7 febbraio
San Massimo di Nola
Vescovo
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il ministero e la persecuzione
Massimo fu vescovo della comunità cristiana di Nola probabilmente verso la metà del terzo secolo. Egli rappresenta il primo pastore di questa antica sede diocesana di cui si possieda una notizia certa, sebbene giunta a noi in via indiretta. Il Martirologio attesta che a Nola in Campania san Massimo vescovo resse la Chiesa in tempo di persecuzione. Essendo assai avanzato negli anni e non potendo sopportare la seconda persecuzione contro i cristiani, Massimo cercò scampo rifugiandosi nei boschi.
Il legame con san Felice e le fonti antiche
Durante il rifugio tra i boschi, ridotto agli estremi per la fame e il freddo, Massimo fu raccolto e soccorso da san Felice prete. La tradizione riferisce che san Felice avrebbe rifocillato Massimo con il succo di un'uva miracolosa. Successivamente, san Felice affidò Massimo alle cure di una pia donna. Alla morte di Massimo, san Felice avrebbe ricusato la successione nell'episcopato. Il ricordo di Massimo è strettamente legato a quello di san Felice prete, il quale è celebrato da san Paolino nei suoi classici carmi natalizi. San Paolino ricorda Massimo nei carmi quarto e quinto, composti negli anni trecentonovantotto e trecentonovantanove. San Gregorio di Tours fa menzione di Massimo nel suo libro intitolato De gloria Martyrum, mentre Beda ne fa menzione nella Vita sancti Felicis. Sia Gregorio di Tours che Beda dipendono direttamente dagli scritti di san Paolino. Massimo è inoltre conosciuto in qualche martirologio sotto il nome di Massimiano.
La tradizione sul papa san Damaso e l'iscrizione
La tradizione medievale tramanda episodi di carattere più marcatamente leggendario, come il preteso pellegrinaggio del papa san Damaso a Nola. Il presunto pellegrinaggio di papa san Damaso sarebbe avvenuto per sciogliere un voto sulla tomba di Massimo. Papa san Damaso avrebbe sperimentato la protezione di Massimo in occasione di un'infermità e contro i suoi detrattori. L'episodio del pellegrinaggio di papa Damaso sarebbe attestato dal carme damasiano in onore di san Felice. Giovanni Battista De Rossi riferisce il carme damasiano alla basilica nolana, mentre Enrico Silvagni riferisce il medesimo carme damasiano alla basilica romana in Pincis. La tradizione manoscritta dei codici ha trasformato il nome Felix dell'iscrizione damasiana in Magne. Tale nome Magne starebbe in luogo del nome Maxime.
Il trafugamento delle reliquie e la diffusione del culto
Intorno all'anno settecentoquindici il corpo di Massimo sarebbe stato trafugato a Benevento dal vescovo di Nola Leone terzo. Il trafugamento del corpo fu compiuto per salvarlo dalle scorrerie armate del principe Romualdo secondo. Benevento possedeva una chiesa dedicata a Massimo nella zona di Porta Aurea e celebrava la memoria di san Massimo l'otto febbraio. Il corpo di Massimo fu in seguito affidato da re Guglielmo primo in custodia ai monaci di Montevergine. Il bollandista Godefridus Henskens identifica il santo con l'omonimo festeggiato da un Breviario salernitano del vescovo Romualdo Varca. Il vescovo Romualdo Varca resse la diocesi di Salerno tra il milletrecento cinquantatre e il milletrecento ottantadue. La città di Salerno ebbe una chiesa e un monastero con annesso ospedale intitolati a un san Massimo confessore. Il monastero salernitano fu fondato nell'ottocento sessantacinque e in seguito unito all'abbazia di Cava. Si può supporre che il culto di Massimo di Nola sia passato a Salerno attraverso Benevento, date le intime interferenze politico-culturali tra le due città. Anche il doppio monastero maschile e femminile dedicato a santa Sofia dovette venire a Salerno da Benevento.
Il cammino di un pastore
San Massimo di Nola ha esercitato il suo ministero episcopale nel terzo secolo, in un contesto storico caratterizzato da una forte ostilità verso il cristianesimo. Come primo vescovo di cui si abbia memoria certa nella Chiesa nolana, egli ha incarnato la sollecitudine del pastore verso il proprio gregge, affrontando con umiltà le sfide di un'epoca difficile. Durante le persecuzioni, la sua vita fu messa a dura prova, costringendolo a cercare riparo in luoghi impervi e isolati, lontano dal centro cittadino, per sfuggire alla violenza dei persecutori.
In quella condizione di estrema vulnerabilità, segnata dall'avanzare dell'età, il vescovo Massimo non rimase solo. La tradizione conserva il ricordo commovente del soccorso ricevuto da San Felice di Nola, il quale si fece vicino a lui con premura e dedizione. Questo incontro tra due figure sante divenne un segno luminoso di fraternità, capace di trasmettere un messaggio di speranza che oltrepassa la cronaca dei fatti. Il suo legame con le terre di Nola, Benevento e Salerno sottolinea come la sua presenza abbia lasciato un'impronta indelebile nella memoria delle comunità locali. La sua vita si concluse a Nola, luogo che ha custodito per secoli la sua memoria terrena, rendendolo un punto di riferimento per la spiritualità di quanti guardano alla sua figura come a un esempio di fedeltà al Vangelo vissuta fino all'ultimo respiro.
Le spoglie e la venerazione
La venerazione per San Massimo di Nola si è manifestata anche attraverso la cura delle sue spoglie mortali, oggetto di particolare attenzione nel corso dei secoli. Nel settecentoquindici, per proteggere il suo corpo dalle scorrerie che minacciavano i luoghi sacri, le reliquie furono trasferite a Benevento. Questo atto, mosso dal desiderio di salvaguardare il tesoro della memoria del vescovo, testimonia quanto fosse sentita la presenza del santo tra i fedeli.
Successivamente, le reliquie furono affidate da re Guglielmo Primo ai monaci di Montevergine, che ne divennero custodi attenti, perpetuando il culto in un ambiente di preghiera e silenzio. La Chiesa nolana continua a celebrare solennemente la memoria del suo primo vescovo, mantenendo viva una tradizione che affonda le sue radici nella storia più remota del cristianesimo. Il ricordo di San Massimo non è dunque solo un richiamo al passato, ma un invito costante a riconoscere nell'opera dei primi pastori la roccia su cui è stata edificata la fede delle nostre terre. Egli rimane, per chiunque si accosti alla sua biografia, un intercessore che parla della dignità del ministero episcopale e della bellezza della comunione tra i santi.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Massimo di Nola?
Il Martirologio Romano ha fissato la commemorazione al quindici gennaio, giorno successivo alla festa di san Felice. La Chiesa nolana celebra la memoria del santo il sette febbraio, mentre a Benevento la ricorrenza è fissata all'otto febbraio.
Quali sono le principali testimonianze storiche su San Massimo?
Massimo è il primo vescovo di Nola noto attraverso fonti indirette, tra cui i carmi di san Paolino di Nola composti alla fine del quarto secolo. Le sue vicende sono inoltre menzionate da san Gregorio di Tours nel De gloria Martyrum e da Beda nella Vita sancti Felicis.
A Nola in Campania, san Massimo, vescovo, che in tempo di persecuzione resse la Chiesa di questa città e dopo una lunga vita morì in pace. — Martirologio Romano