17 agosto
San Mama di Cesarea di Cappadocia
Pastore, martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le fonti storiche e le origini
Lo studio sulla figura di San Mama si avvale di molteplici testimonianze documentarie, sebbene le fonti più antiche e attendibili siano rappresentate da due omelie scritte intorno al 303 da san Basilio Magno e da san Gregorio Nazianzeno. Tali scritti offrono ampi elogi per il martire ma si rivelano poveri di particolari cronologici precisi, tralasciando dettagli sui genitori, sull'età, sull'epoca o sul genere del martirio. I due vescovi si soffermano ampiamente sulla grande popolarità del culto di San Mama a Cesarea di Cappadocia e nei dintorni, alimentato dai prodigi operati dal santo in qualità di taumaturgo, che comprendevano persino le risurrezioni di fanciulli defunti. Per tali motivi, la comunità riconosceva in lui il padre della città di Cesarea. Recensioni agiografiche successive arricchirono progressivamente il racconto della sua vita con particolari fantastici, mentre la passio più antica risale al quarto secolo ed è redatta sotto forma di enciclica firmata dai vescovi Eutrepio, Cratone e Perigene.
La giovinezza e il ritiro sui monti
All'epoca del regno dell'imperatore Aureliano, tra il 270 e il 275, San Mama era un ragazzo di dodici anni originario di Cesarea di Cappadocia e proveniente da una famiglia modesta e povera. Il giovane fu affidato alla custodia del vescovo Taumasio di Cesarea di Cappadocia, mentre l'imperatore scatenava una dura persecuzione contro i cristiani inviando il conte Claudio con quattrocento soldati per catturare i fedeli e il presule. Sorprendentemente, il conte Claudio e duecento soldati giunti a Cesarea si convertirono al cristianesimo, mentre l'imperatore Aureliano, impegnato in una guerra contro la Persia, decise di sospendere temporaneamente la persecuzione. In seguito alla morte del vescovo Taumasio, i pagani si rivoltarono, incendiarono la chiesa e compirono una strage di cristiani, risparmiando tuttavia San Mama a causa della sua giovane età. Di fronte a tale violenza, il ragazzo non esitò a mettersi a predicare pubblicamente contro l'idolatria, finché udì una voce percepibile solo da lui che gli ordinava di lasciare la città per recarsi sui monti nella foresta, così da predicare il vangelo alle bestie. La medesima voce gli indicò il luogo esatto dove trovare un codice del vangelo sotterrato tra i ruderi della chiesetta incendiata. Trovato il testo sacro, il giovane lo portò con sé sul monte, stabilendosi a vivere in una grotta in condizione di massima frugalità, trascorrendo il giorno in solitudine e cibandosi di ciò che la natura offriva, dissetandosi persino con il latte munto da animali anche feroci. Nel pomeriggio, animali feroci, uccelli e altre specie si radunavano intorno a San Mama per ascoltare la lettura del vangelo.
L'arresto, la conversione dei soldati e il martirio
Cinque anni dopo il suo ritiro, l'imperatore Aureliano inviò un preside di nome Alessandro, feroce nemico dei cristiani, per riprendere la persecuzione. Venuto a conoscenza di San Mama e del prodigio delle bestie, e attribuendo tale fenomeno alla magia, Alessandro mandò un manipolo di soldati ad arrestare il giovane. I soldati furono accolti con grande cortesia da San Mama, che li rifocillò con il formaggio da lui stesso prodotto. All'ora consueta, gli armati assistettero allo straordinario arrivo di una moltitudine di animali grandi e piccoli, innocui e feroci, radunati attorno al giovane pastore. Spaventati in particolare dalla presenza dei leoni, i soldati chiamarono San Mama in aiuto, ed egli li calmò e rassicurò parlando dell'unico Dio creatore e di Gesù suo figlio, indicato come l'artefice di quel prodigio. Il giovane invitò i soldati alla conversione per non dimostrarsi inferiori alle bestie che ascoltavano docilmente la parola divina. Tali parole scorno e conversione toccarono i cuori dei soldati, che chiesero il battesimo e si chiamavano Abdan, Dan, Niceforo, Milezio, Romano, Didimo, Secondino e Prisco. San Mama scese quindi dal monte insieme ai soldati per accompagnarli dal preside, e lungo la strada incontrarono il prete Cratone, che provvide a battezzarli. Giunti ad Alessandria per compiere un'apologia del cristianesimo, i soldati furono immediatamente imprigionati, mentre San Mama fu sottoposto a svariate torture pericolose per la vita, uscendone tuttavia sempre incolume. Il santo e i soldati convertiti superarono indenni anche il terribile supplizio delle belve, ma infine subirono tutti la decapitazione nel 275. Dopo un po' di tempo Aureliano morì e la persecuzione cessò definitivamente, permettendo ai cristiani di elevare una basilica sul luogo del supplizio del martire.
Il culto e la diffusione in Oriente e in Occidente
Il primo centro propulsore del culto di San Mama fu Cesarea di Cappadocia, identificata oggi con la città di Kayseri in Turchia, dove il santo subì il martirio e visse come umilissimo pastore solitario tra le selve dei monti. Sulla tomba del martire sorse ben presto un santuario divenuto meta di ininterrotti pellegrinaggi, fortemente attratti dalla fama taumaturgica del santo. Nei secoli successivi, la devozione si espanse largamente, tanto che furono dedicate altre chiese e monasteri a San Mama in tutto l'Oriente cristiano, a partire da Costantinopoli. In seguito alla traslazione delle reliquie, il culto valicò i confini orientali estendendosi a Cipro, in Grecia e in Occidente, dove la cattedrale di Langres in Francia divenne il principale punto di riferimento, affiancata dalla venerazione diffusa in Toscana e in Veneto. Molte opere d'arte raffigurano tradizionalmente il santo, in particolare durante il prodigio della lettura evangelica agli animali e durante il suo martirio; alcune rappresentazioni artistiche mostrano persino il santo legato a una colonna mentre un carnefice lo trafigge al ventre con un tridente. Il suo nome è stato inserito in decine di Martirologi, Calendari e Sinassari sia orientali sia occidentali in molteplici date differenti, sebbene il Martirologio Romano, desumendolo dal Geronimiano, colloque ufficialmente la sua memoria al diciassette agosto.
La vita del pastore
La vicenda terrena di San Mama si svolge nel contesto severo e solenne delle montagne della Cappadocia. Scelse di vivere come un pastore solitario, lontano dalle logiche del potere e dagli affanni delle città, trovando nella natura incontaminata il luogo ideale per la preghiera e l'ascesi. La tradizione ci consegna l'immagine di un uomo che, in una grotta, predicava il Vangelo non solo agli uomini ma anche agli animali selvatici, vivendo in una condizione di armonia primordiale che ricorda la pace del paradiso terrestre. Questa sua esistenza, apparentemente marginale, era tuttavia pervasa da una forza spirituale capace di attrarre chiunque si avvicinasse alla sua dimora.
La testimonianza di San Mama raggiunse il culmine quando le autorità imperiali, sotto il regno di Aureliano, vollero porre fine alla sua libera predicazione. Quando i soldati furono inviati per arrestarlo, egli non oppose resistenza fisica, ma con la forza della sua parola e la grazia che emanava dalla sua persona, riuscì a convertire i suoi stessi carnefici. Questo atto di carità suprema divenne la sua ultima predicazione prima di subire il martirio per decapitazione. La sua morte, avvenuta nell'anno duecentosettantacinque a Cesarea di Cappadocia, non ha spento la luce della sua testimonianza, ma l'ha resa eterna nella memoria della Chiesa. Da allora, il ricordo di San Mama ha varcato le terre d'Oriente per radicarsi profondamente anche in Occidente, in particolare a Langres, dove il suo culto è stato accolto e tramandato con grande venerazione dai fedeli che vedono in lui un intercessore potente e un esempio di dedizione assoluta al Vangelo.
Il culto e la memoria
La venerazione per San Mama si è diffusa rapidamente in diverse regioni del mondo cristiano. A Cipro, in Grecia e in Francia, la figura del pastore martire viene onorata con profonda devozione. I fedeli guardano a lui come a un protettore premuroso, invocandolo per la salute del bestiame e affidando alla sua intercessione le nutrici, in memoria della sollecitudine che egli dimostrava verso ogni creatura vivente. Il suo culto non è solo un atto di devozione verso un uomo vissuto nel terzo secolo, ma un legame vivo con una santità che ha saputo coniugare la vita contemplativa con la testimonianza pubblica del martirio.
Il Martirologio Romano ne conserva il ricordo nella data del diciassette agosto, giorno in cui la Chiesa universale eleva una preghiera di ringraziamento per la vita di questo martire. Attraverso i secoli, la memoria di San Mama ha continuato a nutrire la fede dei cristiani, offrendo un esempio di come la mitezza e la coerenza possano vincere la violenza del mondo. Ancora oggi, il suo nome richiama alla mente la bellezza di una vita spesa per il Signore, capace di trasformare la solitudine dei monti in una cattedrale a cielo aperto e il sacrificio della vita in un seme fecondo per le generazioni future.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Mama di Cesarea di Cappadocia?
La memoria liturgica di San Mama si celebra il diciassette agosto, data in cui viene ricordato nel Martirologio Romano e solennemente festeggiato a Langres.
Di cosa è patrono San Mama di Cesarea di Cappadocia?
San Mama è invocato in Oriente come protettore del bestiame, mentre in Occidente fu eletto a patrono delle nutrici in virtù del suo nome e della tradizione che lo vide nutrito dal latte di animali ammansiti.
A Cesarea in Cappadocia, nell’odierna Turchia, san Mamas, martire, che, umilissimo pastore, visse solitario tra le selve dei monti in massima frugalità e subì il martirio sotto l’imperatore Aureliano per aver professato la sua fede in Cristo. — Martirologio Romano