27 gennaio
San Giovanni Maria, detto Muzei
Martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il contesto del regno e l'inizio della persecuzione
La vicenda terrena dei martiri si svolse sotto il regno di Mwanga, un giovane sovrano che aveva frequentato la scuola dei missionari Padri Bianchi del Cardinal Lavigerie. Mwanga non era riuscito a imparare a leggere né a scrivere a causa del suo carattere testardo, indocile e incapace di concentrazione, mentre alcuni suoi atteggiamenti facevano dubitare che fosse nel pieno possesso delle sue facoltà mentali. Avendo imparato dai mercanti venuti dal nord a fumare hascisc, a bere alcol in grande quantità e ad abbandonarsi a pratiche omosessuali, il re si era costruito un fornitissimo harem costituito da paggi, servi e figli dei nobili della sua corte. All'inizio del suo regno, Mwanga era stato sostenuto dai cristiani cattolici e anglicani contro la tirannia del re musulmano Kalema, ma ben presto iniziò a vedere nel cristianesimo il maggior pericolo per le tradizioni tribali e il maggior ostacolo per le sue dissolutezze. Gli stregoni e i feticisti avevano inoltre sobillato Mwanga contro i cristiani perché vedevano compromesso il loro ruolo e il loro potere. Nel millesimo ottocentottantacinque ebbe così inizio un'accesa persecuzione contro i cristiani in Uganda, che vide come prima illustre vittima il vescovo anglicano Hannington, seguita dall'uccisione di almeno altri duecento giovani uccisi per la fede.
I primi martiri e la marcia verso Namugongo
Il quindici novembre millesimo ottocentottantacinque, il re Mwanga fece decapitare il maestro dei paggi e prefetto della sala reale, Giuseppe Mkasa Balikuddembè, appartenente al clan Kayozi e di appena venticinque anni. La sua colpa maggiore era essere cattolico e catechista, aver rimproverato al re l'uccisione del vescovo anglicano e aver difeso i giovani paggi dalle avances sessuali del sovrano. Carlo Lwanga, del clan Ngabi, fu scelto per sostituire Giuseppe Mkasa Balikuddembè nell'incarico, subendo subito le attenzioni morbose del re. Carlo Lwanga era cattolico e, nel periodo in cui i missionari furono messi al bando, assunse una funzione di leader sostenendo la fede dei neoconvertiti. Il venticinque maggio millesimo ottocentottantasei, Carlo Lwanga fu condannato a morte insieme a un gruppo di cristiani e quattro catecumeni. Nella notte prima dell'esecuzione, egli battezzò segretamente quattro catecumeni, tra cui il giovanissimo Kizito, del clan Mmamba e di appena quattordici anni, al quale Carlo aveva promesso di prendere la mano per morire insieme per Gesù. Il ventisei maggio furono uccisi Andrea Kaggwa, capo dei suonatori del re e suo familiare, e Dionigi Ssebuggwawo, mentre Andrea si era dimostrato particolarmente generoso e coraggioso durante un'epidemia. Fu quindi disposto il trasferimento dei condannati dal palazzo reale di Munyonyo a Namugongo, luogo delle esecuzioni capitali. La via crucis da Munyonyo a Namugongo era lunga ventisette miglia e fu percorsa in otto giorni, durante i quali i condannati subirono le pressioni dei parenti per abiurare la fede e le violenze dei soldati. Lungo la strada, il ventisei maggio, Ponziano Ngondwe, paggio reale del clan Nnyonyi Nnyange che aveva ricevuto il battesimo mentre infuriava la persecuzione ed era stato immediatamente arrestato, fu trafitto da un colpo di lancia e ucciso. Il paggio reale Atanasio Bazzekuketta, del clan Nkima, fu martirizzato il ventisette maggio, e il servo del re Gonzaga Gonga, del clan Mpologoma, cadde trafitto dalle lance dei soldati poche ore dopo Atanasio. Mattia Mulumba, elevato al rango di giudice e convertito al cattolicesimo da appena tre anni, fu ucciso poco dopo Gonzaga Gonga, mentre Noè Mawaggali, servo del re del clan Ngabi, fu inchiodato a un albero con le lance dei soldati e quindi impiccato il trentuno maggio.
Il rogo di Namugongo e la testimonianza di San Giovanni Maria Muzei
Il tre giugno, sulla collina di Namugongo, furono arsi vivi trentuno cristiani tra anglicani e cattolici. Tra gli arsi vivi vi era il gruppo di tredici cattolici facenti capo a Carlo Lwanga, che comprendeva Luca Baanabakintu, Gyaviira Musoke e Mbaga Tuzinde, tutti del clan Mmamba. Del gruppo facevano parte anche Giacomo Buuzabalyawo, figlio del tessitore reale e appartenente al clan Ngeye, Ambrogio Kibuuka del clan Lugane, Anatolio Kiriggwajjo guardiano delle mandrie del re, il cameriere del re Mukasa Kiriwawanvu, il guardiano delle mandrie del re Adolofo Mukasa Ludico del clan Ba'Toro, il sarto reale Mugagga Lubowa del clan Ngo, Achilleo Kiwanuka del clan Lugave e Bruno Sserunkuuma del clan Ndiga. Chi assistette all'esecuzione rimase impressionato dal sentirli pregare fino alla fine, senza un gemito. Il martirio in Uganda non spense la fede ma generò numerose conversioni, e Bruno Sserunkuuma aveva profetizzato prima del martirio che una fonte con molte sorgenti non si sarebbe mai inaridirita e che altri sarebbero venuti dopo di loro. Insieme ai cristiani furono martirizzati anche alcuni musulmani, e cristiani e musulmani avevano riconosciuto e testimoniato con il sangue che Katonda, il Dio supremo dei loro antenati, era lo stesso Dio della Bibbia e del Corano. La serie dei martiri cattolici elevati agli altari si concluse il ventisette gennaio millesimo ottocentottantasette. In quel contesto, San Giovanni Maria, detto Muzei cioè l'Anziano, che era domestico e servitore del re, una volta divenuto cristiano non volle sottrarsi alla persecuzione. Giovanni Maria Musei confessò spontaneamente la sua fede in Cristo davanti al primo ministro di re Mwanga vicino a Mengo in Uganda, e fu immediatamente decapitato per aver confessato la sua fede, risultando l'ultima vittima di quella persecuzione.
La gloria degli altari e la memoria nei santuari
Nel millesimo novecentoventi Papa Benedetto XV ha beatificato ventidue martiri di origine ugandese. La beatificazione ha fatto scalpore perché la gloria degli altari era precedentemente legata a determinati canoni di razza, lingua e cultura, trattandosi dei primi sub-sahariani ad essere riconosciuti martiri e venerati dalla Chiesa cattolica. Successivamente, Carlo Lwanga e ventuno giovani compagni furono canonizzati da Paolo VI nel millesimo novecentosessantaquattro. Un magnifico santuario è stato edificato sul luogo del martirio di Carlo Lwanga, e a poca distanza sorge un santuario protestante in memoria dei cristiani protestanti martirizzati insieme a Carlo Lwanga.
La vita e la testimonianza
La vita di Giovanni Maria Muzei si è intrecciata con le vicende travagliate dell'Uganda nel corso del XIX secolo, un'epoca in cui la fede cristiana ha dovuto affrontare l'asprezza di una persecuzione sistematica. Sotto il regno di Mwanga, che nel 1885 ordinò una dura repressione contro i cristiani, il clima di tensione divenne insostenibile. La comunità dei credenti visse momenti di angoscia, testimoniando però una carità e un coraggio che sfidavano l'autorità regale. Un punto di svolta fondamentale fu rappresentato dalla decapitazione di Giuseppe Mkasa Balikuddembè, avvenuta il 15 novembre 1885, evento che segnò profondamente la coscienza dei fedeli.
Nonostante le minacce, la vita spirituale proseguì con dedizione. Il 25 maggio 1886, Carlo Lwanga e i suoi compagni, con un atto di estremo coraggio, amministrarono segretamente il battesimo ai catecumeni, preparando le anime all'incontro con Dio. Pochi giorni dopo, il 3 giugno 1886, lo stesso Carlo Lwanga e il suo gruppo affrontarono l'esecuzione capitale, offrendo la loro vita come seme di nuova speranza. Giovanni Maria Muzei, inserito in questo contesto di martirio, ha proseguito il suo cammino di fede sino alla prova finale. A Mengo, il 27 gennaio 1887, egli ha reso la sua testimonianza definitiva, subendo il martirio. La sua morte non è stata soltanto la fine di un'esistenza terrena, ma il coronamento di un percorso di adesione totale a Cristo, un atto di fedeltà che ha consacrato il suo nome nella memoria della Chiesa, riconoscendogli il merito di aver mantenuto intatta la propria fede nonostante le pressioni di un sovrano ostile e il pericolo costante di una morte violenta in diverse località, da Munyonyo a Namugongo.
Il culto e la memoria
Il culto di San Giovanni Maria Muzei si è consolidato nel tempo come parte integrante della grande venerazione riservata ai martiri ugandesi. Il riconoscimento ufficiale della sua santità è avvenuto nel 1964, quando Papa Paolo VI ha elevato agli onori degli altari coloro che avevano dato la vita per il Vangelo in quella terra africana. La sua figura è oggi celebrata con devozione, in particolare nella ricorrenza del 27 gennaio, giorno del suo transito al cielo.
La memoria liturgica dei martiri ugandesi trova il suo fulcro il 3 giugno, giorno in cui si ricorda il sacrificio di Carlo Lwanga e dei suoi compagni, un evento che illumina l'intera testimonianza di Giovanni Maria. La Chiesa, nel contemplare il suo coraggio, invita i fedeli a riflettere sulla grazia del martirio, che non è solo un fatto del passato, ma un richiamo costante alla coerenza cristiana. Venerare San Giovanni Maria Muzei significa rinnovare l'impegno a vivere con sobrietà e verità, cercando nella preghiera quella forza che ha sostenuto il martire nel momento supremo della sua offerta.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Giovanni Maria Muzei?
San Giovanni Maria Muzei si festeggia il ventisette di gennaio, mentre la memoria dei martiri ugandesi ricorre anche il tre giugno.
Di cosa è patrono San Giovanni Maria Muzei?
San Giovanni Maria Muzei è patrono dell'Uganda e della gioventù cattolica africana.
Vicino a Mengo in Uganda, passione di san Giovanni Maria, detto per la maturità d’animo Muzei, l’Anziano: domestico del re, una volta divenuto cristiano non volle sottrarsi alla persecuzione, ma professò spontaneamente davanti al primo ministro del re Mwenga la sua fede in Cristo e fu perciò decapitato, ultima vittima di quella persecuzione. — Martirologio Romano