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24 luglio

Beato Francesco Polvorinos Gomez

Religioso e martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la vocazione

Francesco nacque il ventinove gennaio del millenovecentodieci a Calaveras de Arriba, una frazione del comune di Almanza, situata nella provincia e nella diocesi di León. I suoi genitori appartenevano a un contesto di umili origini, operando quotidianamente come contadini e pastori per il sostentamento della famiglia. All'interno delle mura domestiche si viveva una fede semplice ma radicata, scandita ogni sera dalla recita del Santo Rosario presieduta dal capofamiglia. Proprio in questo clima domestico e laborioso crebbe la devozione di Francesco verso la Santissima Vergine Maria e l'Eucarestia, elementi che favorirono in modo determinante il sorgere della sua vocazione religiosa. Dopo aver contattato invano diversi istituti religiosi, Francesco riuscì a entrare nello scolasticato degli Oblati all'età di sedici anni, compiendo un passo decisivo per il suo futuro di consacrazione. I formatori dell'istituto descrissero il giovane come un alunno particolarmente buono, concreto, giudizioso e dotato di una naturale inclinazione per lo studio. Egli appariva agli occhi dei superiori come un uomo molto equilibrato e pienamente adatto alla concreta realtà della vita quotidiana. Le qualità umane e spirituali del giovane trovarono conferma nelle parole del nipote Elías Pacho, il quale testimoniò l'intensa vita di fede di Francesco e la sua profonda pietà nella vita religiosa. Lo stesso nipote Elías sottolineò l'amore viscerale di Francesco per la Chiesa, espresso in modo eloquente durante le vacanze trascorse nel villaggio natio con la ferma affermazione secondo cui la Chiesa sarebbe stata sempre perseguitata, ma mai vinta. I formatori confermarono ulteriormente queste impressioni giudicando Francesco come un uomo autenticamente caritatevole, rigorosamente rispettoso della Regola, sempre sincero con i superiori, costantemente attento alla propria vocazione e sinceramente interessato alle opere della congregazione. Nel suo agire quotidiano egli seguiva fedelmente il suo motto personale, che consisteva nel fare il bene senza fare rumore.

La cattura e il martirio

Negli eventi drammatici che sconvolsero la Spagna, il Beato Francesco visse l'ora della prova con incrollabile fortezza spirituale. Il nipote Alberto Pacho testimoniò che dal momento della cattura fino all'alba del ventiquattro luglio, Francesco fu sottoposto a disprezzo, maltrattamenti e vessazioni insieme alla comunità e ai compagni di prigionia. Durante la detenzione vissuta nel convento di Pozuelo, i detenuti condussero una vita intensamente spirituale, sostenendosi a vicenda nella preghiera e nella meditazione. In particolare, Francesco ricevette l'Eucarestia come Viatico quando i detenuti decisero di consumarla per evitare ogni rischio di profanazione da parte dei persecutori. All'alba del ventiquattro luglio del millenovecentonovecentotrentasei, i militari lessero una lista di sette nomi di Oblati destinati all'esecuzione capitale, e tra essi figurava proprio Francesco. Il giovane fu così ucciso il ventiquattro luglio millenovecentotrentasei a Pozuelo de Alarcón, sigillando la propria esistenza con il sangue del martirio. La prima notizia certa di questa morte cruenta giunse tramite una lettera inviata al padre nei primi giorni del mese di maggio del millenovecentotrentasette. La comunicazione sulla morte di Francesco fu firmata dal padre Matías Mediavilla, il cui documento originale fu gelosamente conservato e venerato dalla famiglia nel corso degli anni. In quella preziosa lettera si affermava con chiarezza che il figlio era una vera vittima immolata dai nemici della fede cattolica. La notizia della scomparsa violenta lasciò una forte e duratura impressione in paese, suscitata dall'apprezzamento unanime dei vicini verso la bontà e la limpida personalità religiosa di Francesco. Vi era infatti la piena consapevolezza nella comunità locale che la morte del giovane fosse dovuta esclusivamente alla sua fede religiosa e alla sua appartenenza alla Chiesa. La lettera inviata al padre conteneva inoltre parole di alto valore spirituale e di profondo conforto: il mittente comunicava la dolorosa notizia che il figlio era stato una delle sette vittime sacrificate nei primi giorni, comprendendo quanto triste fosse per i genitori una simile perdita, ma ricordando che in quei tempi difficili costituiva un vero onore essere genitori di martiri.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Francesco Polvorinos Gomez?

La sua memoria liturgica si celebra il ventiquattro luglio, giorno anniversario del suo martirio.