17 agosto
San Nicola (Nicolò) Politi
Eremita in Sicilia
Aggiornato il 15 settembre 2026
La nascita e i primi anni
Nicolò nasce ad Adernò, oggi Adrano in provincia di Catania, nel 1117. Nicolò appartiene al nobile casato dei Politi. I genitori di Nicolò sono avanti in età. I genitori ottengono la nascita del figlio Nicolò dopo molte preghiere ed opere di carità. L'acqua utilizzata per lavare il neonato Nicolò, versata in terra, fa zampillare una tiepida sorgente. Nicolò inizia ad astenersi dal latte materno il mercoledì, il venerdì e il sabato. Nonostante l'astensione dal latte in determinati giorni, Nicolò cresce in salute e nella grazia di Dio. Nicolò cresce nell'affetto dei genitori. Nicolò viene istruito alla dottrina cristiana. Nicolò impara a leggere e scrivere. Negli anni della giovinezza di Nicolò ad Adernò sono presenti i Normanni. La cultura cristiana più diffusa in quel periodo ad Adernò è quella basiliana. Nicolò si avvicina sempre più alla contemplazione dei misteri della passione di Cristo. Nicolò si dedica alla preghiera costante della Vergine Maria. Nicolò consacra la sua vita al Signore. Ancora ragazzino, Nicolò permette la conversione di molte persone grazie alla sua fede. Nicolò possiede una grande fiducia in Gesù. Nicolò scaccia con il segno della croce i lupi che assaliscono gli ovili. Nicolò sana le pecore. Nicolò intercede per la guarigione dei malati. Nicolò inizia un percorso di penitenza fatto di preghiere e mortificazioni. I genitori impongono a Nicolò un matrimonio nel giorno delle nozze. Un Angelo del Signore esorta Nicolò a seguirlo nel giorno delle nozze. Nicolò obbedisce immediatamente all'Angelo e fugge dalla casa paterna.
Il cammino eremitico e l'incontro con Lorenzo
A diciassette anni Nicolò inizia la sua vita eremitica. Nicolò fortifica il suo spirito in una grotta situata alle falde dell'Etna, ad alcuni chilometri da Adernò. Nicolò si arma della fede in Cristo e di un bastone crociato, rendendosi docile all'Eterno Amore. La famiglia di Nicolò non si dà pace e lo cerca a lungo. Tre anni dopo la fuga, i familiari si avvicinano alla grotta dove dimora Nicolò. Un Angelo avvisa Nicolò dell'arrivo dei familiari e gli consiglia di recarsi presso il monte Calanna in terra d'Alcara. L'Angelo promette a Nicolò che il monte Calanna sarà la sua dimora finale. Nicolò si incammina con la scorta miracolosa di un'aquila. Giunto in un bosco vicino ai monti Nebrodi, Nicolò viene tentato dal Demonio travestito da ricco mercante. Satana lusinga Nicolò promettendogli ricchezze e piaceri terreni. Nicolò medita sulle piaghe di Gesù, innalza la croce e prega nel nome di Cristo Signore di essere liberato. Il Tentatore svanisce subito dopo la preghiera di Nicolò. Lungo il cammino, Nicolò sosta presso l'abbazia basiliana di Maniace. A Maniace, Nicolò incontra il giovane monaco Lorenzo da Frazzanò. Lorenzo comprende la volontà del Cielo e indirizza con affetto fraterno Nicola verso il Monastero di Santa Maria Del Rogato. L'eremita prosegue il viaggio giungendo nel territorio d'Alcara Li Fusi in provincia di Messina. Stremato dalla stanchezza, Nicolò ottiene da Dio di far sgorgare una sorgente percotendo una roccia col suo bastone crociato. Il luogo della sorgente miracolosa è ancor oggi chiamato Acqua Santa. Inerpicandosi lungo il monte Calanna, Nicolò vede l'aquila posarsi su una roccia. In quel luogo sul monte Calanna, Nicolò trova una spelonca che diventa la sua nuova ed ultima abitazione. L'aquila si allontana e poco dopo ritorna portando mezzo pane fresco e fragrante, che depone all'ingresso della grotta. Nicola si reca presso il Monastero basiliano del Rogato, come indicatogli da Lorenzo. Al monastero del Rogato Nicolò trova la guida spirituale e diventa monaco laico, accettando il piccolo abito e la regola basiliana. Per il resto della vita, ogni sabato, Nicolò percorre un impervio tragitto per recarsi al monastero per confessarsi e ricevere l'Eucaristia.
La comunione spirituale con san Lorenzo e gli ultimi giorni
Nel 1162, trovandosi al Rogato, Nicola scorge l'amico Lorenzo. L'incontro tra i due santi amici commuove molto i monaci del monastero. I due amici trascorrono la santa giornata insieme presso l'eremo del Calanna. Lorenzo rabbrividisce vedendo l'orribile condizione in cui Nicola è vissuto in tutti quegli anni. Lorenzo si stupisce di come l'amico sia riuscito a sopravvivere così a lungo in quelle condizioni, pur manifestando egli stesso segni straordinari e miracolosi di santità. I due amici pregano e lodano l'opera mirabile di Dio. Nicolò e Lorenzo cenano con erbe, radici e il pane intero portato dall'aquila. Lorenzo confida all'amico, per rivelazione celeste, che il 30 dicembre di quell'anno egli sarebbe morto. Al mattino del giorno seguente, i due si scambiano l'abbraccio dell'addio. Lorenzo benedice Nicola e gli promette un ulteriore segno di saluto su questa terra. Nicolò non comprende subito il senso della promessa di Lorenzo. Il 30 dicembre, una domenica sera, la grotta di Nicolò viene inondata di luce soave e di un profumo di rose. Nicolò comprende che in quel momento l'anima di Lorenzo sta salendo al cielo e gli sta mandando l'ultimo saluto. Sabato 12 agosto 1167 Nicolò si reca come al solito al Rogato e poi rientra alla sua grotta, affaticato ed esausto. Nicolò sente il suo spirito pronto e disposto a soffrire, ma il suo corpo è infermo e si regge a stento. Nicolò prega il Signore di liberarlo dai lacci che lo legano alla vita terrena e di accoglierlo in cielo. Una voce angelica rivelò a Nicola che due giorni dopo la festa dell'Assunzione di Maria la sua anima sarebbe salita in Cielo. Nicola provò grande gioia dopo aver ricevuto la rivelazione angelica. Nicola ringraziò il Signore e si preparò alla morte. Martedì 15 agosto Nicola si recò al Rogato per la sua ultima confessione. Il 15 agosto Nicola ricevette per l'ultima volta l'Ostia santa. Il 15 agosto Nicola si congedò da tutti i monaci e si raccomandò alle loro preghiere. Il 16 agosto, vigilia della sua morte, Nicola ricevette l'ultima visita di un'aquila fedele. L'aquila depose il consueto pane miracoloso. L'aquila si librò in alto prima di scomparire in lontananza. L'aquila compì vari giri sulla grotta per dare l'ultimo saluto. Nicolò si commosse per il gesto dell'aquila, la ringraziò e la benedisse.
Il transito e l'eredità spirituale
Nicolò visse per 50 anni come una fiaccola ardente. Nicolò fu assiduo nella preghiera costante per 50 anni. Nicolò praticò penitenza e uso di cilizi per 50 anni. Nicolò si mantenne candido come un giglio e puro come acqua cristallina per 50 anni. Nicolò vegliò tutta la notte in preghiera. All'alba del 17 agosto 1167 Nicolò si trovava nella grotta. Nicolò era inginocchiato con una rustica croce tra le braccia. Nicolò teneva il libro delle orazioni aperto sulle mani. Nicolò levò lo sguardo al cielo con il cuore rivolto a Dio in uno slancio di adorazione, offerta e amore. All'apparir del sole avvenne il sereno transito di Nicolò. L'anima di Nicolò si dislacciò dal corpo e volò alle sfere celesti. San Nicola Politi visse come eremita. San Nicola Politi praticò una vita di estrema austerità in una grotta. San Nicola Politi è associato alla località di Arcaria vicino a Milazzo in Sicilia.
Il cammino dell'anima
La vita di San Nicola Politi ha inizio nel 1117 ad Adrano, dove trascorse la prima giovinezza prima di avvertire una chiamata profonda che avrebbe mutato per sempre il corso dei suoi giorni. All'età di diciassette anni, egli prese la decisione risoluta di abbandonare la casa paterna, cercando nel silenzio del monte Calanna, presso Alcara Li Fusi, il luogo adatto per un'ascesi rigorosa. In quella grotta, lontano dai rumori del mondo, egli iniziò il suo percorso di eremita, dedicando ogni istante alla meditazione e alla preghiera.
Il suo cammino spirituale si intrecciò con la tradizione monastica siciliana quando scelse di divenire monaco laico presso il Monastero basiliano di Santa Maria del Rogato. Questa tappa segnò un momento di comunione con la tradizione cenobitica, pur mantenendo intatto il desiderio di solitudine. Tra i monti, il suo spirito trovò conforto anche nell'incontro con l'eremita Lorenzo da Frazzanò, avvenuto nel 1162, un momento di grazia che confermò la santità del suo intento. La sua esistenza fu un pellegrinaggio continuo tra le terre di Adrano, l'Etna e Maniace, luoghi che custodiscono ancora oggi il ricordo della sua presenza silenziosa. Infine, il 17 agosto 1167, il Signore chiamò a sé il suo servo fedele: San Nicola Politi morì in preghiera, proprio all'interno di quella grotta che lo aveva accolto per anni come dimora di luce e di pace.
La memoria e il culto
Il culto di San Nicola Politi è profondamente radicato nel territorio di Alcara Li Fusi, la comunità che lo venera come proprio protettore. La memoria della sua dipartita, avvenuta nel corso del dodicesimo secolo, viene celebrata con solennità ogni anno, consentendo ai fedeli di rinnovare il legame spirituale con il santo eremita. La sua storia, che attraversa i secoli con la forza della semplicità, continua a parlare agli uomini e alle donne di oggi, offrendo un modello di vita improntato alla rinuncia e all'abbandono fiducioso nelle mani di Dio.
La venerazione per San Nicola Politi non si limita al ricordo di gesti straordinari, ma si concentra sulla testimonianza di una vita vissuta in costante preghiera. La grotta che lo ospitò e il Monastero di Santa Maria del Rogato restano testimoni silenziosi del suo transito terreno, richiamando pellegrini che desiderano accostarsi alla sua spiritualità. Celebrato il 17 agosto, il santo invita a riflettere sulla preziosità del tempo vissuto nella presenza costante del Signore, ricordandoci che anche nel nascondimento è possibile costruire un tesoro di santità che arricchisce l'intera Chiesa.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Nicola Politi?
La ricorrenza di San Nicola Politi si festeggia il diciassette agosto.
Ad Arcaria vicino a Milazzo in Sicilia, san Nicola Politi, eremita, che praticò un vita di estrema austerità in una grotta. — Martirologio Romano