Beato Tommaso da Orvieto

Religioso

Aggiornato il 22 luglio 2026

Origini e vocazione

Il Beato Tommaso nacque ad Orvieto da una buona famiglia, la quale gli trasmise fin dalla fanciullezza un ardente amore per la Santa Vergine. Fin da piccolo Tommaso recitava ogni giorno preghiere in onore della Vergine camminando per la strada e talvolta in ginocchio, dimostrando una precoce e profonda inclinazione alla vita spirituale. Spinto da questo fervore, Tommaso decise di farsi religioso consacrandosi alla Madre del Signore nell'Ordine fondato nel milleduecentotrentatré da sette mercanti fiorentini. L'Ordine dei Servi di Maria giunse ad Orvieto nel milleduecentosessanta, offrendo il contesto comunitario alla sua vocazione. Negli anni giovanili di Tommaso viveva ad Orvieto il dotto frate Bonaventura da Pistoia, figura di grande rilievo spirituale. Bonaventura da Pistoia fu maestro in santità e dottrina, collaboratore di San Filippo Benizzi e guida spirituale di Santa Agnese da Montepulciano. In questo fervido clima ecclesiale, Tommaso volle essere un semplice frate converso ad imitazione della Vergine, rifiutando ogni ambizione terrena per abbracciare la via della totale piccolezza.

Il servizio ai poveri e i miracoli

Tommaso fu destinato alla raccolta delle elemosine, svolgendo l'incarico con devozione e spirito di servizio. Tommaso era umile nel mendicare e gioioso nel donare, e fu ricompensato da Dio con segni miracolosi. Svolgendo questo compito quotidiano, Tommaso entrava in contatto con varie classi sociali e toccava con mano la miseria dei bisognosi. Tommaso donava quanto poteva ai bisognosi, privandosi del necessario per il suo sostentamento e manifestando una carità senza riserve. Tra i prodigi attribuiti alla sua intercessione e al suo spirito di preghiera, la tradizione tramanda episodi di straordinaria intensità. Durante un inverno Tommaso incontrò una donna gravida che desiderava mangiare fichi. Tommaso promise alla donna incinta che l'indomani l'avrebbe accontentata nonostante fosse inverno. Dopo aver pregato, Tommaso trovò nell'orto tre fichi e cinque foglie su un rametto e li portò alla donna. Per questo motivo Tommaso fu chiamato il frate del fico e assunto tale simbolo nella sua iconografia. L'albero di fichi diede in seguito frutti di sapore particolare. La potenza della sua fede operò ulteriori meraviglie: Tommaso guarì due ciechi mentre era in vita e salvò illeso un ragazzo caduto in un precipizio.

Transito e memoria storica

Il Beato Tommaso morì nell'anno millenovecentoquarantatré, concludendo un percorso terreno segnato da profonda santità. La sepoltura di Tommaso si trova presso l'altare della Vergine dei Dolori, e la tomba del beato divenne rapidamente meta di pellegrinaggi e fonte di grazie per quanti vi si accostavano con fede. A inizio Seicento il priore del convento dei Servi di Orvieto raccolse memorie, documenti e relazioni di grazie per gli annali dell'Ordine, consolidando la memoria storica del pio frate. Fra Luca Pucci di Foligno fu superiore della provincia tra il millenovecentonovantotto e il millenovecentouno. Sotto Fra Luca Pucci si procedette alla ricognizione segreta e notturna del corpo del beato Tommaso. Il corpo di Tommaso era inumato insieme a quello del beato Bonaventura da Pistoia secondo le antiche memorie. La cassa fu aperta dopo l'autorizzazione del vescovo e in presenza di un notaio, tutelando con rigore la sacralità delle spoglie.

Tradizioni liturgiche e iconografia

La festa diocesana del beato si celebra il ventuno giugno ab immemorabili. Un'altra memoria liturgica era il primo martedì dopo Pasqua con celebrazione in duomo e venerazione delle reliquie nella chiesa dei Servi. La festa del primo martedì dopo Pasqua fu celebrata fino alla riforma del calendario liturgico. La memoria propria dell'Ordine dei Servi di Maria per il beato è fissata al ventisette giugno. Il comune di Orvieto offriva ogni anno il ventuno giugno un cero per l'altare delle spoglie del beato Tommaso, e la notizia dell'offerta del cero è attestata da documenti del millenovecentosessantatré nell'Archivio di Stato di Orvieto. La popolazione di Orvieto nutriva una devozione unanime verso il frate Tommaso, e Tommaso fu dichiarato santo dai suoi concittadini secoli prima della conferma ufficiale della Chiesa. Nel millesettecentocinquantotto furono dipinti dieci medaglioni sulla vita e sui miracoli post mortem del beato. I dieci medaglioni sono scomparsi durante i lavori di ristrutturazione della chiesa nella seconda metà dell'Ottocento. I medaglioni servivano a far conoscere le virtù del beato alla popolazione in larga parte analfabeta. Esiste un documento del processo di beatificazione scritto dieci anni dopo l'esecuzione dei medaglioni che ne descrive il contenuto.

I medaglioni e le immagini

Il primo medaglione raffigurava il piccolo Tommaso che vede in sogno l'Addolorata che gli porge l'abito dei Servi. Il secondo medaglione raffigurava la carità dei pani verso i poveri. Il terzo medaglione raffigurava il dono dei fichi in pieno inverno alla donna gravida. Il quarto medaglione raffigurava il beato che prega per un giovane caduto in un dirupo. Il quinto medaglione raffigurava la restituzione della vista ad un cieco. Il sesto medaglione raffigurava la guarigione di un monaco da una cancrena. Il settimo medaglione raffigurava la liberazione dal carcere di un condannato a morte. L'ottavo medaglione raffigurava un cieco in preghiera davanti al sepolcro del beato. Il nono medaglione raffigurava devoti davanti al sepolcro del beato. Il decimo medaglione raffigurava due frati che porgono una reliquia del beato ad un'inferma. Accanto a queste rappresentazioni pittoriche, l'immagine più antica di fra Tommaso è conservata in sacrestia. L'immagine è inserita in un tondo raffigurante santi e beati dell'Ordine. L'immagine fu eseguita dalla mano di Luca Signorelli, vissuto tra il millenovecentoquarantacinque e il millesinquecentoventitré.

Ricognizioni e conferma del culto

Nel millesettecentotrentotto fu effettuata un'ulteriore ricognizione delle reliquie di fra Tommaso. Durante la ricognizione del millesettecentotrentotto furono rinvenute una pergamena datata millenovecentoquarantatré e alcuni ramoscelli di fico. Lo scheletro fu analizzato dai periti e risultò in discrete condizioni. Al termine delle operazioni di ricognizione furono suonate le campane e cantato il Te Deum in segno di rendimento di grazie. Papa Clemente XIII confermò il culto di fra Tommaso il dieci dicembre millesettecentosessantotto. Alla conferma del culto seguirono grandi festeggiamenti in tutta la regione. Nel millenovecentodue si procedette al cambio dell'abito delle reliquie. Nel millenovecentodue alcune reliquie furono portate a Roma presso la postulazione dell'Ordine. Il corpo del beato riposa oggi sotto la mensa dell'altare maggiore della chiesa dei Servi. I frati dell'ordine dei Servi sono ancora coadiuvati, a distanza di sette secoli, dall'ordine secolare, nato qualche anno prima dell'umile frate del fico. Il Beato Tommaso è un religioso dell'Ordine dei Servi di Maria, vissuto intorno al milletrecento fino al millenovecentoquarantatré ed è strettamente associato alla località di Orvieto in Umbria.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Tommaso da Orvieto?

Si celebra il ventuno giugno, data liturgica diocesana e ab immemorabili, e il ventisette giugno come memoria propria dell'Ordine dei Servi di Maria. Storicamente la festività veniva celebrata anche il primo martedì dopo Pasqua.

A Orvieto in Umbria, beato Tommaso, religioso dell’Ordine dei Servi di Maria. — Martirologio Romano