1 maggio
San Riccardo (Erminio Filippo) Pampuri
Religioso fatebenefratelli
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e formazione
Erminio Filippo Pampuri nacque il 2 agosto 1897 a Trivolzio, in provincia di Pavia, venendo alla luce come il decimo di undici figli in seno a una famiglia profondamente cristiana che viveva rigorosamente secondo gli insegnamenti del Vangelo. Cresciuto nella casa degli zii materni, risentì positivamente dell'esempio dello zio Carlo, un medico profondamente credente e interamente dedito all'apostolato. Frequentò gli studi secondari presso il Liceo Manzoni di Milano, manifestando apertamente e senza timori la propria fede cattolica davanti a compagni e insegnanti. Scese poi la scelta di iscriversi alla facoltà di medicina seguendo l'esempio e la professione dello zio Carlo. Durante gli anni trascorsi all'Università di Pavia, aderì con entusiasmo al Circolo Cattolico Severino Boezio, coinvolgendo attivamente molti studenti nelle sue iniziative di apostolato. L'assistente ecclesiastico del circolo, Monsignor Ballerini, dichiarerà in seguito che Pampuri attirò più soci con il proprio esempio e la sua vita irreprensibile che con qualsiasi conferenza o mezzo di propaganda. Durante una grave rivolta studentesca in cui persero la vita due universitari, Pampuri fu l'unico a trovare il coraggio di avvicinarsi ai cadaveri per pregare per loro. I tiratori presenti risparmiarono Pampuri e lo rispettarono profondamente, rimanendo colpiti dal suo straordinario coraggio e dalla sua devozione. All'età di ventiquattro anni, Erminio conseguì la laurea in medicina, distinguendosi fin da subito per la sua innata affabilità e per la purezza d'animo che lo accompagnava in ogni gesto.
Il servizio militare e la Grande Guerra
Alla fine di ottobre del 1917, le truppe austriache travolsero violentemente l'esercito italiano nella tragica rotta di Caporetto. Tra i militari del servizio sanitario italiano si trovava proprio Erminio Pampuri, giovane studente di medicina di vent'anni dell'Università di Pavia. Fin dall'inizio della chiamata alle armi, Pampuri si era dedicato con encomiabile impegno all'assistenza dei soldati e dei feriti al fronte, mettendo spesso a repentaglio la propria vita per salvare quella altrui. Durante la ritirata di Caporetto, Pampuri compì un'azione di straordinaria eroicità, guidando per ventiquattro ore consecutive e sotto una pioggia battente un carro trainato da due buoi. Con questo gesto di altissimo valore umano e morale, Pampuri riuscì a mettere in salvo il prezioso materiale sanitario che era stato abbandonato in fretta e furia dai reparti in fuga. Egli agì con la piena consapevolezza che senza quel materiale sanitario molti feriti abbandonati sul campo non avrebbero potuto ricevere le cure necessarie per sopravvivere. Al termine della prima guerra mondiale, subito dopo essere stato ufficialmente congedato, Pampuri riprese con dedizione gli studi universitari di medicina interrotti dagli eventi bellici. Per l'azione di salvataggio compiuta con tanta abnegazione durante la ritirata, venne insignito della medaglia di bronzo al valor militare, suggellando il suo amore per la patria con il servizio concreto verso i sofferenti.
Il medico condotto a Morimondo
Ottenuta la laurea, Erminio venne destinato a prestare servizio come medico condotto a Morimondo, un comune della pianura milanese composto da milleottocento abitanti sparsi nelle campagne circostanti. Il territorio della sua condotta medica era caratterizzato da strade di difficile percorrenza, che rendevano faticoso ogni spostamento. A Morimondo si stabilì in un'abitazione modesta situata nei pressi della chiesa parrocchiale, per essere sempre vicino al cuore spirituale del paese. Ogni mattina si svegliava molto presto per partecipare alla Santa Messa, accostarsi alla Comunione e trascorrere lunghi momenti di preghiera davanti al Tabernacolo. Veniva chiamato spesso anche nel cuore della notte per prestare soccorso ai malati più gravi. In qualità di medico, affettuosamente noto come il dottorino, si dimostrava estremamente competente, disponibile e affettuoso verso tutti i pazienti. Rifiutava frequentemente il compenso economico per le sue prestazioni professionali, dimostrando un distacco totale dai beni materiali. Forniva personalmente medicinali e aiuti economici alle famiglie indigenti, attingendo alle proprie risorse. Dopo la Messa mattutina riceveva i pazienti nell'ambulatorio allestito in casa e successivamente effettuava le visite a domicilio. Svolgeva le sue visite mediche a piedi o in calesse, affrontando senza lamentarsi qualsiasi condizione meteorologica, sia nella calura estiva sia nel rigido inverno. Durante i suoi lunghi spostamenti recitando il Rosario chiedeva costantemente il sostegno della Madonna. Notando le gravi carenze formative dei giovani di Morimondo e dei paesi vicini, decise di occuparsi direttamente della loro crescita spirituale e umana. Si manteneva costantemente informato sui problemi d'attualità, della società e della Chiesa, radicando il proprio agire nella dottrina cristiana. Radunava i giovani attorno alla parrocchia, li istruiva nella fede e li guidava a vivere secondo il Vangelo tramite il proprio esempio personale. Grazie al suo insegnamento e alla sua limpida testimonianza, alcuni di questi giovani maturarono una autentica vocazione al sacerdozio o alla vita religiosa. A chi gli chiedeva quando intedesse riposarsi o pensare un po' a se stesso, rispondeva con semplicità di essere a disposizione di tutti in qualsiasi momento del giorno e della notte. Si dedicava completamente all'assistenza di malati, anziani, bambini e di chiunque si trovi in stato di necessità. Traeva la forza necessaria per sostenere tali ritmi di lavoro estenuanti dalla preghiera serale trascorsa davanti al Santissimo Sacramento. Il suo stesso cavallo si abituò a tal punto alle sue consuetudini da fermarsi spontaneamente nei pressi della chiesa per attendere la fine della sua prolungata preghiera. Grazie alla sua incansabile opera, la vita religiosa di Morimondo si trasformò profondamente e la chiesa si riempì di giovani che frequentavano la Messa, l'adorazione eucaristica e l'Azione Cattolica. Oltre a visitare i malati, trascorreva il tempo libero nella sua casa a studiare e pregare, oppure in chiesa in profonda meditazione. Alcuni colleghi gli suggerirono ripetutamente di ridurre i ritmi di lavoro per salvaguardare la salute, ma Pampuri respinse questi inviti con ferma dolcezza. Nonostante le divergenze di vedute su alcuni aspetti, altri medici lo stimavano profondamente per la sua elevata preparazione scientifica e lo consultavano frequentemente per i casi clinici più complessi.
La consacrazione religiosa nei Fatebenefratelli
Nel giugno del 1927, all'età di trent'anni, il dottor Erminio Pampuri manifestò apertamente la volontà di diventare religioso nei Fatebenefratelli, l'Ordine Ospedaliero fondato da San Giovanni di Dio nel 1537 specificamente per la cura degli ammalati. Erminio lasciò le proprie attività a Morimondo per seguire la chiamata della vocazione, suscitando profondo dolore e commozione tra i suoi assistiti che lo consideravano un padre. La scelta del medico di entrare in convento creò grande scalpore nella società e venne ampiamente riportata anche dagli organi di stampa dell'epoca. Il 21 ottobre 1927 indossò l'abito religioso da frate e intraprese il percorso del noviziato presso la struttura dell'ordine a Brescia, distinguendosi immediatamente per umiltà, semplicità e sottomissione ai superiori. In ambito religioso assunse il nome di fra' Riccardo. Pur essendo un medico di altissimo livello professionale, si adattava senza esitazione a svolgere le mansioni più umili nell'ospedale dei Fatebenefratelli. In caso di necessità o su precisa disposizione dei superiori, esercitava comunque la professione medica curando gli ammalati con la propria immutata competenza scientifica. La sua duplice veste e la scoperta della sua reale identità suscitarono spesso lo stupore ammirato di confratelli, pazienti e visitatori. Occasionalmente veniva chiamato a rimpiazzare il primario ospedaliero nei momenti di maggiore necessità. Terminate le mansioni mediche, tornava subito a svolgere i lavori domestici più umili, come pulire i pavimenti con la scopa, manifestando una gioia immensa per la sua totale consacrazione a Dio. Il 28 ottobre 1928 emise solennemente i voti religiosi di povertà, castità e obbedienza. In occasione dei voti scrisse di voler servire Dio per sempre con amore e perseveranza, riconoscendolo nei superiori, nei confratelli e nei pazienti. Gli venne assegnata la conduzione del laboratorio dentistico in Via Moretto, struttura collegata all'ospedale di Brescia. La notizia della presenza di un grande medico fra i religiosi si diffuse rapidamente in tutta Brescia, attirando un numero crescente di persone fiduciose nelle sue doti e nella sua straordinaria bontà. Le madri gli affidavano i propri figli affinché venissero curati e benedetti dal frate santo. Fra' Riccardo rispondeva a tali richieste rassicurando le madri con la promessa di una preghiera quotidiana rivolta alla Madonna. L'attenzione continua nei suoi confronti lo metteva a disagio, soprattutto quando diversi colleghi medici venivano a consultarlo, attirati dalla sua fama di santità e capacità. Già attorno ai trent'anni godeva ormai di un'ampia e consolidata reputazione di santità.
Il transito al cielo e il culto
Ben presto le sue condizioni fisiche iniziarono a debilitarsi gravemente a causa dei ritmi e delle fatiche accumulate. Ai superiori che cercavano amorevolmente di concedergli dei riguardi per la sua salute compromessa, era solito rispondere immancabilmente di stare bene. Proseguì il suo generoso servizio in ospedale fino al totale esaurimento delle forze terrene. A chi gli chiedeva la ragione per cui si recasse in ambulatorio nonostante il forte stato febbrile, rispondeva con decisione che quello era il luogo esatto dove Dio lo attendeva. Veniva descritto come una persona costantemente in movimento, sorridente, intenta a cantare inni alla Madonna, a San Giovanni di Dio e agli Angeli custodi. Conservava l'abitudine costante di tenere le mani sotto lo scapolare maneggiando ininterrottamente il rosario. Ritenendo il rosario un'arma spirituale fondamentale capace di mettere in fuga il demonio, non se ne separava mai. Fu quindi colpito da una grave forma di pleurite accompagnata da febbre altissima. Per favorire il suo recupero, i superiori gli prescrissero dei trasferimenti precauzionali nelle strutture dell'ordine a Venezia, Gorizia e Postumia. Tali spostamenti servirono soprattutto a diffondere direttamente tra i confratelli delle altre case la fama della sua santità. Su precisa richiesta dei famigliari che desideravano stargli accanto nell'ora del dolore, venne trasferito presso la struttura di Via San Vittore a Milano. La sorella Rita giunse a Milano per assisterlo amorevolmente durante la malattia estrema. Alla sorella espresse una profonda serenità sia di fronte alla prospettiva della guarigione sia di fronte a quella della morte terrena. Mantenne intatta la lucidità e una forte fede incrollabile fino alla fine, ricevendo con devozione gli ultimi sacramenti della Chiesa. Si spense a Milano il 1° maggio 1930, all'età di soli trent'anni, all'inizio del mese tradizionalmente dedicato alla Vergine Maria. Fin dalla giovinezza aveva affidato alla Madonna la sua formazione, il suo lavoro, l'intera sua esistenza e la sua morte. Papa Giovanni Paolo II lo ha solennemente proclamato santo, accostandolo con affetto alla figura del medico napoletano San Giuseppe Moscati, vissuto tra il 1880 e il 1927. Coloro che lo invocano con fede riferiscono di ottenere guarigioni fisiche e conversioni spirituali ritenute inspiegabili dalla scienza umana. La sua memoria liturgica viene celebrata il sedici maggio nelle diocesi di Brescia e di Pavia, mentre il Martirologio Romano lo ricorda come medico generoso nel mondo, poi entrato nell'Ordine di San Giovanni di Dio, deceduto in pace a Milano dopo circa due anni di vita religiosa.
La vita e il cammino
Erminio Filippo Pampuri nasce a Trivolzio nel 1897. Fin dai primi anni della sua formazione, egli mostra un'inclinazione profonda verso il servizio, maturando il desiderio di dedicare le proprie energie alla cura del prossimo. La sua giovinezza è segnata dall'esperienza del servizio sanitario militare prestato durante la Prima Guerra Mondiale, momento in cui il contatto diretto con la sofferenza e la precarietà della vita conferma in lui la vocazione alla medicina. Laureatosi, egli esercita la professione medica a Morimondo, offrendo non solo le proprie competenze tecniche, ma anche un ascolto premuroso e una carità che superano i confini della mera prassi clinica.
Tuttavia, il desiderio di una consacrazione più radicale al Signore lo spinge a cercare una via in cui la cura del sofferente possa coincidere con la vita religiosa. Egli trova la sua piena realizzazione entrando nell'Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, i Fatebenefratelli. Con l'emissione dei voti religiosi, assume il nome di fra' Riccardo, iniziando un cammino di umiltà e preghiera che lo conduce a vivere con intensità il carisma dell'ospitalità. La sua permanenza a Brescia e gli ultimi anni a Milano sono caratterizzati da una dedizione instancabile, che egli vive con serenità e abbandono alla volontà di Dio, fino alla morte avvenuta nel 1930. La sua breve parabola terrena, conclusasi a soli trentatré anni, resta per la Chiesa un esempio straordinario di come la scienza medica, illuminata dalla fede, possa diventare uno strumento privilegiato per glorificare il Signore nel volto di ogni infermo.
Il culto e la memoria
La figura di San Riccardo Pampuri è stata accolta dalla Chiesa con profonda devozione, culminata nella sua solenne canonizzazione per mano di Papa Giovanni Paolo Secondo. Egli è venerato come patrono dei medici e degli operatori sanitari, coloro che ogni giorno si trovano a confrontarsi con il mistero della fragilità umana e che trovano in lui un intercessore e un modello di rettitudine morale e spirituale.
La sua memoria liturgica è celebrata il primo maggio, giorno in cui la comunità cristiana ne ricorda la testimonianza di amore e di servizio. Nelle diocesi di Brescia e di Pavia, la celebrazione assume un significato particolare, venendo ricordata il sedici maggio, a testimonianza del legame profondo che il santo ha intessuto con questi territori durante il suo pellegrinaggio terreno. Il culto di San Riccardo Pampuri continua a diffondersi, richiamando alla preghiera e all'imitazione delle virtù cristiane quanti, nell'esercizio delle professioni sanitarie, desiderano trovare ispirazione per un agire guidato dalla carità e dalla compassione verso ogni fratello sofferente.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Riccardo Pampuri?
La sua memoria liturgica si celebra il 16 maggio nelle diocesi di Brescia e di Pavia, mentre la Chiesa universale ne fa memoria il 1° maggio.
Di cosa è patrono San Riccardo Pampuri?
I fatti forniti non menzionano specifici patronati ufficiali, sebbene sia invocato come protettore dei medici, degli operatori sanitari e dei malati.
A Milano, san Riccardo (Erminio Filippo) Pampuri, che dapprima esercitò con generosità nel mondo la professione di medico e, entrato poi nell’Ordine di San Giovanni di Dio, dopo circa due anni riposò in pace nel Signore. — Martirologio Romano