27 luglio
Beato Giacomo Ortíz Alzueta
Salesiano coadiutore, martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza ribelle e l'incontro con i Salesiani
Jaime Ortiz Alzueta nacque a Pamplona, nella provincia spagnola della Navarra, il ventiquattro maggio del millenovecentotredici. Durante la fanciullezza fu considerato il capobanda indiscusso tra i ragazzi del suo quartiere, temuto e ammirato per la sua forza e per la capacità di imporsi a cazzottate, portando il terremoto ovunque passasse. La sua indole irrequieta lo portò a trascorrere la fanciullezza vagabondando continuamente tra istituti e collegi che lo rispedivano inesorabilmente a casa dopo aver constatato la sua incorreggibile indisciplina, al punto da essere giudicato un caso disperato. A soli dodici anni, mentre era iscritto nella casa dei Maristi, marinava la scuola da oltre un mese per andare a scorazzare nelle strade. Sconvolto da questa scoperta e con il figlio tornato a casa con la faccia sporca e ustionata dal sole, il padre si precipitò dai Salesiani di Pamplona come tentativo estremo per fargli frequentare la scuola professionale. Era il ventiquattro maggio del millenovecentotredici, giorno in cui entrò nella nuova struttura e rimase miracolosamente incantato dalla figura di san Domenico Savio. Fu ammesso a far parte della banda musicale, ma il suo vivace temperamento continuò a manifestarsi quando, in un momento di dispetto o stizza, ruppe il suo strumento musicale davanti a tutti e tornò a casa affermando di essere venuto via da solo prima di essere cacciato anche dai Salesiani.
La conversione e la vocazione salesiana
All'età di quindici anni, Jaime lavorava in un'officina meccanica, un duro impiego caratterizzato dalla miseria materiale e morale dei suoi colleghi, in un ambiente degradato. La sua apertura al mondo lo portò tuttavia a ripensare alla sua vocazione e, dopo averla covata a lungo, prese una decisione uguale ed inversa a quando aveva sbattuto la porta dei Salesiani. Si recò dal direttore chiedendo con umiltà di poter tornare per diventare salesiano e maestro di officina, con il chiaro proposito di insegnare ai giovani a lavorare senza perdere la fede e l'anima. Fu subito messo alla prova e manifestò una radicale trasformazione, cambiando completamente il proprio stile di vita. Trascorse quattro anni dedicati alla formazione intensa nell'arte meccanica e nella vita cristiana, superando ogni asprezza passata. Venne quindi ammesso al noviziato e, nel millenovecentotrentadue, emise i voti di castità, povertà e obbedienza, offrendo la sua vita a Dio all'età di ventuno anni, avendo realizzato un'inversione radicale della sua esistenza da appena otto anni. Divenne coadiutore salesiano e assunse come fermo proposito quello di salvare la propria anima e quella di altri giovani. Si recò anche a Torino per compiere ulteriori studi, prima di essere destinato come capomeccanico alla Scuola Professionale di Sarrià, nei pressi di Barcellona. In questo nuovo incarico si rivelò uno splendido figlio di don Bosco ed un instancabile lavoratore, sempre pieno di vitalità, capace di far lavorare sodo i suoi ragazzi in officina, di raccoglierli in preghiera e di esplodere con loro nella tipica allegria del cortile.
Il martirio nella guerra civile spagnola
Nell'estate del millenovecentotrentasei la tranquilla dedizione educativa fu brutalmente interrotta dallo scoppio della sanguinosa guerra civile che travolse l'intera Spagna, trasformandosi in una crudele persecuzione contro la Chiesa cattolica. La scuola salesiana di Barcellona venne chiusa d'autorità e gli alunni si dispersero. Jaime, insieme al religioso studente Felipe Hernández Martínez, trovò rifugio nella locanda di una benefattrice. Pochi giorni dopo, un terzo confratello, il chierico Zacarías Abadía Buesa, venne a cercare rifugio nello stesso luogo. La locanda fu perquisita dai miliziani il ventisette luglio del millenovecentotrentasei, e i tre salesiani furono catturati. Come pretesto assurdo e cinico per la condanna a morte di Jaime, fu addetto il ritrovamento di alcune medagliette della Madonna nella custodia del suo clarinetto. I tre religiosi furono sottoposti a sevizie e barbaramente torturati, per poi essere uccisi la stessa notte. Jaime aveva soltanto ventitré anni di età al momento della morte violenta. Solo dopo alcuni mesi, nella sede dei miliziani, furono rinvenuti documenti e fotografie come straziante testimonianza del martirio, che lo raffiguravano con il petto barbaramente ferito e la faccia deformata da colpi di bastone.
Il processo di beatificazione e il culto
La memoria del sacrificio di Jaime non andò perduta e la sua causa fu inclusa nel gruppo capeggiato da don José Calasanz Marqués, che comprendeva trentadue salesiani dell'Ispettoria Tarragonense sotto cui ricade Valencia, comprese due suore Figlie di Maria Ausiliatrice. Il loro processo informativo ebbe inizio il quindici dicembre del millenovecentocinquantatré e si concluse il dieci ottobre del millenovecentocinquantacinque. Successivamente si susero le tappe canoniche: il decreto sugli scritti del quindici novembre del millenovecentosessantadue, la convalida del processo informativo del ventotto febbraio del millenovecentonovantadue e la presentazione della Positio super martyrio nel millenovecentonovantacinque. I consultori teologi esaminarono la Positio il ventitré febbraio del millenovecentonovantanove, seguiti dai cardinali e dai vescovi membri della Congregazione delle Cause dei Santi il primo dicembre dello stesso anno. Il Papa san Giovanni Paolo II autorizzò quindi la promulgazione del decreto per dichiarare i trentadue salesiani martiri il venti dicembre del millenovecentonovantanove. Lo stesso Pontefice li beatificò l'undici marzo del duemiluno in una solenne celebrazione che onorava ben duecentotrentatré vittime della persecuzione. L'articolo biografico che ne tracciò la memoria fu scritto da don Fabio Arduino ed Emilia Flocchini. Nel Martirologio il Beato Jaime è ricordato a Barcellona insieme ai beati Filippo Hernández Martínez e Zaccaria Abadía Buesa, mentre la Famiglia Salesiana celebra i suoi martiri della guerra civile spagnola il ventidue settembre, sebbene la sua festa liturgica personale ricorra il ventisette luglio.
Il cammino di una vocazione
Il cammino spirituale di Giacomo Ortíz Alzueta ha avuto inizio nella sua città natale, Pamplona, dove ha fatto il suo ingresso nella Scuola Professionale salesiana nel millenovecentotredici. All'interno di questo ambiente educativo, ha maturato la scelta definitiva di consacrarsi al Signore, emettendo i voti come coadiutore salesiano nell'anno millenovecentotrentadue. La sua vocazione non si è esaurita nella preghiera, ma ha trovato una concreta espressione nell'impegno lavorativo, conducendolo a svolgere con dedizione il ruolo di capomeccanico presso la Scuola Professionale di Sarrià, situata a Barcellona. In questo luogo, ha saputo coniugare la competenza tecnica con la cura educativa verso i giovani, vivendo la propria missione come un atto di amore verso il prossimo e verso Dio.
La serenità del suo servizio è stata tuttavia interrotta dal drammatico divampare della guerra civile spagnola. In un clima di crescente ostilità verso la fede, Giacomo è stato arrestato dai miliziani e sottoposto a dure torture, che hanno messo alla prova la sua resistenza fisica e spirituale. Nonostante le violenze subite, egli ha mantenuto ferma la propria testimonianza cristiana, restando fedele alla sua identità di religioso e di uomo di fede. Il ventisette luglio del millenovecentotrentasei, egli ha compiuto il sacrificio supremo, venendo ucciso proprio a causa della sua appartenenza a Cristo. La sua morte non ha rappresentato una sconfitta, ma il compimento di una vita spesa interamente nell'obbedienza al Vangelo, lasciando alla Chiesa un esempio di fermezza che ancora oggi interpella la coscienza dei fedeli.
Il culto e la memoria
La figura del Beato Giacomo Ortíz Alzueta è custodita con gratitudine dalla Famiglia Salesiana, di cui egli è patrono e fulgido esempio di santità laicale. La Chiesa, riconoscendo l'eroicità delle sue virtù e la natura del suo martirio, ha solennemente elevato Giacomo agli onori degli altari grazie alla beatificazione presieduta da San Giovanni Paolo II nell'anno duemilauno. Questo riconoscimento ufficiale ha permesso di inserire la sua memoria nel calendario liturgico, offrendo a tutti i credenti un riferimento sicuro per la propria preghiera e riflessione.
La sua memoria liturgica viene celebrata con particolare devozione il ventidue settembre, insieme al gruppo dei martiri salesiani di Valencia, un momento in cui la comunità dei fedeli si unisce nel ricordo di coloro che hanno donato la vita per il Vangelo. La ricorrenza specifica del ventisette luglio segna invece il giorno del suo transito al cielo, data in cui il suo sacrificio è stato compiuto. La venerazione per il Beato Giacomo invita ciascuno a riscoprire il valore della fedeltà quotidiana, ricordando che ogni atto, anche il più umile, se compiuto per amore di Dio, possiede un valore eterno che sfida il tempo e la storia.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Jaime Ortíz Alzueta?
Il Beato Jaime Ortíz Alzueta si festeggia il ventisette luglio, mentre la Famiglia Salesiana ricorda i suoi martiri della guerra civile spagnola il ventidue settembre.
Chi erano i compagni di martirio del Beato Jaime Ortíz Alzueta?
Il Beato Jaime fu ucciso a Barcellona insieme al religioso studente Felipe Hernández Martínez e al chierico Zacarías Abadía Buesa.
A Barcellona sempre in Spagna, beati Filippo Hernández Martínez, Zaccaria Abadía Buesa e Giacomo Ortíz Alzueta, religiosi della Società Salesiana e martiri, che patirono il martirio sempre nella stessa persecuzione. — Martirologio Romano