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venerdì 30 gennaio 2026 · Santo del giorno

Santa Martina

Martire

Santa Martina

Santa Martina è una venerata martire le cui origini si perdono nella tradizione cristiana di Roma, la città in cui nacque e morì nel corso del terzo secolo. Le notizie storiche che la riguardano sono originariamente scarse, ma la memoria della sua testimonianza ha attraversato i secoli grazie alla dedizione della Chiesa e al fiorire del culto liturgico. La sua figura è profondamente legata alla comunità ecclesiale romana ed è celebrata con particolare solennità il trenta gennaio, data in cui i fedeli ne ricordano la luminoso sacrificio e la fedeltà a Cristo.

Nel corso della storia, il culto di santa Martina ha conosciuto momenti di straordinario rinnovamento, in particolare nel diciassettesimo secolo grazie all'opera di papa Urbano VIII, il quale ne ritrovò la tomba e ne rilanciò la devozione. La sua protezione si estende oltre i confini della cittadinanza romana, raggiungendo anche la comunità di Martina Franca in provincia di Taranto, che custodisce le sue reliquie. La sua vita e il suo martirio continuano a rappresentare un modello di carità esemplare e di limpida testimonianza della fede cristiana per tutti i credenti.

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Gli altri santi di oggi

Santa Giacinta Marescotti

Religiosa

Santa Giacinta Marescotti, vissuta nel corso del diciassettesimo secolo, fu una vergine del Terz'Ordine regolare di San Francesco che seppe trasformare radicalmente la propria esistenza attraverso la grazia divina. Nata a Vignanello nel 1585 con il nome di Clarice, apparteneva all'alta aristocrazia romana ed era figlia del principe Marcantonio Marescotti. In gioventù coltivava il sogno di un matrimonio e fu a lungo corteggiata da un giovane marchese della famiglia Capizucchi, considerato un ottimo partito. Il padre decise tuttavia di dare in sposa una delle sue figlie a quel nobile, ma la sposa prescelta non fu Clarice, bensì la sorella minore Ortensia. A seguito del matrimonio della sorella, Clarice assunse un atteggiamento insopportabile e divenne un problema per la casata, sebbene le accuse contro il suo comportamento potessero essere state esagerate per giustificare la reazione del padre. Nel millesimosei centocinque il principe fece entrare la giovane nel monastero di San Bernardino a Viterbo, appartenente all'ordine delle Clarisse. All'interno della struttura viveva già Ginevra, sorella di Clarice. Tra le mura claustrali la protagonista prese il nome di Giacinta, mentre la congiunta Ginevra non divenne monaca di clausura stretta, ma scelse lo stato di terziaria francescana. Giacinta visse inizialmente in due camerette ben arredate con suppellettili provenienti da casa sua, partecipando comunque alle attività comuni del monastero.

La vergine visse i primi quindici anni in modo insoddisfacente, definendo quel periodo come una vita di vanità e sciocchezze. Una grave malattia e alcuni lutti familiari provrocarono in lei una profonda trasformazione interiore che segnò l'inizio di una via di totale dedizione. Dopo la conversione, Giacinta trascorse ventiquattro anni straordinari e durissimi caratterizzati da povertà totale, praticando continue e aspre penitenze e abbandonando le due camerette raffinate per trasferirsi in una cella derelitta. Dalla sua cella compì un'opera di riconquista spirituale, portando personaggi lontani dalla fede a convertirsi e a diventare suoi collaboratori. Organizzò un aiuto sistematico e regolare per ammalati e poveri, fondando istituti assistenziali come quello dei Sacconi, i cui confratelli indossavano un sacco durante il servizio per assistere poveri, malati e detenuti fino al ventesimo secolo, e l'istituto degli Oblati di Maria dedicato al servizio degli anziani. Si realizzò come stimolatrice della fede e maestra, contrastando il giansenismo nelle sue terre e stimolando l'amore e l'adorazione per il sacramento eucaristico. Poche persone la conobbero di persona durante la sua vita, ma subito dopo la morte, avvenuta a Viterbo il trenta gennaio 1640, l'intera popolazione accorse alla chiesa dove era esposta la salma. I fedeli strapparono pezzi del suo abito come reliquia, rendendo necessario rivestire il corpo tre volte. La canonizzazione fu celebrata da papa Pio VII nel 1807. Giacinta riposa per sempre a Viterbo nella chiesa del monastero delle Clarisse, la quale fu distrutta durante la guerra tra il millenovecentoquaranta e il millenovecentoquarantacinque e in seguito ricostruita nel millenovecentocinquantanove.

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Beato Sebastiano Valfrè

Sacerdote oratoriano

Il Beato Sebastiano Valfrè è una figura luminosa del sacerdozio piemontese, nato a Verduno nel 1629 e giunto a Torino per dedicare la propria esistenza al servizio di Dio e del prossimo. Sacerdote dell'Oratorio, egli ha incarnato la dedizione spirituale e l'abnegazione pastorale, divenendo un punto di riferimento imprescindibile per la città di Torino tra il diciassettesimo e il diciottesimo secolo. La sua vita, trascorsa nel segno dell'umiltà e della preghiera, si è intrecciata con le vicende della storia sabauda, offrendo un esempio di santità che ha saputo coniugare la cura delle anime con l'assistenza concreta ai sofferenti.

Egli è ricordato oggi con profonda gratitudine per il suo instancabile zelo, che lo portò a essere padre spirituale della famiglia reale e consigliere del Duca. La sua memoria rimane indissolubilmente legata all'audacia profetica di aver celebrato per primo in Italia la festa del Sacro Cuore, atto che manifesta la profondità della sua devozione. La carità di Sebastiano Valfrè si è resa ancor più evidente durante i drammatici giorni dell'assedio di Torino nel 1706, quando il suo impegno a fianco dei soldati e dei feriti divenne testimonianza concreta di una fede che si fa carne nel soccorso al fratello, lasciando un'impronta indelebile nella storia della Chiesa e dell'assistenza ai militari.

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Beato Columba Giuseppe Marmion

Il beato Columba Giuseppe Marmion nacque a Dublino il primo aprile 1858, giorno di giovedì santo, da padre irlandese di nome William e madre francese di nome Herminie Cordier. Egli crebbe in una famiglia che lo considerava un dono speciale di Dio dopo la perdita prematura di altri due fratelli, tanto da prometterlo al Signore fin dalla nascita. Entrato nel cammino ecclesiastico, fu ordinato sacerdote e successivamente scelse la via monastica nell'Ordine di San Benedetto, distinguendosi come guida di anime, abate e maestro di dottrina spirituale. La sua esistenza si spese interamente tra l'Irlanda, Roma e il Belgio, dove servì la Chiesa con eloquenza e santità di vita fino alla morte, avvenuta nel monastero di San Benedetto a Maredsous il trenta gennaio 1923.

Egli è ricordato come un luminoso padre del cenobio e un autorevole punto di riferimento spirituale per una intera generazione di cattolici, in particolare sacerdoti, religiosi e religiose. La sua fecondità dottrinale ha riaccompagnato i fedeli alle fonti bibliche, soprattutto attraverso gli scritti di san Paolo, e alle sorgenti liturgiche della fede cristiana. La Chiesa ne custodisce la memoria per aver animato le anime nello Spirito, risvegliando la coscienza della filiazione divina e insegnando la via della semplicità e dell'umiltà nell'affidarsi alla misericordia del Padre, in stretta unione con il Corpo di Cristo nell'Eucaristia e sotto la materna protezione della Vergine Maria.

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Sant' Adelelmo (Elesmo) di Burgos

Sant'Adelelmo, conosciuto anche come Elesmo, visse nell'undicesimo secolo ed è ricordato come un abate benedettino capace di unire la profondità della vita spirituale al servizio operoso della Chiesa. Nato a Loudun nel Poitou nei primi decenni del secolo undicesimo, trascorse un primo periodo di vita militare prima di sentire il bisogno di un radicale cambiamento. Guidato da una profonda sete di conversione, intraprese un cammino di pellegrinaggio verso la città di Roma con il fermo proposito di consacrarsi a Dio nella vita monastica. Sul suo cammino incontrò la grande tradizione della spiritualità benedettina, che avrebbe segnato in modo indelebile la sua esistenza e la sua opera di pastore.

La sua memoria liturgica si celebra il trenta gennaio, giorno in cui la Chiesa ne commemora il transito avvenuto a Burgos nel mille e novantasette. Nel corso della sua esistenza terrena, spesa tra la Francia e la Spagna, seppe rispondere con dedizione alle chiamate della Provvidenza, guidando comunità monastiche e sostenendo il popolo nelle ore decisive della storia. La città di Burgos lo custodisce tra i suoi protettori più venerati, mentre la sua figura continua a essere ricordata con speciale devozione anche a Poitiers e nel Martirologio, che ne attesta la luminosa testimonianza nella vecchia Castiglia.

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San Tommaso Khuong

Sacerdote, martire nel Tonchino

Nel diciannovesimo secolo, la terra del Tonchino fu bagnata dal sangue di numerosi testimoni della fede, tra i quali rifulge la figura luminosa del sacerdote e martire San Tommaso Khuong. Nato nel 1780 da una nobile famiglia tonchinese e forse figlio di un mandarino, visse la sua adesione al Vangelo fin da fanciullo, servendo poi il Signore come sacerdote nello spirito domenicano. La sua esistenza si svolse nel segno della dedizione pastorale e della prova, affrontando il carcere durante la grande persecuzione dell'imperatore Minh-Manh e trovando successivamente salvezza grazie alle sue origini, per poi vivere in clandestinità in un luogo sicuro. La sua testimonianza terrena si concluse il 30 gennaio 1860, coronata dal supremo sacrificio della decapitazione, dopo essere stato catturato a Tran-Xa durante la nuova persecuzione indetta dal re Tu-Duc.

La memoria di questo generoso sacerdote è indissolubilmente legata alla grande schiera dei centodiciassette martiri del Tonchino, uccisi tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo e solennemente canonizzati da papa Giovanni Paolo II il diciannovesimo giorno di giugno del 1988. San Tommaso Khuong era stato precedentemente beatificato da papa Pio XII il ventinove aprile del 1951, insieme ad altri ventiquattro martiri. Oggi il Martirologio lo ricorda con venerazione e la Chiesa ne celebra la festa liturgica il trenta gennaio, invocandone l'intercessione e custodendo l'esempio di una vita interamente donata per amore di Cristo.

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San Pellegrino

Vescovo di Triocala

San Pellegrino, figura luminosa del primo secolo, rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell'evangelizzazione in Sicilia. Originario di Lucca di Grecia, egli accolse la chiamata alla missione direttamente dalle mani dell'apostolo Pietro, che lo consacrò vescovo inviandolo a seminare la parola del Vangelo in terre lontane e ancora sconosciute alla fede cristiana. Il suo cammino spirituale e pastorale si radicò profondamente nel cuore della Sicilia, dove la sua opera di apostolato trasformò la vita di intere comunità, portando la luce della rivelazione dove prima regnava l'oscurità del paganesimo.

Il suo ricordo rimane vivo e venerato per aver dedicato trent'anni della propria esistenza al consolidamento della diocesi di Triocala. Attraverso la sua infaticabile attività, egli non solo predicò con dedizione, ma curò la struttura della Chiesa locale, edificando chiese e consacrando altari che divennero punti di riferimento per i fedeli. La sua testimonianza giunge fino a noi come un esempio di obbedienza apostolica e dedizione al servizio del Vangelo, celebrata con devozione particolare a Caltabellotta, luogo in cui scelse di concludere il suo pellegrinaggio terreno presso la grotta che gli offrì dimora e riposo eterno.

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San Muziano Maria Wiaux

Religioso

San Muziano Maria Wiaux è una figura luminosa di umiltà e dedizione silenziosa, vissuta tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo. Nato a Mellet, in Belgio, nel 1841, egli scelse di consacrare la propria esistenza al Signore entrando giovanissimo, all'età di quindici anni, nella Congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane. La sua vita non fu segnata da imprese clamorose, ma dalla fedeltà quotidiana al proprio dovere, vissuta con uno spirito di profonda preghiera e di servizio verso il prossimo.

Egli è ricordato oggi come il santo dell'ordinarietà, colui che ha saputo trasformare i gesti più semplici e ripetitivi in una forma altissima di preghiera. La sua intera esperienza terrena si è svolta nel collegio di Malonne, dove per mezzo secolo si è dedicato all'insegnamento della musica e del disegno, curando con pazienza la formazione dei giovani. La sua memoria rimane un invito prezioso a riconoscere la presenza di Dio nelle piccole cose di ogni giorno, testimoniando che la santità è una vocazione accessibile a chiunque sappia offrire il proprio lavoro con amore costante.

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Beata Maria Bolognesi

Mistica

L'esperienza terrena della mistica Maria Bolognesi è iniziata il 21 ottobre 1924, quando è nata a Bosaro, in provincia di Rovigo, all'interno di una famiglia assai povera. La sua vita nel corso del ventesimo secolo è stata caratterizzata da profonde sofferenze vissute interamente al servizio di Gesù Cristo, sopportate con grande pazienza e offerte costantemente per i bisognosi. La povertà della sua famiglia era tale che Maria arrivò a mangiare le bucce delle patate, raccolte dopo che le amiche le lasciavano cadere sullo sterco di vacca, lavandole appena un po'. A causa di questa condizione indigente, ha potuto frequentare solo le prime due classi elementari in un arco di quattro anni, dovendo poi ritirarsi del tutto da scuola per dedicarsi all'aiuto familiare consistente nella crescita dei fratelli biologici e nella cura dei campi. Prima di manifestare la sua alta vocazione spirituale, Dio le permise di attraversare un doloroso periodo di possessione demoniaca per la sua purificazione, durato dal 21 giugno 1940 fino al 1° aprile 1942, durante il quale non poteva pregare né accostarsi a un edificio ecclesiastico a causa di una forza misteriosa che spaventava persino le amiche.

La svolta mistica si compì il 1° aprile 1942 con la sua prima visione onirica, confermata da un anello e dalla guarigione miracolosa di una signora. Da quel momento ricevette da Gesù tre anelli successivi, il primo dei quali aveva cinque rubini come segno delle cinque piaghe, poi sostituito con uno più prezioso dell'Ecce Homo e infine con uno preziosissimo di oro massiccio. La ricezione dell'anello segnò l'inizio delle sue sudorazioni di sangue e delle pene del Calvario, accompagnate da gravi malattie come polmoniti, broncopolmoniti, oftalmia cronica, ossiuri, vomiti, anemie, reumatismi, sciatalgie, laringiti, faringiti croniche, nevriti cardiache e infarti. Il primo infarto, avvenuto nel 1971, avviò il declino definitivo che la portò alla morte il 30 gennaio 1980 a Rovigo, lasciando incompiuta la realizzazione di una casa per convalescenti. Ricordata per la sua dedizione e per il culto che continua sulla sua tomba presso la chiesa di San Sebastiano Martire a Bosaro, dove i fedeli lasciano fiori e messaggi, la sua causa ha portato alla beatificazione celebrata il 7 settembre 2013 dopo un cammino iniziato con il processo di canonizzazione aperto il 21 ottobre 1992 e il Decreto di venerabilità del 10 maggio 2012.

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Beato Bronislao Bonaventura Markiewicz

Sacerdote e fondatore

Il Beato Bronislao Bonaventura Markiewicz nacque a Pruchnik il 13 luglio 1842, nel territorio dell'Impero Austro-Ungarico, oggi parte della Polonia. Sacerdote di profonda dedizione, visse un percorso spirituale intenso che lo condusse dall'iniziale smarrimento della fede giovanile al sacerdozio, ricevuto il 15 settembre 1867. Dopo vari incarichi pastorali e di insegnamento, entrò nella Congregazione Salesiana e approfondì il carisma di don Giovanni Bosco, dedicando interamente la sua esistenza alla gioventù povera e abbandonata. Tornato in Polonia, fondò la Società Temperanza e Lavoro e la Congregazione di San Michele Arcangelo, ponendo le basi per un'opera educativa e spirituale vasta e duratura.

Egli è ricordato per il suo incrollabile impegno a favore degli ultimi, la lotta contro l'alcolismo e l'usura, e la ferma convinzione che la temperanza e il lavoro fossero pilastri fondamentali per la salvezza delle anime e il rinnovamento della società. Dopo una vita spesa nel servizio e segnata da grandi prove, si spense a Miejsce Piastowe il 29 gennaio 1912. Beatificato il 19 giugno 2005, la sua memoria liturgica si celebra il 30 gennaio, mentre le sue congregazioni continuano a portare avanti la sua missione in tutto il mondo.

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San Pietro I

Zar dei Bulgari

San Pietro Primo fu zar dei bulgari ed è il terzo esponente della reale casa bulgara ad essere riconosciuto santo dalla tradizione. Vissuto nel decimo secolo, nacque in Bulgaria verso l'inizio del secolo dal secondo matrimonio di Simeone Primo con la sorella di Giorgio Sursuvul. La tradizione bulgara e la Chiesa indigena canonizzaronoe lo zar Pietro Primo, il cui culto fu assai popolare nel Medioevo e rimane particolarmente vivo nella Chiesa Ortodossa Bulgara, che oggi comprende la quasi totalità dei cristiani della nazione.

Il sovrano è ricordato per il suo lunghissimo regno caratterizzato da una sostanziale pace interna, durante la quale la Bulgaria divenne prospera e ben amministrata, nonostante le complesse vicende geopolitiche e le incursioni esterne. Sebbene la visione tradizionale lo abbia considerato un sovrano debole rispetto ai successi militari di suo padre, la critica più recente tende a porre in risalto la pace interna goduta dalla società bulgara e a rivalutare i rapporti con i vicini semi-nomadi.

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Beato Alano Magno di Lilla

Il Beato Alano Magno di Lilla nacque a Lilla intorno al 1120 e visse nel dodicesimo secolo, distinguendosi come illustre filosofo e teologo. La sua vasta e profonda cultura gli valse l'attributo di Doctor universalis, paragonandolo alla levatura di figure come Alberto Magno e alimentando nel tempo una idealizzazione leggendaria. Egli fu professore di grido a Parigi e a Montpellier, prima di compiere la scelta radicale di ritirarsi nell'abbazia di Citeaux, dove prese l'abito di converso e condusse una vita esemplare fino alla morte, avvenuta il 6 luglio 1202. La tradizione dei martirologi cistercensi e benedettini lo celebra il 30 gennaio e successivamente il 16 luglio.

Nel corso della sua esistenza, Alano congiunse una straordinaria erudizione e un acume non comune alla pietà cristiana. Il suo lascito letterario ed ecclesiale comprende trattati dogmatici, opere poetiche ed esegetiche oggi conservate nella Patrologia Latina, nel tomo centoventesimo e ducentesimo decimo. Sebbene non si registrino tracce di una venerazione del suo sepolcro, la sua memoria fu custodita nei secoli dai benedettini e dai cistercensi, comparendo nell'opera dell'abate Jean de Cirey pubblicata a Digione nel 1491 e nel Kalendarium Annuale Benedictinum di Ranbeck edito ad Augusta nel 1677, oltre a trovare spazio nell'iconografia di alcune chiese cistercensi.

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Beata Aberilla

Vergine

La Beata Aberilla è una figura di monaca vissuta nella regione del Bregenzerwald e ricordata nella tradizione cristiana per la sua vita di preghiera e di dedizione spirituale. La sua figura si inserisce nel contesto del monachesimo medievale fiorito lungo le sponde del lago di Costanza, dove la sua presenza ha lasciato un segno duraturo nella memoria dei fedeli. Il suo nome stesso, che appare come una forma latinizzata di un antico nome tedesco forse riconducibile a Eberwilla, testimonia le radici profonde della sua storia nel territorio d'origine.

Nel corso dei secoli, il culto della Beata Aberilla ha goduto di un sincero favore popolare, alimentato dalla devozione dei fedeli che si raccoglievano in preghiera presso la sua tomba. Nonostante le vicende storiche e i mutamenti liturgici abbiano inciso sulla conservazione delle sue memorie, la sua testimonianza di fede continua a essere ricordata con gratitudine dalla Chiesa nella sua memoria liturgica.

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San Mattia

Vescovo di Gerusalemme

A Gerusalemme, san Mattia, vescovo, che, dopo aver sofferto molto per Cristo, riposò infine in pace.

San Barsimeo (Barsamya)

Vescovo di Edessa

A Edessa nell’Osroene, oggi in Turchia, san Barsimeo, vescovo: si tramanda che per la fede in Cristo sia stato battuto con verghe sotto l’imperatore Decio; terminata la persecuzione e rilasciato dal carcere, si dedicò per il resto della sua vita con sommo impegno al governo della Chiesa a lui affidata.

Beato Francesco Taylor

Sindaco di Dublino, martire

A Dublino in Irlanda, transito del beato Francesco Taylor, martire, che, padre di famiglia, patiti sette anni di carcere per la sua fede cattolica, sfinito dalle tribolazioni e dalla vecchiaia, coronò il suo martirio sotto il re Giacomo I.

San Paolo Ho Hyob

Martire

A Seul in Corea, san Paolo Hŏ Hyŏb, martire: soldato, arrestato e torturato per aver fatto professione di fede, venendogli meno le forze, sembrò che cedesse, ma pentitosi, confermò subito davanti al giudice la sua fede in Cristo e per questo, dopo una lunga carcerazione, morì stremato dalle percosse.

Beata Carmela Garcia Moyon

Martire

Nel villaggio di Torrent in Spagna, beata Carmela García Moyón, martire: fervida insegnante di dottrina cristiana, durante la persecuzione religiosa, per la sua fede in Cristo fu violentata e bruciata mentre era ancora viva.

Beato Sigismondo (Zygmunt) Pisarski

Sacerdote e martire

Nella città di Gdeszyn in Polonia, beato Sigismondo Pisarski, sacerdote e martire, che durante la guerra, per non avere accettato di rinnegare la fede davanti ai persecutori, fu fucilato presso la parrocchia del luogo.

San Teofilo il Giovane

Soldato e martire

Passione di san Teofilo, detto il Giovane, martire, che, a capo di una flotta cristiana, fu catturato dai nemici presso Cipro e condotto davanti ad ‘Arun capo supremo dei Saraceni e, non piegandosi né con doni né con minacce a rinnegare Cristo, fu trafitto con la spada.

San Davide Galván Bermúdez

Sacerdote e martire

A Guadalajara in Messico, san Davide Galván, sacerdote e martire, che, durante la persecuzione messicana, avendo rivendicato la santità del matrimonio, fucilato dai soldati senza processo, ottenne la corona di gloria.

Santa Batilde

Regina dei Franchi

A Chelles vicino a Parigi in Francia, santa Batilde, regina: fondò cenobi sotto la regola di san Benedetto secondo il costume di Luxeuil; dopo la morte del marito Clodoveo II, assunse il governo del regno dei Franchi e, durante il regno del figlio, visse i suoi ultimi anni nell’assoluta osservanza della regola di vita monastica.

Sant' Armentario di Pavia

Vescovo

A Pavia, sant’Armentario, vescovo, che depose solennemente nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro il corpo di sant’Agostino, ivi traslato dal re Liutprando.

San Glastiano (Maglastiano)

Vescovo

Santa Savina

Matrona

Beato Ferrario

Mercedario

Dal Martirologio Romano

A Roma, commemorazione di santa Martina, sotto il cui titolo il papa Dono dedicò una basilica nel foro romano. — Martirologio Romano