16 gennaio
Santa Priscilla di Roma
Matrona
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e il cimitero sulla via Salaria
Il Martirologio Romano ricorda santa Priscilla al sedicesimo giorno di gennaio secondo una venerabile tradizione agiografica che affonda le sue radici nell'antichità cristiana. La tradizione vuole che santa Priscilla sia stata moglie di Manlio Acilio Glabrione e madre del senatore Pudente, inserendosi così in una nobile famiglia della Roma imperiale. Secondo la medesima tradizione, Priscilla avrebbe generosamente ospitato san Pietro nella propria villa a Roma, offrendo rifugio e sostegno al principe degli apostoli durante il suo ministero nella capitale. La villa romana di Priscilla era situata nei pressi del cimitero di Priscilla sulla via Salaria, un luogo destinato a diventare fondamentale per la memoria liturgica dei primi secoli. Il nome e la data di santa Priscilla compaiono in manoscritti tardi del Martirologio Geronimiano, attraverso il quale i dati storici e devozionali su santa Priscilla sono in seguito confluiti nel Martirologio Romano. L'identificazione di santa Priscilla risulta tuttavia problematica agli storici moderni a causa della complessa contaminazione tra leggende romane, dati archeologici ed epigrafici emersi dagli scavi. Il cimitero sulla via Salaria fu luogo di deposizione di insigni martiri e papi del quarto secolo tra cui Marcellino, Marcello, Silvestro e Liberio, che vollero essere sepolti vicino a questi luoghi santi. La Depositio episcoporum e il Liber pontificalis attestano con chiarezza i seppellimenti avvenuti nel cimitero sulla via Salaria, confermando la centralità spirituale dell'area. Lo statuto di santità dell'eponima fondatrice deriva verosimilmente proprio dalla grande importanza del cimitero sulla Salaria e dalla venerazione tributata ai defunti che vi riposavano. La fondatrice Priscilla era forse membro della gens Acylia, una famiglia di altissimo rango che possedeva vasti terreni in quella zona della città. Un'epigrafe conservata nell'ipogeo degli Acilii Glabrioni ricorda infatti una Priscilla di rango senatorio, vissuta come sorella di Manius Acilius Vero. Qualche studioso ritiene peraltro che la fondatrice Priscilla fosse una liberta, ipotesi che riflette la complessa struttura sociale della prima comunità cristiana di Roma.
I titoli basilicali e le sovrapposizioni agiografiche
Gli eponimi dei tituli basilicali romani divennero spesso nel tempo oggetto di fervente culto e di una progressiva elaborazione agiografica da parte dei fedeli. Gli eponimi dei tituli venivano frequentemente considerati santi locali oppure identificati con martiri forestieri di grande fama nella Chiesa antica. Un caso del tutto simile a quello di Priscilla è riscontrabile nella tradizione legata alla figura di sant'Anastasia. Un altro caso significativo è quello della martire Prisca, venerata a Roma nel settimo secolo e commemorata solennemente il diciotto gennaio. La martire Prisca fu sepolta nello stesso cimitero sulla via Salaria, secondo quanto attestato dagli itinerari coevi dei pellegrini. La martire Prisca era probabilmente la fondatrice originaria di un titulus situato sul colle Aventino. Il titulus sull'Aventino è menzionato esplicitamente in un'epigrafe del quinto secolo e negli atti del sinodo celebrato nel millenovecentonovantanove, o meglio nel sinodo del quattrocentonovantanove. Al sinodo del cinquynovanta..., al sinodo del cinquecentonovantacinque la chiesa dell'Aventino viene chiamata con il nome di titulus sanctee Priscae. Nel secolo ottavo la fondatrice della chiesa fu identificata con la Prisca o Priscilla moglie di Aquila menzionata da san Paolo e negli Atti degli Apostoli. San Paolo menziona espressamente Aquila e Priscilla nella Lettera ai Romani e nella Prima Lettera ai Corinzi, lodandone lo zelo per il Vangelo. Gli Atti degli Apostoli menzionano Priscilla e Aquila ai capitoli diciotto, nei versi due e diciotto, descrivendone l'incontro con l'Apostolo. Il Liber pontificalis menziona il titulus denominato Aquile et Prisce mettendolo in relazione diretta con le memorie apostoliche della città. La vicinanza delle date di commemorazione del sedici e del diciotto gennaio depone decisamente a favore di una confusione sorta tra le due sante. La somiglianza dei nomi e la condivisione del cimitero sulla via Salaria favorirono ampiamente la sovrapposizione tra santa Priscilla e la martire Prisca.
L'eredità paolina e le leggende storiche
Tradizioni tarde attribuiscono a entrambe le sante l'identità dell'ospite di san Paolo a Corinto, unendo la figura romana a quella biblica. Priscilla e Aquila furono attive insieme al marito nella prima catechesi cristiana, offrendo un luminoso esempio di famiglia al servizio della fede. Aquila e Prisca giunsero a Roma in seguito all'espulsione dei Giudei decretata nel quarantanove dall'imperatore Claudio. A Corinto, capitale d'Acaia, i coniugi offrirono generosa ospitalità a Paolo durante il suo faticoso cammino missionario. Successivamente, Aquila e Prisca si misero in viaggio con Paolo e si stabilirono nella città di Efeso per sostenere quella giovane comunità. Al tempo della stesura della Lettera ai Romani nel cinquantotto, la coppia si trovava nuovamente stabilita a Roma. L'Apostolo rivolse ad Aquila e Priscilla un affettuoso e grato saluto nella Lettera ai Romani, riconoscendone i grandi meriti spirituali. La Seconda Lettera a Timoteo riferisce il successivo ritorno della coppia a Efeso, dove continuarono la loro testimonianza. Il Sinassario Costantinopolitano attribuisce ai due coniugi la qualità di apostoli e martiri alla data del tredici febbraio. L'attributo di apostoli e martiri non ha tuttavia fondamento storico ed è da considerarsi un'amplificazione devozionale delle parole di san Paolo. L'origine romana della coppia e la grafia greca del nome Aquila rimandano storicamente alla gens Acylia. La presenza epigrafica di una Priscilla e di una martire Prisca nel cimitero sulla via Salaria ha causato non poca confusione di personaggi e tempi. La leggenda che lega Priscilla all'attività di Pietro a Roma deriva anche dalla contaminazione con il ciclo delle sante Pudenziana e Prassede. Le sante Pudenziana e Prassede erano figlie del senatore Pudente e nipoti di una Priscilla secondo le narrazioni tradizionali. Pudenziana, Prassede, Pudente e Priscilla risultano tutti tradizionalmente sepolti nel cimitero sulla via Salaria. Una matrona romana di nome Priscilla compare persino nella Vita di san Marcello scritta da Anastasio Bibliotecario nel nono secolo. Nella Vita di san Marcello, il papa si rivolge direttamente a Priscilla per la costruzione di un cimitero a lui intitolato. La notizia su papa Marcello e Priscilla è tuttavia frutto della libera fantasia dell'agiografo medievale. Il sedici gennaio, ricorrenza di santa Priscilla, è anche la data tradizionale della depositio di papa Marcello nel cimitero sulla via Salaria. Il legame tra il cimitero di Priscilla e la moltiplicazione delle leggende agiografiche è notevolmente incrementato dalla fama dei personaggi ivi deposti.
Il cammino di una matrona
La vicenda di Priscilla si intreccia con i sommovimenti che segnarono la comunità cristiana di Roma nel primo secolo. Coinvolta nell'editto dell'imperatore Claudio del 49, che impose l'espulsione da Roma dei Giudei, Priscilla affrontò con dignità l'esilio, vivendo la prova come un'opportunità per servire il Vangelo in altri luoghi. Fu proprio in questo tempo di distacco dalla propria terra che il suo cammino incontrò quello dell'apostolo Paolo. A Corinto, Priscilla aprì le porte della sua casa all'Apostolo, offrendo non solo accoglienza materiale, ma un luogo di comunione e di preghiera dove la Parola poteva germogliare e rafforzarsi.
Il legame con Paolo proseguì nel viaggio verso Efeso, dove Priscilla continuò a essere un punto di riferimento saldo per la missione itinerante. La sua dedizione non rimase un fatto privato, ma fu riconosciuta pubblicamente dallo stesso Paolo, che nella Lettera ai Romani, datata al 58, ne tesse l'elogio, sottolineando il valore della sua opera. Ella rappresenta il volto di quella Chiesa domestica che, priva di cariche gerarchiche ma ricca di carismi, ha saputo farsi pilastro per la crescita delle prime comunità. La sua vita, trascorsa tra Roma, Corinto ed Efeso, è una testimonianza di come l'amore per Cristo possa trasformare ogni luogo di esilio in una dimora di grazia, dove la fede viene custodita e trasmessa con umiltà e fervore.
Una memoria nella pietra
Il nome di Priscilla è indissolubilmente legato alla memoria del cimitero che da lei prende il nome, luogo di pace e di preghiera alle porte di Roma. La Chiesa celebra la sua ricorrenza il 16 gennaio, una data che trova il suo significato profondo nella depositio di papa Marcello, avvenuta proprio all'interno di questo cimitero. In questo modo, la figura di Priscilla si inserisce nella continuità della fede romana, che unisce la testimonianza delle matrone del primo secolo alla solennità dei martiri e dei pontefici che hanno guidato la Chiesa nei secoli successivi.
Venerare Santa Priscilla significa oggi riscoprire il valore del laicato nella missione evangelizzatrice. Il suo ricordo non è affidato solo a documenti scritti, ma è inciso nel silenzio e nella solennità dei luoghi che hanno accolto le spoglie dei primi cristiani. La sua memoria liturgica invita i fedeli a guardare alla propria storia quotidiana come a un terreno fertile, in cui, come fece Priscilla, è possibile accogliere il Signore e i suoi messaggeri, trasformando l'ordinario della vita in un cammino di santità condivisa.
Domande frequenti
Quando si festeggia santa Priscilla di Roma?
Santa Priscilla si festeggia il sedici gennaio, data riportata dal Martirologio Romano e tradizionalmente legata alla memoria della sua deposizione.