San Melchiorre Garcia Sanpedro

Vescovo e martire

Aggiornato il 22 luglio 2026

Origini e giovinezza in Spagna

San Melchiorre nacque il ventinove aprile del mille ottocento ventuno a Cortes, villaggio della parrocchia di Santo Stefano di Cienfuegos, nella provincia di Oviedo, capitale delle Asturie in Spagna. I suoi genitori, sebbene appartenessero alla nobiltà, vivevano in condizioni di povertà e coltivavano una profonda devozione, imponendo in casa la pia consuetudine della recita del Rosario prima di andare a dormire. Fin da bambino, il piccolo Melchiorre mostrava i segni della sua futura vocazione guidando la preghiera domestica, celebrando fittiziamente la Santa Messa per i suoi coetanei e distribuendo generosamente ai poveri l'elemosina ricevuta dai genitori. Giunto all'età di dodici anni, manifestò apertamente il fermo proposito di diventare sacerdote. Per compiere gli studi ginnasiali frequentò con grande sacrificio la scuola a Bàrzana, distante tre chilometri da Arrojo, nel distretto di Quirós, località dove la famiglia aveva stabilito la propria dimora. Nel mille ottocento trenta cinque si trasferì a Oviedo per frequentare i corsi universitari di filosofia e teologia. Durante i primi due anni visse in una misera pensione, mantenendosi agli studi impartendo ripetizioni private e, non disponendo del denaro necessario per acquistare i volumi scolastici, si faceva prestare i testi dai compagni più generosi. La sua condizione economica conobbe un miglioramento nel mille ottocento quarantadue, quando fu nominato precettore del Collegio di San Giuseppe in virtù della sua esemplare condotta di vita e delle sue eccelse doti morali. I suoi condiscepoli lo consideravano un vero uomo di orazione, poiché si accostava al sacramento della confessione con cadenza settimanale, faceva frequente comunione, partecipava quotidianamente al sacrificio eucaristico e recitava il rosario in ginocchio. Trascorreva ore intere in profonda adorazione davanti al Santissimo Sacramento e in preghiera raccolta davanti all'altare della Madonna. La sua mitezza era proverbiale e non fu mai visto adirato con nessuno, guadagnandosi la stima e l'affetto di tutti grazie alle sue nobili qualità e al tratto sempre gentile. Amante del silenzio, si distingueva per un carattere piuttosto taciturno e poco espansivo. Quando lasciò il collegio di San Giuseppe per abbracciare la vita religiosa nel noviziato domenicano, fu profondamente rimpianto da quanti lo avevano conosciuto, poiché era stimato come un giovane modesto, grave, affabile, studioso e sommamente devoto. Dinanzi alle rimostranze del padre che gli rinfacciava l'abbandono della famiglia, rispose con ferma dolcezza di dover assolvere il compito nella porzione di vigna che il Signore gli aveva assegnato, serbando nel cuore il costante anelito alle missioni e alla testimonianza suprema del martirio.

La chiamata religiosa e la partenza per le missioni

Il giovane Melchiorre nutriva un ardente desiderio per l'apostolato estremo, al punto da domandare a un compagno nel collegio se avrebbe avuto la grazia di salire i gradini di un patibolo per suggellare la fede con il sangue. La sua decisione di farsi religioso incontrò forti resistenze familiari: i genitori avevano contratto debiti economici rilevanti pur di sottrarlo al servizio militare obbligatorio e riponevano in lui speranze terrene molto diverse. Nel frattempo, era stato persino proposto come sostituto per la cattedra di logica all'università di Oviedo, mentre una famiglia illustre della regione si era offerta di procurargli un benefizio di patronato laico nello stesso distretto di Quirós. Melchiorre respinse con decisione queste lusinghe professionali, le lacrime della madre e le minacce del padre, rimanendo sordo anche ai biasimi di alcuni sacerdoti che criticavano la sua scelta. Fortificato dai consigli del proprio direttore spirituale, decise di partire per il convento domenicano di Ocaña, incurante di ogni opposizione umana. Prima di abbandonare definitivamente il mondo e la terra natia, volle recarsi in pellegrinaggio al Santuario di Nostra Signora di Alba per affidare il proprio cammino alla Vergine Santissima. Nel momento doloroso della separazione, il padre gli domandò nuovamente le ragioni di quell'abbandono e se non potesse lavorare nella vigna del Signore anche rimanendo nella propria terra. Melchiorre rispose che, sebbene si possa servire Dio in ogni luogo, egli avvertiva l'inderogabile dovere di rispondere a una chiamata specifica per una parte particolare di quella vigna. Nel mille ottocento quarantacinque vestì finalmente l'abito dei Frati Predicatori nel convento di Ocaña. Il maestro dei novizi lo considerava simile a un angelo per la straordinaria mortificazione, l'obbedienza profonda e la perfetta sottomissione, virtù ancora più ammirabili considerando che egli aveva già completato gli studi superiori. Fu ammesso senza alcuna difficoltà alla professione solenne nel mille ottocento quarantasei e ricevette l'ordinazione sacerdotale l'anno seguente, nel mille ottocento quarantasette. Nel mille ottocento quarantotto, obbedendo ai superiori, fu inviato nelle Filippine insieme ad altri quattro confratelli per portare il lume della fede in terre lontane. Giunto a Manila, fu tuttavia sorpreso dalla decisione dei superiori di destinarlo all'insegnamento della filosofia nell'università di San Tommaso. Non volendo rinunciare alla sua vocazione originaria, parlò francamente al consiglio di Provincia per ribadire le sue aspirazioni all'apostolato e al martirio. Il consiglio accolse benignamente il suo desiderio e lo autorizzò a partire per predicare il Vangelo nel Tonchino Orientale. Affidato alla guida del Vicario Apostolico Monsignor Girolamo Hermosilla, futuro martire morto il primo novembre del mille ottocento sessantuno, intraprese il viaggio missionario in compagnia di altri futuri martiri, tra i quali Monsignor Valentino Berrio-Ochoa, Padre Pietro Almató e il catechista Giuseppe Khang.

L'apostolato nel Tonchino e l'episcopato

Appena giunto sul campo di missione all'età di ventotto anni e in buone condizioni di salute, Padre Melchiorre incontrò serie difficoltà nello studio della lingua tonchinese a causa di una memoria non prodigiosa. Poco dopo il suo arrivo a Doung-Xuyèn, fu decretata l'erezione canonica del Vicariato Apostolico del Tonchino Centrale, dipendente da Monsignor Domenico Marti, e il sacerdote spagnolo fu assegnato come coadiutore con diritto di successione. Alla morte di Giuseppe Diaz Sanjurjo, avvenuta il venti luglio del mille ottocento cinquantessette mentre era rettore del seminario indigeno di Cao-Xà, Padre Sampedro fu chiamato a prenderne il posto come superiore di quell'istituzione formativa, offrendo una splendida prova delle sue eccellenti qualità spirituali e pedagogiche. Il suo direttore spirituale era Monsignor Ilario Alcàzar, coadiutore di Monsignor Hermosilla, il quale inviò alla Congregazione di Propaganda Fide la relazione dettagliata del martirio del compianto Sanjurjo. Padre Sampedro coltivava un amore intensissimo per la mortificazione e per la preghiera incessante. Ai lunghi digiuni prescritti dalla regola del suo ordine, egli era solito aggiungerne altri accompagnati da sanguinose flagellazioni, al punto che il confessore dovette imporgli dei limiti per salvaguardare la sua salute precaria. Nonostante il grande caldo umido del Tonchino, continuava a indossare il cilicio e usava sempre e soltanto abiti di lana ruvida. Soffriva abitualmente d'insonnia e concedeva pochissimo tempo al riposo notturno, preferendo impiegare quelle ore nella predicazione del Vangelo, nell'ascolto delle confessioni e nella preghiera silenziosa. Recitava quotidianamente il rosario per intero e, nella sua profonda umiltà, si professava sempre un miserabile peccatore, arrivando a meravigliarsi del fatto che Dio non lo punisse per le sue ingratitudini. Nel mille ottocento cinquantadue i superiori lo nominarono Vicario Provinciale. Durante questo mandato si adoperò attivamente per far stampare libri e opuscoli religiosi da diffondere persino tra i pagani, e si deve al suo zelo instancabile la conversione di un intero villaggio di cinquecento persone situato nei pressi di Cao-Xà, oltre alla proclamazione della fede in altri tre o quattro villaggi vicini. Nell'ultimo anno della sua vita terrena fu provato da frequenti vomiti di sangue, provocati probabilmente dallo sforzo intenso profuso nella proclamazione della parola di Dio. A causa della gravità della situazione e dell'incombente persecuzione scatenata dal re Tu-Dùc, Monsignor Sanjurjo ottenne dal Papa Pio IX la facoltà di scegliersi un coadiutore con diritto di successione per garantire il bene spirituale dei fedeli. Nel mille ottocento cinquantacinque la scelta cadde su Padre Sampedro, che fu ordinato vescovo a Bùi-Chu alla presenza di una moltitudine di fedeli e delle autorità religiose e civili. Per oltre due anni il neo-eletto vescovo poté visitare le comunità cristiane ed esercitare il suo sacro ministero esclusivamente durante le ore notturne, mentre sulla sua testa gravava la taglia di un premio vistoso promesso a chiunque lo avesse consegnato ai carnefici.

La persecuzione e l'arresto

La persecuzione contro i cristiani nel Tonchino si era susseguita per alcuni anni tra momenti di relativa bonaccia e improvvise tormente, finché nel mille ottocento cinquantasette si fece implacabile e continuò senza alcuna interruzione fino al mille ottocento sessant十二. Durante i periodi di calma, i fedeli vivevano con un certo sollievo e i sacerdoti potevano lavorare con sufficiente libertà, sebbene i missionari europei dovessero osservare la massima cautela per non cadere nelle mani dei mandarini locali, i quali offrivano ben trecento once d'argento a chiunque scoprisse e consegnasse un religioso straniero. Quando Monsignor Sanjurjo fu catturato dai persecutori nel mille ottocento cinquantasette, Monsignor Sampedro inviò immediatamente un messo al Procuratore della Missione in Cina, incaricandolo di informare gli ambasciatori di Francia e Spagna circa le precarie e tragiche condizioni dei cattolici nel Tonchino e di supplicarli di intervenire per ristabilire la pace. Navi da guerra francesi e spagnole furono effettivamente inviate nelle acque del Tonchino, ma giunsero purtroppo quando Monsignor Sanjurjo era già stato giustiziato. Alla vista delle imbarcazioni straniere, i mandarini s'inferocirono ulteriormente, ordinando la distruzione sistematica di chiese e case appartenenti ai missionari. Prevedendo vicina la propria fine, Monsignor Sampedro ottenne dal Papa Pio IX la facoltà di nominare a sua volta un coadiutore con diritto di successione nella persona di Padre Valentino Berrio-Ochoa, giunto nella missione da soli tre mesi. Nel mille ottocento cinquantotto, Monsignor Sampedro consacrò vescovo il giovane confratello nella casa di un buon cristiano, non potendo farlo in chiesa a causa del pericolo imminente. Meno di un mese dopo quella consacrazione clandestina, Monsignor Sampedro fu fatto prigioniero a Kièn-Lao nella notte tra il sette e l'otto luglio del mille ottocento cinquantotto, mentre cercava di mettersi in salvo fuggendo attraverso i fiumi e i campi. Egli bramava talmente la gloria del martirio che avrebbe desiderato consegnarsi spontaneamente ai soldati, se il coadiutore non lo avesse dissuaso da tale proposito. Sottoposto a una strettissima prigionia a causa di Cristo, fu condannato a morte dal tribunale imperiale per la sua irremovibile fermezza nel professare la fede cattolica e per averla predicata apertamente tra il popolo per nove anni. Tra le false accuse mosse contro di lui vi erano anche quelle di aver chiamato una nave straniera in soccorso e di essere stato il capo dei ribelli contrari al re Tu-Dùc. Il mandarino generale ordinò che, prima dell'esecuzione capitale mediante decapitazione, all'imputato fossero crudelmente tagliate le gambe e le braccia.

Il martirio e la glorificazione

Il ventotto luglio del mille ottocento cinquantotto, Monsignor Melchiorre Garcia Sanpedro fu condotto al luogo del martirio, situato nella città di Nam Định nel Tonchino, all'interno dell'odierno Vietnam. Camminava legato con una grossa catena, scortato da una ventina di carnefici con la spada sguainata, recandosi incontro alla morte con mirabile serenità mentre recitava devotamente il breviario. Giunto sul posto, si lasciò spogliare e legare le mani e i piedi a pali solidamente conficcati nel terreno, in modo da avere il corpo perfettamente teso. L'ordine dell'esecuzione capitale fu impartito dal mandarino dall'alto di un elefante, mentre il santo invocava continuamente il santo nome di Gesù per tutta la durata del supplizio. Il carnefice adempì l'atroce disposizione amputando gli arti al vescovo con un'ascia sprovvista di taglio: furono necessari dodici colpi brutali per troncare una gamba e ben quindici colpi per mozzare la testa del martire. Gli arti e il tronco privo di viscere furono gettati in una fossa scavata sul posto, la quale fu ricoperta di terra e fatta calpestare da un elefante per cancellare ogni traccia. La testa del santo vescovo fu invece esposta per due giorni alla porta meridionale della città e infine frantumata e gettata nel mare. Le sacre reliquie di San Melchiorre riposano oggi e sono devotamente venerate nella cattedrale di Oviedo, in Spagna. Il santo fu proclamato beato da Pio XII il ventinove aprile del millenovecentocinquantuno e successivamente canonizzato da Papa Giovanni Paolo II il diciannove giugno del millenovecentottantotto insieme ad altri centosedici martiri del Vietnam, suggellando con il sangue la totale dedizione al Vangelo.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Melchiorre Garcia Sanpedro?

La memoria liturgica si celebra il ventotto luglio, mentre la nascita viene ricordata il ventinove aprile.

Chi era San Melchiorre Garcia Sanpedro?

Era un vescovo spagnolo dell'Ordine dei Predicatori, missionario nel Tonchino e martire della fede durante la persecuzione del re Tu-Dùc.

Nella città di Nam Định nel Tonchino, ora Viet Nam, san Melchiorre García Sanpedro, vescovo dell’Ordine dei Predicatori e martire, che, messo per Cristo sotto strettissima prigionia, fu fatto a pezzi per ordine dell’imperatore Tự Đức. — Martirologio Romano