3 marzo
Beato Liberato Weiss
Sacerdote dei Frati Minori, martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e formazione
Liberato Weiss nacque a Konnersreuth, in Baviera, il 4 gennaio 1675. Entrò a far parte dell'Ordine dei Frati Minori il 13 ottobre 1698, presso il convento di Graz, che apparteneva alla provincia austriaca di San Bernardino. La sua formazione spirituale si concluse con la ricezione dell'ordinazione sacerdotale, avvenuta a Vienna il 14 settembre 1699. Nel corso della storia, i tentativi dei missionari cattolici di penetrare nei territori a maggioranza musulmana sono stati spesso vanificati dall'intolleranza dell'estremismo islamico, ma il cammino di Liberato prese una direzione diversa, legata alle terre cristiane d'Oriente divise da antiche controversie teologiche. L'Ordine Francescano ha pagato un tributo di sangue particolarmente elevato a causa delle persecuzioni e dell'estremismo religioso, e Liberato si inserì pienamente in questa nobile e sofferta tradizione di servizio alla Chiesa universale.
La chiamata e il primo viaggio
Nel 1703, il Commissario generale dell'Ordine Francescano chiese alle varie province di selezionare missionari idonei da inviare in Etiopia. Questa richiesta rispondeva a un preciso appello del sovrano locale, il quale aveva richiesto esplicitamente l'invio di sacerdoti cattolici per contrastare la diffusione del monofisismo. La dottrina monofisita si richiama a un'eresia nata quasi 1400 anni prima e condannata dal Concilio di Calcedonia. Questa particolare visione teologica nega la presenza delle due nature, umana e divina, in Cristo, ammettendo esclusivamente quella divina. In passato si verificavano scontri mortali dovuti a visioni dottrinali divergenti sulla figura di Gesù, e l'integralismo, il fanatismo e l'intolleranza sostituiscono talvolta la genuina religiosità. Nel 1703, Liberato Weiss era un giovane sacerdote di ventotto anni e si offrì volontario per l'attività missionaria in Etiopia, venendo accettato dalla congregazione di Propaganda Fide. La convergenza dei tre frati e la loro unione in una missione dagli esiti drammatici sono ascrivibili al caso, all'obbedienza francescana o alla Provvidenza. Weiss fu inviato insieme ad altri sette missionari, e la spedizione fu guidata da padre Giuseppe da Gerusalemme. Il gruppo lasciò Il Cairo, in Egitto, il 14 gennaio 1705 per intercettare la carovana di mercanti diretta in Etiopia. Nel mese di giugno del 1705, i missionari giunsero a Debba, nel Sudan, dove trovarono i soldati locali in aperta rivolta contro il re di Sennar, fatto che impedì loro di proseguire il viaggio. Per sottrarsi alle violenze dei ribelli, il 21 agosto 1705 si rifugiarono nella località di Allefun, un luogo sicuro in quanto rispettato per via della presenza di un famoso santuario musulmano. I missionari rimasero ad Allefun fino al 31 marzo 1708, data in cui furono convocati a Sennar dal re, che nel frattempo aveva sconfitto i rivoltosi. Dei dieci missionari iniziali ne erano rimasti soltanto tre: Giuseppe da Gerusalemme, Liberato Weiss e Michele Pio da Zerbo. Tra i rimanenti membri della spedizione iniziale, alcuni erano deceduti mentre altri erano rientrati al punto di partenza in Egitto. Nel maggio del 1709 morì il superiore della missione, padre Giuseppe da Gerusalemme. Rimasti in due, i superstiti fecero ritorno in Egitto il 30 giugno 1710. Padre Michele Pio, nella sua qualità di segretario del capo missione, redasse una relazione scritta del viaggio apostolico svolto tra il 1704 e il 1710 lungo la rotta del Nilo e svoltosi nel Sudan, senza essere riusciti a raggiungere l'Etiopia. Durante l'estenuante attesa lungo il Nilo, alcuni missionari abbandonarono la spedizione per fare ritorno in patria, mentre altri persero la vita. Rimasto solo con Michele Pio, Liberato Weiss fece ritorno in Egitto. La spedizione iniziale non riuscì a entrare in Etiopia a causa di un'insurrezione scoppiata contro il re richiedente, e Liberato Weiss e i suoi compagni trascorsero sei anni viaggiando lungo il corso del Nilo in attesa di un mutamento politico, senza raggiungere la destinazione.
Il secondo tentativo e l'arrivo a Gondar
Dopo un anno dal rientro in Egitto, si decise di tentare l'ingresso in Etiopia seguendo la rotta del Mar Rosso. Propaganda Fide stabilì di promuovere un ulteriore tentativo di spedizione passando per questa via, e il 20 aprile 1711 nominò Liberato Weiss prefetto apostolico della nuova impresa. Della nuova spedizione furono incaricati Michele Pio da Zerbo e Samuele Marzorati da Biumo, entrambi appartenenti alla provincia francescana di Milano. Samuele Marzorati era originario di Biumo Inferiore, nel territorio varesotto, mentre il cognome del terzo frate, Michele Pio, è storicamente incerto ed egli proveniva da Zerbo, in provincia di Pavia. Il nuovo gruppo di missionari partì da Il Cairo il 3 novembre 1711. Dopo un viaggio complesso, i tre frati giunsero nella capitale etiope il 20 luglio dell'anno successivo a quello della partenza dal Cairo, precisamente il 20 luglio 1712. A Gondar furono accolti favorevolmente dal sovrano locale, il re Justos, che però era fortemente osteggiato dai suoi oppositori. La situazione politica generale del regno etiope era instabile e gli europei erano visti con diffidenza. A causa delle continue turbolenze politico-religiose e di una forte avversione generale verso gli europei e i rappresentanti della Chiesa romana, i tre frati furono costretti a vivere in uno stato di sostanziale clandestinità. Il nuovo sovrano etiope, temendo disordini, proibì ai frati la predicazione, il dibattito religioso e la dichiarazione del loro mandato missionario per conto di Roma.
La prova della quotidianità e l'isolamento
Impossibilitati a predicare apertamente, i tre missionari si dedicarono allo studio della lingua locale, all'assistenza dei malati e all'attesa di aiuti dall'Europa. I missionari avvertirono una sensazione di totale abbandono morale e finanziario, poiché i sussidi economici inviati da Propaganda Fide giungevano in misura del tutto insufficiente, non coprendo né le spese per le cure mediche né il sostentamento dei frati. Per garantirsi la sussistenza quotidiana, Liberato Weiss si adattò a lavorare come orefice. Le precarie condizioni di vita e la tensione costante provocarono anche attriti interni, in particolare tra Liberato e Samuele. La popolazione locale manifestò un profondo odio verso i tre religiosi, identificandoli come diffusori di una cattiva religione. I frati furono vittime di calunnie, dicerie e di un progressivo isolamento sociale, mentre iniziarono a circolare maldicenze e calunnie sui missionari e sulla fede da loro professata. Inizialmente il re Justos ignorò le dicerie, ma in seguito decise di trasferire i missionari nella provincia del Tigré per placare i contrasti. Dopo la partenza dei missionari da Gondar, il re Justos si ammalò gravemente, e gli avversari di Justos approfittarono della sua malattia per incoronare sovrano David, figlio di un altro re. Gli usurpatori richiamarono immediatamente i missionari a Gondar.
Il processo e il martirio
I tre missionari furono arrestati e sottoposti a processo il 2 marzo 1716. Durante il dibattimento, i frati affermarono apertamente la loro identità di missionari cattolici e la verità del loro mandato. I tre rifiutarono fermamente la proposta di sottomissione alla circoncisione, un atto che avrebbe potuto salvare loro la vita ma che avrebbe rinnegato la loro fede. Con coraggio, i frati accusarono i propri giudici di essere cristiani soltanto di nome e non nei fatti. Per questa ragione, i tre religiosi furono condannati alla pena capitale mediante lapidazione. L'uccisione dei tre frati non fu opera di pagani o infedeli, bensì di altri cristiani considerati eretici dalle autorità cattoliche dell'epoca. L'esecuzione della condanna a morte avvenne il 3 marzo 1716 lungo le sponde del torrente Angareb, nella piazza Abbo a Gondar. Un monaco locale incitò la folla a dare inizio al linciaggio, scagliando una maledizione e una scomunica su chiunque non avesse tirato almeno cinque pietre contro i condannati. Prima di subire la violenza della folla, i tre frati affrontarono la morte scambiandosi un abbraccio e l'assoluzione reciproca. La testimonianza della loro fede in Cristo si realizzò in quel momento drammatico con il versamento del sangue anziché con la parola e con la predicazione.
La memoria e la beatificazione
Il processo informativo per la causa di beatificazione venne istruito a Vienna negli anni dal 1932 al 1933, essendo la capitale austriaca legata alla provincia francescana d'origine di Liberato Weiss. Papa Giovanni Paolo II ha proclamato beati i tre frati il 20 novembre 1988 a Vienna, nel corso della sua visita pastorale in Austria. Il Martirologio commemora presso Gondar, in Etiopia, i beati sacerdoti e martiri dell'Ordine dei Frati Minori Liberato Weiss, Samuele Marzorati e Michele Pio Fasoli da Zerbo, lapidati per la loro fede cattolica. La loro memoria resta scolpita nella storia della Chiesa come luminoso esempio di fedeltà al Vangelo e di dedizione missionaria spinta fino all'estremo sacrificio della vita.
Il cammino di fede
Il percorso spirituale di Liberato Weiss ebbe inizio in Baviera, la sua terra natale, dove maturò la vocazione religiosa che lo portò a intraprendere il cammino sacerdotale. Nel 1699, a Vienna, ricevette l'ordinazione presbiterale, atto che segnò il suo definitivo inserimento nell'ordine dei Frati Minori. Da quel momento, il suo cuore fu rivolto con crescente intensità verso le missioni estere, sentendo forte il richiamo a portare la luce della fede a chi ancora non conosceva il messaggio di Cristo. Dopo anni di preparazione e di attesa, nel 1711 partì per una missione che lo avrebbe portato a toccare diverse terre, dal Cairo fino al Sudan, in un viaggio faticoso e denso di incognite.
Il suo arrivo a Gondar, in Etiopia, avvenne nel 1712. In quel contesto difficile, Liberato Weiss scelse di vivere in clandestinità, cercando di esercitare il proprio ministero con discrezione e profonda dedizione. La sua presenza non passò inosservata e la sua ferma professione di fede suscitò resistenze che portarono, nel marzo del 1716, all'arresto dei missionari. Sottoposto a un processo per la sua fedeltà alla dottrina cattolica, egli non rinnegò mai la propria appartenenza a Cristo. Il 3 marzo 1716, la sua testimonianza giunse a compimento attraverso il martirio per lapidazione, sigillando nel sangue la sua fedeltà al Vangelo e il suo amore per le popolazioni tra le quali aveva scelto di vivere e morire.
Il ricordo del martirio
Il ricordo del Beato Liberato Weiss è indissolubilmente legato alla memoria liturgica dei martiri che condivisero con lui la medesima sorte e il medesimo amore per la missione, Samuele Marzorati e Michele Pio Fasoli. Il loro sacrificio collettivo è stato solennemente riconosciuto dalla Chiesa universale il 20 novembre 1988, quando Papa Giovanni Paolo II ha elevato Liberato Weiss agli onori degli altari, additandolo come modello di perseveranza per tutti i cristiani.
La memoria del beato non è soltanto un atto di devozione verso il passato, ma un invito costante a riflettere sul significato profondo della testimonianza cristiana nel mondo contemporaneo. La sua vita, trascorsa tra la Baviera, l'Austria e le aspre terre dell'Etiopia, insegna che la fede non conosce confini geografici e che l'annuncio del Vangelo può richiedere, ancora oggi, il coraggio di una coerenza radicale. La Chiesa celebra la sua memoria il 3 marzo, giorno in cui il suo spirito è tornato al Padre, affinché l'esempio di questo sacerdote dei Frati Minori possa continuare a ispirare quanti cercano, nella sobrietà e nel sacrificio, di servire il Signore con cuore indiviso.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Liberato Weiss?
La memoria liturgica e la ricorrenza del Beato Liberato Weiss si celebrano il 3 marzo, giorno del suo martirio.
Chi erano i compagni di martirio del Beato Liberato Weiss?
Liberato Weiss subì il martirio insieme ai confratelli Samuele Marzorati e Michele Pio Fasoli.
Presso Gondar in Etiopia, beati Liberato Weiss, Samuele Marzorati e Michele Pio Fasoli da Zerbo, sacerdoti dell’Ordine dei Frati Minori e martiri, che morirono lapidati per la fede cattolica. — Martirologio Romano