24 luglio
Santi Boris (Romano) e Gleb (David)
Principi di Rostov
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e radici familiari
I santi Boris e Gleb nacquero da san Vladimiro, granduca di Kiev, e da Anna, sorella di Basilio secondo il Bulgaroctono. Il granducato di Kiev trovava in Vladimiro il primo principe cristiano della Russia, una figura storicamente centrale e onorata dalle Chiese orientali per aver guidato il popolo alla fede. All'interno di questa stirpe regale, i due fratelli ricevettero al fonte battesimale i nomi di Romano e David, crescendo in un contesto di profondo rinnovamento spirituale. La data di nascita e di morte di Boris è indicata dagli storici intorno al 990 e al 24 luglio 1015, mentre la nascita e la morte di Gleb si collocano intorno al 984 e al 5 settembre 1015. Il granduca Vladimiro morì il quindici luglio del 1015, dopo aver diviso il proprio vasto territorio fra i dodici figli, un atto che tuttavia non bastò a preservare la concordia fraterna e la pace nel regno.
Il martirio di Boris
Alla morte del padre, Sviatopolk ereditò il granducato di Kiev ma si rifiutò di eseguire la volontà paterna, manifestando subito mire di potere assoluto. Sviatopolk incaricò alcuni sicari di sterminare tutti gli altri fratelli per eliminare ogni possibile rivale al trono. Boris era principe di Rostov e fu il primo a subire la violenza fratricida, conseguendo la palma del martirio sul fiume Don vicino a Pereyaslavl. Il suo assassinio avvenne esattamente nove giorni dopo la morte di Vladimiro, il ventiquattro luglio del 1015, mentre egli stava facendo ritorno da una campagna condotta vittoriosamente contro le genti residenti fra le foci del Don e del Danubio e le rive del Mar Nero. Secondo quanto tramandato da un cronista, Boris dimostrò una straordinaria mitezza cristiana poiché impedì alle sue truppe di levare le armi contro i messi di Sviatopolk. Egli pronunciò parole di totale abbandono, affermando di non voler nuocere al fratello che ormai nel suo cuore aveva preso il posto del padre.
Il martirio di Gleb
Poco tempo dopo la morte del fratello maggiore, anche Gleb fu tragicamente colpito dalla spietata ambizione di Sviatopolk. Gleb conseguì infatti il martirio sul fiume Dnieper vicino a Smolensk, durante il viaggio di ritorno verso Kiev. Sviatopolk incaricò alcuni fedeli di abbordare il battello di Gleb presso Smolensk mentre il giovane principe risaliva il fiume Dnieper. Per compiere il delitto senza destare sospetti immediati, il mandante corruppe il cuoco di bordo, che divenne l'autore materiale dell'omicidio di Gleb il cinque settembre dello stesso anno. Con questo secondo assassinio, il disegno di Sviatopolk sembrò compiersi, ma la giustizia della storia e la testimonianza della fede stavano per ribaltare il destino del granducato.
La traslazione delle reliquie e il culto
Nel 1019 Jaroslav, primogenito di Vladimiro e principe di Novgorod, vinse Sviatopolk in battaglia e si impossessò di Kiev, governando la città per trentacinque anni di seguito. Nel 1020 Jaroslav trasferì i corpi di Boris e Gleb nella chiesa di san Basilio a Visgorod, onorandoli come martiri per la loro tragica morte e incrementando grandemente la diffusione del loro culto. La festa comune di Boris e Gleb si celebra il due maggio, giorno anniversario della solenne traslazione delle reliquie avvenuta nel 1072. La festa particolare di Boris si celebra il ventiquattro luglio, mentre la festa particolare di Gleb si celebra il cinque settembre. Già nel secolo dodicesimo, il metropolita greco di Kiev fu invitato a procedere a una canonizzazione formale per sancire la santità dei due principi.
Memoria e iconografia
Il modo russo di concepire la santità tramite gli strastotèrpzi, ovvero i soffritori di passioni, trova numerosi ed elevati esempi nella storia della spiritualità cristiana, di cui Boris e Gleb sono i rappresentanti più illustri. Nella devozione popolare e liturgica, essi sono sempre abbinati come i santi medici Cosma e Damiano e come i martiri Crispino e Crispiniano. La profonda risonanza della loro testimonianza ha generato la fusione dei loro nomi in Borisoglebsk, denominazione attribuita a numerosi monasteri e villaggi sorti nel corso dei secoli. La loro passione ispirò inoltre mirabili opere d'arte sacra, tra cui una delle più belle icone realizzate da Alipio l'Iconico nel dodicesimo secolo. Secondo quanto riportato da Sementovsky, l'icona di Alipio si trovava conservata nella chiesa di Santa Sofia in Costantinopoli ancora nel secolo tredicesimo, a testimonianza di un culto che aveva valicato i confini della terra russa.
La vita e il martirio
Nati in Russia alla fine del decimo secolo, Boris e Gleb crebbero nel contesto della corte del granduca Vladimiro di Kiev. La loro esistenza fu bruscamente interrotta nell'anno millequindici, a causa delle ambizioni del fratello Sviatopolk, il quale, bramando il potere, ordinò la loro eliminazione. Boris, che aveva ricevuto l'incarico di governare la regione di Rostov, si distinse per una condotta ispirata ai princìpi cristiani, rifiutando fermamente di opporsi con la forza delle armi al fratello usurpatore. Tale scelta di non resistenza attiva lo condusse al martirio sulle sponde del fiume Don. Il fratello Gleb, non meno devoto, subì un destino analogo mentre si trovava in viaggio lungo il fiume Dnieper, nei pressi di Smolensk. Gli assassini, agendo per ordine di Sviatopolk, posero fine alla vita dei due giovani principi, che accettarono la morte con spirito di mitezza, senza cercare scampo nella violenza. Questo gesto di estremo sacrificio segnò profondamente la coscienza religiosa della nazione, ponendo le basi per una venerazione che avrebbe attraversato i secoli.
Il culto e la memoria
La venerazione per i santi Boris e Gleb ebbe un momento decisivo nell'anno milleventi, quando le loro reliquie furono solennemente traslate nella città di Visgorod. Questo evento sancì il riconoscimento pubblico della loro santità, culminato poi nella canonizzazione ufficiale avvenuta nel corso del dodicesimo secolo. Essendo i primi santi nativi della Russia, il loro culto divenne un pilastro dell'identità spirituale del paese, che li riconosce come patroni della nazione. La loro memoria liturgica è articolata in diverse date, a testimonianza della profondità del legame che il popolo russo ha stretto con questi martiri: oltre alla celebrazione comune che ricorre il due maggio, la Chiesa dedica il ventiquattro luglio alla memoria di Boris e il cinque settembre a quella di Gleb. Ancora oggi, la figura dei due principi rimane un simbolo di santità che ha saputo elevare la dignità umana attraverso l'abbandono fiducioso alla volontà divina, offrendo un esempio di coerenza evangelica che sfida il tempo e le vicende terrene.
Domande frequenti
Quando si festeggia santi Boris e Gleb?
La festa comune dei santi Boris e Gleb si celebra il 2 maggio, anniversario della traslazione delle reliquie avvenuta nel 1072. La festa particolare di Boris si celebra il 24 luglio, mentre la festa particolare di Gleb si celebra il 5 settembre.
In Russia, santi Boris e Gleb, martiri, che, principi di Rostov e figli di san Vladimiro, preferirono ricevere la morte piuttosto che opporsi con la forza al fratello Svjatopolk: Boris conseguì la palma del martirio sul fiume Don vicino a Pereyaslavl, Gleb poco dopo sul fiume Dneper vicino a Smolensk. — Martirologio Romano