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24 luglio

Santa Cristina di Bolsena

Vergine e martire

Santa Cristina di Bolsena

Aggiornato il 15 settembre 2026

La giovinezza e la prigionia

Al tempo dell'imperatore Diocleziano, vissuto tra il 243 e il 312, viveva a Bolsena una fanciulla di nome Cristina. La giovane era figlia di Urbano, che rivestiva la carica di magister militum della città. All'età di undici anni, la fanciulla aveva già conosciuto e aderito alla fede cristiana nel profondo del suo cuore. Per ostacolare questa sua scelta religiosa, il padre Urbano decise di rinchiudere la figlia in una torre insieme ad altre dodici fanciulle. La reclusione nella torre era finalizzata a far venerare a Cristina i simulacri degli dei come se fosse una vestale, custode del culto pagano tradizionale.

La giovane Cristina si rifiutò fermamente di venerare le statue degli dei. Dopo aver avuto una visione di angeli, la fanciulla spezzò i simulacri pagani. Nonostante fosse supplicata invano di ritornare alla fede tradizionale dei padri, Cristina rimase irremovibile nella sua scelta. Di fronte a questo rifiuto, il padre, agendo nella sua veste ufficiale di magistrato, la fece arrestare e flagellare, per poi deferirla al proprio tribunale. Fu l'inizio di una lunga sequenza di violenze domestiche e pubbliche, in cui i padri di queste martiri inflissero loro crudeli tormenti e la morte.

I primi supplizi

Il tribunale presieduto dal padre condannò la giovane Cristina a una serie dolorosa di supplizi. Tra le pene inflitte vi fu il tormento della ruota, sotto la quale ardevano intense fiamme. Al termine di questa tortura, la fanciulla fu ricondotta in carcere, coperta di lividi e piaghe. In quel luogo di sofferenza, la giovane Cristina fu consolata e guarita miracolosamente da tre angeli scesi dal cielo. Constatato il fallimento dei precedenti tentativi di piegare la volontà della figlia, il padre Urbano la condannò all'annegamento, facendola gettare nel lago di Bolsena con una mola legata al collo.

In quel frangente si compì un prodigio: la grossa pietra legata al collo di Cristina galleggiò prodigiosamente invece di affondare, riportando a riva la fanciulla. Giunta a terra, Cristina calpestò la pietra lasciandovi impresse le impronte dei suoi piedi. Questa pietra con le impronte fu successivamente trasformata in mensa d'altare. Di fronte allo straordinario miracolo della pietra galleggiante, il padre Urbano morì scosso e affranto dal dolore e dallo stupore.

La persecuzione di Dione e Giuliano

Le pene di Cristina non terminarono con la morte del genitore, ma proseguirono sotto il successore di Urbano, il magistrato Dione. Questi infierì sulla giovane in modo ancora più grave rispetto al predecessore. Dione fece flagellare inutilmente Cristina e in seguito la fece gettare in una caldaia bollente piena di pece, resina e olio, dalla quale la fanciulla uscì del tutto incolume. Il magistrato ordinò allora di tagliarle i capelli e la fece trascinare nuda per le strade di Bolsena, fino al tempio di Apollo, intimandole di adorare la divinità pagana. Cristina, tuttavia, ridusse in polvere l'idolo di Apollo facendolo cadere con un solo sguardo fulminante. Poco dopo questo episodio, anche il magistrato Dione morì.

A Dione succedette il magistrato Giuliano, che continuò l'opera di intimidazione intrapresa dai suoi predecessori. Giuliano fece gettare Cristina in una fornace, ma la giovane ne uscì illesa. Questa fornace del supplizio è chiamata dai bolsenesi Fornacella e si trova a circa due chilometri a sud di Bolsena, in un appezzamento di terreno situato tra la via Cassia e il lago; nel Medioevo la Fornacella fu inglobata in un oratorio campestre. Cristina si mantenne indomabile nella sua fede, e Giuliano la espose ai morsi di serpenti portati da un serparo marsicano. I rettili non la morsero, ma iniziarono a leccarle il sudore. Una tradizione meno realistica della leggenda narra che i serpenti si rivoltarono contro il serparo mordendolo, e che Cristina, mossa a pietà, lo guarì.

La leggendaria Passio di Cristina segue il modello di martiri celebri come Santa Agata. La narrazione riferisce che Giuliano fece tagliare le mammelle e mozzare la lingua alla santa. Cristina scagliò la propria lingua mozzata contro il persecutore, accecandolo. Infine, alcuni arcieri trafissero mortalmente la giovane con due frecce, in modo simile a quanto accaduto a San Sebastiano. La morte di Santa Cristina si colloca storicamente a Bolsena nel corso del quarto secolo.

La storicità e le reliquie

Il racconto leggendario della Passio di Santa Cristina è stato redatto non prima del nono secolo, e il suo valore storico è considerato quasi nullo dagli studiosi. Precedenti passio greche sostenevano che Cristina fosse nata a Tiro in Fenicia. Questa indicazione è tuttavia considerata un errore di traduzione: la prima stesura della passione fu redatta in Egitto, dove l'abbreviazione Tyr veniva usata per indicare la terra degli Etruschi, chiamati Tirreni dai Greci; i traduttori interpretarono erroneamente la sigla come la città di Tiro. Il culto storico è invece solidamente attestato a Bolsena: tra il 1880 e il 1881 vennero eseguiti scavi archeologici nella grotta sotto la Basilica di Santa Cristina a Bolsena, che hanno accertato l'esistenza del culto per la martire già nel quarto secolo. Dal fondo della grotta-oratorio della basilica si accede alle catacombe, che contengono una statua giacente di Cristina in terracotta dipinta e il sarcofago in cui furono ritrovate le reliquie del corpo della santa.

Le reliquie di Cristina ebbero un destino avventuroso. Furono rinvenute nel 1880 nel sarcofago sotto la basilica dei Santi Giorgio e Cristina, edificio dell'undicesimo secolo consacrato da papa Gregorio VII nel 1077. Oggi le reliquie del corpo, o parte di esse, sono conservate in una teca. Nel 1098 una parte di esse fu trafugata da due pellegrini diretti in Terrasanta. Giunti a Sepino, in provincia di Campobasso, i pellegrini non riuscirono a lasciare la città con il sacro carico e decisero di donare le reliquie agli abitanti. A Sepino nacque così un culto molto attivo; attualmente le reliquie conservate nella cittadina molisana consistono unicamente in un braccio, custodito all'interno della chiesa a lei intitolata. Le restanti reliquie furono trasferite a Palermo tra il 1154 e il 1166. La città di Palermo proclamò Santa Cristina come propria patrona celeste, celebrandola il 24 luglio e il 7 maggio. La devozione dei palermitani si mantenne forte fino al diciassettesimo secolo, quando il rinvenimento delle reliquie di Santa Rosalia la rese la nuova patrona principale della città siciliana.

Il culto e la tradizione dei Misteri

I fedeli di Sepino commemorano Santa Cristina per quattro giornate nel corso dell'anno. A Bolsena, invece, la santa viene celebrata attraverso una solenne manifestazione di carattere religioso. La sera della vigilia della festa, il 23 luglio, la piazza antistante la basilica viene oscurata. La statua della santa, collocata su una struttura a forma di tempietto chiamata macchina, viene condotta in processione. Contemporaneamente, sul lato destro del sagrato si apre il sipario di un palco illuminato, dove alcuni figuranti mettono in scena in modo silenzioso un quadro vivente che raffigura un episodio del martirio. Questa rappresentazione silenziosa si ripete in ogni piazza e su differenti piccoli palchi toccati dal percorso, prendendo il nome di I Misteri di Santa Cristina.

La processione dei Misteri vede la partecipazione di una grande moltitudine di fedeli lungo le vie di Bolsena. Il percorso si snoda fino a raggiungere la Chiesa del Santissimo Salvatore, situata nella parte più alta del paese, dove la statua sosta per l'intera notte. La mattina del 24 luglio, giorno della ricorrenza liturgica, la processione compie il percorso inverso con le medesime modalità, terminando nella Basilica di Santa Cristina. Questa tipologia di sacra rappresentazione è una tradizione nata nel Medioevo per onorare i santi patroni in diverse città dell'Italia centrale.

Il miracolo eucaristico e l'arte

La Basilica di Santa Cristina a Bolsena custodisce un altare costruito utilizzando la pietra del supplizio della martire. Nel 1263, un sacerdote originario della Boemia celebrava la Messa proprio su questo altare, tormentato da forti dubbi riguardo alla reale presenza del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo nell'Eucaristia. Durante la celebrazione, il sacerdote vide sgorgare delle gocce di sangue dall'ostia consacrata, le quali si depositarono sul corporale e sul pavimento della chiesa. L'evento miracoloso fu comunicato a papa Urbano IV, che allora risiedeva a Orvieto; l'anno successivo, il pontefice istituì la solennità del Corpus Domini.

Il racconto della passione di Santa Cristina è stato un tema artistico molto frequentato da pittori e scultori. Artisti celebri quali Luca Signorelli, Lucas Cranach, il Veronese e i Della Robbia hanno raffigurato la santa, sia nelle scene del martirio sia attraverso i suoi attributi iconografici tipici come la mola, i serpenti e le frecce. Gli stessi artisti hanno arricchito con dipinti, sculture e interventi architettonici la basilica di Bolsena, il cui abbellimento ha ricevuto un forte impulso proprio dopo il verificarsi del miracolo eucaristico.

Domande frequenti

Quando si festeggia Santa Cristina di Bolsena?

La festa liturgica di Santa Cristina ricorre il 24 luglio. A Sepino viene commemorata quattro volte all'anno, mentre a Palermo veniva storicamente festeggiata il 24 luglio e il 7 maggio.

Di cosa è patrona Santa Cristina?

Santa Cristina è proclamata patrona celeste delle città di Bolsena, di Sepino e della città di Palermo.

A Bolsena nel Lazio, santa Cristina, vergine e martire. — Martirologio Romano