2 giugno
Beato Sadoc e 48 compagni
Martiri domenicani
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e le questioni storiche
L'esatta fisionomia storica del Beato Sadoc è oggetto di discussione tra gli studiosi del tredicesimo secolo. Esistono tuttora perplessità da parte degli storici circa l'identificazione del Beato Sadoc, e molti di essi lo ritengono ungherese anziché polacco. Nelle Vitae Fratrum viene citato fra Sadoc, in seguito priore a Zagabria, e si narra che egli fu inviato da San Domenico in Ungheria dopo il secondo capitolo generale dell'ordine del milletrecentoventuno. Sadoc fu inviato insieme a fra Paolo ed altri tre confratelli. Le medesime fonti delle Vitae Fratrum tacciono circa le presunte origini polacche e il martirio di Sadoc, mentre descrivono i martiri in Ungheria uccisi con la spada, trafitti da frecce, trapassati da lancia o bruciati. Il Taegio, nel suo De insigniis, include fra Sadoc tra i martiri della provincia ungherese, descrivendolo come un uomo devoto e santo che predicava la fede di Cristo con la parola e l'esempio, e ponendolo a capo di quarantotto frati. Il Loenertz asserisce che forse Sadoc sarebbe lo stesso personaggio a cui talvolta vengono associati novantatré o novantaquattro compagni di martirio, mentre l'Alberti conferma i numeri forniti nel De insigniis. Né il Taegio né l'Alberti considerano Sadoc polacco. Nel milletrecentocinquantasei il catalogo di Ususmaris censisce per la prima volta la figura di Sadoc Polonus. Il Loenertz ipotizza inoltre che alcuni autori abbiano arbitrariamente messo in rapporto Sadoc ed i suoi compagni con i martiri domenicani di Sandomierz in Polonia, tenendo conto che le antiche fonti relative ai martiri di Sandomierz ignorano i loro nomi e il loro numero. Un elemento di chiarificazione sulla geografia si ritrova nel fatto che, nel milletrecento sessanta, anno del martirio, l'Ungheria comprendeva anche alcune zone limitrofe poi passate alle vicine nazioni, spiegando così la non concordanza geografica e l'interpretazione ambigua del termine Ungheria utilizzato nelle Vitae Fratrum. Successivamente, nel diciannovesimo secolo, l'antropologo Sarama intraprese degli scavi sotto il convento di San Giacomo a Sandomierz, rinvenendo parecchi scheletri, alcuni con evidenti tracce di armi taglienti e frammenti di giavellotti, sebbene il regime comunista polacco abbia interrotto l'opera di scavo. A smentire ogni perplessità sull'identità concorrono l'ininterrotta tradizione domenicana e l'indulgenza concessa da Papa Alessandro IV a tutti coloro che il due giugno di ogni anno avessero visitato la chiesa domenicana di Sandomierz. A conferma di ciò, Papa Bonifacio VIII nel milletrecentonovantacinque accordò l'indulgenza plenaria per la festa di questi martiri celebrata in Roma presso la chiesa di Santa Maria ad Martyres.
Il martirio a Sandomierz e i compagni
La tradizione dell'Ordine Domenicano vuole che durante l'invasione tartara del milletrecentocinquantanove e milletrecento sessanta Sadoc fosse priore del convento domenicano di Sandomierz. La vigilia dell'espugnazione della città, il novizio addetto alla lettura del martirologio esclamò la frase sulla passione dei quarantanove martiri. Il secondo giorno di giugno del milletrecento sessanta i Tartari irruppero nella chiesa di San Giacomo per sterminare Sadoc e i suoi confratelli. I frati furono sterminati mentre erano intenti a cantare la Salve Regina, e il martirologio attesta che Sadoc fu sacerdote e martire a Sandomierz sulla Vistola in Polonia. Sadoc e i compagni dell'Ordine dei Predicatori furono uccisi dai Tartari mentre cantavano l'antifona invocando la Vergine. Da questi fatti nacque l'uso per i domenicani di cantare la Salve Regina al capezzale dei frati moribondi, e l'orazione liturgica della festa dei martiri parafrasa l'antifona mariana ricordando l'invocazione di Sadoc e compagni. L'elenco dei presunti quarantotto compagni di martirio comprende il vicario Paolo, il predicatore del convento Malachia, l'elemosiniere Andrea, il custode dell'orto Pietro, il maestro dei novizi Giacomo, il sindaco Abele e il penitenziere Simone. Fanno parte dell'elenco anche i frati Clemente, Barnaba, Elia, Bartolomeo, Luca, Matteo e Giovanni, insieme ai diaconi Filippo, Gioacchino, Giuseppe e Stefano. L'enumerazione prosegue con i suddiaconi Taddeo, Mosè, Abramo e Basilio, e con i chierici David, Aronne, Benedetto, Onofrio, Dominico, Michele, Mattia, Mauro e Timoteo. Tra i professi studenti figurano Gordiano, Feliciano, Marco, Giovanni, Gervasio, Cristoforo, Donato, Medardo e Valentino, mentre i novizi menzionati sono Daniele, Tobia, Macario, Raffaele e Isaia. Completano la schiera dei martiri i frati conversi Cirillo sarto, Geremia calzolaio e Tommaso organista. Sadoc è ritenuto presumibilmente uno dei novanta martiri domenicani in Ungheria uccisi dai Tartari, ma il culto tributato a Sandomierz fu confermato solennemente da Papa Pio VII il diciotto ottobre millettecentosette.
La vita e il martirio
La vicenda del Beato Sadoc si inserisce nel fervore missionario che caratterizzò l'ordine dei Frati Predicatori fin dalle sue origini. Partito alla volta dell'Ungheria dopo il milleduecentoventuno, egli rispose con obbedienza all'invio di San Domenico, portando il messaggio della Parola in terre lontane e complesse. Il suo cammino si compì poi a Sandomierz, dove assunse il ruolo di priore del convento locale, guidando i confratelli nel servizio quotidiano e nella preghiera. La vita del priore e della sua comunità fu bruscamente interrotta dall'invasione dei Tartari, un evento che portò desolazione e morte in tutta la regione polacca. In quel tragico due giugno milleduecentosessanta, i religiosi si trovarono dinanzi alla minaccia imminente dell'annientamento. Invece di cedere allo sconforto, scelsero di testimoniare la propria appartenenza a Cristo attraverso la liturgia. La tradizione narra che, mentre i nemici irrompevano nel convento, i quarantotto compagni di Sadoc si unirono a lui nel canto solenne della Salve Regina. Questa preghiera, elevata in un momento di estrema tribolazione, divenne il sigillo del loro sacrificio. Il martirio non fu solo l'esito tragico di un conflitto bellico, ma il compimento di una vocazione vissuta fino all'ultimo respiro nell'abbandono fiducioso alla volontà del Signore. La memoria di questo evento si è conservata intatta nei secoli, tramandando il coraggio di chi, anche nel momento della prova suprema, ha scelto di lodare Dio anziché temere gli uomini, lasciando una traccia indelebile nella storia della santità domenicana.
Il culto
Il culto del Beato Sadoc e dei suoi quarantotto compagni è stato ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa cattolica, che ha visto nel loro sacrificio una testimonianza di fede eroica. La conferma del culto fu proclamata solennemente da Papa Pio Settimo il diciotto ottobre dell'anno milleottocentosette. Da allora, il due giugno è diventato il giorno in cui la comunità cristiana commemora il loro martirio avvenuto a Sandomierz. Questa celebrazione non è soltanto il ricordo di un evento passato, ma un invito a riflettere sulla perseveranza nella preghiera e sulla fedeltà ai voti religiosi, anche nelle circostanze più avverse. La memoria di questi martiri continua a ispirare i fedeli, ricordando che la testimonianza cristiana non conosce confini e che il dono della vita, offerto in unione con il canto della Salve Regina, risuona ancora come un inno di vittoria sulla morte.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Sadoc?
Il Beato Sadoc e i compagni martiri si celebrano il due giugno di ogni anno.
A Sandomierz sulla Vistola in Polonia, beati Sadoc, sacerdote, e compagni dell’Ordine dei Predicatori, martiri, che, come si tramanda, furono uccisi dai Tartari, mentre cantavano l’antifona ‘Salve Regina’, salutando così in punto di morte la Madre della Vita. — Martirologio Romano