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12 giugno

Sant' Onofrio

Eremita

Sant' Onofrio

Aggiornato il 15 settembre 2026

Il viaggio nel deserto e l'incontro con l'anacoreta

Nel quinto secolo visse in Egitto un monaco di nome Pafnuzio, il quale nutriva un intenso desiderio di conoscere da vicino la vita e l'esperienza degli anacoreti che popolavano le regioni desertiche. Spinto da questo ardore spirituale, Pafnuzio si inoltrò coraggiosamente nel deserto alla ricerca di quei solitari testimoni della fede. Dopo aver compiuto due tappe in ventuno giorni di cammino faticoso, il monaco si accasciò a terra completamente sfinito dalle privazioni e dalla calura. Improvvisamente, Pafnuzio vide apparire una figura umana di aspetto singolare e terribile, interamente ricoperta da capo a piedi solo dai lunghi capelli e da qualche foglia. Tale abbigliamento, costituito unicamente da capelli e da foglie, era consueto tra gli anacoreti del deserto, i quali vivevano completamente soli, visti soltanto dagli angeli, e facevano a meno degli indumenti poiché erano difficili da procurarsi o da sostituire in quelle terre desolate. Inizialmente spaventato da quella visione inattesa, Pafnuzio cercò di scappare per sottrarsi alla paura. La figura umana, tuttavia, chiamò con voce ferma Pafnuzio, esortandolo a fermarsi e a restare. Rassicurato da quelle parole, il monaco capì di aver finalmente trovato un vero anacoreta del deserto. Stabilitasi gradualmente una profonda fiducia reciproca, i due uomini iniziarono a confidarsi le proprie storie di vita. L'eremita rivelò di chiamarsi Onofrio e raccontò di vivere in quel deserto solitario da ben settanta anni, durante i quali non aveva più visto anima viva. Per sostenere le proprie forze, Onofrio si nutriva unicamente di erbe spontanee e trovava riparo per il riposo nelle caverne della roccia.

Le origini monastiche e la guida spirituale

Prima di intraprendere la via della solitudine assoluta, Onofrio aveva vissuto in un monastero della Tebaide situato a Ermopolis, dove condivideva la preghiera e il lavoro insieme a un centinaio di monaci. Animato dal profondo desiderio di condurre una vita ancora più solitaria, sul luminoso esempio di san Giovanni Battista e del profeta Elia, Onofrio decise di lasciare il cenobio per abbracciare la vita eremitica. Inoltratosi nelle profondità del deserto con pochissimi viveri al seguito, dopo alcuni giorni di cammino incontrò un altro eremita che dimorava all'interno di una grotta. Onofrio chiese umilmente a quell'anziano di iniziarlo alla dura vita eremitica. L'eremita accontentò la richiesta di Onofrio e lo accompagnò amorevolmente in una vicina oasi ricca di palmizi. Dopo aver dimorato insieme per trenta giorni, l'anziano maestro lasciò solo Onofrio, facendo ritorno alla propria caverna originaria. Per confortarlo e guidarlo nel cammino, l'anziano eremita tornava a fare visita a Onofrio una volta all'anno. Durante una di queste visite periodiche, l'eremita anziano si inchinò per compiere il consueto saluto e improvvisamente si accasciò a terra, morendo santamente. Pieno di profonda tristezza per la perdita del padre spirituale, Onofrio seppellì l'anziano eremita vicino al proprio luogo di ritiro. Per adattarsi al mutare delle stagioni e resistere alle dure intemperie del clima, Onofrio riceveva la forza direttamente dalla grazia divina. Un angelo del Signore provvedeva infatti quotidianamente al nutrimento materiale di Onofrio, mentre ogni domenica lo stesso angelo gli portava la santa Comunione. Questo mirabile prodigio dell'angelo fu visto chiaramente anche da Pafnuzio durante i giorni trascorsi insieme.

Il transito e la memoria del santo

Onofrio condusse Pafnuzio al proprio eremo di Calidiomea, il luogo dei palmizi, dove i due continuarono a lungo le loro profonde conversazioni spirituali. Onofrio rivelò a Pafnuzio che Dio lo aveva inviato appositamente in quel luogo per dare al suo corpo una conveniente sepoltura, essendo ormai giunto al termine della sua terrena esistenza. Pafnuzio propose allora di prendere il suo posto in quell'eremo, ma Onofrio rispose fermamente che quella non era la volontà di Dio e che Pafnuzio doveva fare ritorno in Egitto per raccontare a tutti ciò di cui era stato testimone oculare. Dopo aver impartito la sua paterna benedizione a Pafnuzio, Onofrio si inginocchiò intensamente in preghiera e rese l'anima a Dio. Pafnuzio ricoprì il corpo del santo con una parte della propria tunica e lo seppellì devotamente in un anfratto della roccia. Subito prima della partenza di Pafnuzio, una violenta frana distrusse la caverna di Onofrio e abbattette tutti i palmizi circostanti, come chiaro segno della volontà divina che nessun altro avrebbe mai più vissuto in quel luogo come eremita. La Vita scritta da Pafnuzio divenne celebre ed è nota attraverso antiche recensioni orientali in lingua greca, copta, armena e araba. Questa opera presenta un nobile elogio della vita monastica cenobitica e della solitudine nel deserto, considerata come lo stato di vita più perfetto. La Vita greca scritta da Pafnuzio conclude specificamente che il santo eremita morì l'undici giugno. San Onofrio è celebrato il dodici giugno nei sinassari bizantini, mentre l'arcivescovo Antonio di Novgorod riferisce che nell'anno 1200 la testa del santo era conservata nella chiesa di San Acindino. Il culto e il ricordo di Onofrio si estesero rapidamente in tutti i Paesi dell'Asia Minore e in Egitto, dove i calendari locali riportano la sua festa alternativamente il dieci, l'undici o il dodici giugno. In lingua araba il santo è chiamato Abū Nufar, che significa l'erbivoro. L'immagine di sant'Onofrio anacoreta, rappresentato nudo e ricoperto dei soli capelli, fu tramandata nell'arte in tutti i secoli, arricchendosi di particolari iconografici come il perizoma di foglie, il cammello, il teschio, la croce, l'ostia con il calice e l'angelo. Il nome Onofrio possiede un'antica origine egizia e significa colui che è sempre felice; in terra d'Egitto, tale appellativo era tradizionalmente riferito a Osiride. Nel martirologio, sant'Onofrio è ricordato come un insigne anacoreta che visse piamente per sessant'anni nelle vaste lande del deserto.

Domande frequenti

Quando si festeggia Sant'Onofrio?

Sant'Onofrio è celebrato liturgicamente l'undici o il dodici giugno, secondo le diverse tradizioni dei sinassari bizantini e dei calendari di Asia Minore ed Egitto.

Quali sono le origini e il significato del nome Onofrio?

Il nome Onofrio è di origine egizia, significa colui che è sempre felice e in Egitto anticamente era un appellativo riservato a Osiride.

In Egitto, sant’Onofrio, anacoreta, che visse piamente per sessant’anni nelle vastità del deserto. — Martirologio Romano