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24 luglio

San Giuseppe Fernandez

Sacerdote domenicano, martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

La vocazione e la partenza per le missioni

San Giuseppe Fernández nacque il 3 dicembre 1775 a Ventosa de la Cueva, nella provincia di Avila. La regione spagnola di Avila ha dato alla Chiesa diversi grandi santi. Nel fiore degli anni, Giuseppe entrò nel convento domenicano di San Paolo in Valladolid nel 1796. Conquistato dagli ideali missionari, si preparò all'apostolato tra gli infedeli nel collegio di Ocana. Nel 1805 fu ordinato sacerdote. Pochi mesi dopo l'ordinazione fu inviato nelle Missioni del Tonchino Orientale. Pose piede nel Tonchino Orientale nel giugno dell'anno successivo, dopo dure peripezie per mare e per terra.

Il ministero nel villaggio di Kien-Lao

Il missionario fa parte di un gruppo di Frati Predicatori martirizzati in odio alla fede. San Giuseppe Fernández era un sacerdote dell'Ordine dei Predicatori. Esercitò il sacro ministero per trentadue anni. Rimase quasi sempre fisso nel villaggio di Kien-Lao. Il villaggio di Kien-Lao era popolato da circa 5.000 cattolici e pochi pagani. Raccolse frutti spirituali abbondanti tra la popolazione di Kien-Lao. Il Priore della Provincia domenicana del Santissimo Rosario nelle Filippine lo nominò suo Vicario per quella regione. I missionari del Tonchino dipendevano dalla Provincia domenicana del Santissimo Rosario nelle Filippine. La lettera di nomina a Vicario giunse al santo mentre attendeva il momento di ricevere il martirio.

La persecuzione e la fuga

In quel periodo il re del Tonchino era Minh-Manh, che regnò dal 1820 al 1840. Minh-Manh viene descritto come intelligente ma crudele e xenofobo. La persecuzione fu inasprita dal re Minh-Manh. Il re Minh-Manh era deciso a sbarazzarsi di tutti i missionari europei, ad abbattere le loro chiese e a far calpestare la croce a tutti i cristiani. Il padre Fernández fu costretto ad andare ramingo per terre sconosciute nonostante la malferma salute e gli acciacchi dell'età. Giunse nel villaggio di Ninh-Choung prostrato dalla dissenteria. Monsignor Clemente Delgado era Vicario Apostolico. San Pietro Tuan era stato ordinato sacerdote da Monsignor Clemente Delgado per il buon spirito notato in lui. Appena seppe delle gravi condizioni di salute del Vicario dei Domenicani, San Pietro Tuan gli offrì i suoi servigi. San Pietro Tuan decise di non abbandonare l'infermo nonostante i persecutori lo incalzassero da tutte le parti. Il Signore ricompensò San Pietro Tuan rendendolo partecipe della stessa corona del martirio. Si sparse la notizia che il Vicario Apostolico era stato imprigionato. I cristiani di Ninh-Chuong atterrarono con le proprie mani la casa della missione per evitare terribili rappresaglie dei mandarini e costringere i missionari a cercare rifugio altrove. I due missionari fecero due involti delle sacre suppellettili e dei libri liturgici e presero soldi e cibarie. I due missionari, in compagnia di due servi, si recarono presso Quan-Lieu al guado del fiume. Trovarono una barchetta, vi salirono e si nascosero tra i canneti della riva opposta. Prendere terra era pericoloso perché le rive del fiume erano rigorosamente sorvegliate. Il 9 giugno 1838 era stato arrestato Monsignor Domenico Henares, coadiutore del Vicario Apostolico Monsignor Delgado. Monsignor Domenico Henares morì il 25 giugno 1838.

L'arresto e la cattura

Resasi la vita peggiore della morte, i fuggiaschi si trasferirono nel villaggio di Qui-Han. Il villaggio di Qui-Han si trovava nel Vicariato del Tonchino occidentale. Il Vicariato del Tonchino occidentale era affidato ai Padri delle Missioni estere di Parigi. I Padri delle Missioni estere di Parigi accolsero i fuggiaschi e li occultarono in casa di un cristiano. I mandarini furono subito informati della loro presenza. I due perseguitati furono costretti a fuggire in barca. Dopo due giorni di stenti trovarono rifugio nella casa di un pagano che sembrava offrire garanzie di sicurezza. Per avidità di guadagno, dopo quattro o cinque giorni, il pagano disse loro di andarsene. Il pagano avvisò che correvano cattive notizie e non erano più sicuri in casa sua. I due fuggiaschi si erano fidati delle promesse del pagano e non sospettavano fosse un delatore. Non si erano ancora allontanati dalla riva del fiume quando videro un gran numero di soldati correre verso di loro. La fuga era ormai impossibile e la barchetta era stata avvistata. Il padre Fernández, malato e semiparalizzato, non poteva muoversi con facilità. San Pietro Tuan con i due servi si nascose tra le alte erbe della riva. Il 18 giugno 1838 San Pietro Tuan fu catturato e condotto con una pesante canga al collo a Namh-Dinh. Namh-Dinh era la capitale della provincia meridionale. Il giudice condannò San Pietro Tuan alla decapitazione perché si era energicamente rifiutato di calpestare la croce. San Pietro Tuan morì a causa dei tormenti e della fame il 15 luglio prima che giungesse la conferma reale della condanna a morte. Poco prima di San Pietro Tuan era stato arrestato il padre Fernández mentre cercava rifugio sopra una barchetta. I soldati catturarono il missionario insieme ai rosari, ai libri liturgici e alle sacre suppellettili per la Messa.

La prigionia e il confronto con i confratelli

Il prigioniero fu tradotto immediatamente a Ninh-Binh. Il giorno seguente all'arrivo a Ninh-Binh, il missionario fu rinchiuso in una gabbia. Il 22 del mese il prigioniero fu trasportato a Namh-Dinh. Il prigioniero avrebbe rischiato di morire di fame se un cristiano non avesse pagato un soldato per nutrirlo due volte al giorno. Il martire subì gravi strapazzi e umiliazioni. Le membra del martire erano talmente paralizzate da impedirgli di portare il cibo alla bocca da solo. I giudici tentarono invano di estorcere confessioni compromettenti approfittando dello stato miserando del prigioniero. Fin dalla prima comparsa in tribunale, il santo fu invitato ad apostatare. Il santo dichiarò con grande energia di essere venuto nel Tonchino esclusivamente per predicare la fede di Cristo. Il santo affermò di aver corso molti pericoli, di essere vissuto in molte case e di aver convertito molte persone nel Tonchino. Il missionario evitò di rispondere a determinate domande capziose per non tradire i propri confratelli o si limitò a ripetere quanto già noto ai giudici. I giudici, stanchi di non riuscire a ottenere le informazioni desiderate, misero il prigioniero a confronto con Monsignor Clemente Delgado, Monsignor Domenico Henares e il catechista Francesco Chieu. Monsignor Clemente Delgado, Monsignor Domenico Henares e Francesco Chieu erano ancora vivi al momento del confronto avvenuto il 18 giugno 1833. I martiri provarono grande consolazione nel potersi scambiare liberamente impressioni in lingua spagnuola e nell'animarsi alla prova di fedeltà al vangelo. I mandarini chiesero ai prelati se il malfattore padre Fernández fosse veramente europeo e se le sue deposizioni fossero veritiere. Monsignor Delgado, Monsignor Henares e Francesco Chieu risposero affirmativamente alle domande dei mandarini.

Il martirio e la gloria

Il 23 luglio 1838 giunse la ratifica della sentenza di morte da parte del re Minh-Manh. Il giorno successivo la sentenza fu letta pubblicamente davanti ai giudici, a una grande moltitudine di cristiani e di pagani. Il governatore della provincia offrì al missionario la salvezza e il ritorno in Europa in cambio del calpestamento della croce, minacciandone altrimenti la decapitazione. Il martire rifiutò firmemente di profanare il segno di salute e chiese di ricevere la morte. Il santo fu condotto al supplizio nel pomeriggio dello stesso giorno della lettura della sentenza. La gabbia in cui padre Fernández aveva sofferto per oltre un mese fu deposta nell'atrio del pretorio in attesa dei preparativi nel campo dei sette iugeri. Il campo dei sette iugeri era già stato santificato dal sangue dei Santi Henares, Delgado e Chieu. Ai monelli di strada fu concessa ogni licenza contro il prigioniero nell'atrio del pretorio. I monelli pronunciarono parole e compierono azioni invereconde e arrivarono a strappare i peli della barba fluente del vegliardo. Il 24 luglio 1838 la gabbia del missionario fu segata sul campo dei sette iugeri. San Giuseppe Fernández morì a Nam Dinh in Vietnam il 24 luglio 1838. Il missionario fu estratto dalla gabbia e adagiato su una stuoia a causa della sua paralisi. Il santo si pose in ginocchio per invocare l'aiuto di Dio e si lasciò legare al palo mite come un agnello. Il carnefice tagliò la testa al santo con un colpo di spada. Il carnefice scagliò la testa lontano quindici passi per dimostrare l'avvenuta esecuzione della sentenza. San Giuseppe Fernández fu decapitato per Cristo sotto l'imperatore Minh Mang a Nam Dinh nel Tonchino. I presenti si precipitarono sul martire per raccoglierne il sangue e fare a brandelli le vesti. I mandarini indignati ordinarono l'immediata sepoltura del giustiziato. La testa del martire rimase esposta al pubblico per tre giorni prima di essere gettata nel fiume. Il corpo del martire fu trasportato a Bui-Chu accanto a quelli dei confratelli. Leone XIII beatificò il santo il 7 maggio 1900 insieme ad altri 76 martiri. Giovanni Paolo II canonizzò il santo insieme ad altri 116 testimoni della fede nel Vietnam.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Giuseppe Fernández?

La memoria liturgica di San Giuseppe Fernández si celebra il 24 luglio.

Di cosa è patrono San Giuseppe Fernández?

I fatti forniti non menzionano specifici patronati per il santo.

Nella città di Nam Định nel Tonchino, ora Viet Nam, san Giuseppe Fernández, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori e martire, decapitato per Cristo sotto l’imperatore Minh Mạng. — Martirologio Romano