30 aprile
Beato Pietro Diacono (Levita)
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini, giovinezza e incontro con Gregorio
Il Beato Pietro Levita nacque nella metà del secolo sesto. Secondo una radicata tradizione e i codici liturgici dell'Archivio Capitolare di Vercelli, apparteneva alla famiglia Bulgaro, feudatari di Vittimulo. Il castello di Vittimulo diede origine all'attuale paese di Salussola, nella diocesi di Biella. Da giovane si sarebbe recato a Roma per perfezionare gli studi, sebbene Roma potrebbe essere stata la sua città natale. All'epoca la potenza dell'Impero Romano era un ricordo e le persecuzioni contro i cristiani erano cessate da due secoli. Il contesto storico era caratterizzato da numerosi movimenti eretici e scorribande dei barbari. Durante gli studi di lettere e filosofia, Pietro conobbe il futuro San Gregorio Magno, di qualche anno più anziano e monaco benedettino. Tra Pietro e Gregorio nacque una profonda amicizia che spinse anche Pietro a farsi religioso. Nel cinquecentoquarantasette fu nominato cardinale da Papa Benedetto I, inteso come religioso incardinato in una chiesa principale per importanti servizi. Gregorio fu eletto papa il tre settembre cinquecento novanta. Una delle prime decisioni di Gregorio fu inviare Pietro, divenuto suddiacono, in Sicilia come suo Vicario. In Sicilia Gregorio aveva fondato diversi monasteri e il patrimonio della Chiesa era considerevole. La prima lettera dell'epistolario di Gregorio Magno fu indirizzata ai vescovi siciliani per presentare il Vicario Pietro. Seguirono altre lettere del pontefice indirizzate direttamente a Pietro. Le lettere pontificie contengono espressioni lusinghiere nei confronti di Pietro e menzionano che il suo fisico era mingherlino. Nelle lettere si discuteva di problemi pratici come confini di terreni, donazioni, usura, tangenti, assistenza ai poveri, costumi del clero, costruzione di chiese e cariche ecclesiastiche. Le lettere contenevano anche rimproveri o ordini da eseguire con sollecitudine. Dalla Sicilia lo Stato della Chiesa si riforniva di grano, la cui mancanza poteva causare sommosse. Pietro rimase in Sicilia dal cinquecento novanta al cinquecento novantadue, risiedendo probabilmente a Siracusa. Ricoprì lo stesso incarico di Vicario in Campania per un anno. Si stabilì definitivamente a Roma e fu nominato diacono.
Il segretario di Gregorio e il prodigio dello Spirito Santo
Nel Proemio dei Dialoghi di San Gregorio si narra che questi si ritirò nel Monastero di Sant'Andrea al Celio stanco degli impegni di Pastore. Pietro offrì conforto al pontefice, il quale lo definì dilettissimo figlio, carissimo compagno in santo studio e singolare amico fin dalla sua prima gioventù. Pietro possedeva grande saggezza, tale da accogliere le confidenze del pontefice. Divenne segretario di Gregorio, collaborando alla stesura delle sue opere. I biografi Paolo il Diacono vissuto nell'ottavo secolo e Giovanni Diacono vissuto nel nono secolo tramandano un episodio cruciale della vita di Pietro. Mentre Gregorio dettava e Pietro scriveva divisi da una tenda, Pietro guardò oltre stupito dalla velocità dell'esposizione dogmatica. Pietro scoprì che lo Spirito Santo, in forma di colomba, suggeriva le verità della fede all'orecchio del papa. Pietro promise a Gregorio di mantenere il segreto a costo della vita. Papa Gregorio morì il dodici marzo seicento quattro. Prima di morire, Gregorio confidò a Pietro il timore che avrebbero cercato di distruggere le sue opere. Pietro rassicurò il papa promettendo che avrebbe impedito la distruzione in tutti i modi. Un anno dopo, durante una sommossa popolare causata dalla carestia, il pericolo per gli scritti divenne concreto. Circolava la voce che Gregorio avesse impoverito la Chiesa per eccessiva prodigalità verso i poveri. Pietro difese gli scritti dal rogo rivelando la loro ispirazione divina. Pietro si disse pronto a giurare sul pulpito della Basilica Vaticana brandendo la Sacra Scrittura e offrendo la propria vita come prova di verità. Il trenta aprile seicento cinque, in una basilica gremita, Pietro mantenne la promessa e stramazzò al suolo come colpito da un fulmine. Il gesto di Pietro salvò il patrimonio letterario e spirituale per la cristianità. Fu sepolto presso il campanile della Basilica Vaticana, vicino a Gregorio Magno. Fu acclamato santo e inserito nel Martirologio con memoria al dodici marzo.
Le reliquie, il culto e la devozione a Salussola
Il culto si diffuse in terra vercellese, alimentando il desiderio di possedere le sue reliquie. Due secoli dopo, le spoglie furono sottratte e condotte nel castello di Salussola. La venerazione si perse un secolo dopo a causa della rovina del castello. Nel novecento sessanta una pia donna discendente dei Bulgaro ebbe una visione e cercò le spoglie dimenticate. L'urna fu ritrovata dopo giorni di scavi e riconosciuta come autentica dal Vescovo Ingone d'Ivrea. Furono costruite una chiesa per accogliere le reliquie e un cenobio benedettino. Intorno all'anno Mille la festa era celebrata in tutta la diocesi. La festa fu celebrata fino al quindici settantacinque con il Rito Eusebiano. A Roma il furto delle reliquie fu scoperto da Clemente VIII solo agli inizi del Seicento. Si voleva ricongiungere le reliquie di San Gregorio Magno con quelle del suo fidato segretario sistemandole nel nuovo altare a lui dedicato in San Pietro. Il quindici marzo seicento fu indirizzata una lettera al vescovo di Vercelli Monsignor Ferreri affinché si facesse chiarezza sulla sottrazione delle reliquie. Il presule piemontese confermò che le reliquie erano venerate a Salussola. Il vescovo convinse il papa a desistere dal proposito di riavere le reliquie a Roma. Il culto era ormai esteso ai paesi vicini. I paesi vicini invocavano Pietro soprattutto durante le pestilenze. Nel diciassettesimo secolo e precisamente nel mille settecento ottantadue, l'Ordine dei Girolamini fu soppresso. I Girolamini erano subentrati ai Benedettini nella custodia del monastero del Beato Pietro. Nel mille settecento ottantadue la chiesa venne sconsacrata. Il Vescovo di Biella fece una ricognizione delle ossa. Le ossa furono trasportate definitivamente nella Parrocchia. Fu iniziato subito il processo per la conferma del culto ab immemorabili. Al processo lavorò anche don Davide Riccardi che sarebbe diventato Cardinale Arcivescovo di Torino. L'approvazione di Pio IX arrivò il tre maggio mille ottocento sessanta sei. Si diffuse l'errata iconografia del Beato in abiti cardinalizi. Nel mille novecento quarantacinque fu costruito un oratorio vicino al luogo in cui sorgeva l'antico monastero. L'oratorio fu costruito per sciogliere un voto fatto dai cittadini di Salussola durante la Prima Guerra Mondiale. La festa patronale si celebra con solennità e grande devozione la prima domenica di maggio. Ogni anno giunge da Olcenengo un pellegrinaggio per un voto fatto dalla comunità nel mille quattrocento ottanta quattro. Per tradizione ultramillenaria a Salussola viene indicato il luogo in cui sorgeva la sua casa natale. Pietro fu diacono animato da uno spirito di servizio. Pietro fu monaco sul Celio. Pietro per mandato del papa san Gregorio Magno amministrò con saggezza il patrimonio della Chiesa di Roma. Pietro fu ordinato diacono e servì con fedeltà il pontefice. Pietro Levita è beato. Pietro morì il trenta aprile seicento cinque.
Il servizio e la testimonianza
La vocazione del Beato Pietro Diacono si distinse per una dedizione operosa e silenziosa, posta interamente al servizio del magistero di San Gregorio Magno. Già nell'anno cinquecentonovanta, la sua autorevolezza e la sua profonda preparazione vennero riconosciute dal Pontefice, che lo nominò suo vicario papale in Sicilia. In tale ruolo, egli operò con saggezza nelle terre campane e siciliane, portando la sollecitudine della Sede Apostolica nelle comunità locali. Tuttavia, il suo contributo più alto rimase quello espresso nel segreto dello studio e della preghiera, dove egli prestò la propria opera come segretario di Gregorio Magno.
In un tempo in cui la parola divina necessitava di essere trascritta e difesa, Pietro Diacono fu testimone diretto dell'ispirazione che animava il Papa. Egli non si limitò a una funzione meramente burocratica o letteraria, ma sostenne con la propria vita la verità dei testi redatti. Questa missione di custodia della dottrina divenne il centro della sua esistenza, culminando in un atto di estrema fedeltà. Il trenta aprile dell'anno seicentocinque, Pietro Diacono morì a Roma mentre era impegnato nel nobile compito di difendere l'eredità spirituale e gli scritti di Gregorio Magno. Il suo trapasso, avvenuto nel segno di questa solerte custodia, ha consacrato il suo nome nella storia della Chiesa come esempio di umiltà, lealtà e coraggio intellettuale.
Il culto e la devozione
Il legame tra il Beato Pietro Diacono e la comunità di Salussola affonda le proprie radici in una devozione secolare. Il culto verso questo santo uomo fu solennemente sancito da Papa Pio Nono il tre maggio dell'anno milleottocentosessantasei, confermando la venerazione che da tempo il popolo gli riservava. La memoria liturgica del Beato, fissata al trenta aprile, è celebrata con particolare solennità a Salussola durante la prima domenica di maggio, momento in cui la comunità si stringe attorno alla memoria del suo patrono.
La fede dei fedeli ha guardato a Pietro Diacono non solo come modello di vita diaconale, ma anche come intercessore potente nei momenti di sofferenza collettiva. Egli è infatti invocato come protettore contro le pestilenze, in virtù di quella protezione che egli seppe offrire alla Chiesa durante la sua vita terrena. La memoria liturgica del dodici marzo arricchisce ulteriormente il ricordo di questo servitore di Dio, permettendo ai fedeli di rinnovare costantemente l'invocazione verso colui che, avendo servito il Papa con fedeltà, continua a intercedere per il popolo cristiano presso la gloria del Signore.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Pietro Diacono?
Si festeggia il dodici marzo e il trenta aprile, mentre la festa patronale si celebra con solennità e grande devozione la prima domenica di maggio.
Quali furono gli incarichi principali del Beato Pietro?
Fu monaco sul Celio, segretario di Papa Gregorio Magno, Vicario pontificio in Sicilia e in Campania per l'amministrazione dei beni della Chiesa, e infine diacono a Roma.
A Roma, beato Pietro Levita, che, monaco sul Celio, per mandato del papa san Gregorio Magno, amministrò con saggezza il patrimonio della Chiesa di Roma e, ordinato diacono, servì con fedeltà il pontefice. — Martirologio Romano