17 marzo
San Corrado di Baviera (di Chiaravalle)
Monaco e eremita
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini nobili e la giovinezza a Colonia
Corrado nacque a Ravensburg, in Svevia, intorno al 1105. I genitori di Corrado erano Enrico nono di Welf detto il Nero e Wulfilde di Sassonia. Corrado era figlio di Enrico il Negro, duca di Baviera. Enrico nono divenne duca di Baviera nel 1120, succedendo al fratello Guelfo quinto. A Enrico nono successe nel 1126 il primogenito Enrico decimo il Superbo. Il secondogenito Guelfo sesto divenne duca di Spoleto. Le figlie Giuditta, Matilde e Wulfilde contrassero importanti matrimoni. Da Giuditta, sorella maggiore di Corrado, nacque l'imperatore Federico Barbarossa. Tra gli avi di Corrado vi è San Corrado di Costanza. Essendo il minore dei figli maschi ed educato agli studi letterari, Corrado fu avviato dai genitori alla carriera ecclesiastica a Colonia. L'intento della famiglia era farlo succedere all'arcivescovo Federico, suo cugino paterno. Corrado fu mandato giovanetto a Colonia per essere istruito dai dotti canonici nelle scienze sacre e profane. A Colonia il giovane si distinse per virtù tali da suscitare ammirazione tra il clero e il popolo. Corrado si istruì negli studi superiori, nella disciplina ecclesiastica e nel diritto canonico e civile. A Colonia Corrado compì progressi tali da lasciar presagire un brillante avvenire.
La conversione e la scelta monastica
Ascoltando la predicazione di Arnoldo, abate cistercense di Morimond, Corrado si infervorò nello spirito. Compresa la sua vocazione monastica, Corrado trasgredì le aspettative familiari e abbandonò gli onori del suo rango. Ancora adolescente, Corrado abbracciò la severa regola dell'Ordine Cistercense presso Morimond. Attratto dalla fama di san Bernardo, Corrado si portò a Chiaravalle. A Chiaravalle Corrado vestì l'abito religioso. A Chiaravalle ottenne poco dopo il permesso di recarsi in Palestina per consacrarsi a vita eremitica nella terra di Gesù. Arnoldo avviò una spedizione in Terra Santa per fondare un monastero, coinvolgendo i monaci di Morimond. La spedizione suscitò la disapprovazione di San Bernardo di Chiaravalle, il quale riteneva che in Palestina servissero soldati e non monaci. San Bernardo scrisse due epistole per cercare appoggio contro la spedizione: una al canonico Brunone dei conti di Berg e Altena e l'altra a Papa Callisto secondo. Nelle epistole Bernardo menzionava Corrado come il nobile giovane trascinato via da Colonia con grande scandalo. All'inizio del 1125 Arnoldo morì all'improvviso e l'impresa fallì. Corrado proseguì da solo il pellegrinaggio, attratto dal fascino mistico della Terra Santa. Corrado rimase in Palestina alcuni anni in compagnia di un vecchio solitario. Nella sua umiltà, Corrado faceva da servitore al vecchio solitario. A causa dell'infelice riuscita della seconda crociata aumentò il pericolo islamico. Corrado apprese che la salute di san Bernardo declinava. Corrado decise di tornare a Chiaravalle.
Il pellegrinaggio in Puglia e la vita eremitica a Modugno
Corrado varcò le Alpi e raggiunse la Puglia. In Puglia visitò i santuari di San Michele sul Gargano e di San Nicola a Bari, tappe obbligate per i pellegrini diretti in Palestina. Corrado raggiunse Bari dopo una malattia contratta durante il viaggio per mare. Apprese, sembra, che san Bernardo era ormai deceduto. Corrado venerò il sepolcro di san Nicola. Sfinito dal viaggio con mezzi di fortuna, Corrado si ammalò prima di imbarcarsi. Trovò rifugio presso la comunità benedettina di Santa Maria ad Cryptam nell'agro di Modugno, nella diocesi di Bari. Corrado si ritirò nel territorio di Modugno, in una grotta dedicata alla Madonna. Corrado visse gli ultimi mesi della sua breve vita in una grotta adiacente alla cappella. Visse un'esperienza di monachesimo eremitico pregando, digiunando e dormendo sulla roccia nuda. Corrado suscitò grande ammirazione nella gente del posto, che iniziò subito a ricorrere alla sua intercessione. Secondo il Martirologio, Corrado condusse vita eremitica in Palestina abitando fino alla morte in una misera grotta a Modugno vicino a Bari in Puglia. Morì probabilmente nell'inverno tra il 1125 e il 1126, poco più che ventenne. La tradizione fissa il giorno della morte al 17 marzo. Corrado morì nella grotta il 17 marzo 1154 o 1155, famoso per santità e miracoli. La data di morte secondo le date registrate è il 17 marzo 1154.
Il culto, le reliquie e il patrocinio a Molfetta
Il corpo di Corrado fu inumato nella cappella di Santa Maria ad Cryptam e la tomba divenne meta di pellegrinaggio. Nel 1309 la comunità benedettina di Santa Maria ad Cryptam fu soppressa. Il 9 febbraio di un anno imprecisato, i molfettesi si impossessarono del corpo di Corrado. Inumando i resti nella Cattedrale, Corrado fu riconosciuto santo patrono di Molfetta. Il corpo di Corrado fu portato a Molfetta, di cui è patrono. Il corpo fu deposto nell'antica cattedrale di Molfetta, che gli fu dedicata. Un messale del quattordicesimo secolo attesta che al 9 febbraio era fissata la festa della Traslatio Sancti Corradi Confessoris con una messa propria. Nei periodi di siccità, portando in processione la reliquia del suo cranio, si è spesso ottenuta la pioggia. Nel 1529 la città fu assaltata di notte a sorpresa dalle truppe francesi del conte Caracciolo. Durante l'assedio, i cittadini si sentirono chiamare nel sonno da un guerriero che li avvertiva del pericolo imminente. Raggiunte le mura, i cittadini videro la Madonna dei Martiri, San Nicola e San Nicola insieme a San Corrado, riconosciuto nel misterioso guerriero. L'esercito francese fuggì atterrito per l'apparizione. Molfetta fu immune da molte epidemie per intercessione di San Corrado, inclusa la pestilenza del 1657. Per riconoscenza alla protezione contro la peste, fu raccolto argento per scolpire un busto reliquiario per il cranio del santo. A San Corrado sono stati attribuiti poteri di placare tempeste, alluvioni e terremoti. Con lo spostamento della sede episcopale, il 10 luglio 1785 le reliquie furono trasferite nella nuova Cattedrale. Il corpo fu posto in un altare a destra di chi entra, ornato di una tela di Corrado Giaquinto. Il Duomo Vecchio, prima intitolato all'Assunta, venne dedicato a San Corrado. Il 7 aprile 1832, sotto il pontificato di Gregorio XVI, si concluse a Roma il processo di canonizzazione equipollente. Corrado fu proclamato santo. Il culto di Corrado fu confermato da Gregorio XVI il 6 aprile 1832. Nel 1834 giunse la messa propria per il santo. Nel 1967 fu tradotta in italiano la preghiera di colletta della messa propria di San Corrado. Dal 1893 il corpo di San Corrado è custodito in una teca mobile d'argento e cristallo. Nel 1981 la teca fu spostata nella cappella dei Santi. Nella Cattedrale, in una cassaforte, si conserva il busto argenteo contenente il teschio di Corrado. Il capo di Corrado è custodito in un reliquiario portato in processione in certe circostanze. Nella Cattedrale si conserva anche il reliquiario della terza vertebra cervicale. La terza vertebra cervicale veniva portata un tempo al capezzale dei moribondi. Frammenti delle ossa di Corrado sono sparsi nelle varie chiese della città. A Modugno si conservano le falangi del pollice destro nella Cattedrale. A Modugno si conserva un frammento osseo presso il Santuario di Santa Maria ad Cryptam. Per secoli si ritenne che Corrado fosse morto anziano. Corrado fu rappresentato anziano, con barba bianca, cappa e bordone da pellegrino. Nell'iconografia di Corrado compaiono spesso il cilicio e il teschio come simboli dell'automortificazione. Nell'iconografia compaiono corona e scettro abbandonati al suolo come segno delle origini nobili. La festa liturgica di Corrado cade il 9 febbraio, giorno della traslazione. Il 17 marzo si commemora il transito di Corrado. La seconda domenica di luglio si festeggia il trasferimento delle reliquie nella nuova Cattedrale. Corrado è festeggiato il 9 febbraio come dies natalis. Corrado è festeggiato il 17 marzo per il patrocinio. Corrado è festeggiato il 10 luglio per la traslazione. Il culto fu posto definitivamente al 17 marzo dal Nuovo Martirologio Romano. Il testo è stato scritto da Pietro Angione.
Il cammino verso la santità
La vicenda terrena di San Corrado di Baviera inizia a Ravensburg, in un contesto di nobiltà e prestigio che egli seppe però superare con coraggio evangelico. Avvertendo la chiamata a una vita più autentica e nascosta, egli prese la sofferta decisione di abbandonare la carriera ecclesiastica, intrapresa secondo le consuetudini del tempo, per dedicarsi interamente alla sequela di Cristo. Tale scelta lo condusse a varcare la soglia dell'ordine cistercense, dove la preghiera corale e il lavoro manuale divennero i pilastri del suo quotidiano. Il desiderio di raggiungere la Terra Santa spinse Corrado a intraprendere un lungo e faticoso pellegrinaggio, che lo portò a toccare luoghi significativi come Colonia e Morimond, fino a giungere nel meridione d'Italia.
La Puglia divenne per lui terra di elezione. Attraversando il Gargano e giungendo nelle vicinanze di Bari, Corrado scelse lo stile di vita dell'eremita, ritirandosi in preghiera in una grotta presso Santa Maria ad Cryptam. Qui, lontano dagli onori e dalle distrazioni del mondo, visse gli ultimi anni della sua esistenza, consumandosi nell'amore per Dio e nel servizio silenzioso. La sua morte, avvenuta a Modugno nel 1154, non segnò la fine della sua missione, ma l'inizio di una venerazione che avrebbe unito le genti pugliesi nel ricordo di un uomo che aveva fatto della povertà evangelica la sua ricchezza. La sua vita rimane per noi un monito a cercare, tra le pieghe del quotidiano, lo spazio per il silenzio e la comunione con l'Eterno.
Il culto e la memoria
Il legame tra San Corrado di Baviera e la città di Molfetta ha radici profonde, consolidate dalla traslazione delle sue spoglie avvenuta nel corso del quattordicesimo secolo. Questo evento segnò l'inizio di un legame duraturo, che ha visto nel santo un protettore celeste e un modello di virtù cristiana per intere generazioni. Il riconoscimento ufficiale della sua santità giunse secoli dopo, quando Papa Gregorio XVI, nel 1832, ne confermò solennemente il culto, permettendo alla Chiesa di venerarlo come figura esemplare di eremita e testimone della fede.
Oggi la memoria di San Corrado è celebrata con particolare devozione il 17 marzo, giorno in cui la comunità eleva suppliche e preghiere al santo che scelse la Puglia come ultimo approdo del suo pellegrinaggio terreno. Oltre alla ricorrenza principale, la tradizione locale onora la memoria del santo anche attraverso la celebrazione della traslazione, fissata per il 9 febbraio e il 10 luglio. Questi momenti liturgici non sono semplici rievocazioni storiche, ma occasioni di incontro spirituale dove il fedele riscopre, attraverso l'esempio di San Corrado, la bellezza di una vita spesa nell'ascolto della Parola e nella dedizione verso il prossimo.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Corrado di Baviera?
La festa liturgica si celebra il 17 marzo per il transito, mentre il 9 febbraio si ricorda la traslazione e la seconda domenica di luglio il trasferimento delle reliquie.
Di cosa è patrono San Corrado di Baviera?
San Corrado è il santo patrono della città di Molfetta.
A Modugno vicino a Bari in Puglia, beato Corrado, che condusse vita eremitica in Palestina, abitando fino alla morte in una misera grotta. — Martirologio Romano