29 gennaio
San Gelasio II
Papa
Aggiornato il 15 settembre 2026
La formazione monastica e i servizi alla Chiesa
Nel dodicesimo secolo la vita della Chiesa trovava sostegno nella preghiera e nella dedizione dei suoi figli migliori. Giovanni di Gaeta era figlio di Crescenzio, duca di Fondi. Entrò come oblato nel monastero di Montecassino, offrendo i suoi anni al Signore nella quiete del chiostro. Divenne un monaco benedettino molto dotto ed esperto nelle scienze teologiche sotto la guida dell'abate Desiderio. La sua sapienza e la sua dirittura morale attirarono l'attenzione dei pontefici romani. Nel 1082 fu creato cardinale diacono di Santa Maria in Cosmedin da papa Gregorio VII, un uomo che aveva lottato per la libertà della Chiesa. Nel 1088 fu nominato cancelliere da papa Urbano II, servendo la sede apostolica con fedeltà e competenza. Intorno al 1100 fu nominato arcidiacono e bibliotecario da papa Pasquale II. Nei suoi incarichi rese molti servizi alla Chiesa, custodendo la tradizione e curando la vita amministrativa della comunità cristiana in anni difficili. Durante questo percorso, per aver difeso il papa e le costituzioni canoniche, subì la prigionia da parte di Enrico V, dimostrando di saper soffrire per amore della giustizia evangelica.
L'elezione al soglio pontificio e le persecuzioni
Dopo che papa Pasquale II morì il 21 gennaio 1118, Giovanni di Gaeta rientrò a Roma da Montecassino, dove si era rifugiato in solitudine mistica per cercare la pace dello spirito. Tre giorni dopo la morte di Pasquale II, fu eletto papa all'unanimità nel monastero benedettino presso San Sebastiano al Palatino. Assunse il nome pontificio di Gelasio. Lo stesso giorno dell'elezione, Cengio Frangipane disperse violentemente i cardinali e fece prigioniero Gelasio, mostrando l'asprezza delle contese del tempo. Gelasio fu subito liberato dal popolo e condotto trionfalmente al Laterano. L'arrivo successivo dell'imperatore Enrico V impedì tuttavia la consacrazione di Gelasio a Roma. Gelasio si rifugiò a Gaeta insieme ai cardinali fedeli. La consacrazione di Gelasio avvenne il 9 marzo 1118 a Gaeta, nella sua terra d'origine. Durante la celebrazione della Pasqua a Capua, Gelasio tenne un concilio. Nel concilio di Capua scomunicò l'imperatore Enrico V e l'antipapa Burdino, arcivescovo di Braga, difendendo con fermezza la dignità della Chiesa.
Il pellegrinaggio apostolico e il ritorno in Francia
Quando Enrico V accorse in Germania per sedare delle sommosse, Gelasio poté rientrare a Roma il 29 giugno. Officiò nella basilica di San Paolo perché quella di San Pietro era occupata dall'antipapa Burdino. La permanenza romana fu però breve: il 2 settembre dovette rifugiarsi a Benevento per sfuggire alla prepotenza dei Frangipani. Da Benevento giunse via mare a Pisa, continuando il suo ministero tra le comunità cristiane. A Pisa consacrò la cattedrale il 26 settembre. A Pisa tenne un sermone definito dal biografo Pandolfo come degno di Origene, edificando i fedeli con la profondità della sua parola. Il 10 ottobre si trovava a Genova. A Genova dedicò la cattedrale di San Lorenzo. Il 10 dicembre era a Nîmes. A Nîmes consacrò vescovo Pietro di Saragozza. A Nîmes concesse un'indulgenza plenaria alle vittime e i difensori della città contro i Saraceni, mostrando sollecitudine per la salvezza e la protezione del popolo. Il 16 dicembre Gelasio tenne un concilio di prelati tedeschi e francesi ad Avignone, cercando il dialogo e il sostegno oltre le Alpi. Nel 1119 il papa si recò a Valence, poi a Vienne e a Lione, instancabile nel suo servizio apostolico.
Il transito nella pace di Cluny
Il cammino terreno del pontefice giunse alla sua conclusione tra le braccia della preghiera monastica. Fu colpito da pleurite il 18 gennaio. Sentendosi mancare le forze, si fece condurre nel monastero di Cluny, ritornando spiritualmente alle radici della sua vocazione benedettina. Morì santamente a Cluny il 29 gennaio 1119. Morì senza essere riuscito a raggiungere il suo ideale di pacificazione con Enrico V, affidando al Signore il peso delle divisioni terrene e offrendo la sua vita come sacrificio di amore per la santa Chiesa.
Il cammino di un pastore
La storia di San Gelasio Secondo affonda le proprie radici nella tradizione benedettina, essendo egli stato accolto come oblato nel monastero di Montecassino. Questa formazione fu il fondamento della sua esistenza, temprando il suo carattere e orientando ogni suo atto verso la ricerca della volontà divina. La stima di cui godeva all'interno della gerarchia ecclesiastica fu tale che, nell'anno milleottantadue, il Papa San Gregorio Settimo lo volle eleggere cardinale diacono. Questo incarico rappresentò per lui un passaggio di grande responsabilità, che lo vide impegnato in prima linea nelle delicate questioni romane dell'epoca.
Dopo l'elezione al soglio pontificio, il suo pontificato fu caratterizzato da un costante movimento. Costretto a lasciare Roma, egli si fece pellegrino attraverso diverse città italiane, tra cui Gaeta, Capua, Benevento, Pisa e Genova. In questi luoghi, egli non limitò il suo ministero alle sole questioni di governo, ma si prodigò per la cura liturgica e architettonica, giungendo a consacrare le cattedrali di Pisa e di Genova, segni tangibili di una fede che edifica e unisce. Il suo viaggio proseguì poi verso la Francia, toccando le città di Nimes e Avignone, in un tentativo costante di mantenere ferma la rotta della Chiesa. Infine, il suo pellegrinaggio si compì nel monastero di Cluny, dove il ventinove gennaio millenovecentodiciannove rese la sua anima a Dio. La sua vita rimane un monito per ogni fedele su come la fedeltà al Vangelo richieda, talvolta, di affrontare l'esilio e la solitudine per amore della verità.
Memoria e culto
La figura di San Gelasio Secondo è venerata nella memoria liturgica della Chiesa nel giorno della sua nascita al cielo, il ventinove gennaio. Il ricordo del suo passaggio terreno è indissolubilmente legato alla solennità e al silenzio dei monasteri, in particolare quello di Cluny, dove egli trovò accoglienza negli ultimi giorni della sua esistenza. La sua testimonianza non è racchiusa in grandi monumenti, ma nella costanza con cui, pur tra le tempeste delle scomuniche contro l'imperatore Enrico Quinto e l'antipapa Burdino, seppe mantenere integro il suo ufficio.
Per i fedeli di ogni tempo, la memoria di questo Papa è un invito a guardare con fiducia alla Provvidenza divina, anche quando le circostanze sembrano avverse. La sua vita, trascorsa tra le mura di antiche abbazie e le strade dell'Europa medievale, ci ricorda che la vera autorità della Chiesa risiede nell'umiltà del servizio e nella difesa intrepida della giustizia. Celebrare San Gelasio Secondo significa onorare la continuità della successione apostolica e la forza dello spirito che, nel silenzio della preghiera, prepara i pastori a compiere il loro dovere verso il popolo di Dio, senza mai cercare il plauso degli uomini ma soltanto la gloria del Signore.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Gelasio secondo?
Si festeggia il 29 gennaio, giorno della sua nascita al cielo nel dodicesimo secolo.
Di cosa è patrono San Gelasio secondo?
Non risultano patronati specifici attribuiti dalla tradizione a San Gelasio secondo.