18 giugno
Santa Marina - Marino
Monaca
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e vocazione
La storia di Marina iniziò con la vedovanza precoce del padre Eugenio, originario della Bitinia in Asia Minore, oggi Turchia. Il padre volle ritirarsi in convento per il dolore, condannando la figlia a una tristezza inconsolabile, poichè Marina amava moltissimo suo padre. Il distacco non resse alla forza dell'affetto tra padre e figlia, e la giovane decise di non lasciare suo padre, vestendosi da uomo. Eugenio raccontò il suo dolore all'abate e chiese di vivere nel monastero con suo figlio, e il superiore diede il suo assenso commosso. I capelli lunghi di Marina furono tagliati con la forbice dal padre Eugenio, il quale fornì alla figlia un saio abbondante per travestirla, trasformando la sua bambina di quattordici anni in un imberbe novizio. Padre e figlia intrapresero così un viaggio verso il cenobio di Kanoubine in Siria, un cenobio che è un luogo nascosto di preghiera tra grotte scavate nella roccia. Il padre addestrò Marina lungo il viaggio sulle usanze e i ritmi della vita religiosa, e nel cenobio Marina divenne fra' Marino, un ragazzetto glabro e dai tratti femminei, cambiando il proprio nome in Marino e giustificando i suoi tratti femminili facendosi passare per un eunuco, mentre alcuni frati lo scambiavano effettivamente per tale. L'ambiente solitario favorì il mantenimento del riserbo e lo stratagemma passò inosservato, e la mancanza di barba sulle guance di Marino fu spiegata con l'intensa vita ascetica. Marino trascorse la sua nuova vita con grande perfezione, e il giovane fu considerato un fiore all'occhiello del monastero, facendo tornare felice suo padre. Questa gioia durò tre anni, dopo i quali Eugenio morì, ma dopo la morte del padre, Marina continuò la finzione, conducendo una vita monastica regolare.
La prova della calunnia e la misericordia
Fra' Marino fu inviato un giorno con altri confratelli a sbrigare una faccenda in un luogo lontano, e i confratelli dovettero fermarsi a dormire in una locanda. Quella stessa notte la figlia del locandiere si lasciò sedurre da un soldato di passaggio e rimase incinta. Quando si scoprì incinta, la figlia del locandiere incolpò Marino ovvero Marina dell'accaduto, e il locandiere protestò presso l'egumeno del convento. Marino avrebbe potuto discolparsi facilmente ma scelse di addossarsi la colpa a cui era estraneo, pensando a Cristo, e non cercò di discolparsi. Il monaco modello finì nel fango dell'ingiuria, fu punito, espulso dal monastero e fu cacciato. Dopo la nascita del bambino, alla santa fu affidato il neonato, e trascorsero tre anni di stenti. Marina riuscì ad allevare il bambino con mezzi di fortuna, non si allontanò dal cenobio, languì nell'elemosina e si dedicò al bimbo con tutto l'affetto, rimanendo sempre nei dintorni del convento, piangendo e pentendosi di una colpa non sua. Gli antichi confratelli rimasero colpiti da tanto pentimento e chiesero all'abate la riammissione di Marino, e l'egumeno fu colpito da tale atteggiamento, concedendo la riammissione a patto che fra' Marino si dedicasse ai lavori più servili. Il giovane riprese il saio con più zelo di prima, continuando a curare il figlio adottivo, e Marina fu di nuovo un esempio di osservanza monastica come in passato.
Il transito e la scoperta della verità
Il logorio fisico patito esige il suo prezzo, e poco tempo dopo Marina-Marino morì, trovata senza vita nella sua cella quando aveva solo venticinque anni di età. I frati, procedendo a ricomporre e vestire la salma con i panni funebri, scoprirono la sua vera identità, rimanendo stupefatti dalla scoperta. I frati compresero con enorme dolore l'infamia sopportata in silenzio dalla ragazza, comprendendo di quale diffamazione fosse stata vittima Marina e come la santa avesse accettato la diffamazione con grande rassegnazione. Si racconta che la giovane che lo aveva calunniato, posseduta dal demonio, sia accorsa al letto di morte implorando il perdono di Marino, e la calunniatrice fu guarita all'istante da Marina. Si era già parlato di prodigi operati in vita, e dal momento della morte i segni straordinari attribuiti a Marina di Bitinia si moltiplicarono, accrescendo la devozione popolare in Oriente e in Occidente.
Il culto e la ricerca agiografica
Dal milletrecento le spoglie della santa sono custodite e venerate a Venezia, e Marina è compatrona di Venezia. La vita di Santa Marina presenta caratteristiche non riscontrabili in altri santi, sebbene la narrazione e la ricerca si confondano in alcuni tratti con tre omonime: Santa Marina d'Antiochia martire del venti luglio, Santa Marina di Orense del diciotto luglio e la beata Marina di Spoleto festeggiata il diciotto giugno. Le varie chiese orientali commemorano la santa in giorni diversi dei loro calendari, mentre il Martirologio Romano pone la memoria di Marina al diciotto giugno, e a Parigi si venera santa Marina-Marino da secoli nella medesima data del diciotto giugno. Lo studio di Santa Marina ha appassionato gli agiografi in ogni tempo, creando una massa di documenti con recensioni in dieci lingue orientali ed occidentali. La ricerca storica asserisce l'esistenza della santa attraverso documenti convergenti e divergenti, e i vari Stati in cui si diffuse il culto localizzarono la vita della santa nel proprio territorio, tanto che l'origine della santa è stata collocata in Egitto, Tracia, Bitinia, Sicilia e Libano. Il Libano sembra essere la versione più accreditata per l'origine della santa, avvenuta nel corso del quinto secolo. Il racconto della vita ha attinenze con le vicende di altre sante che si trovarono in situazioni simili, quali Apollinaria, Atanasia, Anastasia, Eufrosina, Eugenia e Teodora.
La vita
La vicenda di Santa Marina si colloca nel quinto secolo, in un tempo in cui la ricerca di Dio spingeva molte anime a cercare rifugio nel deserto e nei monasteri. Nata in Bitinia, giunse al monastero di Kanoubine, in Siria, con il nome di Marino, intraprendendo un percorso di ascesi rigorosa sotto abiti maschili. La sua esistenza scorreva nella preghiera e nel silenzio, finché una calunnia non stravolse la sua quotidianità: accusata ingiustamente di una colpa grave, ovvero di aver reso incinta la figlia di un locandiere, Marina non oppose resistenza e non cercò difese umane. In quello stato di abbandono, ella scelse di accogliere il bambino, crescendo la creatura per tre anni in una condizione di indigenza assoluta, senza mai recriminare per l'ingiustizia subita.
La sua profonda umiltà e la dedizione mostrata in quel periodo di prova non passarono inosservate. Riammessa finalmente nel monastero di Kanoubine, Marina continuò il suo cammino di monaco con uno zelo rinnovato, vivendo in una preghiera costante che la rendeva specchio della misericordia divina. Nessuno dei suoi compagni avrebbe mai potuto immaginare la natura di quella vocazione così singolare, custodita gelosamente nel segreto del proprio cuore. Solo dopo la sua morte, nel momento in cui il corpo doveva essere preparato per la sepoltura, la verità emerse agli occhi di tutti. La scoperta che Marino fosse in realtà una donna, Santa Marina, lasciò i confratelli nello stupore, rivelando la grandezza di un sacrificio vissuto per amore di Dio. Da quel momento, il suo ricordo divenne un faro di umiltà, un esempio di come la verità di un'anima non dipenda dalle apparenze, ma dalla capacità di restare fedeli alla propria chiamata anche nel dolore più profondo.
Il culto
Il culto di Santa Marina si è diffuso nel tempo come segno di una devozione che supera i confini del tempo e dello spazio. La santa è profondamente legata alla città di Venezia, che la venera con particolare solennità. La sua figura è iscritta nel Martirologio Romano, che ne fissa la memoria liturgica nel giorno diciotto giugno, invitando i fedeli a meditare sulla sua singolare testimonianza. La sua vita, segnata dall'incomprensione umana ma sostenuta dalla grazia, continua a parlare a ogni generazione, offrendo un modello di pazienza cristiana e di dedizione totale. In ogni tempo, la storia di Santa Marina invita a riflettere sulla nobiltà del servizio e sulla bellezza di una vita spesa nell'ombra, dove l'unica ricompensa desiderata è la vicinanza del Signore. La sua protezione è invocata dai fedeli che vedono in lei un'interceditrice potente, capace di comprendere le sofferenze di chi si sente incompreso o perseguitato.
Domande frequenti
Quando si festeggia Santa Marina?
Si festeggia il diciotto giugno, data in cui il Martirologio Romano ne pone la memoria e in cui si venera anche a Parigi.
Di cosa è patrono Santa Marina?
Santa Marina è compatrona di Venezia, città dove le sue spoglie sono custodite e venerate sin dal milletrecento.