12 giugno
San Leone III
Papa
Aggiornato il 15 settembre 2026
L'elezione e l'alleanza con i Franchi
Leone III era nativo di Roma e la sua consacrazione a pontefice avvenne il 27 dicembre 795. La sua salita al soglio pontificio rappresentò un momento storico di grande rilevanza, poiché fu il primo papa ad essere eletto dopo che il regno dei Franchi iniziò ad esercitare una concreta protezione sullo stato ecclesiastico. Questa protezione dei Franchi garantiva alla Chiesa e alla città una necessaria sicurezza sia interna sia esterna, in un'epoca di continui mutamenti geopolitici. In virtù di questo nuovo assetto, il papa assumeva la figura di gran sacerdote che prega per il popolo cristiano affinché abbia la vittoria sui nemici di Dio.
Subito dopo la sua consacrazione, il nuovo pontefice comunicò a Carlo Magno la morte del predecessore Adriano I e la propria elezione al pontificato. In segno di ossequio e di profonda comunione, mandò a Carlo Magno il vessillo della città di Roma e le chiavi della Confessione di Saint Pietro. Inoltre, il papa invitò Carlo Magno a mandare un rappresentante a Roma per assistere alla cerimonia del giuramento di fedeltà del popolo romano, suggellando così un legame politico e spirituale destinato a segnare profondamente l'intero Medioevo occidentale.
La difesa della fede contro l'adozionismo
Nel corso del suo pontificato, Leone III dovette occuparsi con decisione della questione dell'adozionismo. Questa dottrina eretica era sostenuta principalmente dai vescovi spagnoli Felice di Urgel e Elipando di Toledo, i quali sostenevano che Gesù Cristo come uomo non fosse il vero Figlio di Dio, bensì un figlio adottivo. La questione dell'adozionismo era già stata discussa sotto il pontificato di Adriano I e successivamente condannata nei sinodi di Ratisbona del 792 e di Francoforte del 794.
Il vescovo Felice, volendo discolparsi dalle accuse, si appellò direttamente a Carlo Magno. Per diretto intervento del re, il papa convocò un sinodo a Roma nell'autunno del 798, nel quale fu confermata la condanna delle tesi di Felice. Successivamente, Carlo Magno invitò il vescovo Felice alla sua corte di Aquisgrana, dove fu messo a confronto con l'erudito Alcuino in una disputa teologica durata sei giorni. Alla fine della disputa, il vescovo Felice riconobbe il proprio errore. Carlo Magno tolse allora l'incarico a Felice e lo affidò alla sorveglianza dell'arcivescovo di Lione, mentre l'altro vescovo sostenitore dell'eresia, Elipando, era ormai ottantenne e l'eresia decadde per la mancanza di altri sostenitori.
La controversia del Filioque
Un'altra questione complessa del pontificato fu quella relativa al Filioque, che accese forti tensioni tra la Chiesa di Oriente e quella di Occidente. Nel credo Niceno-Costantinopolitano, riguardo allo Spirito Santo, vi è l'espressione originaria che lo Spirito procede dal Padre. In Occidente, a partire dal concilio di Toledo del 589, si usava aggiungere la parola Filioque per indicare che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio, allo scopo di precisare l'uguaglianza delle tre persone della Santissima Trinità.
In Occidente, partendo dalla Spagna, si iniziò a recitare il credo con il Filioque durante le messe, e questa versione divenne presto comune a tutti i fedeli. Tuttavia, il Filioque divenne presto oggetto di discordia tra Greci e Latini, accompagnato da reciproche accuse di mancanza di ortodossia. Greci e Latini usarono gli Atti del Concilio di Nicea come argomento interpretativo comune. Verso l'ottocento sette, il contrasto sul Filioque scoppiò apertamente a Gerusalemme tra monaci greci e latini. Il papa riaffermò con chiarezza la progressione dello Spirito Santo dal Padre e dal Figlio; ma poiché i monaci latini coinvolti erano franchi, il papa rimise la questione a Carlo Magno. Il re Carlo Magno convocò il sinodo di Aquisgrana nell'ottocento nove, nel quale fu approvata formalmente l'aggiunta del Filioque al credo. Papa Leone III approvò la deliberazione sinodale, ma non la ritenne obbligatoria per i Greci, coerente con il suo ruolo di padre di tutti i credenti.
Le avversità, l'attentato e il processo
Papa Leone III dovette affrontare gravi avversità da parte dei parenti del defunto papa Adriano I fin dai primissimi anni del suo ministero. Papa Adriano I aveva favorito i suoi parenti affidando loro importanti incarichi e uffici nella gestione della Chiesa. I parenti di Adriano I fomentarono un profondo odio contro Leone III proprio perché il nuovo papa non poteva continuare a favorirli nella stessa misura. La situazione degenerò a tal punto che i nemici organizzarono un vero e proprio attentato contro la persona del pontefice.
Il 25 aprile del 799, mentre il papa si recava a cavallo dal Laterano a San Lorenzo in Lucina per presiedere delle funzioni liturgiche, fu assalito da uomini armati che lo tirarono giù da cavallo e lo maltrattarono brutalmente. Gli assalitori cercarono addirittura di accecare il papa e di tagliargli la lingua. Il papa cercò disperatamente rifugio in una vicina chiesa, dove fu inseguito dagli aggressori. In serata, il pontefice fu portato prigioniero al monastero di Sant'Erasmo al Celio. Fortunatamente, alcuni fedeli devoti riuscirono a liberare il papa e a riportarlo al sicuro nella basilica di San Pietro. Il papa fu soccorso dal duca di Spoleto, Guinigi, che lo condusse in salvo nella sua città.
Papa Leone III chiese allora l'intervento di Carlo Magno per ristabilire l'ordine e la giustizia. Anche gli avversari del papa si erano appellati a Carlo Magno per giustificare le loro azioni. Seguì un processo complesso in cui il pontefice giurò solennemente di non essere colpevole dei crimini che gli venivano imputati. Carlo Magno era presente personalmente a Roma durante lo svolgimento del processo. Nel giorno di Natale dell'anno 800, Carlo Magno ricevette la corona del Sacro Romano Impero dalle mani del papa. Divenuto imperatore, Carlo Magno poté finalmente pronunciare la sentenza di morte per gli attentatori romani; tuttavia, per il generoso intervento del papa, la condanna a morte degli attentatori fu commutata in esilio in Francia.
Gli ultimi anni e la morte
I contrasti tra alcune famiglie patrizie romane e il papa continuarono anche dopo la morte di Carlo Magno, avvenuta nell'anno 814. Un nuovo complotto fu organizzato da famiglie patrizie romane contro il pontefice, ma fortunatamente fu scoperto in tempo. I congiurati furono accusati di lesa maestà e giustiziati con la condanna a morte. In questa occasione il papa agì di propria autorità, senza ricorrere a Ludovico, che era il successore dell'imperatore Carlo Magno.
Il comportamento del papa in questa circostanza dimostrò una severità che fu giudicata poco adatta al capo spirituale della cristianità. Gli studiosi moderni non esprimono una visione benevola dell'autorità del papa a causa del contesto particolarmente difficile di odi, rancori e ostilità dell'epoca. Le accuse contro il papa sorsero all'inizio del suo pontificato e si intensificarono durante i venti anni del suo governo, giungendo persino a richiedere un pubblico giuramento. Gli animi dell'epoca si istigavano sempre più invece di rappacificarsi vicendevolmente. Nonostante le difficoltà politiche, il papa fondò la Scuola Palatina, istituzione culturale di altissimo valore da cui in seguito derivò l'università di Parigi. Il papa morì il 12 giugno 816 e fu sepolto nella basilica di San Pietro.
Il cammino di un pastore
Nato a Roma, Leone fu elevato al pontificato alla fine dell'ottavo secolo, in un contesto cittadino spesso segnato da aspre lotte di potere. Il suo ministero non fu privo di sofferenze personali, come testimonia il grave attentato subito a Roma il venticinque aprile dell'anno settecento novantanove, che non scalfì tuttavia la sua determinazione nel guidare la Chiesa. Il suo operato si mosse sempre lungo due direttrici principali: la custodia dell'integrità della fede e il dialogo con le autorità civili dell'epoca, in particolare con il mondo franco che guardava a Roma come al centro spirituale dell'Occidente.
Nella sua azione di governo, egli seppe coniugare la cura pastorale con il rigore dogmatico. Oltre ai viaggi e ai contatti tra Roma, Aquisgrana e Spoleto, la sua attenzione fu costantemente rivolta alla chiarezza della dottrina. La condanna dell'adozionismo, eresia che minacciava la retta comprensione della divinità di Cristo, avvenne sotto la sua guida attenta, così come il dibattito teologico che portò all'aggiunta del Filioque nel Simbolo della fede. Queste decisioni non furono semplici atti burocratici, ma risposte meditate alle sfide dottrinali che il suo tempo poneva alla Chiesa, cercando sempre di preservare l'unità e la verità del messaggio evangelico nonostante le turbolenze politiche del periodo.
La memoria del Santo
La figura di San Leone Terzo è stata oggetto di profonda venerazione nel corso dei secoli, culminando nella sua canonizzazione avvenuta nell'anno milleseicento settantatré. La sua memoria liturgica, fissata al dodici giugno, è stata iscritta nel Martirologio Romano, testimoniando il riconoscimento dell'importanza del suo servizio alla Chiesa universale. Sebbene la celebrazione sia stata successivamente rimossa durante la revisione del calendario liturgico avvenuta nel millenovecento sessantatré, la devozione verso questo successore di Pietro rimane legata alla sua instancabile opera di consolidamento della cristianità in un'epoca di grandi mutamenti storici.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Leone III?
La sua memoria liturgica si celebrava il 12 giugno; tale data fu tuttavia eliminata nella revisione del calendario del 1963.
Quale fu il ruolo principale di San Leone III?
Fu vescovo di Roma e papa dal 795 al 816, difendendo la retta fede contro l'adozionismo e incoronando Carlo Magno imperatore.
A Roma presso san Pietro, san Leone III, papa, che conferì a Carlo Magno, re dei Franchi, la corona del Romano Impero e si adoperò con ogni mezzo per difendere la retta fede e la dignità divina del Figlio di Dio. — Martirologio Romano