28 marzo
San Proterio
Patriarca di Alessandria
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il contesto del concilio di Calcedonia e l'elezione
Nella prima sessione del concilio di Calcedonia, celebrata l'otto ottobre del quattrocentocinquantuno, l'accusato principale era Dioscoro d'Alessandria. Su Dioscoro d'Alessandria pesava tutta la responsabilità del ladrocinio di Efeso del quattrocentoquarantanove. Nella terza seduta dell'undici ottobre, Dioscoro fu deposto dalla sua dignità di vescovo e la sentenza fu approvata da tutti i Padri presenti al concilio. Per assicurare l'ordine, il concilio incaricò l'economo Carmosino e l'arcidiacono Eutalio dell'amministrazione della Chiesa di Alessandria fino alla nomina di un nuovo patriarca. Nel frattempo, Dioscoro fu esiliato per ordine dell'imperatore Marciano a Gangres in Paflagonia, dove poi morì il quattro settembre del quattrocentocinquantaquattro. Per ragioni politiche e dottrinali, gli egiziani videro nelle misure contro Dioscoro una nuova ingerenza di Bisanzio nella loro Chiesa e si guardarono bene dal sottomettersi unanimemente alla decisione. Il prefetto augustale Teodoro, su ordine dell'imperatore, fece procedere all'elezione del nuovo patriarca. Nel clima di forte malcontento fu eletto come arciprete Proterio nel quattrocentocinquantadue. La scelta di Proterio fu un tentativo di conciliazione, poiché egli era stato l'uomo di fiducia di Dioscoro, che lo aveva incaricato di amministrare la Chiesa di Alessandria al momento della sua partenza per Calcedonia. Il nuovo patriarca Proterio fu consacrato dai quattro vescovi egiziani passati dalla parte della maggioranza alla prima seduta del concilio, staccandosi da Dioscoro.
Il difficile governo pastorale e i rapporti con Roma
La soluzione dell'elezione di Proterio non ottenne il favore del popolo, che diede subito vita a una sommossa durante la quale i soldati rifugiati nel Serapeum furono assediati e bruciati vivi. Severe rappresaglie si abbatterono sulla città di Alessandria: i bagni e i teatri furono chiusi, furono soppresse le distribuzioni di grano e furono ritirati i privilegi, mentre da Costantinopoli vennero inviati rinforzi militari. Poiché la calma non fu ristabilita, il patriarca dovette essere protetto da una guardia militare per sicurezza, ma Proterio intercedette comunque presso l'imperatore per attenuare le misure repressive. Nonostante i suoi sforzi, Proterio non riuscì a creare l'unanimità intorno a sé, poiché il partito di Dioscoro si andava organizzando all'opposizione. Il patriarca Proterio comunicò la sua elezione al papa san Leone, il quale non sembrò soddisfatto della professione di fede fatta da Proterio. Papa san Leone scrisse a Proterio l'undici marzo del quattrocentocinquantatré per chiedere ulteriori spiegazioni, come attestato da Jaffé-Wattenbach al numero quattrocentottantanove. Proterio si piegò alla richiesta di Leone e la sua risposta rassicurò il pontefice. Papa Leone esortò quindi il patriarca a vegliare affinché il suo popolo si mantenesse nella fede ortodossa, conformemente al Tomo a Flaviano e ai decreti di Calcedonia.
Le tensioni crescenti e la resistenza dei monofisiti
Alla morte di Dioscoro, l'imperatore Marciano tentò di riavvicinare i dissidenti inviando in Egitto il silenziario Giovanni, la cui missione in Egitto fallì nel milleduecentodiciotto. Nel frattempo, il prete Timoteo lavorava instancabilmente come istigatore alla resistenza, soprattutto presso i monaci. Timoteo era soprannominato Eluro per la sua magrezza e la sua figura slanciata, e operava per rafforzare i monaci nella corrente dottrinale opposta alle decisioni calcedoniane. Dopo seri tentativi di convincere Timoteo e riportarlo alla sottomissione, Proterio si vide costretto a condannarlo in un concilio riunito ad Alessandria. Il diacono Pietro Mongo, ardente collaboratore di Timoteo, fu oggetto della stessa condanna. La morte dell'imperatore Marciano, avvenuta il ventisei gennaio del quattrocentocinquantasette, fu accolta in Egitto con sollievo. Gli alessandrini si sollevarono alla morte di Marciano, si recarono nella chiesa principale del Caesareum, ne scacciarono Proterio e fecero consacrare vescovo Timoteo Eluro. Gli alessandrini convocarono due prelati anti-calcedoniani presenti ad Alessandria per consacrare Timoteo: Eusebio di Pelusio, partigiano di Dioscoro, e Pietro di Maiuma. Pietro di Maiuma era un partigiano fedele di Teodosio, per qualche tempo vescovo intruso di Gerusalemme, ritiratosi in Palestina dopo la sconfitta di quest'ultimo. La consacrazione di Timoteo ebbe luogo il sedici marzo del quattrocentocinquantasette fra l'entusiasmo dei monaci e del popolo.
Il martirio e le conseguenze storiche
I giorni di Proterio erano ormai contati. Il governatore di Alessandria Dionigi era assente durante questi avvenimenti ma, al suo ritorno, fece arrestare il nuovo patriarca Timoteo e lo esiliò a Taposiris. L'esilio di Timoteo scatenò la rivolta e quest'ultimo fu richiamato, ma ciò non bastò a riportare la calma. Il Giovedì Santo ventotto marzo la folla invase la chiesa di Quirino dove Proterio stava officiando, si gettò su di lui e lo massacrò. Il corpo del patriarca Proterio fu appeso al Tetrapylon, trascinato su un cammello sino all'ippodromo e infine bruciato. Il nuovo imperatore Leone, poco interessato alla teologia, si contentò di far punire gli assassini di Proterio rintracciabili, lasciando Timoteo nella sua sede. Timoteo continuò le violenze contro il suo predecessore Proterio, cancellando dai dittici il nome di Proterio e quello di Cirillo, bruciando il trono pontificale di Proterio e scagliandosi contro i membri della sua famiglia. Timoteo anatematizzò inoltre Leone di Roma e Anatolio di Costantinopoli. Il pontificato di Timoteo diede inizio alla storia della separazione ufficiale di gran parte della Chiesa d'Egitto, che costituisce la Chiesa copta indigena. La Storia dei Patriarchi d'Alessandria di Severo d'Asmùnayn non menziona il pontificato di Proterio, e nella stessa opera la voce su Dioscoro al venticinquesimo posto è seguita immediatamente da quella di Timoteo al ventiseiesimo. Il Sinassario Alessandrino di Michele, vescovo di Atrib e Malig, menziona Proterio in modo accessorio il sedici agosto, in occasione della commemorazione dei trentamila alessandrini massacrati dalle truppe imperiali dopo l'assassinio di Proterio. I sinassari bizantini inseriscono la memoria del patriarca di Alessandria al ventotto febbraio o al ventidue febbraio, e i calendari georgiani celebrano Proterio alla data del ventotto febbraio seguendo la tradizione bizantina, mentre Proterio non è presente nei calendari occidentali. C. Baronio ha scritto che il nome di Proterio è scritto nel Libro della Vita e che sarà sempre venerato come illustre martire, pur non avendolo inserito nel Martirologio Romano per mancanza della sua memoria nei sinassari disponibili durante la riforma. San Proterio fu vescovo ad Alessandria d'Egitto e fu crudelmente ucciso nella stessa città durante un tumulto popolare il Giovedì Santo del quattrocentocinquantaquattro dai monofisiti, seguaci del suo predecessore Dioscoro.
Il ministero episcopale
Il cammino di San Proterio verso la sede patriarcale di Alessandria d'Egitto si colloca in un momento di estrema delicatezza per la Chiesa universale. A seguito della deposizione di Dioscoro, egli fu chiamato a guidare la comunità alessandrina, ricevendo la consacrazione episcopale dai vescovi che riconoscevano l'autorità del Concilio di Calcedonia. Il suo operato non fu soltanto di governo, ma di autentica premura pastorale, volta a custodire l'integrità della fede cattolica in una terra dove le divisioni teologiche stavano creando ferite profonde. La sua corrispondenza con papa Leone Primo rivela un animo attento alla comunione ecclesiale, impegnato a vigilare affinché la professione di fede ortodossa non venisse oscurata da interpretazioni divergenti.
Nel corso del suo episcopato, San Proterio affrontò con coraggio e fermezza le opposizioni dottrinali rappresentate da Timoteo Eluro e Pietro Mongo. Egli comprese che la missione del vescovo non è quella di cercare il consenso umano, ma di difendere la verità rivelata, anche a costo di subire l'ostilità di coloro che promuovevano visioni contrarie al magistero. Questa sua condanna delle deviazioni dottrinali non fu dettata da spirito di fazione, ma dall'amore per il gregge affidato alle sue cure, che egli desiderava preservare dall'errore. La sua esistenza si spense in modo tragico il ventotto marzo del quattrocentocinquantasette, quando, all'interno della chiesa di Quirino, fu brutalmente ucciso dalla folla inferocita. Il suo sangue, versato nel luogo sacro, sancì in modo definitivo la testimonianza di un uomo che, fino al respiro finale, non volle rinnegare la propria fedeltà alla Chiesa di Cristo, offrendo la propria vita come sigillo di una coerenza che attraversa i secoli e interpella ancora oggi la coscienza dei credenti.
La memoria liturgica
La figura di San Proterio, pur nella drammaticità della sua fine, ha trovato un posto di rilievo nella memoria liturgica delle Chiese cristiane. Sebbene la sua commemorazione ufficiale ricorra il ventotto marzo, data del suo martirio, il santo viene ricordato anche in altre date nei sinassari bizantini e georgiani, che ne celebrano la testimonianza rispettivamente il ventotto febbraio o il ventidue marzo. Queste varianti nelle date non fanno che confermare la profonda venerazione che le comunità orientali hanno riservato al patriarca di Alessandria, riconosciuto come un difensore della fede calcedonese.
Celebrare la memoria di San Proterio significa accostarsi al mistero di una Chiesa che, attraverso le epoche, ha saputo generare testimoni pronti a donare tutto per la verità del Vangelo. Il culto che lo circonda non è rivolto soltanto al ricordo di un evento storico, ma alla comunione con un pastore che ha vissuto in pienezza la propria chiamata. I fedeli, guardando al suo esempio, sono invitati a riflettere sulla preziosità della professione di fede e sulla responsabilità di mantenere intatta la testimonianza cristiana, anche quando le circostanze esterne sembrano ostacolare il cammino verso la pienezza della carità e della verità.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Proterio?
San Proterio si festeggia il ventotto marzo nei sinassari bizantini e nei calendari georgiani, mentre viene ricordato anche il sedici agosto nel Sinassario Alessandrino.
Quale ruolo ha ricoperto San Proterio?
San Proterio è stato vescovo e patriarca di Alessandria d'Egitto durante il quinto secolo, affrontando gravi tensioni dottrinali e subendo il martirio.
Ad Alessandria d’Egitto, san Proterio, vescovo, che tra il tumulto del popolo fu crudelmente ucciso il Giovedì Santo dai monofisiti, seguaci del suo predecessore Dióscoro. — Martirologio Romano