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1 maggio

Sant' Agostino Schoeffler

Sacerdote e martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la vocazione

Agostino Schoeffler nacque a Mittelbonn, in Lorena, il 22 novembre 1822. Durante il periodo della sua giovinezza svolse gli studi ecclesiastici necessari per diventare sacerdote nel seminario diocesano di Nancy. Nel corso della sua permanenza e formazione a Nancy, si iscrisse al Terz'Ordine Domenicano, approfondendo la propria vita spirituale e la preghiera. Nel 1846 entrò nel seminario delle Missioni Estere di Parigi per seguire la vocazione missionaria, riuscendo a superare l'opposizione della famiglia che non comprendeva appieno quel distacco. Sebbene fosse pronto ad andare in qualunque missione del mondo, nel suo cuore prediligeva in modo particolare il Tonchino.

Le origini storiche della presenza cristiana in quelle regioni restano avvolte nell'incertezza, poiché non si conosce la data esatta dell'introduzione del cristianesimo in Tonchino e Cocincina. L'evangelizzazione sistematica di tali territori fu avviata nel 1627 dal gesuita padre Alessandro de Rodhes. Padre Alessandro de Rodhes, assistito da un confratello, amministrò il battesimo a circa tremila persone nell'arco di soli tre anni. Il re locale esiliò tuttavia padre Alessandro de Rodhes a causa delle forti pressioni esercitate da un bonzo. Nel 1631 altri membri della Compagnia di Gesù riuscirono a penetrare clandestinamente nel regno per continuare l'opera. In meno di trent'anni, i gesuiti e altri missionari di diversi ordini religiosi convertirono duecentomila persone al cristianesimo.

Per dare stabilità e continuità a quell'opera, Monsignor Francesco Pallu ricoprì la carica di primo Vicario Apostolico del Tonchino, mentre Monsignor Pietro de La Motte Lambert fu nominato primo Vicario Apostolico della Cocincina. Per garantire l'invio costante di missionari in terre pagane, i due Vicari fondarono il seminario delle Missioni Estere a Parigi. Molti dei martiri che sarebbero stati in seguito canonizzati dai pontefici ricevettero la propria formazione proprio in quel seminario parigino. Padre Agostino Schoeffler figura a pieno titolo tra i martiri che si formarono in quell'istituzione della capitale francese.

La partenza e l'arrivo in missione

Il 1 agosto 1847 il sacerdote partì da Parigi alla volta di Anversa per intraprendere il lungo viaggio verso l'Asia. Giunse a Hong-Kong dopo una traversata marittima durata complessivamente cinque mesi. Riuscì a varcare il confine settentrionale del Tonchino superando svariati pericoli per stabilirsi infine nella comunità cristiana di La-Fou. Dedicò i primi mesi di permanenza all'apprendimento della lingua locale e all'adattamento ai costumi del posto, indispensabili per la predicazione. Successivamente si dedicò con grande zelo all'esercizio del ministero sacerdotale, compiendo la sua opera pastorale per tre anni. Nel 1849 collaborò attivamente con l'ordinario del luogo, Monsignor Retord, durante la visita pastorale a Ke-Bang. Venne in seguito assegnato al distretto di Xu-Doai, dove vivevano circa sedici mila cristiani isolati tra montagne e foreste. Nonostante le sue precarie condizioni di salute, ottenne ottimi risultati spirituali tra la popolazione di Xu-Doai, che lo tenne sempre in grande stima.

In quegli anni nel Tonchino era in corso una dura persecuzione iniziata dal re Minh-Manh dal 1820 al 1840 e proseguita dal figlio Thiéu-Tri dal 1840 al 1847. La proclamazione dell'editto persecutorio da parte del re Tu-Dùc, succeduto dal 1847 al 1883 come secondogenito di Thiéu-Tri, alimentò ulteriormente le sue speranze di martirio. L'editto incitava i mandarini a catturare i missionari europei, descrivendoli con appellativi ingiuriosi come falsari, seduttori e barbari. Per facilitare la cattura dei missionari fu persino messa una taglia di trecento once d'argento su chiunque li avesse denunciati. Il 13 febbraio 1851 il re Tu-Dùc inviò una circolare segreta a tutti i mandarini ordinando l'annegamento con una pietra al collo per i missionari europei e l'esecuzione tramite squartamento con sega per i sacerdoti locali.

Con la cura pastorale delle anime cresceva in lui l'aspirazione al martirio e la consapevolezza del valore del dono della vita per i fratelli. Gli scritti epistolari conservati di padre Agostino testimoniano il suo profondo desiderio di subire il martirio per la fede in Cristo. In una lettera padre Agostino dichiarava di chiedere quotidianamente a Dio la grazia di morire martire. In un'altra epistola il santo affermava di trovare dolcezza nella sofferenza vissuta ai piedi della croce.

L'arresto e la prigionia

In quel periodo la zona cristiana di Bau-Nò, nel Tonchino occidentale, subiva le frequenti incursioni di bande di briganti e ribelli. I mandarini locali avevano creato una milizia volontaria che, con la scusa di combattere i briganti, estorceva denaro ai cittadini. Il 1 marzo 1851 diverse guardie si appostarono lungo la strada tortuosa che conduceva al villaggio dalle colline. Le guardie finsero di attendere i briganti ma, a un determinato segnale, uscirono dai cespugli per arrestare un sacerdote locale che camminava con due giovani. Subito dopo le guardie arrestarono anche padre Agostino, che seguiva a breve distanza insieme ad allievi e catechisti. Nell'afferrare il sacerdote europeo, il cui atteggiamento era maestoso e sereno, i soldati furono presi da improvviso timore e rispetto. Il comandante della milizia incitò allora le guardie a percuotere il missionario con le verghe. Padre Agostino, vittima del tradimento di una delle sue guide, fermò l'aggressione affermando con calma di non aver opposto alcuna resistenza.

Dopo aver legato i prigionieri, il capo delle guardie propose loro la libertà in cambio di un pagamento di una verga d'oro e cento verghe d'argento. Padre Agostino concepì l'idea di proporsi come ostaggio per permettere ai suoi discepoli di cercare la somma richiesta per il riscatto. Il rapitore pagano, spinto dall'avidità, accettò la proposta rilasciando il sacerdote indigeno, gli allievi e i catechisti. Il denaro pattuito per il riscatto non fu tuttavia mai trovato né consegnato. Padre Agostino fu comunque felice di aver salvato i suoi compagni grazie al proprio sacrificio personale. Prima di essere condotto a Son-Tay, il missionario rassicurò i fedeli garantendo che non avrebbe denunciato né compromesso nessuno.

A Son-Tay il mandarino interrogò il prigioniero chiedendogli se fosse a conoscenza del divieto della religione cristiana nel regno prima di partire dall'Europa. Padre Agostino confermò di saperlo e dichiarò apertamente di essere venuto nel regno proprio per tale ragione. Il mandarino chiese al missionario l'elenco dei luoghi visitati per fare un rapporto e rimandarlo in Europa. Agostino rispose di trovarsi nel regno da quattro anni, di non ricordare i nomi dei molti luoghi visitati e di recarsi in ogni villaggio in cui veniva richiesto dalla popolazione. I mandarini provarono un insolito rispetto per il giovane sacerdote e decisero di interrompere l'interrogatorio. Il giorno seguente i giudici tentarono di indurre il sacerdote all'apostasia, ma di fronte al suo fermo rifiuto chiusero gli atti e inviarono il rapporto alla capitale.

Il martirio e il culto

La sentenza definiva Agostino come un europeo audace che aveva violato le leggi del regno per predicare la religione, sedurre e ingannare il popolo. La condanna stabiliva la decapitazione di Agostino e l'eliminazione della testa nel mare o nei fiumi come monito per la popolazione, in conformità con il decreto reale ordinato dall'imperatore Tự Đức. Il capitano delle guardie ottenne dal mandarino il trasferimento del missionario dal carcere duro alla residenza del direttore delle prigioni. Il sacerdote poté rientrare in possesso del denaro sequestratogli al momento dell'arresto e lo utilizzò per il proprio sostentamento. Durante la detenzione il martire trascorse giorni tranquilli dedicandosi alla meditazione e alla preghiera. Nonostante la stretta sorveglianza, alcuni catechisti riuscirono ad avvicinarlo per consegnargli lettere da parte di altri missionari e di amici europei. Il sacerdote Phuong si introdusse nella prigione travestito da mercante di occhiali, riuscendo a confessare Agostino e a impartirgli la comunione. In prigione il santo continuò il suo apostolato parlando della bellezza della fede ai soldati di guardia e invitandoli a convertirsi. Agostino promise ai soldati che si sarebbe ricordato di loro dopo la morte e li esortò a cercare un villaggio cristiano per convertirsi e trovare la felicità.

Il 1 maggio 1851 il condannato fu condotto al luogo dell'esecuzione sotto la scorta di numerosi soldati. Durante la marcia verso il supplizio il sacerdote mostrava un volto sereno, camminava con passo sicuro e cantava salmi. Giunto sul luogo dell'esecuzione, Agostino si inginocchiò, baciò il crocifisso, si sbottonò la veste e invitò il carnefice a eseguire rapidamente la sentenza. La testa del martire fu gettata nel fiume e non fu più possibile recuperarla, mentre l'esecuzione del martirio avvenne nel campo di Năm Mẫu presso la rocca di Sơn-Tây nel Tonchino. Il corpo del sacerdote fu inizialmente sepolto sul luogo stesso dell'esecuzione. Il giorno successivo alla condanna, il corpo fu trasferito in gran segreto nella vicina città di Bach-Loc. Un devoto cristiano diede al corpo un'onorevole sepoltura presso la propria abitazione.

La memoria della sua testimonianza fiorì nel tempo attraverso i pontefici. Papa Leone XIII beatificò il martire il 7 maggio 1900. Nelle medesime regioni del Tonchino e della Cocincina, lo stesso Papa Leone XIII aveva già beatificato settantasette martiri il 7 maggio 1900. Papa San Pio X beatificò otto martiri delle medesime regioni il 15 aprile 1906 e altri trentaquattro l'11 aprile 1909. Papa Pio XII beatificò venticinque martiri di quelle zone il 29 aprile 1951. Infine, Papa Giovanni Paolo II lo canonizzò nel 1988 insieme ad altri centosedici martiri del Vietnam.

Domande frequenti

Quando si festeggia Sant'Agostino Schoeffler?

La festa di Sant'Agostino Schoeffler si celebra il 1 maggio, giorno del suo martirio avvenuto nel 1851.

Presso la rocca di Sơn-Tâi nel Tonchino, ora Viet Nam, sant’Agostino Schoeffler, sacerdote della Società per le Missioni Estere di Parigi e martire, che, gettato in carcere dopo aver esercitato per tre anni il suo ministero, su ordine dell’imperatore Tự Đức, nel campo di Năm Mẫu ottenne con la decapitazione la grazia del martirio, che ogni giorno aveva chiesto a Dio. — Martirologio Romano