31 marzo
San Beniamino
Diacono e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il contesto della persecuzione
Nel corso del quinto secolo, la comunità cristiana in terra persiana affrontò una lunga persecuzione che iniziò sotto il regno di Iezdegerd il primo e terminò con quello del successore Bahram-Gor. Intorno all'anno 420, lo sfrenato zelo di alcuni cristiani capeggiati da un sacerdote di nome Hasu portò ad incendiare un pireo, ovvero un tempio dedicato al culto del fuoco ad Ergol, località nota anche come Argul. A causa della distruzione del tempio furono arrestati il vescovo Abdas, suo fratello Papa, i preti Hasu e Isacco, il segretario Ephrem, il suddiacono Papa e i laici Daduq e Durtan. Poiché le autorità civili ingiunsero al vescovo Abdas di ricostruire il tempio ed egli si rifiutò fermamente di compiere tale gesto, tutti loro furono condannati a morte. Esistono varie versioni discordanti riguardanti questa feroce persecuzione, in buona parte tratte dai sinassari bizantini, e le notizie relative ai nomi dei martiri, alla data e al luogo del martirio presentano talvolta elementi imprecisi. Altri martiri associati nella celebrazione di quella persecuzione furono Ormisda, noto anche come Manides, Sahin e il diacono di Ergol, Beniamino.
Il martirio e la testimonianza
San Beniamino prestava il proprio servizio come diacono ad Ergol in Persia. Egli fa parte di questo gruppo di martiri uccisi durante la grande persecuzione e la sua morte avvenne verso l'anno 420, precisamente nei primi due anni del regno di Bahrom-Gor. Il martirologio ricorda san Beniamino proprio in località Argol come un diacono che non desistette mai dal predicare le verità della fede e la parola di Dio, incurante delle minacce e dei divieti imposti dal re Bahrom-Gor. Secondo quanto tramandato dal martirologio, la sua testimonianza suprema si consumò in modo particolarmente cruento, con canne e legni sottili e acuminati conficcati negli orifizi e sotto le unghie. La persecuzione che colpì la Chiesa di Persia e strappò la vita a san Beniamino trovò un epilogo politico nel 422, anno in cui il re Bahrom-Gor fu vinto dall'imperatore Teodosio il secondo. Quest'ultimo pose come condizione imprescindibile per la pace la concessione della libertà di culto per i cristiani di Persia.
Il ministero e il martirio
Nel territorio di Ergol, situato nell'antica Persia, il diacono Beniamino svolse la sua missione con umiltà e fervore pastorale. Durante il quinto secolo, in un contesto storico segnato da forti tensioni religiose, egli non esitò a farsi annunciatore della buona novella, guidando i fedeli e sostenendo la comunità locale con la grazia del suo ministero ordinato.
La sua fedeltà a Cristo fu messa alla prova sotto il regno del sovrano Bahram-Gor. Nonostante i divieti e i pericoli crescenti, Beniamino continuò a predicare la fede cristiana con instancabile audacia, rifiutando di nascondere la luce del Vangelo. Questa sua ferma determinazione lo condusse infine all'arresto e alla condanna. Nell'anno 420, proprio a Ergol, egli subì un atroce martirio, durante il quale gli vennero conficcate canne acuminate sotto le unghie. La sua offerta silenziosa e dolorosa consumò così la sua testimonianza terrena, unendo il suo sacrificio a quello di Cristo sulla croce.
La memoria liturgica
La memoria di San Beniamino diacono è custodita con profonda venerazione nel Martirologio Romano, che ne fissa la commemorazione al 31 marzo. La sua testimonianza, radicata nella terra di Persia, continua a parlare al cuore dei credenti di ogni epoca, invitando alla coerenza della vita e alla fermezza nella fede, anche di fronte alle prove più dolorose dell'esistenza.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Beniamino?
Il Martyrologium Romanum commemora san Beniamino il trentuno marzo.
Di cosa è patrono San Beniamino?
Le fonti storiche e i dati biografici disponibili non menzionano alcun patronato specifico attribuito a san Beniamino.
In località Argol in Persia, san Beniamino, diacono, che non desistette dal predicare la parola di Dio e, sotto il regno di Vararane V, subì il martirio con delle canne acuminate conficcate nelle unghie. — Martirologio Romano