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16 gennaio

Beato Giuseppe Antonio Tovini

Laico cattolico, terziario francescano

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e gli anni della formazione

Giuseppe Antonio Tovini nacque a Cividate Camuno, in Valle Camonica, il 14 marzo 1841, primo di sette fratelli in seno a una famiglia caratterizzata da modeste condizioni economiche. La sua infanzia fu segnata da un'educazione austera, profondamente influenzata dalle tradizioni locali e da un sottile giansenismo largamente diffuso in Val Camonica. Frequentò le scuole elementari a Cividate e a Breno, sottoponendosi a una ferrea disciplina che ne temprò il carattere. All'età di undici anni, nel 1852, entrò nel Collegio municipale di Lovere, dove rimase per sei anni. Purtroppo, le crescenti difficoltà economiche della famiglia interruppero bruscamente la continuazione dei suoi studi. Tuttavia, la Provvidenza si manifestò attraverso un pio zio sacerdote, il quale gli fece ottenere un posto gratuito nel collegio per giovani poveri fondato a Verona da don Nicola Mazza. Qui Tovini frequentò le ultime due classi del liceo, distinguendosi per impegno e rettitudine, e nel 1860 conseguì la licenza liceale.

Nel luglio del 1859, nel pieno della giovinezza, subì il dolore della perdita del padre, trovandosi così a diciotto anni con cinque fratelli minori da mantenere e una situazione economica familiare disastrosa. Sotto la guida di un sacerdote che lo aiutò a rimanere ospite del Collegio Mazza a Verona, trovando un impiego nello studio di un avvocato e arrotondando il modesto stipendio con lezioni private, poté proseguire il suo cammino. Inizialmente, a causa della sua vita integerrima e ferventemente religiosa, era destinato a diventare sacerdote; tuttavia, dopo una lunga e sofferuta meditazione, abbandonò l'idea di farsi missionario per intraprendere un'altra strada. Si iscrisse come privatista alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Padova per gli anni dal 1860 al 1864, trasferendosi poi a Pavia per ottenere un titolo pienamente valido nel nuovo Regno d'Italia. Il 7 agosto 1865 si laureò brillantemente in giurisprudenza all'Università di Pavia, sebbene la gioia per l'importante traguardo fosse stata profondamente offuscata dalla perdita della madre, avvenuta appena cinque mesi prima.

La vocazione al matrimonio e la vita familiare

Nello stesso anno della laurea, Giuseppe Antonio Tovini cominciò la sua attività professionale a Lovere, lavorando presso gli studi di un avvocato e di un notaio. Nello stesso periodo assunse anche l'incarico di vicedirettore e professore del Collegio Municipale di Lovere, l'istituto dove era stato precedentemente studente. All'interno del collegio si distinse apertamente per la sua fede, guidando i giovani nella recita delle preghiere prima e dopo le lezioni e accostandosi alla Comunione ogni singola domenica. Visse tuttavia negli anni della giovinezza una lunga e penosa fase d'incertezza interiore, combattuto tra la chiamata allo stato religioso e quella alla vita matrimoniale. Due anni dopo la laurea, nel 1867, si trasferì definitivamente a Brescia e divenne avvocato, entrando a prestare la propria opera nello studio dell'avvocato Giordano Corbolani, situato in via Palazzo Vecchio, che sarebbe diventato il suo futuro suocero.

Proprio a Brescia maturò la decisione definitiva e la vocazione al matrimonio con Emilia Corbolani, figlia del titolare dello studio. Sposò Emilia nel gennaio del 1875, precisamente nel giorno dell'Epifania, la quale era di dodici anni più giovane di lui. Dall'unione nacque una famiglia profondamente cristiana, allietata dalla venuta al mondo di dieci figli. Tra di essi, uno dei figli scelse la via del sacerdozio e due diventarono religiose. Tovini fu un padre affettuoso, premuroso ed educatore estremamente attento ai principi della morale cattolica. Poiché proveniva da una famiglia povera e doveva provvedere a una numerosa prole, fu costretto a lavorare come avvocato fino al termine della sua esistenza terrena per mantenere la sua famiglia, motivo per cui non poté mai dedicarsi interamente e a tempo pieno all'attività apostolica. Durante le numerose assenze da casa rese necessarie dai suoi impegni professionali e di apostolato, scrisse molte lettere alla fidanzata prima e alla moglie poi. Tali lettere testimoniano con chiarezza come egli avesse scelto il matrimonio proprio come uno strumento privilegiato di santificazione.

L'impegno politico e amministrativo

L'azione pubblica di Giuseppe Antonio Tovini si manifestò precocemente nella vita politico-amministrativa. La sua carriera istituzionale ebbe inizio nel 1871 con la nomina a sindaco di Cividate Camuno, il suo paese d'origine. Mantenne la carica di sindaco per tre anni, distinguendosi per la promozione di importanti iniziative volte a realizzare opere pubbliche e riuscendo a sgravare il Comune dai debiti accumulati. Per tale operato, la cittadinanza di Cividate gli dedicò successivamente un monumento nella piazza principale. La sua traiettoria politica continuò nel 1879 con l'elezione a consigliere provinciale del mandamento di Pisogne, in provincia di Brescia. Si candidò inoltre come cattolico alle elezioni amministrative, venendo eletto consigliere provinciale e, a partire dal 1882, consigliere comunale di Brescia, un incarico che mantenne ininterrottamente fino alla morte. Per lunghi anni fu autorevole membro del consiglio provinciale di Brescia.

Egli visse in un periodo di grandi trasformazioni storiche, a cavallo tra l'unificazione d'Italia avvenuta nel 1870 con la conquista di Roma e i decenni successivi, incarnando appieno il caso di coscienza dei cattolici italiani. Gli anni dopo l'unificazione furono particolarmente difficili per i credenti, i quali vedevano la patria guidata politicamente da un gruppo liberale fortemente ostile alla Chiesa e il Papa ridotto a prigioniero in Vaticano. A causa del divieto imposto dalla Santa Sede, i cattolici non potevano partecipare alle elezioni politiche nazionali; tuttavia cominciarono a organizzarsi per cercare di guidare i Comuni attraverso la partecipazione alle elezioni amministrative. Tovini non era affatto nostalgico del periodo in cui la sua terra faceva parte dell'impero asburgico, caratterizzato da un rigido giurisdizionalismo nella politica ecclesiastica austriaca fino al Concordato del 1855, che lo aveva reso inviso a molti cattolici. Tuttavia, notava chiaramente il carattere apertamente liberale e anticattolico svelato dalla Rivoluzione italiana dopo il 1848.

Il centro della sua battaglia politica fu proprio a Brescia, dove si oppose con fermezza alla dominazione laicista che guidava i consigli comunale e provinciale sin dall'unificazione del paese, sotto lo stretto controllo di Giuseppe Zanardelli. Giuseppe Zanardelli, vissuto tra il 1826 e il 1903, era un esponente di grandissimo rilievo nazionale della sinistra liberale, un acceso anticattolico, ministro guardasigilli, presidente del Consiglio e padrone assoluto della politica bresciana. Per contrastare tale situazione, nel 1880 Tovini promosse insieme ad altri cattolici bresciani l'Associazione Elettorale Cattolica. Due anni dopo, nel 1882, fu eletto primo e unico consigliere al Comune di Brescia. Svolse un lavoro capillare sul territorio, percorrendo l'intera provincia di Brescia per promuovere l'istituzione di ben centoquarantacinque comitati parrocchiali. Nel 1895, due anni prima della sua morte, si compì finalmente il trionfo politico con la definitiva sconfitta degli zanardelliani: i cattolici, alleati con i liberali moderati, conquistarono la maggioranza del Comune e della Provincia. La vittoria lasciò un segno duraturo nella storia politica di Brescia, e il consiglio provinciale fu guidato da questa alleanza per un intero trentennio, tanto che dal 1913 al 1920, su sessanta consiglieri, uno soltanto fra i continuatori della politica di Zanardelli riuscì a essere eletto. Tali vittorie politiche furono il frutto luminoso di un grande lavoro nel corpo sociale, di cui Tovini fu uno dei principali e più coraggiosi attori.

Le opere per la scuola e l'educazione

Nel campo pedagogico e scolastico, Giuseppe Antonio Tovini spese le sue energie migliori, sentendosi investito della vocazione di apostolo e missionario dell'educazione e della scuola, secondo il suo celebre motto secondo cui le nostre Indie sono le nostre scuole. Nel 1882 fondò a Brescia l'asilo denominato Giardino d'Infanzia di San Giuseppe e, nello stesso anno, il collegio intitolato al nobile bresciano venerabile Alessandro Luzzago, vissuto tra il 1551 e il 1602. Nel 1888, il Comitato Permanente dell'Opera dei Congressi aprì a Brescia la Terza Sezione specificamente dedicata all'istruzione e all'educazione, affidandone la direzione proprio a Tovini. Nello stesso anno 1888, tuttavia, il Governo italiano ordinò la chiusura del Collegio dedicato al venerabile Alessandro Luzzago. Tovini intraprese allora una coraggiosa battaglia legale e civile per la riapertura dell'istituto, che fu finalmente ottenuta nel 1894; il collegio, una volta riaperto, prese il nome del poeta neoclassico bresciano Cesare Arici, vissuto tra il 1782 e il 1836.

La sua azione nel settore scolastico proseguì con la fondazione, nel 1890, dell'Opera per la Conservazione della Fede nelle Scuole in Italia. Per sostenere tale istituzione, creò nel 1891 un apposito periodico intitolato Fede e Scuola. Successivamente, nel 1892, promosse l'erezione di circoli universitari cattolici e collaborò attivamente alla fondazione della Unione Leone XIII di studenti bresciani, dalla quale nacque in seguito la Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Nel 1893 fondò una Lega d'Insegnanti Cattolici e, il 5 aprile del medesimo anno, diede vita alla rivista pedagogica e didattica Scuola Italiana Moderna. Questa pubblicazione rappresentò il primo periodico cattolico a diffusione nazionale per i maestri e le maestre, un'opera preminente che è tuttora regolarmente pubblicata. Da maestro ideale, Tovini aprì molte scuole cristiane, fondando nel 1889 anche il Patronato degli Studenti, e testimoniando ovunque una dedizione totale alla causa dell'educazione cristiana della gioventù.

L'impegno economico, sociale e le istituzioni di credito

L'azione multiforme di Tovini si espandendé con pari vigore nel settore economico e finanziario, mosso dalla costante preoccupazione che la Chiesa potesse perdere il contatto con le masse operaie in forte crescita a causa dell'industrializzazione. Per rispondere a questa urgente necessità, a partire dal 1881 promosse la fondazione delle Società Operaie Cattoliche, iniziate a Lovere per poi estendersi rapidamente in tutta la Lombardia e nelle valli circostanti. Nel 1887 le Società Operaie Cattoliche celebrarono il loro primo congresso e Tovini ne assunse per qualche tempo la presidenza. Nel 1885 propose inoltre la fondazione dell'Unione Diocesana delle Società Agricole e delle Casse Rurali, offrendo risposte concrete ai problemi del mondo rurale. La sua capacità di intuire, costruire opere e agire contemplando il mistero divino rimase indelebile nella storia del movimento cattolico e della nazione italiana.

Nel settore creditizio, la sua opera fu pionieristica e fondamentale. Nel 1872 fondò la Banca di Valle Camonica con sede a Breno, provvedendo a stesura e redazione del relativo Statuto, e avviando contemporaneamente gli studi per la realizzazione di un collegamento ferroviario tra Brescia ed Edolo volto a risollevare l'economia dell'intera valle. Nel 1888 fondò a Brescia la Banca San Paolo e, nel 1896, quasi al termine della sua esistenza terrena, fondò a Milano il Banco Ambrosiano. Per la fondazione del Banco Ambrosiano impiegò tutte le sue forze residue. Come annotò il suo biografo Antonio Cistellini, Tovini difese con fermezza la scelta che il Banco Ambrosiano avesse finalità spiccatamente apostoliche, destinate cioè a sostenere le opere del movimento cattolico e della scuola, opponendosi con decisione a chi avrebbe voluto farne una semplice banca d'affari orientata unicamente al profitto economico. Nello stesso solco di presenza attiva nella società, partecipò attivamente alla fondazione del quotidiano Il Cittadino di Brescia, pubblicato a partire dal 13 aprile 1878, assumendo personalmente l'incarico di amministratore del giornale.

Il movimento cattolico e gli ultimi anni

Dal punto di vista ecclesiale e politico, Giuseppe Antonio Tovini fu un cattolico intransigente, appartenendo a quella specifica componente del movimento cattolico che si mostrava del tutto indisponibile a scendere a patti con lo Stato italiano nato dall'occupazione violenta di Roma del 20 settembre 1870. A livello nazionale divenne uno dei principali dirigenti dell'Opera dei Congressi e dei Comitati Cattolici, ricoprendo l'incarico di presidente diocesano a Brescia e di vicepresidente a livello nazionale. Negli ultimi anni di vita, peraltro, si avvicinò alle posizioni astensioniste di Giambattista Paganuzzi, che all'epoca presiedeva l'Opera dei Congressi. Tali posizioni venivano spesso criticate da altre figure di spicco come Giuseppe Toniolo e Stanislao Medolago Albani, i quali vi scorgevano un esasperato accentramento e una certa insensibilità verso la nascente questione sociale. Nonostante queste complessità, a Brescia Tovini seppe collaborare proficuamente con Giorgio Montini, esponente del movimento cattolico caratterizzato da una sensibilità politica diversa.

Egli fu un uomo di Dio la cui vita religiosa risultava profondamente alimentata dal primato del soprannaturale e dalla preminenza dell'interiorità. La fede cristiana costituì la vera forma del suo carattere e l'essenza stessa della sua personalità. Per lui la preghiera rappresentava lo stimolo costante per un esame accurato dei problemi e per un'azione intensa e laboriosa. La sua fervente passione apostolica scaturiva direttamente da una vita di fede manifestata sia attraverso le pratiche religiose tradizionali sia mediante concrete realizzazioni terrene. Negli ultimi dieci anni della sua vita, pur tra il progressivo e inesorabile aggravarsi di una grave malattia polmonare e nonostante possedesse una gracile costituzione fisica e cagionevoli condizioni di salute, portò a maturazione molte delle opere precedentemente avviate. Coloro che lo frequentarono in quel periodo ebbero l'impressione netta di trovarsi di fronte a una vita cristiana vissuta ai limiti dell'eroismo. Colpito irrimediabilmente dalla malattia polmonare, si spense serenamente a Brescia il 16 gennaio 1897, all'età di cinquantacinque anni. La sua salma fu solennemente traslata dal cimitero alla chiesa di San Luca in Brescia il 10 settembre 1922.

Il riconoscimento della santità e la beatificazione

La fama di santità di Giuseppe Antonio Tovini, alimentata dalla memoria delle sue innumerevoli opere e dalla testimonianza eroica della sua vita, trovò ben presto eco nella Chiesa universale. L'autorevole quotidiano L'Osservatore Romano, nell'edizione del 26 e 27 maggio 1947, scrisse mirabilmente che con lui saliva sull'altare la santità dell'azione, sottolineando come il suo impegno febbruario nel mondo fosse espressione di un intimo e profondo unione con Dio. I processi canonici per la sua beatificazione furono formalmente aperti l'8 maggio 1948 con l'avvio del processo ordinario diocesano. Successivamente, il decreto d'introduzione della Causa presso la Congregazione delle Cause dei Santi venne solennemente emesso da Papa Paolo VI il 14 aprile 1977. Il cammino processuale proseguì con il riconoscimento dell'eroicità delle virtù, proclamata da Papa Giovanni Paolo II il 6 aprile 1995.

Lo stesso Pontefice, Papa Giovanni Paolo II, lo proclamò beato domenica 20 settembre 1998 nel corso di una solenne celebrazione eucaristica celebrata nello Stadio Rigamonti della sua amata Brescia. Nell'omelia pronunziata in quella circostanza memorabile, Papa Giovanni Paolo II descrisse Tovini come un uomo fervente, leale e straordinariamente attivo nella vita sociale e politica, capace di proclamare con l'intera sua esistenza il messaggio cristiano e di mantenersi sempre fedele alle indicazioni del Magistero della Chiesa. Egli ebbe come costante e primaria preoccupazione la difesa della fede, affermando memorabilmente in un congresso che i figli senza fede non saranno mai ricchi e con la fede non saranno mai poveri. La sua figura di santo laico, sposo, padre, professionista e costruttore di opere continua a brillare nel Martirologio, dove è ricordato come beato Giuseppe Antonio Tovini, originario di Brescia, la cui vita ha offerto una testimonianza luminosa di preghiera e di virtù operosa in ogni campo della società umana.

Domande frequenti

Quando si festeggia il beato Giuseppe Antonio Tovini?

La memoria liturgica del beato Giuseppe Antonio Tovini si celebra il 16 gennaio.

A Brescia, beato Giuseppe Antonio Tovini, che, maestro, aprì molte scuole cristiane e fece costruire opere pubbliche, dando sempre, in ogni sua attività, testimonianza di preghiera e di virtù. — Martirologio Romano