21 giugno
San Jose Isabel Flores Varela
Martire Messicano
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il contesto storico e la persecuzione
La vicenda terrena di San Jose Isabel Flores Varela si inserisce in un quadro storico di estreme difficoltà per la Chiesa universale e per quella messicana in particolare. Nel corso della storia moderna e contemporanea si registrarono grandi persecuzioni contro la Chiesa cattolica, a partire dal periodo della Rivoluzione Francese. A queste si aggiunsero le leggi anticlericali dei governi italiani e francesi della seconda metà dell'Ottocento, le sanguinose persecuzioni contro i missionari e fedeli cattolici in Cina negli anni a cavallo fra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, la Rivoluzione Bolscevica in Russia nel 1918 e la grande carneficina della Guerra Civile Spagnola avvenuta tra il 1934 e il 1939. Nel Messico, dopo la dittatura di Porfirio Diaz nel periodo compreso tra il 1876 e il 1911, si aprì un tempo di rivoluzioni, di guerre civili e di un continuo succedersi di presidenti alla guida del Paese, alcuni dei quali uccisi in preda a costanti conflitti interni. Le condizioni della Chiesa in terra messicana divennero estremamente difficili. Il cinque febbraio 1917 entrò in vigore la nuova Costituzione anticlericale e antireligiosa. I governi massonici si spinsero fino alla bruta violenza e all'assassinio contro i preti perseguitati solo perché sacerdoti, e il clero cattolico fu oggetto di minacce, soprusi e vessazioni. Nel 1924 fu nominato Plutarco Elias Calles alla guida del Paese. Sebbene egli lavorasse per il risanamento economico, il rafforzamento del movimento operaio e la distribuzione della terra ai contadini, inasprì al tempo stesso la lotta contro la Chiesa, trasformandola in una persecuzione sistematica. Sacerdoti e laici cattolici si scontrarono così con il più acerrimo ateismo, affrontando una persecuzione che in Messico divampò con particolare intensità dal 1915 al 1929.
Il ministero sacerdotale e il martirio
In questo clima di ostilità, il sacerdote José Isabel Flores Varela visse la sua vocazione con straordinaria dedizione. Nato a Santa Maria de la Paz, Zacatecas, nell'archidiocesi di Guadalajara, il ventotto novembre 1866, fu cappellano di Matatlán, Jalisco, per ben ventisei anni. Esercitò la carità del suo ministero nella cappellania di Matatlán, mostrando a tutti il volto di un padre affettuoso. Confortò i fedeli con il suo zelo, la sua povertà, il suo spirito di sacrificio, la sua pietà e la sua sapienza. La sua esistenza fu tragicamente interrotta a causa del tradimento di un suo vecchio compagno che egli aveva aiutato molte volte. Fu denunciato al capo di Zapotlanejo, il piccolo paese dove esercitava il ministero sacerdotale. Il diciotto giugno 1927 fu incarcerato mentre si recava in una fattoria per celebrare la Messa, e fu rinchiuso in un luogo sporco dove subì gravi maltrattamenti. Il ventuno giugno 1927 fu preso di notte e condotto nel cimitero di Zapotlanejo per l'esecuzione, avvenuta nel territorio di Zapotlanejo in Messico al tempo della grande persecuzione. Il tentativo di impiccarlo non riuscì, così il capo degli aguzzini ordinò di sparargli. A quel punto, un soldato riconobbe in padre José Isabel Flores Varela il sacerdote che l'aveva battezzato e si rifiutò di sparare; il capo, infuriato, uccise il soldato. Le altre armi si incepparono misteriosamente e non spararono contro il sacerdote. Uno degli assassini tirò allora fuori un coltello e tagliò la gola al martire, compiendo l'efferatezza finale.
La beatificazione e la canonizzazione
Il sacrificio supremo di padre José Isabel Flores Varela e dei suoi compagni non è stato dimenticato dalla Chiesa. Papa Giovanni Paolo II, il ventidue novembre 1992, beatificò nella Basilica di San Pietro venticinque perseguitati tra sacerdoti, parroci e laici, i quali donarono la vita con il martirio per la difesa della Fede e l'affermazione della Chiesa Cattolica in Messico. Lo stesso pontefice, il ventuno maggio duemila, canonizzò tutti i venticinque martiri in Piazza San Pietro, indicando alla Chiesa Universale l'esempio della loro santità operata in vita e coronata dal martirio finale. Viene riportato l'elenco dei venticinque nomi dei martiri: il primo nominato è il parroco Cristóbal Magallanes Jara; il secondo nominato è il parroco Román Adame Rosales; il terzo nominato è il parroco Rodrigo Aguilar Alemán; il quarto nominato è il parroco Julio Alvarez Mendoza; il quinto nominato è il parroco Luis Batis Sainz; il sesto nominato è il sacerdote Agustín Caloca Cortés; il settimo nominato è il parroco Mateo Correa Magallanes; l'ottavo nominato è il sacerdote Atilano Cruz Alvarado; il nono nominato è il sacerdote Miguel de la Mora de la Mora; il decimo nominato è il sacerdote Pedro Esqueda Ramírez; l'undicesimo nominato è il sacerdote Margarito Flores García; il dodicesimo nominato è il sacerdote José Isabel Flores Varela; il tredicesimo nominato è il sacerdote Pedro de Jesús Maldonado Lucero; il quattordicesimo nominato è il sacerdote David Galván Bermudez; il quindicesimo nominato è il ragazzo Salvador Lara Puente; il sedicesimo nominato è il sacerdote Jesús Méndez Montoya; il diciassettesimo nominato è il laico Manuel Morales; il diciottesimo nominato è il parroco Justino Orona Madrigal; il diciannovesimo nominato è il sacerdote Sabás Reyes Salazar; il ventesimo nominato è il parroco José María Robles Hurtado; il ventunesimo nominato è il ragazzo David Roldan Lara; il ventiduesimo nominato è il sacerdote Toribio Romo Gonzáles; il ventitreesimo nominato è il sacerdote Jenaro Sánchez Delgadillo; il ventiquattresimo nominato è il parroco David Uribe Velasco; il venticinquesimo nominato è il viceparroco Tranquilino Ubiarco Robles. La celebrazione collettiva dei martiri è fissata al ventuno maggio.
Il cammino sacerdotale
La vita di San Jose Isabel Flores Varela si è sviluppata nel solco di una dedizione sacerdotale profonda, vissuta con la sobrietà di chi pone il dovere verso il gregge al di sopra di ogni altra necessità. La sua missione ha trovato il suo centro vitale nella località di Matatlán, dove ha esercitato il ministero di cappellano per ben ventisei anni. In questo lungo periodo di tempo, egli ha accompagnato la vita quotidiana dei fedeli, condividendo gioie e fatiche in un contesto sociale spesso complesso. Il suo operato non è stato guidato da ambizioni personali, ma dal desiderio sincero di trasmettere il conforto dei sacramenti e la verità del Vangelo, costruendo una presenza sacerdotale radicata nel territorio e nel cuore delle persone.
Questa dedizione costante ha trovato un momento di svolta drammatica nel giugno del millenovecentoventisette. A causa delle tensioni religiose che travagliavano il Paese, San Jose Isabel Flores Varela fu tratto in arresto il diciotto giugno. Nonostante la minaccia della prigionia e la prospettiva di un destino avverso, egli non ha rinnegato la propria vocazione né ha cercato vie di fuga che potessero compromettere la sua integrità di ministro di Dio. Il suo arresto ha rappresentato il preludio a una testimonianza suprema, vissuta con la dignità di chi sa di aver compiuto il proprio dovere fino alla fine. Il ventuno giugno del millenovecentoventisette, nel cimitero di Zapotlanejo, la sua esistenza terrena si è conclusa attraverso l'esecuzione capitale. La sua morte non ha rappresentato una sconfitta, ma il compimento definitivo di una vita spesa interamente per la missione che gli era stata affidata, lasciando un'eredità di fede che continua a interpellare la coscienza dei credenti contemporanei.
Il culto e la memoria
La Chiesa ha riconosciuto ufficialmente il valore del sacrificio di San Jose Isabel Flores Varela elevandolo agli onori degli altari. La solenne cerimonia di canonizzazione, presieduta da San Giovanni Paolo II il ventuno maggio dell'anno duemila, ha sancito la sua inclusione nel novero dei Santi, offrendo la sua figura alla venerazione universale dei fedeli. Il suo martirio è parte integrante della memoria storica della Chiesa messicana, che onora collettivamente il sacrificio dei venticinque martiri messicani in una celebrazione fissata per il ventuno maggio.
La devozione verso questo martire si esprime oggi nel ricordo della sua fermezza e nella gratitudine per il dono della testimonianza sacerdotale. San Jose Isabel Flores Varela non è solo una figura del passato, ma un intercessore che invita a riflettere sulla fedeltà ai propri impegni cristiani. Il ventuno giugno, anniversario della sua nascita al cielo, la Chiesa invita a fare memoria del suo coraggio, richiamando ogni fedele a una coerenza di vita che sappia testimoniare la speranza anche quando le circostanze esterne appaiono avverse. La sua memoria, onorata nelle celebrazioni liturgiche, invita a pregare per la perseveranza nella fede e per la pace nel mondo, ricordando che la testimonianza dei martiri è il fondamento su cui si regge la vitalità della comunità ecclesiale in ogni tempo.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Jose Isabel Flores Varela?
San Jose Isabel Flores Varela si festeggia il ventuno giugno, mentre la celebrazione collettiva di tutti i martiri messicani ricorre il ventuno maggio.
Nel territorio di Zapotlanejo in Messico, san Giuseppe Isabel Flores, sacerdote e martire al tempo della grande persecuzione. — Martirologio Romano