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30 aprile

San Mercuriale di Forlì

Vescovo

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini del culto e le prime fonti agiografiche

Le più antiche testimonianze su San Mercuriale riguardano proprio il suo culto e le chiese dedicate alla sua memoria. Tra il mille cinquanta e il mille ottanta, a seguito delle insistenti richieste dei fedeli e del vescovo cittadino, un autore anonimo scrisse la prima Vita di San Mercuriale. Tale autore fu in seguito identificato con san Pier Damiani, pur trattandosi di un monaco non forlivese. Questa prima biografia agiografica fu tratta direttamente da alcune pitture esistenti nell'antica basilica. Secondo l'illustre storico Lanzoni, l'autore di quella Vita interpretò male le pitture della primitiva chiesa, le quali in origine raffiguravano in quattro scene il trionfo del Cristianesimo sull'idolatria e dell'ortodossia sull'arianesimo. La prima Vita inserisce la figura del santo nello schema ordinario di un presule modello, includendo due episodi particolarmente caratteristici per l'edificazione dei fedeli.

Nel primo episodio, ambientato a Rimini, un giudice pagano di nome Tauro schernisce apertamente i cristiani e l'Eucaristia. Tauro considerava l'Eucaristia un semplice cibo comune da digerire come tutti gli altri. I santi vescovi della regione, ovvero Mercuriale di Forlì, Ruffillo di Forlimpopoli, Leo di Montefeltro, Gaudenzio di Rimini e Geminiano di Modena, accettarono la sfida per evitare che venisse meno la fede dei loro cristiani. I vescovi consacrarono le sacre specie e le dettero al giudice pagano. Tauro inghiottì le specie consacrate e morì dell'ignominiosa morte di Ario. È interessante notare come le affermazioni blasfeme di Tauro coincidano stranamente con gli insegnamenti di Berengario di Tours contemporanei alla composizione della Vita. A metà dell'undicesimo secolo si riteneva fermamente che Mercuriale fosse contemporaneo degli altri santi regionali citati, sebbene le tradizioni di Rimini sostenessero che quel gruppo di santi vescovi fosse presente al concilio di Rimini del tremilanquantanove. Tale gruppo comprendeva Mercuriale, Ruffillo, Gaudenzio, Geminiano, Leo e Marino. Gli scrittori forlivesi dovettero affrontare non poche difficoltà per accordare le tradizioni locali con quelle di Rimini, al punto che alcuni modificarono i nomi di persone e di luoghi, mutarono il nome da Alarico ad Atanarico, ridussero il pontificato di Mercuriale agli anni dal trecentocinquantanove al quattrocentosei, oppure supposero che vi fossero stati a Forlì due o tre vescovi di nome Mercuriale. I presunti vescovi di nome Mercuriale avrebbero pontificato rispettivamente negli anni centotrenta e centocinquantasei, negli anni dal trecentocinquantanove al quattrocentosei e negli anni dal quattrocentoquarantadue al quattrocentoquarantanove. Il Lanzoni ha confutato tutte queste leggende dimostrandone le varie assurdità, e ritiene Mercuriale un vescovo del quarto secolo, forse il protovescovo di Forlì.

Il secondo episodio agiografico riguarda un immane drago che infestava la zona compresa tra Forlì e Forlimpopoli. Mercuriale e Ruffillo si recarono insieme a combattere la fiera minacciosa. I santi vescovi immobilizzarono il drago ponendogli le stole attorno alla gola. Il mostro fu quindi chiuso in un profondo pozzo, dove si agita e freme ogni anno nel giorno della festa di San Mercuriale, secondo quanto tramandato dal racconto popolare. San Mercuriale morì il trenta aprile dopo aver esortato il popolo a restar saldo nella fede, e fu sepolto in un mausoleo in suo onore mentre in sua memoria fu innalzata la chiesa. Il martirologio colloca san Mercuriale a Forlì, dove si ritiene che abbia istituito la sede episcopale ed è considerato vescovo.

La basilica, i monasteri e le evoluzioni della leggenda

L'antica basilica sorgeva sulla stessa area dell'attuale, sebbene allora si trovasse fuori dalla cinta muraria di Forlì, e fu officiata dai Benedettini sin dalle testimonianze più antiche. L'autore ritiene che Mercuriale sia il costruttore della basilica che fu la prima e più antica cattedrale di Forlì. Il monastero di San Mercuriale è citato in un documento dell'otto aprile ottocentoquantatré come situato non lontano dalla città di Forlì. Il monastero di San Mercuriale e di San Grato è poi citato in un documento del quattordici maggio novecentosessantadue. Successivamente, il cenobio dei santi Mercuriale e Grato è menzionato in un documento del luglio undici cinquantanove. Chiese dedicate a San Mercuriale sono attestate anche a Ravenna a partire dal novecentoquarantotto e a Pistoia a partire dal novecentoquaranta. Un violento incendio scoppiato il ventuno luglio undici settantatré distrusse la precedente basilica e l'annesso monastero. L'attuale basilica di San Mercuriale a Forlì fu edificata tra il undici settantatré e il undici settantasei, e il campanile della basilica fu edificato nel undici ottanta. Nel undici settantasei, al termine dei lavori della basilica nuova, si tenne una traslazione o ricognizione delle reliquie del santo. Nell'arca fu posta una lamina plumbea che fissava la morte di Mercuriale al trenta aprile del centocinquantasei. La lamina plumbea dell'undici settantasei fu ritrovata nelle successive ricognizioni del milleduecentotrentadue, del quindici settantasei e del diciannovecentodue. La datazione della lamina fece insinuare che Mercuriale fosse il protovescovo di Forlì. Dopo il milleduecentotrentadue si formò una seconda leggenda su san Mercuriale basata su pitture della seconda basilica, anch'esse purtroppo scomparse.

Una lamina in piombo dei secoli quattordicesimo e quindicesimo testimonia di reliquie che Mercuriale avrebbe recato dalla Palestina. Gli Annales Forolivienses del quindicesimo secolo affermano che Mercuriale fu vescovo dal quattrocentoventidue al quattrocentoquarantanove. Gli Annales Forolivienses descrivono l'uccisione del drago in modo diverso rispetto al racconto precedente, narrando che Mercuriale andò in pellegrinaggio a Gerusalemme tornando con molte insigni reliquie, e che il santo liberò il popolo di Forlì dalla schiavitù del re di Spagna. Le Cronache di Leone Cobelli, scritte tra il mille quattrocentoquaranta e il mille cinquecento circa, ripetono notizie simili alle fonti precedenti. Secondo una fonte non specificata citata dal Cobelli, l'antica basilica era originariamente dedicata a Santo Stefano. Secondo le Cronache di Leone Cobelli, Mercuriale si recò in Spagna da Alarico. Mercuriale guarì il re goto ammalato e ottenne la liberazione di oltre duemila schiavi forlivesi. A Forlì esiste un rione chiamato Schiavonia sin dal nono secolo. Il trenta aprile è il dies natalis di San Mercuriale oppure il giorno della celebrazione di una sua traslazione, che sarebbe avvenuta dal cimitero adiacente alla basilica antica all'interno di essa. La data del trenta aprile potrebbe anche essere in relazione con la consacrazione della basilica, tenendo conto che la data della consacrazione della cattedrale di Ravenna è stata ritenuta pure la data della morte del suo costruttore Ursus. Il secolo quinto e la data di morte fissata al quindici aprile centocinquantasei completano il quadro delle memorie storiche e leggendarie tramandate intorno a questo insigne padre della Chiesa locale.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Mercuriale di Forlì?

Si celebra il trenta aprile, giorno tradizionalmente associato al suo dies natalis o alla traslazione delle sue reliquie.

Di cosa è patrono San Mercuriale di Forlì?

I dati forniti non menzionano specifici patronati oltre al suo ruolo storico di vescovo e fondatore della sede episcopale di Forlì.

A Forlì, san Mercuriale, vescovo, che si ritiene abbia istituito la sede episcopale in questa città. — Martirologio Romano