16 gennaio
San Marcello I
Papa
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le fonti e le questioni storiche
La ricostruzione della vita di San Marcello Primo si scontra con la complessità di documenti antichi che creano non poca confusione sulla sua figura e sul suo ruolo. Tra le testimonianze che offrono dati talvolta divergenti figurano il Martirologio Romano, il Martirologio Geronimiano, il Catalogo Liberiano e il Liber pontificalis. Tali difformità trovano spiegazione nei profondi sconvolgimenti che colpirono la Chiesa a Roma e nel resto del mondo cristiano a causa della persecuzione dell'imperatore Diocleziano, fortemente voluta dal suo vice e successore Galerio, la cui morte sopraggiunse nell'anno 311. Di fronte a questo quadro, studiosi del calibro di Theodor Mommsen hanno ipotizzato che Marcello non sia stato un vero Pontefice, ma piuttosto un semplice prete romano che avrebbe svolto la funzione di reggente della Chiesa per un certo periodo, dopo la scomparsa di papa Marcellino nel 304. Ciononostante, il suo effettivo pontificato rimane ben attestato dalle fonti successive che ne delineano l'azione.
Il governo pastorale e i lapsi
Le fonti antiche pongono particolare risalto sull'atteggiamento che San Marcello tenne, nel periodo successivo alla fine delle persecuzioni, nei confronti dei lapsi. Con questo termine venivano indicati quei cristiani che, sopraffatti dalla paura, erano caduti o scivolati nel rinnegamento della fede. In regioni come l'Africa cristiana si registrava una forte opposizione, poiché molti volevano escludere per sempre i lapsi dalla comunione della Chiesa. Al contrario, Marcello adottò una via improntata alla giustizia e alla misericordia, accettando di riammettere i lapsi soltanto dopo che questi avessero compiuto un congruo periodo di penitenza. Di questo atteggiamento rimane vivida testimonianza nell'elogio dettato da papa Damaso I, il cui pontificato si svolse tra il 366 e il 384. Papa Damaso attesta che Marcello manifestò chiaramente ai lapsi l'obbligo di espiare il loro grave delitto attraverso lacrime di sincera penitenza. Questo rigore volto al recupero spirituale fece sì che i lapsi considerassero Marcello come un terribile nemico.
La tradizione sulla morte e la sepoltura
Le narrazioni relative alla fine terrena di San Marcello Primo presentano diverse versioni tramandate dai documenti storici. Papa Damaso attesta che Marcello fu deportato e divenne vittima della crudeltà di un tiranno a causa del delitto commesso da qualcuno che, persino durante un periodo di pace, aveva rinnegato Cristo. Il Martirologio Romano tramanda la tradizione secondo cui il santo fu perseguitato e costretto a svolgere le umili mansioni di stalliere nelle scuderie della posta imperiale. D'altra parte, il Liber pontificalis riporta la notizia che Marcello fu semplicemente mandato in esilio. È opportuno notare che la critica storica moderna non considera del tutto attendibili queste specifiche narrazioni sulla deportazione a stalliere o sul bando. Le fonti antiche concordano comunque sul fatto che le date relative al pontificato e alla morte presentino variazioni. La tradizione liturgica della Chiesa commemora san Marcello Primo il sedici gennaio, seguendo le indicazioni del Martirologio Romano, ed e nota la sua sepoltura avvenuta nel cimitero di Balbina lungo la via Ardeatina a Roma.
La figura di San Marcellino Primo
Nelle fonti antiche e all'interno dello stesso Martirologio si fa menzione della deposizione di un altro pontefice avvenuta a Roma, precisamente nel cimitero di Priscilla sulla via Salaria Nuova, ovvero san Marcellino Primo papa. La figura di questo santo si intreccia nella memoria liturgica e viene illustrata dalla testimonianza di san Damaso. Quest'ultimo attesta che Marcellino Primo fu un vero pastore, il quale fu fieramente osteggiato dagli apostati. Tali oppositori rifiutavano fermamente la penitenza che lo stesso Marcellino aveva stabilito per la comunità. A causa di questo fiero contrasto, il pontefice fu disonorevolmente denunciato presso il tiranno del tempo. La sua vicenda si concluse con la morte in esilio, dopo essere stato scacciato dalla propria patria, e i dati tradizionali fissano la sua dipartita al sedici gennaio dell'anno 309.
Il ministero e l'esilio
Nel delicato scenario del IV secolo, dopo la scomparsa di papa Marcellino, Marcello assunse la guida della Chiesa di Roma in un momento di grave disorientamento. Il suo compito principale fu quello di affrontare la complessa questione dei lapsi, i cristiani che avevano ceduto alla paura durante le persecuzioni, rinnegando temporaneamente la fede. Con sapienza pastorale, il nuovo papa scelse di non chiudere le porte della salvezza, ma impose un necessario periodo di penitenza come via di purificazione prima di riammettere i peccatori alla comunione eucaristica.
Questa decisione, volta a custodire la santità della Chiesa, suscitò forti tensioni. Gli apostati contrari alla penitenza si opposero strenuamente alle disposizioni del pontefice, giungendo a denunciarlo alle autorità civili. A causa di queste accuse e dei disordini sorti all'interno della comunità, Marcello fu condannato all'esilio. Lontano da Roma, consumò gli ultimi giorni della sua vita terrena, morendo nel vigore di una testimonianza silenziosa e feconda. Le sue spoglie furono successivamente riportate a Roma e deposte con venerazione nel cimitero di Balbina o in quello di Priscilla.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Marcello I?
San Marcello Primo si festeggia il 16 gennaio, data in cui la Chiesa ne commemora la memoria liturgica seguendo il Martirologio Romano.
A Roma nel cimitero di Priscilla sulla via Salaria Nuova, deposizione di san Marcellino I, papa, che, come attesta san Damaso, vero pastore, fieramente osteggiato dagli apostati che rifiutavano la penitenza da lui stabilita e disonorevolmente denunciato presso il tiranno, morì esule scacciato dalla patria. — Martirologio Romano