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giovedì 29 gennaio 2026 · Santo del giorno

San Costanzo di Perugia

Vescovo e martire

San Costanzo di Perugia

San Costanzo è ricordato al ventinove gennaio già dal Martirologio Geronimiano e dal Martirologio come vescovo a Perugia. Gli studi di autorevoli studiosi indicano che il suo episcopato si fonda su una tradizione antica e seria, e viene ritenuto assai probabile che egli sia stato il primo vescovo di Perugia, vissuto nel secondo secolo durante le persecuzioni dei primi secoli. Il suo martirio è collocato concordemente dalle diverse redazioni della leggenda agiografica al tempo dell'imperatore Antonino. La memoria del santo ha varcato i confini regionali, tanto che il suo culto si diffuse anche fuori dell'Umbria, e i perugini lo venerano tuttora come uno dei protettori della città.

Le testimonianze sulla sua vita si riflettono in quattro redazioni della leggenda agiografica del santo, che concordano sull'epoca del martirio e sulla successiva traslazione delle sue spoglie. La figura di San Costanzo unisce la devozione popolare alla profondità delle radici storiche della Chiesa perugina, testimoniando una fede incrollabile vissuta fino all'estremo sacrificio del sangue in terra umbra.

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Gli altri santi di oggi

San Valerio di Ravenna

Vescovo

La Chiesa celebra nella giornata odierna la memoria di San Valerio, un nome che la tradizione liturgica unisce nel medesimo ricordo a due figure omonime vissute in tempi diversi. Non esistono elementi sufficienti per tracciare un profilo agiografico esauriente di nessuno dei due santi, ma la storia e la memoria ecclesiale ne conservano il cammino e la testimonianza. Il primo santo omonimo è il protovescovo di Treviri, la cui figura si muove tra i racconti della prima evangelizzazione e le successive elaborazioni agiografiche. Il secondo santo omonimo è il vescovo di Ravenna, la cui vicenda terrena si inserisce nelle dinamiche complesse tra la sede episcopale romagnola e il papato agli albori del nono secolo.

La memoria di queste due venerabili figure ci interpella ancora oggi sul senso della fedeltà al Vangelo e sul servizio alla comun ecclesiale. Attraverso i secoli, la devozione dei fedeli ha custodito le loro reliquie e ne ha tramandato la traccia, unendo comunità cristiane distanti nello spazio ma vicine nella preghiera. Affidiamo alla loro intercessione il nostro cammino di fede, affinché sappiamo custodire la verità e la carità nella nostra vita quotidiana.

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San Valerio di Treviri

Vescovo

La memoria liturgica odierna del ventinove gennaio unisce due figure di pastori della Chiesa cattolica che portano lo stesso nome. Il primo santo ricordato in questa data è il protovescovo di Treviri, vissuto tra la fine del terzo secolo e gli inizi del quarto secolo. Le notizie storiche su questo venerabile vescovo della Gallia belgica, oggi in territorio tedesco, sono particolarmente incerte e si intrecciano con la tradizione agiografica. La Chiesa ne custodisce la memoria liturgica e conserva le sue reliquie nella chiesa di San Mattia a Treviri, all'interno di un prezioso sarcofago di tardo stile romanico.

La stessa data del ventinove gennaio condivide la memoria di un secondo santo omonimo, il vescovo di Ravenna, morto il quindici marzo dell'ottocento dieci. Questo presule resse la diocesi romagnola tra il settecento ottantotto e l'ottocento dieci, distinguendosi come pastore zelante per il decoro delle chiese e impegnato nella difesa dell'ortodossia contro l'eresia ariana. Sebbene la sua figura sia stata al centro di una lettera critica di papa Leone Terzo a Carlomagno, motivata da ragioni politiche e legata a un episodio avvenuto durante il pranzo della domenica delle Palme dell'ottocento otto con due conti palatini, la sua testimonianza di fede rimane luminosa nella storia della Chiesa.

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Santi Gioventino e Massimino

Martiri di Antiochia

Nel quarto secolo della storia cristiana, sotto il regno dell'imperatore Giuliano l'Apostata, la cittadinanza di Antiochia di Siria fu testimone della luminosa testimonianza di fede offerta dai santi Gioventino e Massimino. Entrambi appartenevano alla schola gentilium, servendo come soldati nell'esercito imperiale. A causa della loro fede incrollabile in Cristo, subirono la confisca dei beni, la reclusione in prigione e infine la decapitazione, avvenuta ad Antiochia all'inizio dell'anno 363. Dopo la morte del sovrano, i cristiani locali poterono recuperare le spoglie mortali dei due martiri ed edificare in loro onore un monumento commemorativo per custodirne la memoria.

Questi martiri sono ricordati con devozione grazie a diverse fonti storiche e liturgiche antiche, tra cui due calendari siriani giacobini conservati nel British Museum e un inno del patriarca Severo di Antiochia. La tradizione agiografica tramandata da san Giovanni Crisostomo nei suoi scritti panegirici e dalla Storia Ecclesiastica di Teodoreto ha permesso di conservare i particolari del loro sacrificio. Sebbene nei secoli le date della loro festa liturgica siano variate nei diversi calendari d'Oriente e d'Occidente, il nuovo Martirologio Romano fissa oggi la loro memoria al ventinove gennaio, ristabilendo la verità storica del loro legame con la comunità di Antiochia.

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Sant' Afraate

Anacoreta

Sant' Afraate, insigne anacoreta del quarto secolo originario di Ninive-Mossul, rappresenta una figura di profonda spiritualità e rigore dottrinale nel panorama del cristianesimo siriaco. Appartenente alla santa comunità dei Figli del Patto, egli scelse una via di ascesi radicale, vivendo il proprio legame con Dio attraverso il silenzio e la preghiera, pur restando profondamente inserito nella vita della Chiesa del suo tempo. Il suo cammino spirituale lo condusse a spostarsi tra luoghi significativi come Mar Mattai, Edessa e infine Antiochia di Siria, città dove il suo impegno divenne testimonianza pubblica e coraggiosa.

Egli è ricordato oggi principalmente per la redazione delle Dimostrazioni, un corpus di scritti che rivela una profonda sapienza teologica e una solida comprensione delle Scritture. Ad Antiochia di Siria, in un periodo segnato da forti divisioni, Sant' Afraate si distinse per la sua ferma difesa della fede cattolica contro le insidie dell'arianesimo, offrendo ai fedeli parole di verità e conforto. La sua figura rimane un faro di equilibrio tra la solitudine del monaco e la responsabilità del pastore, capace di coniugare il distacco dal mondo con una sollecitudine instancabile per l'integrità del dogma e l'unità della comunità cristiana.

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San Sulpizio Severo

Vescovo di Bourges

San Sulpizio Severo visse nel sesto secolo e guidò come vescovo la comunità cristiana di Bourges, lasciando una traccia profonda nella storia della Gallia merovingia. La sua figura si staglia in un'epoca complessa, caratterizzata dal delicato equilibrio tra il potere civile dei re franchi e la guida spirituale della Chiesa. Grazie alla testimonianza di san Gregorio di Tours, che fu suo contemporaneo e amico, possediamo un ritratto autentico del suo zelo pastorale, della sua saggezza amministrativa e della sua intransigente dedizione ai poveri e ai sofferenti. La tradizione e le fonti antiche ci restituiscono l'immagine di un pastore austero, capace di difendere con coraggio i diritti della sua città e di guidare il gregge affidatogli con fermezza e carità evangelica.

Nel corso dei secoli la memoria di san Sulpizio si è intrecciata con quella dei suoi successori, ma la devozione popolare ha continuato a onorarne la santità e i prodigi legati alla sua tomba. Celebrato il ventinove gennaio, il santo vescovo di Bourges è ricordato nei martirologi come un insigne amministratore della grazia divina e un difensore della giustizia. La sua vita spesa interamente per la Chiesa rimane un esempio luminoso di fede vissuta nelle difficoltà del tempo, dove la preghiera costante e il servizio ai fratelli si fusero in un unico cammino di santità riconosciuto dalla tradizione liturgica.

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San Gelasio II

Papa

Nel dodicesimo secolo, la Chiesa visse un tempo di prove profonde, in cui la fede dei suoi pastori fu messa alla prova da lotte politiche e pressioni imperiali. In questo cammino si inserisce la figura di San Gelasio secondo, nato a Gaeta come figlio di Crescenzio, duca di Fondi. La sua giovinezza fu segnata dalla scelta monastica: entrò come oblato nel monastero di Montecassino, dove divenne un monaco benedettino molto dotto ed esperto nelle scienze teologiche sotto la guida dell'abate Desiderio. Per le sue doti e la sua fedeltà, nel 1082 fu creato cardinale diacono di Santa Maria in Cosmedin da papa Gregorio VII. Successivamente, nel 1088 fu nominato cancelliere da papa Urbano II, e intorno al 1100 fu nominato arcidiacono e bibliotecario da papa Pasquale II. Nei suoi incarichi rese molti servizi alla Chiesa, guadagnandosi la stima dei pontefici e dei fratelli nella fede. Quando papa Pasquale II morì il 21 gennaio 1118, Giovanni di Gaeta era rientrato a Roma da Montecassino, dove si era rifugiato in solitudine mistica. Tre giorni dopo la morte di Pasquale II, fu eletto papa all'unanimità nel monastero benedettino presso San Sebastiano al Palatino, assumendo il nome pontificio di Gelasio. Subì la prigionia da parte di Enrico V per aver difeso il papa e le costituzioni canoniche. Il suo pontificato fu un continuo pellegrinaggio di dolore e di grazia, speso per l'unità del gregge e la libertà della fede, fino alla morte avvenuta il 29 gennaio 1119.

San Gelasio secondo è ricordato per il suo coraggio incrollabile nella difesa della Chiesa e per i suoi viaggi pastorali in Italia e in Francia, compiuti tra persecuzioni e accoglienze trionfali. Lo stesso giorno della sua elezione, Cengio Frangipane disperse violentemente i cardinali e fece prigioniero Gelasio, ma il pontefice fu subito liberato dal popolo e condotto trionfalmente al Laterano. L'arrivo successivo dell'imperatore Enrico V impedì la consacrazione di Gelasio a Roma, costringendolo a rifugiarsi a Gaeta insieme ai cardinali fedeli. La consacrazione di Gelasio avvenne il 9 marzo 1118 a Gaeta. Durante la celebrazione della Pasqua a Capua, Gelasio tenne un concilio, nel quale scomunicò l'imperatore Enrico V e l'antipapa Burdino, arcivescovo di Braga. Dopo che Enrico V accorse in Germania per sedare delle sommosse, Gelasio poté rientrare a Roma il 29 giugno, officiando nella basilica di San Paolo perché quella di San Pietro era occupata dall'antipapa Burdino. Il 2 settembre dovette rifugiarsi a Benevento per sfuggire alla prepotenza dei Frangipani. Da Benevento giunse via mare a Pisa, dove consacrò la cattedrale il 26 settembre e tenne un sermone definito dal biografo Pandolfo come degno di Origene. Il 10 ottobre si trovava a Genova, dove dedicò la cattedrale di San Lorenzo. Il 10 dicembre era a Nîmes, dove consacrò vescovo Pietro di Saragozza e concesse un'indulgenza plenaria alle vittime e ai difensori della città contro i Saraceni. Il 16 dicembre Gelasio tenne un concilio di prelati tedeschi e francesi ad Avignone. Nel 1119 il papa si recò a Valence, poi a Vienne e a Lione. Fu colpito da pleurite il 18 gennaio, si fece condurre nel monastero di Cluny e morì santamente a Cluny il 29 gennaio 1119, spegnendosi senza essere riuscito a raggiungere il suo ideale di pacificazione con Enrico V.

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Sant' Aquilino

Sacerdote e martire

Sant'Aquilino visse durante l'undicesimo secolo ed è ricordato come sacerdote e martire della Chiesa, insigne per la sua dedizione alla carità e per la ferma difesa della fede cattolica. Originario di Würzburg nella Baviera tedesca e nato da una nobile famiglia, manifestò fin dall'infanzia una profonda attenzione verso i bisognosi, coinvolgendo anche i suoi coetanei in opere di bene e guidandoli al ritorno alla fede. Dopo aver completato gli studi alla scuola dei canonici di Colonia ed essere stato ordinato sacerdote in quella stessa città, seppe rinunciare agli onori del mondo e alle cariche episcopali che gli venivano offerte, preferendo una vita di totale dedizione agli ultimi e alla predicazione evangelica. Il suo cammino spirituale lo condusse infine a Milano, dove spese le sue ultime energie per contrastare le eresie del catarismo e dell'arianesimo, testimoniando la verità cristiana fino al supremo sacrificio del sangue.

La memoria di questo santo sacerdote è profondamente legata alla terra lombarda e alla città di Milano, di cui è insigne compatrono e protettore invocato contro le epidemie di peste, che egli stesso aveva affrontato con eroico coraggio a Parigi. La narrazione più antica della sua vita si trova nel Breviario Ambrosiano del millesimocinquecentoottantadue, curato da Pietro Galesino, mentre il culto ufficiale fu approvato con bolla pontificia nel millesimoseicentocinquantanove. Le sue spoglie mortali, custodite nella basilica di San Lorenzo Maggiore all'interno di una preziosa urna d'argento e cristalli di rocca, continuano ancora oggi a raccogliere la devozione dei fedeli. La sua testimonianza di pastore umile e coraggioso risplende nel tempo come modello di carità operosa e di fedeltà incondizionata al Vangelo.

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Santa Sabrina (Savina, Sabina)

Vergine di Troyes

La figura di santa Sabrina, ricordata anche con i nomi di Sabina, Savina oppure in Francia come Savine, appartiene alla storia spirituale del terzo secolo ed è legata alla diocesi di Troyes, in Gallia. La tradizione leggendaria la descrive come sorella di san Sabiniano, martire per la fede e ricordato il venticinque gennaio, decapitato sotto l'imperatore Aureliano tra gli anni 270 e 275 nella città gallica dei Tricassi, non lontano da Troyes. Entrambi i fratelli erano originari dell'isola di Samo, in Grecia, e appartenevano a una famiglia pagana, prima di accogliere la fede cristiana. Spinta da un richiamo interiore, Sabrina compì un lungo pellegrinaggio che la portò a Roma per ricevere il battesimo, per poi dirigersi in Gallia passando da Ravenna alla ricerca del fratello partito in precedenza. Durante questo viaggio la santa compì molti miracoli.

Giunta a Troyes, Sabrina apprese la dolorosa notizia del martirio del fratello e morì subito dopo il suo arrivo nell'anno 288, così come aveva espressamente chiesto al Signore nelle sue preghiere. Per evitare confusioni con altre figure della cristianità, è opportuno ricordare che santa Sabrina non deve essere confusa con santa Savina vedova di Lodi, martirizzata nel 311 a Milano e ricordata il trenta gennaio, e neppure con santa Sabina martire romana del 119, la cui memoria cade il ventinove agosto. Le notizie sulla sua vita terrena non offrono assoluta certezza a causa dell'antichità del testo pervenuto, mentre il suo culto liturgico risulta ben documentato nel tempo.

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San Gildas di Rhuys

Abate

San Gildas, vissuto nel sesto secolo tra la Gran Bretagna, l'Irlanda e la Francia, fu un insigne abate, sacerdote e scrittore la cui figura spirituale continua a vivere nella memoria della Chiesa. Nato verso il 490 in terra britannica da una nobile famiglia principesca, impiegò i suoi numerosi talenti al servizio del Vangelo, distinguendosi per lo zelo missionario, la profonda sapienza teologica e la ricerca costante della solitudine contemplativa. La sua opera letteraria e pastorale lasciò un segno indelebile nelle regioni celtiche e nella penisola di Rhuys, dove fondò il celebre monastero che divenne faro di spiritualità.

Oggi san Gildas è ricordato con profonda devozione soprattutto in Bretagna, dove il suo culto è rimasto vivo nei secoli attraverso pellegrinaggi, chiese dedicate e il patrocinio su numerose parrocchie della diocesi di Vannes. La tradizione ne tramanda l'immagine di un monaco saggio e rigoroso, capace di guidare le anime verso la conversione e di affrontare le prove del suo tempo con incrollabile fede. La sua memoria liturgica si celebra il ventinove gennaio, rinnovando il ringraziamento per la testimonianza di questo insigne padre della Chiesa antica.

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Beata Boleslava Maria Lament

Fondatrice

La Beata Boleslava Maria Lament nasce a Lowicz, in Polonia, nel 1862, in un periodo segnato da profonde trasformazioni sociali. La sua esistenza si delinea come un cammino di servizio instancabile, dedicato con dedizione autentica ai più fragili e ai bisognosi. Attraverso un impegno costante, che spazia dal lavoro manuale come sarta alla gestione di dormitori per senzatetto a Varsavia, ella manifesta una profonda sensibilità verso le sofferenze del prossimo, ponendo le basi per la sua futura missione religiosa.

Nel 1905, Boleslava Maria fonda la Congregazione delle Suore Missionarie della Sacra Famiglia, un istituto che diviene strumento di educazione e assistenza in diverse terre, tra cui la Russia, la Finlandia e la Polonia. La sua eredità spirituale è oggi custodita con gratitudine dalla Chiesa, che la ricorda non solo per le sue opere caritatevoli, ma soprattutto per l'ardente desiderio di unione tra i cristiani. Canonizzata da Giovanni Paolo II nel 1991, la Beata Boleslava Maria Lament rimane un faro di speranza e un modello di dedizione, avendo speso ogni risorsa per la promozione dell'unità tra cattolici e ortodossi, fino al termine dei suoi giorni avvenuto a Bialystok nel 1946.

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Beato Simone Kim Gye-wan

Ministrante, martire

Il Beato Simone Kim Gye-wan, conosciuto anche con il nome di Baek-sim, visse nel corso del diciannovesimo secolo in Corea. Nato a Seul da una famiglia di ceto umile, svolgeva la professione di negoziante nella stessa città. La sua esistenza cambiò radicalmente quando entrò in contatto con i testi della fede cristiana, accogliendo la parola di Dio con un animo sincero e profondo che lo avrebbe condotto, attraverso alterne vicende e un coraggioso cammino di conversione, fino alla suprema testimonianza del martirio per amore del Vangelo.

Ricordato con venerazione dalla Chiesa per la sua ferma fedeltà a Cristo, il martire affrontò l'arresto, le persecuzioni e le torture senza mai rinnegare la propria fede. La sua memoria liturgica si celebra il ventinove gennaio, giorno in cui compì il suo sacrificio estremo a Seul. Egli è stato beatificato da papa Francesco il sedici agosto duemilaquattordici, insieme a un insigne gruppo di compagni di fede guidati da Paolo Yun Ji-chung, lasciando un luminoso esempio di dedizione e di amore filiale rivolto innanzitutto a Dio.

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Santi Sarbelio e Bebaia

Martire

A Edessa nell’Osroene, oggi in Turchia, santi martiri Charbel, sacerdote, e Bebáia, sua sorella, che si tramanda siano stati condotti al battesimo dal vescovo san Barsimeo e abbiano subito il martirio per Cristo.

Santi Papia e Mauro

Soldati, martiri

A Roma sulla via Nomentana nel cimitero Maggiore, santi martiri Pápia e Mauro, soldati.

Sant' Agnese da Bagno di Romagna

Camaldolese

Beata Villana Delle Botti

Madre di famiglia e terziaria

A Firenze, beata Villana de Bottis, madre di famiglia, che, abbandonata la vita mondana, prese l’abito delle Suore della Penitenza di San Domenico e rifulse nella meditazione sulla passione di Cristo e nell’austera condotta di vita, mendicando anche per le strade l’elemosina per i poveri.

San Seustio e compagni

Martiri di Todi

San Potamione (Potamio) di Agrigento

Vescovo

Sant' Arnolfo (Arnulfo)

Martire a Cisoyng

Beato Gerardo

Abate di Kremsmünster

Dal Martirologio Romano

A Perugia, san Costanzo, vescovo. — Martirologio Romano