Accendi una candela per chi ami — arde qui per 7 giorniAccendi la tua →

29 gennaio

Santi Gioventino e Massimino

Martiri di Antiochia

Aggiornato il 15 settembre 2026

La testimonianza e il martirio

Durante il quarto secolo, nel contesto dell'impero romano d'Oriente, i santi Gioventino e Massimino vissero la loro vocazione militare ad Antiochia di Siria, oggi situata in territorio turco. Essi facevano parte della schola gentilium, ricoprendo il ruolo di soldati nell'esercito dell'imperatore Giuliano l'Apostata. Di fronte alle pressioni e alle persecuzioni scatenate contro i credenti, i due soldati scelsero la via della fedeltà al Vangelo. Per questa ragione subirono la confisca dei loro beni materiali e furono rinchiusi in prigione. Secondo ogni verosimiglianza, la loro vita terrena si concluse con la decapitazione all'inizio dell'anno 363 ad Antiochia di Siria, dove ricevettero la corona del martirio sotto lo stesso imperatore Giuliano. Superato il tempo della persecuzione e dopo la morte del sovrano, i cristiani di Antiochia poterono recuperare i corpi dei martiri ed edificare un monumento commemorativo in loro memoria.

Fonti storiche e memoria liturgica

La memoria dei santi Gioventino e Massimino è attestata da preziose testimonianze documentarie dell'antichità cristiana. Due calendari siriani giacobini, conservati nel British Museum, commemorano al ventinove di kanun secondo mese, ossia gennaio, il gruppo formato da Gioventino, Massimino e Longino, definendo tutti e tre appartenenti alla schola gentilium. Il primo di questi calendari risale al settimo secolo, mentre il secondo appartiene al decimo secolo ma riflette una tradizione pressapoco contemporanea al primo. Anche il patriarca Severo di Antiochia menziona Massimino dopo Longino in un inno intitolato proprio alla notizia desunta da tali calendari, confermando la qualifica dei santi come gentili. Il noto studioso Peeters ha ipotizzato che sia i calendari sia l'inno di Severo dipendano da un documento agiografico ancora più antico. Inoltre, san Giovanni Crisostomo ha lasciato un celebre panegirico in onore dei santi. All'inizio del suo discorso, l'autore ricorda che pochi giorni prima la comunità cristiana si era riunita per celebrare la festa di san Babila. La data tradizionale della festa di san Babila, presente già nel Martirologio Siriaco del quarto secolo al ventiquattro o venticinque gennaio, serve storicamente ad assicurare la data di commemorazione dei martiri Gioventino e Massimino. Attraverso questo collegamento temporale con la festa di san Babila, il ventinove gennaio emerge come la data autentica della festa dei due soldati. Va notato che la Storia Ecclesiastica di Teodoreto, pur riportando i particolari del martirio insieme al panegirico crisostomiano, non menziona il martire Longino che invece appare associato a Gioventino e Massimino nelle fonti siriache.

L'evoluzione del culto nei secoli

Nel corso del tempo, il culto dei santi ha seguito percorsi differenti nei calendari orientali e occidentali. I sinassari bizantini hanno introdotto la commemorazione dei santi al nove ottobre. In Occidente, la menzione dei due martiri apparve per la prima volta nel Martirologio del Molano, il quale scelse la data del venticinque gennaio perché nella traduzione delle opere di Giovanni Crisostomo da lui utilizzata il testo era diventato eri, collocando così Gioventino e Massimino il giorno dopo la festa di san Babila introdotta al ventiquattro secondo il martirologio Geronimiano. Lo stesso Martirologio Romano ha poi ricordato i santi in una forma cronologicamente più esatta al venticinque gennaio. Il nuovo Martirologio Romano pone infine la data ufficiale del culto dei santi Gioventino e Massimino al ventinove gennaio, restituendo alla Chiesa universale la corretta collocazione liturgica della loro memoria.

Domande frequenti

Quando si festeggiano i santi Gioventino e Massimino?

La loro festa liturgica si celebra il ventinove gennaio, data stabilita dal nuovo Martirologio Romano.

Ad Antiochia di Siria, oggi in Turchia, santi martiri Gioventino e Massimino, coronati dal martirio sotto l’imperatore Giuliano l’Apostata. — Martirologio Romano