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2 giugno

Santi Marcellino e Pietro

Martiri

Santi Marcellino e Pietro

Aggiornato il 15 settembre 2026

Il contesto della persecuzione e la testimonianza in carcere

Nel corso del quarto secolo, e precisamente nel 304, a Roma imperversa la grande persecuzione anticristiana voluta dall'imperatore Diocleziano. Questa drammatica stretta rappresenta l'ultima grande mattanza ordinata dall'autorità romana prima della clemenza di Costantino. Il secondo dei quattro editti emanati da Diocleziano impone l'arresto sistematico di vescovi, sacerdoti e diaconi, e molti cristiani vengono giustiziati poiché i tribunali possiedono la facoltà di emettere la sentenza capitale. In questo frangente così doloroso, il sacerdote Marcellino finisce in carcere, dove sceglie fermamente di rifiutare qualsiasi forma di abiura della fede cristiana. Molte prigioni dell'epoca diventano spontaneamente piccole comunità di credenti e, proprio durante la detenzione, il prete Marcellino ha la grazia di conoscere l'esorcista Pietro. Condividendo la medesima sorte di tribolazione, Marcellino e Pietro non smettono di annunciare Cristo ai compagni di sventura e a quanti si avvicinano, tanto che molte persone si convertono chiedendo il santo Battesimo. I racconti agiografici tramandano la memoria di prodigi straordinari avvenuti in quel periodo, tra i quali spicca la guarigione della figlia del carceriere. Di fronte a questa straordinaria fioritura di fede e alla resistenza irremovibile dei due prigionieri, il giudice decide infine di eliminarli per soffocare la testimonianza evangelica.

Il martirio nella selva e la pietà della matrona Lucilla

Il giudice ordina che Marcellino e Pietro siano condotti nel folto di una selva per la condanna a morte, attuando una precisa scaltrezza per mantenere sconosciuti i sepolcri e fare in modo che i corpi rimanessero nascosti a tutti. I martiri vengono dunque torturati e portati in un bosco noto come Selva Nera, una località che nel corso del tempo cambierà nome. Giunti sul luogo del supplizio, i santi sono costretti a scavarsi la fossa con le proprie mani, dopodiché vengono infine decapitati. Per la rigida legge dell'ordinamento romano, la giustizia imperiale è così compiuta. Tuttavia, la memoria dei giusti non può andare perduta nell'oscurità. Una matrona romana di nome Lucilla rintraccia tempo dopo il luogo esatto del martirio, guidata dalla grazia e dalla devozione. Lucilla fa quindi spostare le sante salme di Marcellino e Pietro dalla Selva Nera, che in seguito verrà ribattezzata Selva Candida. La pia donna dà una degna sepoltura alle loro membra nel cimitero situato a Roma sulla via Labicana, un luogo che oggi si trova sulla via Casilina ed è forse così chiamato per la presenza di due allori. La tradizione scritta resiste attraverso i secoli, sostenuta da pietre antiche e da alberi legati al ricordo dei martiri, mentre tracce di una natura ormai scomparsa continuano a vivere nei documenti tramandati.

Le fonti storiche, il culto liturgico e le testimonianze antiche

La più antica e autorevole notizia sul martirio è tramandata da papa san Damaso, il quale muore nel 384 e attesta di aver appreso la storia in gioventù direttamente dalla bocca dello stesso carnefice. Papa Damaso compone un apposito carme da fare incidere sulla nuova tomba dei martiri. Successivamente, in seguito alle distruzioni operate dai Goti che danneggiano la tomba e il carme originario, papa Vigilio fa ricollocare l'iscrizione e compie il gesto fondamentale di inserire i nomi dei due martiri nel Canone della Messa. Le radici di questi due martiri cristiani del quarto secolo affiorano con chiarezza dagli antichi martirologi e dai reticoli sotterranei scavati nel tufo. Il Martirologio Geronimiano attesta puntualmente che Marcellino era presbitero e Pietro esorcista, e commemora la loro passione il due giugno nel cimitero ad duas lauros, situato al terzo miglio della via Labicana. Il dies natalis è concordemente attestato da tutti i libri liturgici e agiografici. L'autore del Liber Pontificalis afferma che l'imperatore Costantino edificò una basilica in loro onore, e allo stesso periodo risale l'inserimento del loro ricordo nella liturgia ambrosiana, oltre alla dedicazione di un'altra chiesa intitolata ai martiri sulla moderna via Labicana all'angolo con via Merulana, già attestata nel sinodo romano del 595. I pellegrini del settimo secolo continuano a venerare i martiri sul luogo della sepoltura, mentre le chiese romane e le catacombe aperte e vive perpetuano incessantemente la loro sacra memoria.

Le tradizioni agiografiche, le traslazioni e l'iconografia

Quasi nello stesso periodo della prima fioritura agiografica fu composta una passio che parafrasa il carme damasiano, aggiungendo tuttavia notizie fantastiche sui santi. Secondo questo racconto leggendario, i santi avrebbero avuto relazione con i martiri Artemio, Seconda e Paolina, e sarebbero stati uccisi al dodicesimo miglio della via Aurelia, in una località detta Silva Candida o antica Lorium. La medesima passio narra che il carnefice si chiamasse Doroteo e che, giunto in vecchiaia, si convertisse al cristianesimo ricevendo il battesimo dalle mani di papa Giulio I. A proposito delle reliquie, si registrano traslazioni più o meno lecite, tra cui il trasferimento in Germania, a Seligenstadt, sebbene il racconto di Eginardo faccia sorgere fondati sospetti riguardo a tale operazione. In questa vicenda il diacono Deusdona fu parte in causa ed agente principale, ingannando secondo il suo costume i messi dello scrittore ed abate Eginardo. Per quanto riguarda l'aspetto visivo, mirabilmente studiato dall'autore della sezione iconografica Agostino Amore, i due martiri sono in genere rappresentati come uomini di mezza età, dotati di una breve barba, provvisti della tonsura ecclesiastica e con tra le mani un rotulo o una corona. Nelle catacombe romane denominate da loro, risalenti al quarto e quinto secolo, un affresco li presenta contraddistinti dal nome ma privi di aureola, raffigurati accanto all'Agnello. Un altro affresco di datazione successiva, risalente al quinto o sesto secolo e analizzato da Claudio Mocchegiani Carpano, si trova nelle catacombe di Ponziano; tale raffigurazione presenta i martiri imberbi, contraddistinti dal nome e disposti ai lati di san Pollione.

Domande frequenti

Quando si festeggia santi Marcellino e Pietro?

La memoria liturgica dei santi Marcellino e Pietro si celebra annualmente il due giugno.

Dove furono sepolti originariamente i martiri Marcellino e Pietro?

Dopo il martirio nella selva e il successivo ritrovamento a opera della matrona Lucilla, furono sepolti a Roma sulla via Labicana nel cimitero ad duas lauros.

Santi martiri Marcellino, sacerdote, e Pietro, esorcista, che, come riporta il papa san Damaso, furono condannati a morte durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano; condotti tra i rovi sul luogo del supplizio, ebbero l’ordine di scavarsi il sepolcro con le proprie mani, perché i corpi rimanessero nascosti a tutti, ma la pia donna Lucilla diede degna sepoltura alle loro sante membra a Roma sulla via Labicana nel cimitero ad Duas Lauros. — Martirologio Romano