21 giugno
San Lazzaro
Mendicante e lebbroso
Aggiornato il 15 settembre 2026
La parabola e il significato
La parabola di Gesù contiene un insegnamento universale e molto sentito, soprattutto nei tempi antichi, ed è volta a mostrare ai farisei e a tutti gli avari dove conducono le ricchezze usate per soddisfare il proprio egoismo. Il testo sacro narra di un uomo ricco che vestiva abitualmente di porpora e di bisso, celebrando splendidi banchetti ogni singolo giorno della sua vita terrena. Alla porta di questo sfarzoso palazzo giaceva un mendicante di nome Lazzaro, il quale era coperto di piaghe dolorose e desiderava ardentemente sfamarsi con gli avanzi provenienti dalla mensa del ricco. La durezza del cuore umano emerge dal fatto che nessuno dava da mangiare al mendicante Lazzaro, mentre la sua miseria era tale che i cani andavano a leccare le sue piaghe aperte. Questa narrazione costituisce un'antitesi sociale e religiosa che esalta la povertà come modello di protezione divina e di purezza d'animo. Lazzaro dimostra una straordinaria pazienza nel suo stato umiliante e penoso di mendicante ammalato, affrontando con mitezza il trattamento sprezzante riservatogli dal ricco gaudente. Durante le sue sofferenze terrene, Lazzaro pensa costantemente al Paradiso, identificato con il seno di Abramo, promesso da Gesù ai poveri di spirito.
Il destino eterno e il dialogo con Abramo
Il corso dell'esistenza terrena giunge inevitabilmente al termine per ogni creatura, e la parabola descrive la morte di entrambi i protagonisti. Il povero Lazzaro morì a causa delle sue privazioni e della sua malattia, ma la sua anima fu immediatamente portata dagli angeli nel seno di Abramo, ricevendo la gloria celeste. Anche il ricco epulone morì nel lusso della sua casa e fu sepolto con grandi onori mondani. La parabola offre notevoli spunti di riflessione, tra cui la netta contrapposizione tra la sepoltura splendida del ricco e la beatitudine eterna riservata al mendicante. Trovandosi nell'inferno tra i tormenti insopportabili, il ricco epulone alzò gli occhi e vide da lontano il patriarca Abramo con Lazzaro accanto nella beatitudine. Il ricco gridò ad alta voce chiedendo a padre Abramo di avere pietà di lui e di mandare Lazzaro a bagnargli la lingua con la punta di un dito intinto nell'acqua, a causa delle fiamme implacabili. Abramo rispose al ricco ricordandogli con pacata fermezza che egli aveva già ricevuto tutti i beni durante la vita terrena, mentre Lazzaro aveva ricevuto soltanto i mali. Abramo spiegò che ora Lazzaro riceve la consolazione eterna mentre il ricco è giustamente tormentato per il suo egoismo. Abramo aggiunse inoltre che tra loro è stato fissato un grande abisso invalicabile in entrambe le direzioni, impedendo qualsiasi passaggio.
L'ammonimento per i vivi e le riflessioni dei Padri
Resosi conto della propria disperazione, il ricco supplicò con insistenza Abramo di mandare Lazzaro a casa di suo padre per ammonire i suoi cinque fratelli ed evitatgli quel luogo di tormento. Abramo rispose freddamente che i fratelli possiedono già gli scritti di Mosè e dei Profeti e che hanno il dovere morale di ascoltarli attentamente. Il ricco insistette ulteriormente dicendo che se qualcuno dei morti fosse andato direttamente da loro, i suoi familiari si sarebbero sicuramente ravveduti. Abramo replicò definitivamente che se non ascoltano le parole di Mosè e dei Profeti, non crederanno neppure se uno risuscitasse dai morti. La parabola attesta chiaramente l'esistenza del tormento infernale e l'impossibilità assoluta di passare dai morti ai vivi e tra le anime elette e quelle in tormento private della visione di Dio. Questo racconto incita tutti i credenti a seguire fedelmente gli insegnamenti delle persone incaricate da Dio di trasmettere leggi e volontà, senza attendere prove straordinarie o miracoli eclatanti. La parabola attesta altresì la verità spirituale che il Signore vede l'animo nascosto di Lazzaro e lo fa trasportare in trionfo dagli angeli nella beatitudine eterna subito dopo la morte. Lazzaro sopportò infatti la sua condizione con rassegnazione unita alla speranza costante del Paradiso e alla fiducia incrollabile in Dio. San Giovanni Crisostomo descrive con accorata eloquenza Lazzaro precedentemente disprezzato nel vestibolo dell'epulone e ora radiante nel seno di Abramo. Lo stesso San Giovanni Crisostomo descrive Lazzaro circondato da cani e piaghe e poi mirabilmente circondato da angeli festanti. Il grande Padre della Chiesa descrive ancora Lazzaro nella fame e poi nell'abbondanza celeste, nella lotta terrena e poi vincitore incoronato, nei travagli sofferti e poi nel premio immortale.
Il culto, l'arte e la memoria storica
La figura di Lazzaro e la scena memorabile del banchetto hanno ispirato profondamente la fantasia degli artisti in tutti i secoli della storia cristiana. Gli artisti hanno raffigurato Lazzaro con intensa commozione, contribuendo a innalzarlo a simbolo universale della povertà e della sofferenza che vengono premiate da Dio se accettate con rassegnazione e speranza nella Misericordia Divina. Nonostante la sua figura fosse notoriamente fantasiosa e simbolica, Lazzaro fu ampiamente considerato un santo dalla devozione popolare dei secoli passati. Tuttavia, il moderno Martirologio Romano non fa più alcuna menzione di Lazzaro nelle sue pagine ufficiali. Il nome del santo è oggi piuttosto poco usato nella società contemporanea, e chi porta oggi questo nome si riferisce certamente a un altro san Lazzaro della storia della Chiesa. Interessanti sviluppi linguistici e culturali sono legati alla figura del santo in ambito europeo. In Spagna, il nome del santo ha assunto nel tempo un significato peggiorativo equivalente a pezzente. Dal significato spagnolo è derivato storicamente a Napoli il termine popolare lazzarone, introdotto al tempo dell'occupazione spagnola e del celebre Masaniello. Il termine lazzarone indica comunemente uno straccione, un popolano, un mascalzone o un pezzente, conservando traccia linguistica della figura del mendicante evangelico.
La vita evangelica
La narrazione della vita di San Lazzaro ci giunge attraverso le pagine del Vangelo di Luca, dove il Signore Gesù descrive il dramma del ricco epulone e del mendicante che giaceva alla sua porta. San Lazzaro incarna in questa parabola la condizione umana più umiliata: afflitto dalla lebbra e privo di ogni sostegno materiale, egli viveva in uno stato di totale dipendenza dalla carità altrui, che spesso gli veniva negata. La sua esistenza si svolgeva nell'attesa silenziosa di una briciola che potesse lenire la sua fame, un testimone muto dell'indifferenza che talvolta separa gli uomini.
Eppure, in questo cammino di dolore e di esclusione, San Lazzaro mantiene una dignità che trascende la miseria del corpo. Il Vangelo non ci narra le sue parole, ma le sue azioni di paziente attesa, fino al momento in cui la morte pone fine ai suoi stenti. È in quel passaggio decisivo che il suo volto, segnato dalla malattia, viene trasfigurato dalla gloria celeste. Il trasporto degli angeli verso il seno di Abramo segna il capovolgimento definitivo delle sorti umane: ciò che era disprezzato dal mondo viene esaltato da Dio, e colui che era un mendicante trova finalmente la pienezza della pace eterna. La sua vicenda rimane scolpita nella memoria della Chiesa come un monito severo e consolante, che ci ricorda come il regno dei cieli appartenga a coloro che hanno saputo confidare nel Signore nonostante le prove più dure della vita.
Il culto e la memoria
La figura di San Lazzaro, pur essendo di origine parabolica, è stata accolta dalla pietà dei fedeli come un modello di speranza per tutti coloro che vivono la sofferenza e l'emarginazione. La tradizione lo venera come il protettore e il conforto dei lebbrosi, coloro che, come lui, hanno conosciuto l'isolamento e il dolore fisico. Il suo nome è divenuto, nel tempo, sinonimo di accoglienza verso gli ultimi e di dedizione verso chi è colpito da malattie gravi.
Sebbene il suo nome non sia più iscritto nel moderno Martirologio Romano, la sua devozione permane viva nel cuore del popolo cristiano, specialmente in occasione della sua ricorrenza fissata per il ventuno giugno. Egli ci invita a guardare oltre le apparenze, riconoscendo nel volto di chi soffre la presenza stessa di colui che per primo ha amato i poveri. San Lazzaro resta un segno luminoso della provvidenza divina, capace di trasformare il pianto in consolazione e la solitudine in una comunione eterna con i giusti del passato.
Domande frequenti
Quando si festeggia san Lazzaro?
La ricorrenza liturgica di san Lazzaro viene celebrata nel giorno ventuno giugno.
Di cosa è patrono san Lazzaro?
Il santo è stato tradizionalmente considerato il patrono dei lebbrosi.