16 gennaio
Santi Berardo, Otone, Pietro, Accursio e Adiuto
Protomartiri dell’Ordine dei Frati Minori
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il desiderio di San Francesco e la partenza
Sei anni dopo la sua conversione e dopo aver fondato l'Ordine dei Frati Minori, San Francesco desiderò fortemente il martirio. San Francesco decise inizialmente di recarsi in Siria per predicare la fede e la penitenza agli infedeli. La nave su cui viaggiava San Francesco finì sulle rive della Dalmazia a causa del vento contrario. San Francesco fu dunque costretto a ritornare ad Assisi dalla Dalmazia. Il desiderio profondo di ottenere la corona del martirio continuò tuttavia a pervadere l'animo di San Francesco. San Francesco pensò quindi di viaggiare verso il Marocco per predicare il Vangelo al Miramolino e ai suoi sudditi. Giunto in Spagna, San Francesco fu costretto a tornare alla Porziuncola da un'improvvisa malattia. Nel frattempo San Francesco organizzò l'Ordine in province e inviò missionari nelle principali nazioni europee. Nella Pentecoste del milleduecentodiciannove San Francesco diede licenza al sacerdote Otone, al suddiacono Berardo e ai conversi Vitale, Pietro, Accursio e Adiuto di recarsi a predicare ai saraceni marocchini. San Francesco decise inoltre di aggregarsi ai crociati diretti in Palestina per visitare i luoghi santi e convertire gli infedeli. I sei missionari ricevettero la benedizione del fondatore e raggiunsero a piedi la Spagna.
Il viaggio attraverso la Spagna e il Portogallo
Giunti nel regno di Aragona, il capo della spedizione Vitale si ammalò gravemente. La malattia di Vitale non impedì tuttavia agli altri cinque confratelli di proseguire il cammino sotto la guida sapiente di Berardo. A Coimbra, in Portogallo, la regina Orraca, moglie di Alfonso secondo, ricevette i frati in udienza. I frati si riposarono alcuni giorni nel convento di Alemquer con il prezioso aiuto dell'infanta Sancha, sorella del re. L'infanta Sancha fornì ai frati abiti civili per facilitare la loro opera di apostolato tra i musulmani. I frati si imbarcarono successivamente alla volta di Siviglia, capitale dei re mori. Una volta giunti a destinazione, i frati si precipitarono alla principale moschea di Siviglia a predicare il Vangelo apertamente contro l'islamismo. I frati furono presi per folli e malmenati dalla folla. Non darsi per vinti, i frati si recarono al palazzo del re e chiesero con insistenza di poter parlargli. Miramolino ascoltò i frati di malavoglia. Miramolino andò presto su tutte le furie e ordinò di rinchiudere i frati in un'oscura prigione dopo aver sentito qualificare Maometto come falso profeta. Il figlio di Miramolino fece notare che una decapitazione immediata sarebbe stata sommaria e suggerì invece di osservare qualche formalità giuridica. Dopo alcuni giorni il sovrano convocò i frati davanti al suo tribunale. Il re, saputo del desiderio dei frati di andare in Africa, li imbarcò su un vascello per il Marocco anziché rimandarli in Italia. L'infante portoghese Don Pietro Fernando, fratello del re, fu compagno di viaggio dei cinque missionari.
Le prime prove e la spedizione militare
Berardo, che era conoscitore della lingua locale, prese subito a predicare la fede cristiana davanti al re e a criticare apertamente Maometto e il Corano. Miramolino fece cacciare i frati dalla città ordinando di rimandarli nelle terre cristiane. Appena liberati, i frati rientrarono in città e ripresero a predicare sulla pubblica piazza senza timore. Il re infuriato fece gettare i frati in una fossa per farveli perire di fame e di stenti. Dopo tre settimane di digiuno, i frati furono estratti dalla fossa in condizioni migliori rispetto a quando vi erano stati chiusi. Miramolino restò grandemente meravigliato dalle condizioni dei frati. Miramolino dispose per la seconda volta che fossero fatti ripartire per la Spagna. I frati riuscirono tuttavia a fuggire nuovamente e tornarono a predicare. L'infante di Portogallo bloccò i frati nella sua residenza sotto stretta sorveglianza per timore che il loro zelo pregiudicasse i cristiani del suo seguito. Miramolino marciò con il suo esercito per sedare alcuni ribelli e richiese l'aiuto del principe portoghese. I cinque francescani si trovavano al seguito del principe portoghese durante questa spedizione militare. Venuta a mancare l'acqua all'esercito, Berardo prese una vanga e scavò una fossa facendo scaturire un'abbondante sorgente d'acqua fresca. I mori provarono grande meraviglia per la miracolosa sorgente d'acqua.
Il martirio a Marrakech
Continuando a predicare nonostante il divieto esplicito del re, i frati furono nuovamente arrestati, flagellati e gettati in prigione. I frati furono quindi consegnati alla plebe perché vendicasse le ingiurie rivolte contro Maometto. I frati furono flagellati ai crocicchi delle strade e trascinati sopra pezzi di vetro e cocci di vasi rotti. Sulle piaghe dei martiri furono versati sale e aceto misti ad olio bollente. I martiri sopportarono le torture con una fortezza d'animo tale da sembrare impassibili. Miramolino rimase ammirato per la pazienza e la rassegnazione dei prigionieri. Miramolino cercò allora di convincere i prigionieri ad abbracciare l'Islam promettendo ricchezze, onori e piaceri mondani. I cinque frati respinsero fermamente l'offerta di cinque giovani donne come mogli. I frati perseverarono nell'esaltare la religione cristiana con coraggio incrollabile. Miramolino, preso dalla collera per il rifiuto costante, impugnò la scimitarra e decapitò i cinque frati. Il martirio avvenne il sedici gennaio millenovecentoventi presso Marrakech, in Mauritania, nell'odierno Marocco. Nel momento esatto del martirio le anime dei frati apparvero in cielo all'infanta Sancha. L'infanta Sancha era la benefattrice dei frati e si trovava raccolta in preghiera nella sua stanza. I corpi e le teste dei martiri furono gettati fuori dal recinto del palazzo reale. Il popolo si impadronì dei corpi tra urla e oltraggi di ogni genere. I corpi furono trascinati per le vie della città. I resti furono esposti sopra un letamaio in preda ai cani e agli uccelli feroci. Un improvviso temporale mise in fuga gli animali. I cristiani poterono così recuperare i resti dei frati e trasportarli nella residenza dell'infante. L'infanta fece costruire due casse d'argento di differente grandezza per accoglierli. Nella cassa più piccola furono deposte le teste. Nella cassa più grande furono deposti i corpi dei martiri. L'infante tornò in Portogallo portando con sé le reliquie. Le reliquie furono destinate alla chiesa di Santa Croce di Coimbra, dove sono ancora oggi oggetto di fervida venerazione.
La memoria e il culto
L'esperienza luminosa del martirio fece maturare in Sant'Antonio da Lisbona, conosciuto come Antonio di Padova, l'idea decisiva di passare ai Frati Minori. Sant'Antonio apparteneva precedentemente all'Ordine dei Canonici Regolari. San Francesco apprese la notizia del martirio dei suoi cinque figli spirituali con profonda commozione. San Francesco esclamò di poter dire finalmente di avere veramente cinque Frati Minori. I santi martiri comprendono i sacerdoti Berardo, Otone e Pietro e i religiosi Accursio e Adiuto. I frati erano stati mandati da San Francesco ad annunciare il Vangelo ai musulmani. I frati furono catturati a Siviglia e condotti a Marrakech. Il martirio fu eseguito per ordine del capo dei Mori trafiggendoli con la spada. I martiri furono canonizzati dal pontefice francescano Sisto quarto nel millesettecento ottantuno. Il Martyrologium Romanum commemora i santi martiri il sedici gennaio di ogni anno.
Il cammino del martirio
La vicenda di Berardo, Otone, Pietro, Accursio e Adiuto ebbe inizio nel 1219, quando San Francesco d'Assisi affidò loro la missione di portare il messaggio evangelico presso le popolazioni musulmane. Il loro itinerario missionario attraversò la Spagna e il Portogallo, terre in cui il fervore della loro predicazione cercò di trovare accoglienza e ascolto. Giunti a Siviglia, il loro impegno nell'annuncio cristiano si scontrò con le autorità locali; la loro audacia nel predicare contro l'Islam portò al loro arresto e a un periodo di dura prigionia, preludio alla prova definitiva che avrebbero affrontato poco tempo dopo.
Per ordine del sovrano locale, i cinque frati furono trasferiti in Marocco, dove la loro testimonianza incontrò una ferma opposizione. Nonostante le ripetute minacce, essi non rinunciarono alla fede professata, subendo flagellazioni e torture che ne misero a dura prova la resistenza fisica. La loro coerenza spirituale non vacillò nemmeno di fronte alle sofferenze più atroci, mantenendo intatta la propria dedizione al mandato ricevuto dal Fondatore. Il culmine di questo cammino di dolore e di luce avvenne il 16 gennaio 1220, quando il sovrano di Marrakech ordinò la loro decapitazione. Con questo atto estremo, i cinque religiosi sigillarono la loro testimonianza, diventando i primi martiri dell'Ordine dei Frati Minori e lasciando una traccia indelebile nella storia della Chiesa. La loro memoria, riconosciuta solennemente dalla Chiesa universale attraverso la canonizzazione di Sisto IV nel 1481, continua a interpellare il cuore dei fedeli, invitando a una riflessione profonda sul senso del dono di sé e sul valore della testimonianza cristiana in contesti di diversità e di prova.
Memoria e devozione
Il culto dei protomartiri francescani è celebrato con devozione nel giorno del loro transito, il 16 gennaio, data in cui il Martyrologium Romanum ne commemora il sacrificio. La loro figura rimane intrinsecamente legata all'identità storica e spirituale dell'Ordine dei Frati Minori, di cui sono patroni e protettori. La canonizzazione, avvenuta nel 1481, ha confermato la santità di questi uomini che, partendo dall'umiltà dell'esperienza francescana, hanno raggiunto le estreme periferie del mondo conosciuto per testimoniare la propria fede. La loro memoria non è soltanto un richiamo al passato, ma un invito costante alla fedeltà verso il Vangelo. Ogni anno, la ricorrenza liturgica permette alla comunità cristiana di rinnovare il legame con questi testimoni, la cui vita spesa fino al martirio continua a essere un faro di speranza e di dedizione per tutti coloro che cercano di vivere la propria vocazione con coraggio e spirito di sacrificio.
Domande frequenti
Quando si festeggiano i Santi Protomartiri dell'Ordine dei Frati Minori?
La memoria liturgica dei Santi Protomartiri Berardo, Otone, Pietro, Accursio e Adiuto si celebra il sedici gennaio.
Chi erano i componenti del gruppo dei protomartiri francescani?
Il gruppo era composto dai sacerdoti Berardo, Otone e Pietro e dai religiosi Accursio e Adiuto, inviati da San Francesco in missione.
Presso la città di Marrakesch in Mauritania nell’odierno Marocco, passione dei santi martiri Berardo, Ottone, Pietro, sacerdoti, Accorsio e Adiuto, religiosi, dell’Ordine dei Minori: mandati da san Francesco ad annunciare il Vangelo di Cristo ai musulmani, catturati a Siviglia e condotti a Marrakesch, per ordine del capo dei Mori furono trafitti con la spada. — Martirologio Romano