27 luglio
San Bertoldo di Garsten
Abate benedettino
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e la formazione
Nato in Austria da una nobile famiglia verso la fine del secolo undicesimo, circa nell'anno 1060, il giovane Bertoldo sentì presto il richiamo della vita contemplativa. Da giovanissimo entrò nel monastero benedettino di San Biagio di Golwin, situato nella Foresta Nera, una catena montuosa della Germania. In quel luogo di preghiera e lavoro, la sua dedizione fu presto riconosciuta, tanto da essere in seguito eletto bibliotecario e priore della comunità. Verso l'anno 1105 fu chiamato dall'abate Hartmann a Göttweig, nella diocesi di Passau, per sostituire il priore Wirnt, il quale era stato inviato con alcuni monaci nel monastero di Garsten in Stiria. La Stiria è una regione dell'Austria situata fra la Carinzia e l'Ungheria, e il monastero di Garsten era stato fondato da Ottocaro, marchese della regione. Quando nel 1111 Wirnt fu mandato a dirigere un monastero in Baviera, Bertoldo gli successe come abate nella guida di Garsten.
Il governo e la riforma cluniacense
San Bertoldo fu il primo abate ad ispirarsi alla riforma monastica cluniacense in Austria nel governo del suo monastero. L'abbazia di Garsten in Stiria fu infatti una delle poche comunità benedettine dell'Impero a conoscere i benefici della riforma di Cluny, la quale era stata voluta da san Brunone nel 910. Con accorta organizzazione, il nuovo abate aumentò le proprietà del monastero di Garsten, grazie a doni e lasciti di privati e dell'imperatore Corrado III. L'imperatore Corrado III visse dal 1093 al 1152. Con il ricavato dei benefici, Bertoldo costruì una foresteria per gli ospiti e un ospizio per i poveri. Sotto la sua guida e con la promozione dello splendore del culto, Garsten divenne un centro di attrazione. Nel cenobio di Garsten in Stiria, nell'odierna Austria, aveva facile accesso chi cercava consiglio o aiuto.
La santità e i prodigi
Egli fu austero nella vita e diede esempio di assiduità nella preghiera e nel ministero sacro. Insegnò ai monaci e ai laici la pratica della confessione frequente, cosa insolita per quei tempi, e passava varie ore nel confessionale, avendo persino l'imperatore Corrado III tra i suoi penitenti. Durante la sua vita terrena, ebbe il dono della profezia e un grande potere taumaturgico, oltre ad avere a volte il dono di moltiplicare le risorse dell'abbazia. La tradizione riferisce che il pio abate spese ogni sua energia al servizio di Dio e del prossimo, unendo l'intercessione miracolosa alla concretezza della carità.
Il transito e il culto
San Bertoldo morì a Garsten in Austria il ventisette luglio 1142. Il culto verso di lui cominciò subito dopo la morte e fu sanzionato dal vescovo di Passau nel 1236. Tale devozione proseguì soprattutto in Austria con approvazioni diocesane, senza una iniziale dichiarazione ufficiale della Chiesa. Nel 1951 i Benedettini austriaci si attivarono per riprendere i necessari processi per il riconoscimento. L'otto gennaio 1970, con decreto di papa Paolo VI, si ebbe infine la conferma del culto di san Bertoldo abate di Garsten.
La vita
Nato in Austria nel millecentosessanta, Bertoldo scelse fin dalla giovinezza di consacrare la propria esistenza al Signore entrando nel monastero benedettino di San Biagio di Golwin. La sua vocazione si sviluppò in un clima di preghiera e disciplina, che lo condusse successivamente a maturare la propria esperienza presso l'abbazia di Göttweig. La svolta del suo ministero avvenne nell'anno millecentoundici, quando ricevette la nomina ad abate del monastero di Garsten. In questo luogo, il santo profuse le sue migliori energie per consolidare la vita della comunità, accogliendo e introducendo con fermezza la riforma cluniacense, volta a ripristinare l'osservanza monastica originaria e a elevare la dignità della preghiera liturgica.
L'azione di San Bertoldo non si limitò alla gestione interna dell'abbazia, ma si estese con vigore alla cura spirituale dei fedeli. Egli comprese che il rinnovamento della Chiesa passava attraverso il sacramento della riconciliazione, promuovendo assiduamente la pratica della confessione frequente come via privilegiata per la conversione del cuore. Tale sapienza spirituale gli valse il rispetto e la fiducia dell'imperatore Corrado terzo, che lo scelse come proprio confessore personale, riconoscendo in lui una guida sicura e un uomo di Dio capace di leggere le inquietudini del tempo alla luce del Vangelo. Dopo una vita spesa nel servizio fedele, San Bertoldo concluse il suo cammino terreno a Garsten nell'anno millecentoquarantadue, lasciando un'eredità di santità che la Chiesa avrebbe solennemente riconosciuto molti secoli più tardi, nel millenovecentosettanta, per mano del pontefice Paolo sesto.
Il culto
La memoria di San Bertoldo di Garsten continua a essere onorata con devozione, specialmente nelle terre austriache che videro il suo impegno infaticabile. La sua figura è stata ufficialmente iscritta nel catalogo dei Santi da papa Paolo sesto nell'anno millenovecentosettanta, un riconoscimento che ha confermato la validità del suo esempio per le generazioni cristiane. Il culto del santo abate non è legato a clamorosi prodigi, quanto piuttosto alla testimonianza silenziosa e costante di un uomo che ha saputo vivere la propria vocazione nella fedeltà quotidiana ai doveri del proprio stato.
I fedeli che si rivolgono a lui trovano in San Bertoldo un intercessore che ha compreso profondamente il valore della misericordia divina, quella stessa misericordia che egli amministrava con tanta cura attraverso il sacramento del perdono. La sua commemorazione, che ricorre ogni anno il ventisette luglio, invita i cristiani a riscoprire l'importanza della vita interiore e della disciplina spirituale, ricordando come ogni autentico rinnovamento della Chiesa debba sempre scaturire da un incontro personale e frequente con il Signore, nel segreto del cuore e nella comunione fraterna.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Bertoldo di Garsten?
La memoria liturgica si celebra il ventisette luglio.
Nel cenobio di Garsten in Stiria, nell’odierna Austria, beato Bertoldo, abate, al quale avevano facile accesso i penitenti in cerca di consiglio o quanti fossero in cerca di aiuto. — Martirologio Romano