarpata del torrente. Prima di subire la fucilazione, i prigionieri chiesero perdono a Dio e per i loro carnefici, morendo in un atto di suprema carità cristiana. Dall'una alle tre risuonarono ad ondate successive gli spari dell'esecuzione, ponendo fine alla vita terrena di questi testimoni della fede. Gli agostiniani diedero la vita come i martiri cristiani della prima ora, lasciando alla Chiesa un'eredità indelebile di santità e di amore incrollabile per il Signore.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Anselmo Polanco Fontecha?

La memoria liturgica del Beato Anselmo Polanco Fontecha si celebra il sette febbraio.

Chi era il Beato Anselmo Polanco Fontecha?

Era un vescovo agostiniano spagnolo, vescovo di Teruel e amministratore apostolico di Albarracín, che subì il martirio durante la guerra civile spagnola.

In località Pont de Molins vicino a Gerona in Spagna, beati martiri Anselmo Polanco, vescovo di Teruel, e Filippo Ripoll, sacerdote, che, disdegnando lusinghe e minacce, non vennero meno alla loro fedeltà alla Chiesa. — Martirologio Romano