28 agosto
San Mosè l'Etiope (di Scete)
Anacoreta
Aggiornato il 15 settembre 2026
Dalle tenebre della violenza alla luce della conversione
La prima parte della vita di San Mosè l'Etiope fu caratterizzata da azioni da pregiudicato violento e astuto. Da giovane ebbe la fortuna di entrare al servizio di un personaggio molto ricco, ma iniziò a derubare il suo padrone facendosi cacciare. In seguito si mise a rapinare ricchi e poveri, guidando una banda che scorrazzava soprattutto nelle campagne indifese dell'Egitto. Dopo le rapine si abbandonava a sfrenate baldorie con la sua compagine di malfattori. Dotato di eccezionale forza fisica, diede prova della sua indole implacabile quando inseguì un contadino che aveva sventato un furto, attraversando a nuoto il Nilo in piena. Il fiume Nilo in quell'occasione si estendeva per quasi un miglio, e Mosè lo attraversò nuotando e tenendo la spada stretta fra i denti. La sua carriera di rapina durò piuttosto a lungo, ma fu toccato tardivamente dal pentimento in seguito a qualche grave rovescio. Il suo mutamento fu graduale, duraturo e senza ripensamenti, tanto che riuscì a convertire uno dei suoi peggiori complici, convinto nei misfatti fin dalla giovinezza.
Il cammino ascetico nel deserto e la paternità spirituale
La seconda biografia di Mosè inizia con la sua vita da vero monaco nel deserto egiziano. Egli viveva nella sua cella pregando da solo e con gli altri confratelli. La sua conversione non fu tuttavia tranquilla a causa dei richiami del passato, poiché i demoni lo spingevano continuamente all'antica consuetudine di sfrenata lussuria. Per resistere a queste aspre tentazioni, egli decise di farsi guidare dal vecchio monaco Isidoro, riuscendo a liberarsi gradualmente fino ad arrivare a temere il demonio meno delle mosche. Un giorno i monaci lo videro arrivare in chiesa portando sulle spalle quattro rapinatori legati. I malviventi avevano fatto irruzione nella sua cella senza riconoscerlo, ed egli li portò davanti agli altri confratelli con l'antico vigore come un sacco di paglia, chiedendo poi che cosa dovesse fare di loro. Davanti a tale mitezza e forza, i ladri si convertirono dicendo che se Mosè, un tempo grande nelle rapine, aveva sentito il timor di Dio, anche loro dovevano fare altrettanto.
La vita nel deserto
Il cammino di San Mosè l'Etiope ha inizio in una condizione di profonda lontananza da Dio. Trascorse infatti la sua giovinezza in Egitto, alla guida di un gruppo di malviventi dediti al brigantaggio. Tuttavia, la misericordia del Signore ha saputo toccare il suo animo, guidandolo verso una conversione graduale e profonda che lo spinse ad abbandonare definitivamente la vita criminale per abbracciare la vocazione monastica. Ritiratosi nel silenzio di Scete, scelse la via dell'eremitismo, dedicando ogni suo respiro all'ascesi e al combattimento contro le tentazioni che ancora cercavano di insidiare la sua pace interiore.
La sua nuova esistenza fu caratterizzata da una vigilanza costante e da una carità che superava ogni offesa. Si narra, tra le testimonianze del suo tempo, di quando egli riuscì a catturare da solo quattro rapinatori che si erano introdotti furtivamente nella sua cella, dimostrando non soltanto una forza fisica residuo del suo passato, ma soprattutto un dominio di sé maturato nella preghiera. La sua intera esistenza fu un cammino di purificazione, vissuto con la consapevolezza che ogni uomo può rinascere se si affida interamente alla volontà di Dio. Questa lunga fedeltà al deserto fu coronata, poco prima della sua dipartita da questo mondo nell'anno duecentocinquantuno, dall'ordinazione sacerdotale, segno del riconoscimento della sua santità da parte della comunità monastica che egli aveva servito con tanta dedizione e umiltà.
Il culto e la memoria
La venerazione per San Mosè l'Etiope attraversa i secoli, mantenendo viva la memoria di un uomo che ha saputo trasformare la propria storia di perdizione in un canto di lode. La Chiesa lo ricorda come un testimone luminoso dell'efficacia della penitenza. Il suo culto è profondamente radicato sia in Oriente che in Occidente, sebbene le date della sua celebrazione riflettano la diversità delle tradizioni liturgiche.
Nel Martirologio romano, la memoria liturgica di San Mosè è fissata al giorno ventotto agosto, data in cui i fedeli sono invitati a riflettere sulla possibilità di una conversione autentica per ogni uomo. Il Martirologio etiopico, invece, lo celebra il diciotto giugno, onorando le sue origini e il profondo legame che egli ha mantenuto con la terra che gli diede i natali. Attraverso la sua intercessione, i cristiani di ogni tempo chiedono il dono della costanza nel bene e la forza necessaria per vincere le tentazioni che si frappongono al cammino verso la santità.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Mosè l'Etiope?
La memoria liturgica si celebra il ventotto agosto nel Martirologio romano e il diciotto giugno nel Martirologio etiopico.
In Egitto, san Mosè l’Etiope, che da famoso brigante divenne celebre anacoreta, convertì molti del suo gregge di malfattori e li condusse con sé in monastero. — Martirologio Romano