San Mattia Kalemba

Martire

Aggiornato il 22 luglio 2026

Il contesto storico e la persecuzione in Uganda

La vicenda terrena dei martiri si svolse sotto il regno di Mwanga, un giovane sovrano dell'Uganda che aveva frequentato la scuola dei missionari Padri Bianchi del Cardinal Lavigerie, senza tuttavia riuscire ad imparare né a leggere né a scrivere. Re Mwanga era considerato testardo, indocile e incapace di concentrazione, al punto che alcuni suoi atteggiamenti facevano dubitare che fosse nel pieno possesso delle sue facoltà mentali. Avendo imparato dai mercanti bianchi venuti dal nord a fumare hascisc, a bere alcool in grande quantità e ad abbandonarsi a pratiche omosessuali, il sovrano si costruì un fornitissimo harem costituito da paggi, servi e figli dei nobili della sua corte. All'inizio del suo regno, re Mwanga fu sostenuto dai cristiani cattolici e anglicani contro la tirannia del re musulmano Kalema, ma ben presto iniziò a vedere nel cristianesimo il maggior pericolo per le tradizioni tribali e il maggior ostacolo per le sue dissolutezze. Gli stregoni e i feticisti sobillarono re Mwanga contro i cristiani perché vedevano compromesso il loro ruolo e potere, dando inizio nel 1885 ad un'accesa persecuzione contro i credenti in Uganda. La prima illustre vittima della persecuzione fu il vescovo anglicano Hannington, e la feroce repressione giunse ad annoverare almeno altri duecento giovani uccisi per la fede.

Il quindici novembre 1885 re Mwanga fece decapitare il maestro dei paggi e prefetto della sala reale, Giuseppe Mkasa Balikuddembè, appartenente al clan Kayozi e venticinquenne al momento della morte. La colpa maggiore del maestro dei paggi era stata quella di essere cattolico e catechista, di aver rimproverato al re l'uccisione del vescovo anglicano e di aver difeso i giovani paggi dalle avances sessuali del sovrano. Carlo Lwanga, appartenente al clan Ngabi, sostituì Giuseppe Mkasa Balikuddembè nel prestigioso incarico, attirando subito su di sé le attenzioni morbose di re Mwanga. Carlo Lwanga era cattolico e, nel periodo in cui i missionari furono messi al bando, assunse una funzione di leader sostenendo la fede dei neoconvertiti. Il venticinque maggio 1886 Carlo Lwanga fu condannato a morte insieme a un gruppo di cristiani e quattro catecumeni, e la notte prima dell'esecuzione il coraggioso leader battezzò segretamente proprio quei quattro catecumeni. Tra di essi vi era Kizito, del clan Mmamba, il più giovane del gruppo con i suoi appena quattordici anni, al quale Carlo Lwanga aveva promesso di morire insieme mano nella mano per Gesù. Il ventisei maggio 1886 furono uccisi anche Andrea Kaggwa, capo dei suonatori del re e suo familiare, e Dionigi Ssebuggwawo, ricordandosi che Andrea Kaggwa si era dimostrato particolarmente generoso e coraggioso durante una precedente epidemia.

Il cammino verso il martirio e la testimonianza di Mattia Kalemba

Fu disposto il trasferimento dei condannati dal palazzo reale di Munyonyo a Namugongo, luogo delle esecuzioni capitali, attraverso una vera e propria via crucis di ventisette miglia percorsa in otto giorni. Durante questo lungo trasferimento, i condannati subirono le pressioni dei parenti per abiurare la fede e le violenze brutali dei soldati. Ponziano Ngondwe, paggio reale del clan Nnyonyi Nnyange, fu trafitto da un colpo di lancia e ucciso lungo la strada il ventisei maggio, dopo essere stato immediatamente arrestato per aver ricevuto il battesimo mentre infuriava la persecuzione. Il paggio reale Atanasio Bazzekuketta, del clan Nkima, fu martirizzato il ventisette maggio, e Gonzaga Gonga, servo del re appartenente al clan Mpologoma, cadde trafitto dalle lance dei soldati poche ore dopo Atanasio. In questo stesso contesto di sofferenza si colloca la testimonianza di Mattia Kalemba, detto Mulumba o il Forte, il quale era originariamente di religione maomettana prima di lasciare quel credo per ricevere il battesimo in Cristo. Mattia Kalemba depose l'incarico di giudice e si impegnò con dedizione nella diffusione della fede cristiana, subendo dapprima la tortura sotto il re Mwanga e infine rendendo lo spirito a Dio privo di ogni conforto, subendo il martirio a Kampala il trenta maggio 1886. Poco dopo la sua morte, Noè Mawaggali, servo del re del clan Ngabi, fu inchiodato a un albero con le lance dei soldati e quindi impiccato il trentuno maggio.

Il tre giugno, sulla collina di Namugongo, furono arsi vivi trentuno cristiani, tra i quali vi erano alcuni anglicani e il gruppo di tredici cattolici facente capo a Carlo Lwanga. Fecero parte di questo gruppo di martiri Luca Baanabakintu, Gyaviira Musoke e Mbaga Tuzinde, tutti del clan Mmamba, insieme a Giacomo Buuzabalyawo, figlio del tessitore reale del clan Ngeye. Altri compagni di questa testimonianza suprema furono Ambrogio Kibuuka del clan Lugane, Anatolio Kiriggwajjo, guardiano delle mandrie del re, Mukasa Kiriwawanvu, cameriere del sovrano, e Adolofo Mukasa Ludico, guardiano delle mandrie appartenente al clan Ba'Toro. A essi si unirono Mugagga Lubowa, sarto reale del clan Ngo, Achilleo Kiwanuka del clan Lugave e Bruno Sserunkuuma del clan Ndiga. Chi assistette all'esecuzione rimase profondamente impressionato dal sentire i martiri pregare fino alla fine senza emettere un solo gemito. Bruno Sserunkuuma aveva profeticamente intuito prima del martirio che una fonte con molte sorgenti non si inaridirà mai e che altri sarebbero venuti dopo di loro. La serie dei martiri cattolici ugandesi si concluse ufficialmente il ventisette gennaio 1887 con la morte di Giovanni Maria Musei, servitore del re che aveva confessato spontaneamente la propria fede davanti al primo ministro di re Mwanga e per questo fu immediatamente decapitato.

Il significato spirituale e la gloria degli altari

Insieme ai cristiani furono martirizzati anche alcuni musulmani, e un aspetto straordinario di questa persecuzione fu che cristiani e musulmani martirizzati avevano riconosciuto e testimoniato con il sangue che Katonda, il Dio supremo dei loro antenati, era lo stesso Dio della Bibbia e del Corano. Il martirio in Uganda non spense affatto la fede ma generò al contrario moltissime conversioni nel tempo. La beatificazione di ventidue martiri di origine ugandese, proclamata nel 1920 da Papa Benedetto XV, fece un certo scalpore all'epoca perché la gloria degli altari era precedentemente legata a determinati canoni di razza, lingua e cultura. Quei ventidue martiri furono infatti i primi sub-sahariani dell'Africa nera ad essere riconosciuti martiri e venerati dalla Chiesa cattolica. Successivamente, Carlo Lwanga e i suoi ventuno giovani compagni furono canonizzati da Papa Paolo VI nel 1964.

Sul luogo del martirio di Carlo Lwanga è stato edificato nel frattempo un magnifico santuario, meta di continui pellegrinaggi da ogni parte del mondo. A poca distanza sorge inoltre un santuario protestante che ricorda i cristiani protestanti martirizzati insieme a Carlo Lwanga e ai suoi compagni. La memoria di questi eventi straordinari continua a vivere nel cuore della Chiesa universale e in particolare nel continente africano. San Mattia Kalemba e i suoi compagni rimangono fari luminosi di coerenza evangelica, ricordando a ogni generazione di credenti la bellezza di una dedizione totale a Cristo e la forza invincibile della grazia divina capace di trionfare su ogni forma di violenza e tirannia umana.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Mattia Kalemba?

San Mattia Kalemba si festeggia il trenta maggio, mentre la memoria liturgica complessiva dei martiri dell'Uganda si celebra il tre giugno.

Di cosa è patrono San Mattia Kalemba?

San Mattia Kalemba è patrono dell'Uganda e della gioventù cattolica africana.

A Kampala in Uganda, san Mattia Kalemba, detto Mulumba o il Forte, martire, che, lasciata la religione maomettana, ricevette il battesimo in Cristo e, deposto l’incarico di giudice, si impegnò nella diffusione della fede cristiana; per questo, sotto il re Mwanga fu sottoposto a tortura e, privo di ogni conforto, rese il suo spirito a Dio. — Martirologio Romano