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22 gennaio

Beato Antonio Della Chiesa

Sacerdote domenicano

Aggiornato il 15 settembre 2026

Il contesto storico e la giovinezza

Alla fine del quattordicesimo secolo si registrò in Italia un generale decadimento religioso. Tale crisi fu dovuta in buona parte allo scisma che lacerava la Chiesa, e fu conseguenza anche di pestilenze e guerre che impoverivano la società. La crisi religiosa colpì anche gli ordini religiosi, ma all'interno dei Domenicani sorsero figure che dedicarono l'esistenza a far tornare l'Ordine al fervore delle origini e all'osservanza rigorosa delle regole del Padre Fondatore Domenico. Tra i principali riformatori domenicani si ricordano santa Caterina da Siena, il beato Raimondo da Capua, eletto Maestro Generale nel 1380, e il beato Giovanni Dominici, mentre tra i massimi artefici della riforma vi fu un piemontese dal cui apostolato straordinario fu caratterizzato.

Antonio nacque a San Germano Vercellese intorno al 1394, all'interno di una nobile famiglia, i Marchesi Della Chiesa di Roddi. Il padre di Antonio inizialmente si oppose al suo desiderio di prendere l'abito domenicano. Intorno ai vent'anni Antonio entrò comunque come novizio nel convento vercellese di San Paolo. In quel luogo santo Antonio pronunziò i voti solenni e iniziò i suoi studi filosofici e teologici. Successivamente, Antonio fu mandato nel convento veneziano dei Santi Giovanni e Paolo per ottenere il titolo di lettore necessario all'insegnamento. A Venezia Antonio giunse in pieno clima riformista e vi passò gli anni di formazione fino all'ordinazione sacerdotale. Dopo l'ordinazione, Antonio iniziò il ministero pastorale continuando a studiare con dedizione.

I primi incarichi e l'opera di riforma

Antonio unì alla vita contemplativa un generoso impegno caritatevole. Antonio osservava frequenti digiuni e trascorreva intere notti in preghiera. A soli ventotto anni, terminati gli studi, Antonio fu inviato a Como come priore. A Como ebbe il compito di riformare il grande convento di San Giovanni Pedemonte, detto anche in Alto. Il convento di San Giovanni Pedemonte era situato presso le mura, ai piedi del monte di Santo Eustichio, e comprendeva due chiostri e una bellissima chiesa gotica. A Como Antonio esercitò un influsso benefico sulla vita cittadina sconvolta da lotte politiche dopo la morte di Gian Galeazzo Visconti. Nel 1432 Antonio fu coadiuvato nell'opera di pacificazione dal predicatore san Bernardino da Siena. Tra Antonio Della Chiesa e san Bernardino nacque un'amicizia e furono compagni nelle missioni nei paesi vicini.

Antonio ebbe un'altra santa amicizia con la monaca suor Maddalena Albrici del monastero di Sant'Andrea a Brunate, fondato nel 1340. Il ruolo di Antonio fu determinante in un dissidio tra suor Maddalena e i suoi fratelli, contrari alla concessione di una rendita lasciata dal padre per la comunità. Su consiglio del beato Antonio, nel 1455 la direzione del monastero di Brunate passò agli Agostiniani Riformati Eremitani. Antonio rimase nella città lariana per più di dieci anni e fu riconfermato priore, cosa non usuale per l'epoca. Antonio lasciò Como per assolvere importanti incarichi con un impegno apostolico sorprendente.

Il governo della Congregazione e la difesa dell'unità della Chiesa

Nella primavera del 1437 il Maestro Generale dell'Ordine nominò Antonio Vicario Generale della congregazione riformata di Lombardia. Antonio lasciò l'incarico di Vicario Generale nell'autunno del 1439. Nel 1440 Antonio fu eletto priore del convento di San Domenico di Bologna, culla dell'Ordine. Nel 1441 Antonio fu nominato per la seconda volta Vicario Generale della Congregazione lombarda. Nel mese di luglio del 1441 Antonio prese possesso del convento di Santa Maria degli Angeli a Ferrara. Nel 1441 avvenne l'elezione di Antonio a priore del convento di Savona. Antonio mantenne la guida della congregazione lombarda comprendente le comunità liguri, a cui venivano destinati religiosi da Como e Pavia. Antonio mantenne l'incarico di guida della congregazione fino alla direzione del convento di Santa Maria di Castello di Genova.

Nel 1443 Antonio fu nominato superiore del convento di Santa Maria di Castello di Genova in un contesto complesso. Nel giugno 1441 papa Eugenio IV sottomise la collegiata genovese a un'ispezione per scarsa cura delle anime e privò i canonici dell'amministrazione. L'affidamento della collegiata ai Domenicani riformati fu osteggiato dalla curia, ma sostenuto dal Comune. I religiosi si insediarono nella collegiata il tredici novembre 1442 incorrendo nella scomunica dell'arcivescovo. Furono sottratti beni della casa prepositurale e della chiesa, generando una causa trascinatasi per tutto il 1443. Nel 1444 Antonio fu a Piacenza come priore del convento di San Giovanni, portato alla perfetta osservanza in soli tre anni. Antonio fu posto per la terza volta alla guida della Congregazione lombarda, incarico certamente ricoperto nel marzo 1446. Antonio fu esonerato dalla guida della Congregazione nei mesi successivi, poiché il sette maggio 1447 era priore del convento veronese di Santa Anastasia.

Papa Eugenio IV indusse Antonio ad accettare l'incarico di riconciliare alla Chiesa di Roma i seguaci dell'antipapa Felice V. L'antipapa Felice V fu eletto a Basilea il cinque novembre 1439 da alcuni padri conciliari che avevano dichiarato deposto il pontefice legittimo. L'antipapa era il duca Amedeo ottavo di Savoia. Amedeo ottavo di Savoia, dopo aver governato il suo ducato, si era ritirato sul lago di Ginevra nel monastero di Ripaglia. La riforma domenicana sosteneva Eugenio IV e il Della Chiesa ne fu un fedele difensore. Il pontefice indirizzò ad Antonio un'importante lettera data diciassette novembre 1446, termine del suo priorato a Piacenza, invitandolo a operare per porre fine allo scisma. Il papa associò ad Antonio il francescano padre Nicolò da Osimo. L'associazione di Nicolò da Osimo attesta la stima di cui godeva padre Antonio, noto nelle terre con più sostenitori di Felice V. Lo scisma durò fino al 1449, anche nei primi anni del pontificato di papa Nicolò.

Gli anni fiorentini e il ritorno in Lombardia

Il Della Chiesa fu inviato a Firenze nel convento di San Marco. Il convento di San Marco era un importante centro di studi e scrigno d'arte grazie al beato Angelico. L'elevazione ad arcivescovo di sant'Antonino Pierozzi aveva lasciato San Marco senza guida spirituale. La peste, iniziata alla fine del 1448, aveva decimato i frati di San Marco. La Congregazione lombarda inviò come priore padre Antonio e ottimi studenti, tra cui il beato Andrea da Peschiera. Il predecessore definì il beato Antonio uomo di grande età, specchio di santità e di religione. Antonio divenne priore nel 1454. Sotto il suo priorato la biblioteca del convento di San Marco fu arricchita di parecchi volumi. A Firenze Antonio ebbe il tempo di dedicarsi agli studi, prima trascurati per i troppi impegni. Negli anni fiorentini si verificò la guarigione di un bambino muto dalla nascita portato dai genitori.

Il cinque settembre 1455 Antonio assunse nuovamente la guida dei Riformati lombardi come Vicario Generale. Durante la sua quarta amministrazione ottenne dal Maestro Generale disposizioni alla base della nuova congregazione domenicana. Tra le disposizioni vi era la facoltà di proporre un candidato vicario prima dell'elezione secondo gli statuti. Nel 1458 fu incaricato di riformare il convento di Cremona nonostante l'età avanzata. Nel 1459 fu ritrasferito come priore a Como. A sessant'anni Antonio tornò nelle terre lariane dove era vivissimo il suo ricordo.

Il ministero spirituale e i fatti straordinari

Fu un grande predicatore e condannò implacabilmente l'usura. Per tutta la vita si dedicò alla cura degli infermi. Portò a Dio innumerevoli anime e nessuno partiva da lui senza essere migliorato. Fin dalla giovinezza fu devoto della Vergine Maria, cui attribuiva la grazia della vocazione. Un fatto straordinario avvenne durante la seconda permanenza a Como. La Madonna apparve ad Antonio in cella insieme al Figlio in braccio. Antonio Della Villa, recandosi in confessione, fu attratto dalla luce della porta socchiusa e vide la Madonna discorrere con il beato. Antonio impose al testimone di non rivelare l'accaduto, cosa che l'uomo fece solo dopo la morte del beato. Nella parrocchiale di San Germano esiste un quadro seicentesco che rappresenta l'apparizione.

Durante il periodo ligure Antonio viaggiava spesso per mare tra Savona e Genova. Una notte alcuni pirati assalirono la sua barca e catturarono lui e un confratello. Il beato si dispose serenamente alla morte o alla schiavitù. All'alba i corsari liberarono i prigionieri stupiti dalla loro serenità. Un giorno Antonio e un confratello si recavano a Pavia su un somaro chiedendo ospitalità solo in conventi domenicani o francescani. Una notte, sfiniti da freddo e neve, fu offerto loro del cibo, ma Antonio rifiutò per rispettare il digiuno, pur convincendo il compagno a mangiare.

Il transito, il culto e i resti mortali

Quarant'anni di apostolato, penitenze e viaggi affievolirono la tempra di Antonio. Tornato per l'ultima volta a Como, ebbe il presagio della morte vicina. A Brunate riprese i contatti con la beata Maddalena Albrici. Antonio si spense il ventidue gennaio 1459 a Como. Antonio della Chiesa era sacerdote dell'Ordine dei Predicatori, riformò l'osservazione della regola in alcuni conventi dell'Ordine, e si pose con clemenza dinanzi all'umana fragilità correggendola con fermezza. Antonio della Chiesa nacque a San Germano Vercellese nel 1394 ed è morto a Como il ventidue gennaio 1459.

Il corpo esposto nella chiesa del convento emanò una dolce fragranza e accorsero persone anche dalle campagne. Le vesti del beato furono fatte in piccoli pezzi e distribuite ai fedeli. Prima che fosse sepolto al beato Antonio della Chiesa si staccò la mano sinistra. La mano sinistra fu inserita in una teca d'argento e mandata a San Germano, suo paese nativo. La mano fu esposta ai fedeli a San Germano. Le spoglie del beato furono poste in un'arca nella cappella dei Santi Apostoli. La cappella dei Santi Apostoli fu in seguito dedicata al beato. Con l'avvento di Napoleone il convento fu soppresso. Nel 1810 il convento fu ufficialmente destinato a ricovero per i poveri. Nel 1810 il corpo del beato fu traslato a San Germano Vercellese. Tra il 1814 e il 1815 il convento fu definitivamente abbattuto perché fatiscente. Nel 1819 papa Pio VII concesse il culto ab immemorabili del beato. Nel 1913 fu posta una lapide sulla casa natale del beato a San Germano.

Al beato Antonio della Chiesa si attribuiscono i Sermones varii de sanctis, de tempore, de festis. I Sermones del beato sono conservati alla Biblioteca Nazionale di Torino. Antonio della Chiesa è ricordato nella fede come figlio fedele di san Domenico e testimone luminoso della grazia divina.

Domande frequenti

Quando si festeggia il beato Antonio Della Chiesa?

Si festeggia il ventidue gennaio e anche il ventotto luglio, giorno della traslazione delle sue spoglie.

A Como, beato Antonio della Chiesa, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, che in alcuni conventi dell’Ordine riformò l’osservazione della regola, ponendosi con clemenza dinanzi all’umana fragilità e correggendola con fermezza. — Martirologio Romano