Sant'Agostino nacque a Tagaste, nella Numidia, il tredici novembre del trecentocinquantaquattro, da una famiglia di classe media e di piccoli proprietari terrieri. Suo padre, Patrizio, era pagano, mentre sua madre, Monica, era cristiana e gli impartì un'educazione religiosa senza battezzarlo, come si usava allora per attendere l'età matura. Monica ebbe tre figli e Agostino era il primogenito, destinato a diventare uno dei più grandi teologi, filosofi e pastori della cristianità.
La sua esistenza si svolse in due fasi distinte: prima l'ansia inquieta segnata da molti errori, e poi il desiderio ardente di arrivare alla meta della verità e della santità. Dottore della Chiesa e prezioso ponte fra l'Africa e l'Europa, Agostino guidò il suo gregge come vescovo di Ippona per trentaquattro anni, lasciando un'eredità spirituale e culturale ancora oggi profondamente studiata, meditata e celebrata in tutto il mondo.
San Junipero Serra Ferrer nacque a Petra, sull'isola di Maiorca in Spagna, il 24 novembre 1713 da Antonio Serra e Margarita Ferrer. Battezzato con i nomi di Miguel José, frequentò la scuola annessa al convento francescano e aiutò la famiglia nel lavoro dei campi. Da giovane si recò nella città di Maiorca per entrare nell'Ordine Francescano, facendo la professione religiosa il 15 settembre 1731 e assumendo il nome di fra' Ginepro, in spagnolo Junipero, in onore di uno dei primi compagni di san Francesco d'Assisi. Visse per diciott'anni le realtà francescane dell'arcipelago, divenendo sacerdote, predicatore e professore di filosofia e di teologia presso l'Università Luliana. Le sue predicazioni, in particolare durante la Quaresima, fruttavano un vivo successo spirituale.
All'inizio del 1749, all'età di trentacinque anni, lasciò Maiorca per partire missionario in America, accompagnato dal discepolo Francesco Palóu, che gli rimase vicino per tutta la vita. Dopo aver toccato San Giovanni di Porto Rico e Veracruz, proseguì a piedi fino a Città del Messico, dove fu accolto al Collegio apostolico di San Ferdinando. Da quel momento la sua vita fu interamente spesa nell'evangelizzazione e nella fondazione di missioni, dapprima nella Sierra Gorda, poi nella Bassa California e infine nell'Alta California, percorrendo migliaia di chilometri nonostante l'età e le infermità. Fondò nove missioni, difese strenuamente i diritti dei poveri e degli umili ed è considerato il padre degli indios, prima di concludere la sua esistenza terrena al Carmelo di Monterey il 28 agosto 1784.
Sant'Ermete è un martire della Chiesa antica la cui figura emerge tra la storia documentata e le antiche tradizioni agiografiche. Originario della Grecia, il suo nome stesso tradisce l'estrazione ellenica di un liberto o di uno schiavo giunto nella capitale dell'Impero. Il suo culto si diffuse ampiamente a Roma e ben presto in molte regioni d'Italia, trovando solenne attestazione nei più antichi calendari liturgici e nei documenti dei pontefici.
La memoria di sant'Ermete è legata in modo indissolubile al cimitero di Bassilla, situato lungo la via Salaria antica, dove il suo corpo fu deposto e venerato per secoli dai fedeli. Sebbene la leggenda fiorita nei secoli successivi ne abbia modificato i tratti storici inserendolo in racconti apocrifi, l'autorevole testimonianza di papa Damaso e le scoperte archeologiche restituiscono il profilo autentico di un testimone della fede che seppe servire gli altari di Cristo.
San Pelagio è un martire la cui memoria liturgica si celebra il ventotto agosto nel Martirologio Romano, giorno in cui la Chiesa commemora il santo martire a Costanza, nell'odierna Svizzera. Non esistono notizie attendibili sulla personalità del martire venerato a Costanza, e la tradizione agiografica si affida a una passio tramandata da molti manoscritti di provenienza germanica, sebbene risulti tardiva e priva di valore storico. Secondo questo racconto leggendario, Pelagio visse a Emmona, in provincia Carnia, identificata dagli studiosi con Lubiana nell'odierna Slovenia, e qui subì il martirio sotto l'imperatore Numeriano intorno all'anno 283 per opera del giudice Evilasio, mentre la stessa passio tace sul motivo per cui il corpo sarebbe finito a Roma per essere poi traslato a Costanza. La venerazione di questo martire in terra germanica è invece storicamente attestata già intorno all'anno 848 da Wandelberto, monaco di Prüm e autore di un Martirologio metrico, nonché da un codice del Martirologio Geronimiano del nono secolo, il Breviarium Richenoviense proveniente da Reichenau, che menziona il martire senza indicare il luogo.
Nel corso dei secoli la figura del santo ha radicato profondamente il proprio culto in tutta la regione. Un vescovo di Costanza di nome Salomone, la cui identificazione rimane incerta tra tre omonimi del nono secolo, riportò a Roma il corpo di un san Pelagio martire, il quale fu donato a Salomone stesso da un papa di nome Giovanni. Salomone depose quindi il corpo nella cattedrale di Costanza e lo proclamò compatrono della diocesi. Pelagio è infatti patrono della città di Costanza e del territorio intorno al lago omonimo, ed è spesso associato ad altri patroni della diocesi come san Corrado. Il santo fu molto venerato anche a Reichenau, dove era stato precedentemente trasportato un suo braccio, e nell'abbazia di Bischofszell in Svizzera, che a lui è intitolata. Cesare Baronio inserì san Pelagio nel Martirologio Romano alla data del ventotto agosto con un elogio tratto proprio dalla passio, e la voce agiografica fu successivamente redatta da Paulius Rabikauskas, mentre la sezione iconografica venne curata da Maria Chiara Celletti.
Santa Gioacchina De Vedruna, nata a Barcellona nel millesettecentottantatré, è una figura luminosa del diciannovesimo secolo, capace di incarnare la pienezza della vocazione cristiana in ogni stato di vita. Ella percorse con dedizione il cammino del matrimonio, unendosi in sposa a Teodoro De Mas nel millesettecentonovantanove e accogliendo nel dono della famiglia nove figli, per poi abbracciare, dopo la vedovanza sopraggiunta nel millesettecentosedici, una dedizione totale al servizio del prossimo e della Chiesa. La sua esistenza, spesa nell'amore verso Dio e verso i fratelli più bisognosi, rimane una testimonianza viva di come la grazia possa trasformare il dolore in una feconda missione di carità.
La memoria di questa santa è indissolubilmente legata alla fondazione della congregazione delle Carmelitane della Carità, istituita a Vich nel millesettecentoventisei. Attraverso questa opera, ella ha lasciato un segno indelebile nella storia della spiritualità cattolica, offrendo un modello di dedizione operosa che ha saputo resistere alle prove del tempo. La sua vita si concluse a Barcellona nel millesettecentocinquantaquattro, a causa di un'epidemia di colera, in un ultimo atto di sacrificio che ha suggellato un'intera esistenza offerta al Signore. Canonizzata da papa Giovanni Ventitreesimo nel millenovecentocinquantanove, Santa Gioacchina continua a intercedere per quanti, seguendo il suo esempio, scelgono di servire il Vangelo nelle pieghe della quotidianità.
San Giuliano è un martire originario di Vienne, vissuto nel terzo secolo. La sua figura è attestata da antiche fonti e menzionata da autori come Venanzio Fortunato, Sidonio Apollinare e Gregorio di Tours. La memoria liturgica del santo è fissata al ventotto agosto, data ricordata nel Martirologio Geronimiano e tramandata fino al Martirologio Romano grazie a Floro e Usuardo. Il luogo del suo martirio è individuato a Brioude, presso Clermont-Ferrand, nella regione dell'Aquitania, in Francia.
La tradizione e i documenti storici restituiscono il percorso terreno e spirituale di un soldato che offrì la vita per la fede. La sua testimonianza ha generato una profonda devozione nei secoli, alimentata da prodigi, dalla costruzione di grandi edifici sacri e dalla diffusione del suo nome in numerose località francesi, custodendo intatta la memoria della sua fedeltà cristiana.
San Mosè l'Etiope rappresenta una delle figure più luminose e radicali della storia del monachesimo cristiano antico. Vissuto nel corso del quarto secolo, questo straordinario anacoreta visse una giovinezza segnata dal peccato e dalla violenza, prima di essere raggiunto da una grazia travolgente che trasformò la sua esistenza in un autentico cammino di santità. Originario dell'Etiopia e caratterizzato dalla pelle nera, egli porta il nome del grande legislatore d'Israele. La sua memoria liturgica si celebra il ventotto agosto nel Martirologio romano, mentre il Martirologio etiopico ne custodisce il ricordo il diciotto giugno. La straordinarietà della sua parabola umana e spirituale ci è giunta attraverso la testimonianza scritta dello scrittore Palladio, nativo dell'Asia Minore e divenuto vescovo di Eliopoli, città della Bitinia nell'attuale Turchia asiatica sul Mar Nero. Palladio, noto anche come amico e difensore di san Giovanni Crisostomo — illustre patriarca di Costantinopoli vissuto indicativamente tra il 350 e il 407, il quale fu combattuto, esiliato e riabilitato da morto —, ha immortalato la vita di Mosè nella sua opera intitolata Storia lausiaca, scritta in greco e dedicata a Lauso, dignitario dell'imperatore orientale Teodosio II.
Prima di compiere il suo mirabile ritorno a Dio, Mosè fu un capo banda temuto e un ladrone insigne che imperversava nelle campagne indifese dell'Egitto. La sua conversione, tardiva e profonda, lo condusse a rifugiarsi nel deserto di Scete, dove visse da monaco e divenne celebre anacoreta, convertendo molti malfattori e conducendoli con sé in monastero. La tradizione attesta che poco prima di morire fu ordinato sacerdote e lasciò settanta discepoli. La sua dipartita da questo mondo è fissata al duecentocinquantuno. Attraverso la penitenza, la preghiera incessante e la vittoria sulle tentazioni della carne, questo antico peccatore è divenuto un faro luminoso di speranza per ogni anima che cerca la misericordia del Signore.
San Vicinio visse nel quarto secolo, collocando la propria esistenza e il proprio ministero nell'imminenza della persecuzione di Diocleziano e Massimiano, databile dal 303 al 313. La ricerca storica che ricostruisce il suo cammino si affida a un manoscritto anonimo del dodicesimo secolo chiamato Lectionarium, che a sua volta rappresenta quasi sicuramente la trascrizione di precedenti note scritte sulla vita del santo risalenti ad almeno un secolo prima. La tradizione consolidata fa provenire il santo dalla Liguria nel periodo a cavallo tra il terzo e il quarto secolo, sebbene il testo antico offra l'alternativa delle contrade della mediovalle del Savio. La tradizione concorde lo indica come protovescovo di Sarsina, e la cronotassi dei vescovi sarsinati lo colloca stabilmente come primo pastore della diocesi, sebbene esista una distinta opinione che collega l'origine della Chiesa sarsinate al ravennate Sant'Apollinare oppure ai primi discepoli nel primo secolo.
Il santo è profondamente ricordato per aver scelto uno stile di vita intriso di povertà e di penitenza, ispirandosi direttamente al racconto evangelico del giovane ricco per modellare la propria esistenza. Spinto da un forte amore per la solitudine, si dedicò assiduamente alla preghiera, alla meditazione e alla penitenza in un luogo solitario che la tradizione identifica nel Monte San Vicinio, situato a circa sei chilometri da Sarsina. La sua vita fu interamente incatenata a questo rigore spirituale, unito all'opera instancabile di evangelizzazione e alla guida amorevole del popolo di Dio. Il martirologio ricorda a Sarsina in Romagna San Vicinio come primo vescovo della città, ricordando che la sua preziosa esistenza terrena si concluse il 28 agosto 330, data fissata per la sua morte e per il suo ingresso nella schiera dei beati.
Il Beato Alfonso Maria dello Spirito Santo, al secolo Jozef Mazurek, nacque il primo marzo del 1891 a Baranówka, nella Polonia orientale, inserendo la sua esistenza nel contesto del ventesimo secolo. Egli visse come sacerdote dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi, distinguendosi per un intenso impegno pastorale ed educativo che lo accompagnò fino al martirio. La sua figura rimase profondamente legata al monastero e al convento di Czerna, dove spese le proprie energie fisiche e spirituali al servizio della comunità e dei fedeli, affrontando con intrepida serenità i tempi difficili dell'occupazione nazista nella sua patria. La sua testimonianza di fede cristiana si concluse il 28 agosto del 1944 nel villaggio di Nawojowa Góra, dove subì la fucilazione da parte degli invasori. Per la sua dedizione eroica e la fedeltà al Vangelo, fu elevato agli onori degli altari il 13 giugno del 1999 da Papa Giovanni Paolo II, il quale lo annoverò tra le vittime della persecuzione nazista.
Egli è ricordato non soltanto come un saggio educatore della gioventù e un capace amministratore religioso, ma soprattutto come un pastore coraggioso che non si lasciò intimidire dalle minacce belliche, continuando ad accogliere i giovani aspiranti e ad aiutare i profughi della Slesia. La sua spiritualità trovava alimento nella preghiera contemplativa e nella devozione all'Eucarestia, vissute senza artifici e radicate nella contemplazione di Gesù povero e disprezzato. Testimoni oculari ricordano come stringesse tra le mani la corona del Rosario persino al momento del ritrovamento del corpo dopo l'esecuzione. La Chiesa ne celebra la memoria liturgica il 28 agosto secondo il Martyrologium Romanum, mentre l'Ordine dei Carmelitani Scalzi ne fa memoria il 12 giugno, custodendo il ricordo di una vita interamente consacrata a Dio e alla protezione della Vergine Maria, Regina e Madre del Carmelo.
Il Beato Aurelio da Vinalesa, al secolo José Ample Alcaide, visse nel corso del ventesimo secolo come sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini e valoroso martire della fede. Nacque a Vinalesa, in provincia di Valencia, terzo dei sette figli di Vicente Ample e Manuela Alcaide. Fin dalla giovinezza intraprese un cammino di dedizione totale al Signore, formandosi nei luoghi della spiritualità francescana e compiendo brillanti studi che lo portarono fino a Roma, dove ricevette la sacra ordinazione presbiterale.
Nel corso della sua vita sacerdotale si distinse come saggio e prudente educatore di giovani religiosi, guidandoli con l'esempio di una rigorosa osservanza della regola. Durante la persecuzione religiosa del millenovecentotrentasei, affrontò la cattura e la morte con esemplare serenità e spirito di sacrificio. Oggi la Chiesa ne custodisce la memoria liturgica e il luminoso esempio di fedeltà a Cristo, ricordando il suo supremo atto di amore e di coraggio testimoniato nei pressi di Valencia.
Sant' Ezechia visse nel ottavo secolo avanti Cristo e fu un sovrano del regno di Giuda, ricordato nelle Sacre Scritture per la sua fedeltà a Dio e per il suo legame con le profezie di Isaia. Figlio del re Acaz e della regina Abia, Ezechia salì al trono distinguendosi profondamente dal padre per la sua condotta retta, impegnandosi a purificare il tempio da ogni traccia idolatrica e a ricondurre il culto alla sua originaria purezza. Il suo nome, che significa il Signore è la mia forza, riassume la guida spirituale che caratterizzò il suo governo in un tempo di grandi tensioni politiche e minacce esterne. La figura di questo sovrano si inserisce nel disegno della salvezza, poiché la tradizione profetica legò la sua nascita e la sua dinastia all'attesa messianica dell'Emmanuele.
Le Scritture, in particolare il secondo Libro dei Re e il secondo Libro delle Cronache, tramandano la memoria di Sant' Ezechia non soltanto come riformatore religioso, ma anche come difensore del suo popolo contro la superpotenza assira di Sennacherib. Di fronte all'assedio di Gerusalemme e alle campagne militari nemiche, il sovrano seppe invocare l'aiuto divino, ottenendo una prodigiosa liberazione per il regno di Giuda. La sua esistenza fu inoltre segnata dalla prova della malattia e dalla guarigione insperata, annunciata dal profeta Isaia e accompagnata da un segno celeste sulla meridiana del palazzo reale. Per questi eventi e per la sua lode di ringraziamento rivolta al Signore, Ezechia gode di una memoria liturgica fissata al ventotto agosto.
Il Beato Tommaso Felton è una figura luminosa del sedicesimo secolo, un uomo che ha saputo offrire la propria esistenza come testimonianza suprema di fede in un tempo di profonda lacerazione spirituale. Nato a Londra nel millecinquecento sessantasette, il suo cammino terreno si è intrecciato con le vicende drammatiche della Chiesa in Inghilterra, portandolo a cercare rifugio e formazione presso Reims, dove scelse di consacrarsi a Dio entrando nell'Ordine dei Minimi. La sua vita è un richiamo costante alla fedeltà verso il Vangelo, vissuta con una dedizione che non ha conosciuto cedimenti dinanzi alle prove più aspre.
Egli è ricordato oggi come martire, un testimone che ha sigillato la propria devozione con il sacrificio della vita. Arrestato e imprigionato tre volte a Londra a causa del suo impegno religioso, ha affrontato il dolore delle torture nel carcere di New-Gate con una fermezza che ancora oggi interpella la coscienza dei credenti. La sua morte, avvenuta per impiccagione il ventotto agosto del millecinquecento ottantotto, lo ha consacrato alla memoria perenne della Chiesa. Beatificato da Papa Pio undicesimo nel mille novecento ventinove, il Beato Tommaso Felton rimane un esempio di coraggio umile, capace di anteporre l'amore per il Signore a ogni interesse terreno e a ogni minaccia del potere costituito.
San Feidlimid, noto anche come Felim, visse nel nono secolo ed è ricordato come sovrano del Munster. La sua figura si muove tra il potere temporale delle armi e il silenzio della penitenza, offrendo alla memoria della Chiesa l'immagine di un uomo capace di un profondo cammino di conversione. Dalle cronache irlandesi emerge il ritratto di un re temuto e rispettato, la cui esistenza terrena si concluse in una dedizione totale a Dio dopo anni di lotte e di vicende travagliate. La sua memoria liturgica si celebra il ventotto agosto, giorno in cui il suo nome fu iscritto nei martirologi antichi come testimonianza di misericordia divina e di tardivo ripensamento.
La tradizione e i documenti storici ci restituiscono l'itinerario spirituale di un sovrano che seppe abbandonare i privilegi regali per scegliere la via stretta dell'eremitaggio e della preghiera. Sebbene la sua giovinezza e i primi anni di regno non siano stati segnati da un contegno edificante, la grazia operò in lui una radicale trasformazione. Affidato alla protezione del cielo e ricordato con devozione nelle antiche terre d'Irlanda, San Feidlimid rimane un punto di riferimento per quanti cercano la via della redenzione attraverso l'umiltà e la penitenza.
Il Beato Enrico Webley visse nel corso del sedicesimo secolo, un tempo di profonda prova per i cattolici in Inghilterra sotto il regno della regina Elisabetta I. Nato a Gloucester intorno al 1558, e probabilmente parente di quel Thomas Webley che subì il martirio a Tyburn nel 1585, Henry spese la propria esistenza nella fedeltà al Vangelo, affrontando la prigionia e la condanna capitale per aver soccorso i sacerdoti perseguitati. La sua testimonianza culminò nell'esecuzione capitale avvenuta il ventotto agosto 1588 a Mile End Green, dove affrontò la morte con mirabile costanza e gioia insieme ad altri compagni. Oggi la Chiesa ne custodisce la memoria liturgica proprio il ventisette e ventotto agosto, ricordandolo tra i martiri che offrirono la vita per il regno di Dio.
La via che condusse il Beato Enrico Webley agli onori degli altari fu lunga e laboriosa, segnata da un attento vaglio storico avviato già alla fine dell'Ottocento. Il suo nome comparve tra i primi potenziali martiri inclusi nel processo ordinario del 1874, per poi entrare nel gruppo la cui causa fu formalmente introdotta nel 1886. Dopo il riesame avvenuto nel processo apostolico tra il 1923 e il 1926, e dopo il superamento delle obiezioni sorte nel tempo, papa Giovanni Paolo II poté procedere alla sua solenne beatificazione il ventidue novembre 1987, inserendolo nel novero dei beati martiri d'Inghilterra e Galles.
A Lancaster sempre in Inghilterra, sant’Edmondo Arrowsmith, sacerdote della Compagnia di Gesù e martire, che, originario di quello stesso ducato, dopo aver trascorso molti anni in patria nell’esercizio della cura pastorale, morì impiccato sotto il re Carlo I, pur contro il volere degli stessi protestanti del luogo, con l’accusa di essere sacerdote e di avere indotto molti alla fede cattolica.
Sant' Adelina di Poulangy
Badessa
San Bibiano (Viviano) di Saintes
Vescovo
A Saintes in Francia, san Viviano, vescovo.
Santa Fiorentina
Vergine
A Siviglia nell’Andalusia in Spagna, santa Fiorentina, vergine assai versata nelle discipline ecclesiastiche, alla quale i fratelli Isidoro e Leandro dedicarono trattati di insigne dottrina.
Beati Guglielmo Dean e compagni
Martiri
A Londra in Inghilterra, beati Guglielmo Dean, sacerdote, e sette compagni, martiri, che, sotto la regina Elisabetta I, nello stesso giorno, ma in diversi luoghi della città o nelle vicinanze, per il regno di Dio subirono il martirio con l’impiccagione.
Sant' Alessandro I di Costantinopoli
Vescovo
A Costantinopoli, sant’Alessandro, vescovo, la cui preghiera apostolica, come scrive san Gregorio di Nazianzo, schiacciò il capo dell’empietà ariana.
Beato Carlo Arnaldo Hanus
Sacerdote e martire
All’ancora davanti a Rochefort sulla costa francese, beato Carlo Arnaldo Hanus, sacerdote e martire, che per il suo sacerdozio fu rinchiuso durante la rivoluzione francese in una nave da carico e consumò il suo martirio abbandonato dalle forze e colpito poi da malattia.
Beato Angelo da Pesche d'Isernia
Laico francescano
San Restituto di Cartagine
Vescovo e martire
A Cartagine, nell’odierna Tunisia, san Restituto, vescovo, nella cui festività sant’Agostino tenne al popolo un sermone in suo onore.
Beati Giovanni Battista Faubel Cano e Arturo Ros Montalt
Padri di famiglia, martiri
Nel territorio di Valencia sempre in Spagna, beati martiri Giovanni Battista Faubel Cano e Arturo Ros Montalt, che, padri di famiglia, durante la persecuzione contro la Chiesa ricevettero dagli uomini la morte e da Dio la vita eterna.
Beato Giacomo de Tahust
Mercedario
Beato Francisco López Navarrete
Sacerdote e martire
Beato Agustín Bermejo Miranda
Sacerdote e martire
Beato Mauro (Abel Angel) Palazuelos Maruri
Sacerdote benedettino, martire
Beato Juan Sánchez Molina
Sacerdote e martire
Beato Francisco Romero Ortega
Sacerdote e martire
Beato José Romero Ortega
Sacerdote e martire
Sant’ Ermel
Vescovo
Beato Aquilino Pastor Cambero
Sacerdote e martire
Dal Martirologio Romano
Memoria di sant’Agostino, vescovo e insigne dottore della Chiesa: convertito alla fede cattolica dopo una adolescenza inquieta nei princípi e nei costumi, fu battezzato a Milano da sant’Ambrogio e, tornato in patria, condusse con alcuni amici vita ascetica, dedita a Dio e allo studio delle Scritture. Eletto poi vescovo di Ippona in Africa, nell’odierna Algeria, fu per trentaquattro anni maestro del suo gregge, che istruì con sermoni e numerosi scritti, con i quali combatté anche strenuamente contro gli errori del suo tempo o espose con sapienza la retta fede. — Martirologio Romano