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3 marzo

Sant' Anselmo di Nonantola

Abate

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e conversione

Le origini familiari di Anselmo affondano nell'aristocrazia del tempo, poiché egli era figlio di Wectari, duca del Friuli. Si ipotizza che la sua nascita sia avvenuta intorno all'anno settecentoventi, alternativamente nella città di Cividale oppure a Vicenza. La sua parentela comprendeva figure di rilievo politico, come la sorella Giseltrada, che fu sposa del re longobardo Astolfo, regnante dal settecentoquarantanove al settecentocinquantasei, e il fratello Aidin, insieme al quale Anselmo possedeva importanti beni fondiari a Verona e Vicenza, attestati da documenti ufficiali degli anni settecentonovantasette e ottocentoquattro. Prima di compire la sua scelta radicale, Anselmo ricoprì per un determinato periodo la carica terrena di duca del Friuli. Nel settecentoquarantanove, tuttavia, egli decise di abbandonare definitivamente gli incarichi politici e ogni attività secolare per abbracciare la regola e la vita religiosa.

Le prime fondazioni e l'accoglienza

Dopo aver lasciato il Friuli, Anselmo risalì la valle dell'Alto Panaro, inaugurando un cammino di profonda dedizione spirituale. Il cognato re Astolfo donò ad Anselmo il territorio montano di Fanano, e proprio in quel luogo il santo stabilì il primo cenobio per accogliere la comunità di monaci che aveva iniziato a raccogliersi attorno alla sua guida. Più avanti, presso il passo di Santa Croce Arcana, Anselmo aprì l'ospizio di San Jacopo di Val d'Amola, destinato specificamente all'accoglienza dei viandanti. L'assistenza ai pellegrini rappresentava un impegno prioritario e fondamentale, poiché quella valle costituiva un passaggio obbligato e strategico tra il Nord Italia e la Toscana. La regola stabilita da Anselmo imponeva tassativamente che ogni pellegrino fosse accolto e assistito con profonda misericordia, trasformando la solitudine dei monti in un luogo di carità operosa.

La fondazione di Nonantola

Nel settecentocinquantuno il re Astolfo occupò la città di Ravenna e donò ad Anselmo un ulteriore e vastissimo territorio sottratto al Ducato di Persiceta, denominato Nonantolae. Quel territorio strategico controllava le vie di comunicazione fluviali e terrestri che da Verona e Piacenza conducevano direttamente a Bologna. Anselmo e i suoi fedeli monaci edificarono prontamente una chiesa e un monastero, dedicandosi all'immane opera di bonifica e coltivazione dei terreni precedentemente abbandonati. Tale sforzo generò un notevole beneficio economico e sociale per l'intera regione. La chiesa di Nonantola fu inizialmente dedicata alla Madonna e solennemente consacrata l'otto ottobre del settecentocinquantadue dal vescovo Geminiano di Reggio Emilia, su espressa delega di papa Adriano Primo. Una seconda dedicazione fu successivamente rivolta agli apostoli e celebrata dall'arcivescovo Sergio di Ravenna. La tradizione agiografica riferisce che nello stesso anno Anselmo si recò a Roma insieme a re Astolfo per offrire il monastero in dono al pontefice, il quale conferì ad Anselmo la carica ufficiale di abate e gli consegnò i corpi santi di san Silvestro I papa e di altri martiri. La ricerca storica evidenzia come alcuni dettagli narrativi della vecchia biografia, come la donazione papale di quelle reliquie, non trovino riscontro nella realtà documentata del periodo, suggerendo invece che l'arrivo dei resti dei martiri romani nel Nord fosse la conseguenza del prelievo operato dai cimiteri suburbani durante l'assedio longobardo di Roma avvenuto nel settecentocinquantasei. Il venti novembre di quello stesso anno, il vescovo Romano di Bologna effettuò una terza dedicazione della chiesa e del monastero proprio in onore di san Silvestro Primo papa.

Espansione delle opere e l'esilio

L'azione pastorale dell'abate Anselmo si caratterizzò per un'ampia e instancabile attività di assistenza sociale e spirituale diretta con particolare attenzione alle classi più umili. Oltre alle comunità di Fanano e Nonantola, il santo fondò altri tre monasteri dotati di ospizio e dipendenti dalla casa madre: la fondazione di Sant'Ambrogio sorta sull'incrocio tra il fiume Panaro e la via Emilia, il monastero del Vicus Domnani a Vicenza, successivamente intitolato a san Silvestro, e una località non identificata chiamata Susonia, arricchita dall'oratorio di Santa Giustina. Sotto la saggia guida di Anselmo operavano oltre millento monaci, i quali dividevano le loro giornate tra la preghiera e l'ascesi, le opere sociali, la trascrizione laboriosa dei codici antichi, la cura amorevole degli infermi e le bonifiche terriere. Durante il regno del re longobardo Desiderio, tra il settecentocinquantasette e il settecentettantaquattro, Anselmo visse un periodo di esilio presso la celebre abbazia di Montecassino, le cui motivazioni precise rimangono a tutt'oggi sconosciute. Putscherò poté fare ritorno a Nonantola soltanto dopo la morte dello stesso re Desiderio. Durante il suo prolungato soggiorno a Montecassino, l'abate non rimase inattivo e acquistò diversi preziosi codici per arricchire la biblioteca della sua abbazia di Nonantola, un acquisto accuratamente documentato nell'archivio locale redatto intorno all'anno mille.

Ultimi anni e il patrimonio culturale

Negli ultimi anni della sua esistenza terrena, Anselmo operò attivamente e con grande autorevolezza come paciere tra il popolo dei Longobardi e quello dei Franchi. Il re franco Carlo Magno espresse profonda gratitudine al santo concedendo rilevanti benefici, immunità e privilegi di grande importanza all'abbazia di Nonantola. Anselmo rese la sua anima a Dio il tre marzo dell'anno ottocentotré, all'età di circa ottant'anni e dopo esattamente cinquant anni dalla fondazione del venerato monastero. Le sue sacre spoglie furono amorevolmente inumate all'interno della chiesa abbaziale. Nel corso del quindicesimo secolo l'abbazia di Nonantola si distinse anche per essere dotata di una propria tipografia. Oggi il magnifico tesoro della chiesa abbaziale, realizzata in stile romanico-lombardo con il prezioso apporto di celebri artisti medievali, custodisce gelosamente codici miniati, pergamene antiche e preziosi reliquiari, a perenne testimonianza di una fede che ha plasmato la storia e la cultura di un intero popolo.

Domande frequenti

Quando si festeggia Sant'Anselmo di Nonantola?

Sant'Anselmo di Nonantola si festeggia il tre marzo, data della sua pia morte ricordata nel Martirologio Romano.

A Nonantola in Emilia, sant’Anselmo, fondatore e primo abate del monastero del luogo, che per cinquant’anni promosse la disciplina monastica sia con l’insegnamento che con l’esercizio delle virtù. — Martirologio Romano