28 luglio
Santi Nazario e Celso
Martiri
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e i primi passi dell'apostolato
San Nazaro nacque a Roma nel primo secolo e crebbe come cittadino romano, divenendo discepolo di San Pietro e ricevendo il battesimo da San Lino non ancora Papa. A causa di questo sacramento, Nazaro incontrò la dura avversione di suo padre, di religione ebrea, e dell'imperatore Nerone, feroce persecutore dei cristiani. Per esimersi dalla malignità del padre e dell'imperatore, Nazaro lasciò Roma e uscì dalla città predicando costantemente Gesù Cristo. Attraversate alcune città lombarde, Nazaro entrò in Piacenza e poi si portò a Milano. A Milano trovò carcerati per la fede i santi fratelli Gervasio e Protasio. Con grande spirito di carità, Nazaro confortò amorosamente i santi fratelli Gervasio e Protasio e li animò a soffrire coraggiosamente il martirio. Informato di questo fatto, il prefetto romano condannò Nazaro alla frusta e all'esilio. Nazaro si diresse allora in Francia, seguitando a predicare in ogni luogo la fede in Gesù Cristo. Arrivato in Francia, una cospicua matrona gli presentò un grazioso fanciullo di nove anni. La matrona pregò Nazaro di avviare il fanciullo nella legge e nella religione da lui predicata. Nazaro accettò con lieta cortesia il fanciullo presentato. Dopo la conveniente istruzione, Nazaro battezzò il fanciullo imponendogli il nome di Celso. Avendo trovato angelica l'indole dell'allievo, Nazaro lo dichiarò compagno del suo apostolato, sebbene non fosse ancora uscito dalla puerizia.
Le prove in Francia e il ritorno a Roma
I santi ebbero degli incontri difficili in quella città francese. In quel tempo infuriava a Roma e nelle province dell'impero la dichiarata persecuzione di Nerone. I santi Nazaro e Celso furono imprigionati con il collo stretto da catene. Atterrita da un tristo sogno, la moglie del prefetto romano ottenne la liberazione dei santi. I santi provarono una simile avventura a Treviri, dove la loro predicazione risultava molto fruttuosa. Gran numero di cittadini di Treviri ricevevano il battesimo. Irritato per questo motivo, il prefetto di Treviri fece arrestare i due santi. Il prefetto imprigionò Nazaro e consegnò Celso a una donna pagana affinché lo conducesse all'idolatria. La donna pagana non riuscì all'intento con Celso. Celso non si mosse dal santo proposito per carezze, né per schiaffi, né per sferzate. Invocando Gesù Cristo, Celso non cessò mai di piangere finché fu riunito a Nazaro, suo maestro. Nazaro fu invano tentato dal prefetto di Treviri a rinunciare alla religione cristiana. Poiché Nazaro era cittadino romano, non fu tormentato nella persona. Nazaro, stretto in catene, fu spedito con il suo allievo a Nerone a Roma. A Roma, come era successo a Treviri, Celso fu separato dal suo maestro e tentato di rinunziare a Gesù Cristo. Celso restò sempre fermo nella fede e con animo virile sopportò ogni tormento. Celso minacciò il prefetto dicendo che Dio a cui serviva lo avrebbe giudicato. Celso non poté mai acquietarsi essendo privo del suo maestro. Per comando di Nerone, Nazaro fu trascinato nel tempio di Giove con l'intenzione di farlo sacrificare a quel falso nume sotto pena di morte. Nazaro non si sgomentò per questo; entrato nel tempio, tutti quegli idoli caddero a terra infranti. Nazaro si vide tutto splendente di luce celeste e comparve vero apostolo di Gesù Cristo.
Il prodigio del mare e l'approdo a Genova
Conosciuta la ferma risoluzione dei santi, Nerone ordinò che fossero ambidue gettati in mare. I santi furono scortati a Civitavecchia, rinchiusi in un'apposita barca e questa fu avviata in alto mare. I santi furono sommersi in mare. I disegni di Dio non erano ancora compiuti e la Divina Provvidenza li riservava ad altro. A Nazaro e Celso fu quindi risparmiata la corona del martirio tanto desiderata. Una subita tempesta di mare minacciava di assorbire la barca con la quale erano stati precipitati i santi. I santi camminavano a piedi asciutti passeggiando sulle onde del mare in placida calma. I marinari esecutori del tirrenico decreto di Nerone, spaventati dal temuto naufragio ed illuminati dalla prodigiosa situazione dei santi, conobbero il loro fallo. I marinari risolvettero di ricevere di nuovo i santi in barca. Dopo una breve preghiera dei santi, i marinari videro il mare in subita bonaccia. Persuasi da tali prodigi della santità delle persone oltraggiate e della religione predicata, i marinari chiesero e ottennero dai santi istruzione e battesimo. Dopo tali avvenimenti, i novelli cristiani non si azzardavano a ritornare da Nerone. Pieni di speranza in Dio e confortati dalla compagnia dei santi, abbandonarono le vele alla direzione della Provvidenza. Il fortunato naviglio navigò prosperamente ed entrò nel mare di Genova, città allora libera e alleata con il romano impero. Distanti ancora circa seicento passi dalle mura di Genova, videro sopra una delle colline di Albaro un tempio e una torre con intorno un'area circondata da macerie. Per ispirazione divina, i santi approdarono in quel luogo. Atterrati gli idoli ritrovati in quel tempio, consacrato alla falsa deità dei loro morti, cominciarono a predicare la fede in Gesù Cristo. La predicazione ebbe felice riuscita e senza verun incontro. I santi battezzarono quanti si convertirono. I santi celebrarono il divino sacrificio a Albaro. Albaro ottenne così il vanto di essere la prima terra, non solo del Genovesato ma di tutta Italia, dove fu palesemente predicata e ricevuta la fede di Cristo e dove fu celebrata la prima Messa quietamente. I Santi passarono da Albaro a predicare a Genova. A Genova la religione cristiana fu ricevuta e radicata in pochi giorni. La religione cristiana a Genova si conserva purissima da poco meno di diciotto secoli. La religione a Genova non fu mai turbata dall'eresia. La religione a Genova non fu mai amareggiata da sangue sparso da martiri locali.
Il martirio finale a Milano e il culto
Compiuto l'apostolato a Genova, i Santi passarono a Milano. Nazaro era premuroso nei confronti di Gervasio e Protasio che si trovavano ancora in catene a Milano. Nazaro andò a Milano per fortificare Gervasio e Protasio a soffrire per la fede di Gesù Cristo. La provincia di Milano era retta dal crudelissimo Prefetto Antolino in nome del crudele Nerone. Il Prefetto Antolino venne a sapere dell'operato dei Santi che non cessavano di predicare Gesù Cristo. Antolino fece imprigionare i Santi. Antolino fallì con i suoi tentativi e tormenti. Antolino condannò entrambi i Santi alla decapitazione. La condanna fu eseguita fuori dalla porta Romana nel luogo detto le tre muraglie. Il martirio fu eseguito nell'anno settantasei. Sul terminare del primo secolo, informati del martirio, fu eretto un tempio a loro nome. Il tempio fu eretto a circa sessanta passi di distanza dalla torre, nel luogo dove i Santi erano approdati. A Milano si celebrano i santi Nazario e Celso, martiri. I corpi di san Nazario e san Celso furono rinvenuti da sant'Ambrogio.
Il cammino della fede e il martirio
Nato a Roma nel primo secolo, Nazario ricevette il battesimo da san Lino. Per sfuggire alle severe persecuzioni scatenate dall'imperatore Nerone, dovette lasciare la città intrapren dendo un lungo viaggio. Durante la sua predicazione in Francia, Nazario incontrò il giovane Celso, che divenne suo discepolo e fedele compagno di apostolato. Il loro zelo attirò l'attenzione delle autorità: arrestati a Treviri, furono condotti a Roma per ordine imperiale. Successivamente, gettati in mare nei pressi di Civitavecchia, sopravvissero miracolosamente al naufragio.
Scampati alla morte, i due santi sbarcarono a Genova, dove iniziarono la prima predicazione della fede cristiana nella zona di Albaro, portando la luce del Vangelo in quelle terre. Il loro viaggio si concluse a Milano, dove il loro annuncio della Parola incontrò l'opposizione del prefetto Antolino. Fu proprio a Milano, nell'anno 76, che Nazario e Celso coronarono la loro testimonianza con il martirio per decapitazione, rimanendo uniti nella gloria del cielo così come lo erano stati nel cammino terreno.
La memoria e il ritrovamento
La memoria dei santi Nazario e Celso ha attraversato i secoli, legandosi profondamente alla storia della Chiesa milanese. I loro corpi, rimasti a lungo celati, furono miracolosamente rinvenuti da sant'Ambrogio a Milano. Questo ritrovamento diede nuovo vigore al culto dei due martiri, offrendo ai fedeli di ogni tempo un segno tangibile della loro presenza protettrice e del loro esempio di fedeltà evangelica.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Nazario?
La memoria liturgica dei santi Nazario e Celso si celebra il ventotto luglio.
Dove subirono il martirio i santi Nazario e Celso?
I santi subirono il martirio a Milano nell'anno settantasei, decapitati fuori da porta Romana.
A Milano, santi Nazario e Celso, martiri, i cui corpi furono rinvenuti da sant’Ambrogio. — Martirologio Romano