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1 maggio

Beato Clemente Septyckyj

Sacerdote e martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Dalla vita civile alla conversione monastica

Dopo aver lasciato l'impegno politico, il futuro monaco si dedicò dapprima alla gestione della tenuta ricevuta in eredità, edificandovi una chiesa in pietra destinata ai cattolici di rito bizantino. Questa transizione segnò l'inizio di un cammino spirituale che lo condusse, nel 1912, a entrare nel noviziato dei benedettini situato a Beuron. Sotto la guida della grazia e seguendo l'esempio del fratello Roman-Andrej, decise di fare ritorno al rito tradizionale dei suoi antenati. Nello stesso anno cominciò il noviziato presso il monastero studita bizantino di Kamenica, situato in Bosnia, dove emise i voti monastici e assunse il nome di Kliment. Il 28 agosto 1915 venne ordinato sacerdote, coronando il desiderio di donarsi interamente al Signore nel servizio sacerdotale e monastico. A partire dal 1918 ricoprì la carica di igumeno nel monastero studita di Sklinov, dove si impegnò nel rilancio delle tradizioni monastiche basate sugli insegnamenti dei Santi Padri orientali. Nel 1926 assunse il ruolo di igumeno del monastero studita di Univ, distinguendosi per la capacità di giudizio e per l'umiltà nella vita spirituale. Nella nuova carica di igumeno attribuì fondamentale importanza alla celebrazione della Divina Liturgia, caratterizzandosi per lo zelo nel rispetto dei voti monastici e della regola. Mantenne uno stile di vita parsimonioso ed fu rigoroso nell'osservanza del digiuno, mentre i suoi rapporti con i confratelli si basarono sempre sul principio della libertà in Cristo.

Il servizio alla Chiesa e la riforma liturgica

Negli anni trenta la sua opera si estese al di là delle mura del monastero. Nel 1936 la Congregazione Orientale gli affidò il compito di redigere, insieme al metropolita Andrej, il typikon per i monaci studiti. Nell'autunno del 1937 si reca a Roma per sottoporre il typikon a Papa Pio XI per la ratifica. Successivamente, nel 1939 tornò a Roma per portare a Papa Pio XII i saluti del fratello metropolita Andrej, affetto da una grave malattia. Quel medesimo anno segnò una svolta drammatica per la storia della sua patria, poiché la regione della Galizia venne occupata dalle forze sovietiche. In questo clima di crescente ostilità si inseriscono i lutti familiari: nel 1939 l'NKVD giustiziò i familiari di Leon, uno dei fratelli di padre Kliment. L'intimidazione del regime colpì duramente anche lui, al punto che venne emessa un'ordinanza di condanna a morte contro padre Kliment, sebbene le autorità sovietiche uccidessero per errore un sacerdote polacco al suo posto. Nello stesso anno 1939 venne arrestato Jan Šeptickij, nipote di padre Kliment, e nel 1940 fu assassinato Aleksandr, un altro fratello di padre Kliment. Nonostante la tempesta della persecuzione, il 9 ottobre 1939 il metropolita Andrej Šeptickij si avvalse dei requisiti speciali concessi dalla Santa Sede per nominare padre Kliment esarca dei greco-cattolici di tutta la Russia, carica che era rimasta vacante in seguito al decesso di padre Leonid Fëdorov.

I concili clandestini e la guida nella persecuzione

La responsabilità pastorale assunse toni eroici durante il periodo bellico e sotto l'occupazione. Il 18 settembre 1940 si tenne a Leopoli, in forma clandestina, il primo Concilio degli esarchi greco-cattolici per i territori dell'Unione Sovietica, a cui parteciparono I. Slipyj, padre Nemancevič, il vescovo N. Čarneckij e padre Kliment. Durante il Concilio venne definito un piano d'azione per consentire la sopravvivenza della Chiesa greco-cattolica di fronte alle intenzioni repressive dello Stato sovietico. Dal 13 al 16 giugno 1941 si svolse segretamente a Leopoli il secondo Concilio degli esarchi, in cui si stabilì di redigere un catechismo e si affrontò il tema della formazione dei futuri sacerdoti. Dal 9 al 15 giugno 1942 ebbe luogo il terzo Concilio, svolto sotto l'occupazione tedesca. Padre Kliment intervenne al Concilio sostenendo la necessità di privilegiare il rito bizantino per la Russia, rivendicando l'autonomia dei cattolici di rito bizantino rispetto al rito latino e opponendosi alla latinizzazione promossa dalle autorità ecclesiastiche polacche. Nell'aprile del 1945, dopo l'arresto dell'episcopato, l'esarca Kliment assunse la guida di fatto della Chiesa greco-cattolica in Ucraina. Per sostenere il clero, promosse incontri settimanali il giovedì per i sacerdoti, esortandoli a resistere alle minacce e alle provocazioni per custodire la fede. Nel novembre 1945 fu costretto ad abbandonare Leopoli per trasferirsi a Univ, preludio alla definitiva stretta repressiva del regime.

L'arresto, la prigionia e il martirio

Il culmine della testimonianza cristiana del Beato Clemente si compì nella croce della prigionia. Il 5 luglio 1947 venne tratto in arresto e condannato a una pena di otto anni di prigionia. Venne trasferito a Kiev e detenuto nel carcere interno del Ministero della Sicurezza dello Stato, per poi essere condotto prima a Mosca e successivamente nel famigerato carcere politico di Vladimir. Durante la detenzione gli fu offerta la scarcerazione immediata in cambio dell'adesione all'ortodossia, un ricatto che respinse con totale fermezza. In prigione versò in precarie condizioni di salute, essendo affetto da una cataratta che gli impediva di leggere. Soffriva di acuti dolori alle gambe provocati dall'umidità della cella, ma raramente espresse lamentela, mantenendo un atteggiamento sereno e sorridente durante la prigionia. Confortato da questa straordinaria fortezza d'animo, concluse il suo pellegrinaggio terreno il 1° maggio 1951, morendo all'interno del carcere di Vladimir e sigillando con il martirio una vita interamente spesa per il Vangelo e per la Chiesa.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Clemente Septyckyj?

La memoria liturgica del Beato Clemente Septyckyj si celebra il 1° maggio.

Nella città di Vladimir in Russia, beato Clemente Šeptyckyj, sacerdote e martire, che fu priore del monastero studita della cittadina di Univ e, nel tempo in cui vigeva un regime ostile a Dio, perseverando nella fede meritò di raggiungere la dimora celeste. — Martirologio Romano