27 luglio
Sant' Antusa dell’Onoriade
Vergine, fondatrice
Aggiornato il 15 settembre 2026
La vita e i monasteri
Dopo il lungo periodo di ascesi vissuto nella solitudine sotto la guida spirituale del monaco eremita Sisinnio, la santa fondò nella sua terra d'origine due monasteri destinati a lasciare una traccia duratura. Uno di essi era riservato agli uomini e sorgeva a Mantineion presso Claudiopoli, includendo una chiesa dedicata agli Apostoli. Il secondo monastero era invece dedicato alle donne ed era eretto su un isolotto del vicino lago di Efteni-Göl, custodendo una chiesa intitolata alla Madonna. I due luoghi di preghiera erano strettamente aggregati tra loro, e tra i discepoli del monastero maschile fiorì la figura di san Romano.
La persecuzione iconoclasta
Gli anni della maturità spirituale coincisero con il regno dell'imperatore Costantino V Copronimo, il quale governò dal 741 al 775 e volle imporre con rigore persecutorio la decisione del Concilio di Hieria del 754, sinodo che condannava le immagini sacre. A causa di questa politica oppressiva, che valse al sovrano soprannomi insultanti da parte degli avversari tra cui il termine Copronimo derivato da kópros che significa sterco, i monaci furono colpiti dalla persecuzione più di ogni altra categoria. Sant'Antusa, accusata apertamente di venerare le immagini e risoluta nel rifiutare l'apostasia degli iconoclasti, fu duramente percossa, battuta con le verghe e mandata in esilio a causa della sua fede per ordine dello stesso imperatore Costantino Copronimo.
Il favore imperiale e il ritorno
La Provvidenza dispose che la vita della fondatrice si incrociasse con le vicende della famiglia imperiale attraverso l'imperatrice Irene, moglie di Costantino V. Dopo un difficile e pericoloso parto da cui vennero alla luce due gemelli, un maschio e una femmina, l'imperatrice vide compiuta la felice previsione che Antusa aveva fatto riguardo alla travagliata gravidanza. Riconoscente per tale grazia, Irene tributò grandi onori alla santa e volle dare il nome di Antusa alla piccola gemella appena nata. Questa intercessione e il favore dell'imperatrice liberarono la vergine dalla persecuzione, permettendole di diventare celebre in tutto l'Impero e di fare ritorno al suo monastero di Mantineion.
Il transito e il culto
Tornata nella sua patria terrena, la santa trascorse il tempo rimanente operando molti miracoli nel suo monastero e confermando i fedeli nella carità. Sant'Antusa rese l'anima a Dio nella seconda metà dell'ottavo secolo, verso il 777, spegnendosi in pace dopo aver superato le prove della tribolazione. Il martirologio colloca storicamente questi eventi a Mantineion presso Eskihisar in Onoriade, nell'odierna Turchia, definendo la santa con i titoli di vergine e monaca. Il suo ricordo liturgico è celebrato con devozione sia in Oriente sia in Occidente il ventisette luglio, mentre i Menei greci conservano la sua memoria anche nei giorni diciassette e ventotto dello stesso mese estivo.
Il cammino di santità
La vicenda terrena di Sant' Antusa dell’Onoriade si intreccia profondamente con le vicende spirituali e civili del suo tempo. La sua vocazione ebbe inizio nell'Anatolia, dove cercò la solitudine per ascoltare la voce di Dio, ponendosi sotto la sapiente direzione dell'eremita Sisinnio. Questa scelta di distacco dal mondo non fu una fuga, ma una preparazione alla missione che il Signore le avrebbe affidato. Con spirito di dedizione, Sant' Antusa fondò due monasteri, il primo situato a Mantineion e il secondo presso le sponde del lago Efteni-Göl, offrendo così dimora e guida a coloro che desideravano consacrarsi alla preghiera e alla vita comune.
La vita di questa santa fu segnata dalla prova della persecuzione. In un periodo di forti contrasti religiosi, Sant' Antusa non esitò a schierarsi apertamente a difesa del culto delle immagini, subendo per questa sua ferma posizione l'esilio. Nonostante le sofferenze e la lontananza dalla sua terra e dai suoi monasteri, ella mantenne intatta la sua fede. La tradizione ricorda inoltre il suo carisma profetico, che la portò a rassicurare l'imperatrice Irene circa l'esito favorevole della sua maternità. Quando le ostilità cessarono e la persecuzione ebbe fine, la santa poté fare ritorno al monastero di Mantineion, dove riprese la sua opera di guida spirituale fino al momento del suo incontro definitivo con il Signore, avvenuto nell'anno settecentosettantasette. La sua vita ci insegna che il fedele, anche nelle ore più buie e difficili, è chiamato a custodire la verità del Vangelo, confidando nella protezione di Dio che sostiene il cammino di chi a Lui si affida con cuore puro.
Il culto e la memoria
La memoria di Sant' Antusa dell’Onoriade è conservata con particolare devozione nella tradizione orientale. La Chiesa celebra la sua testimonianza il giorno ventisette del mese di luglio, data che invita i fedeli a riflettere sulla costanza e sulla dedizione che caratterizzarono l'intera esistenza della fondatrice. La venerazione verso questa santa non si limita però al solo giorno principale, poiché i Menei greci tramandano anche altre date, il diciassette e il ventotto di luglio, a testimonianza di un culto radicato e diffuso nel tempo.
Ricordare Sant' Antusa significa attingere alla ricchezza di una storia fatta di preghiera, fondazione di luoghi di accoglienza e coraggio civile. La sua figura rimane un punto di riferimento per chi cerca, nelle vicende della vita quotidiana, la forza di rimanere fedeli ai propri principi cristiani. Attraverso il ricordo liturgico, la Chiesa ci ripropone il suo esempio, affinché la luce che guidò Sant' Antusa possa illuminare anche il nostro cammino, incoraggiandoci a costruire, giorno dopo giorno, un'esistenza orientata verso l'eternità e la comunione con il Signore.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant'Antusa dell'Onoriade?
La santa si festeggia il 27 luglio, sebbene i Menei greci la ricordino anche nei giorni 17 e 28 luglio.
Nella località di Mantineion presso Eskihisar in Onoriade, nell’odierna Turchia, santa Antusa, vergine, che, monaca, fu battuta con le verghe e condannata all’esilio sotto l’imperatore Costantino Copronimo per aver difeso il culto delle sacre immagini e, fatto infine ritorno in patria, morì in pace. — Martirologio Romano