29 gennaio
Beato Simone Kim Gye-wan
Ministrante, martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
La conversione e i primi passi nella fede
Simone Kim Gye-wan nacque in una famiglia di ceto umile a Seul, dove conduceva la sua vita quotidiana gestendo un negozio in città. Nel mille settecentonovantuno la sua vita fu toccata dalla grazia quando ottenne libri cattolici da Tommaso Choe Pil-gong. Leggendo quei testi, decise di credere ai loro contenuti e ricevette il Battesimo dal catechista Giovanni Choe Chang-hyeon. Purtroppo, nello stesso anno della sua conversione, scoppiò la persecuzione Sinhae ed egli fu arrestato dalle autorità. Messo di fronte alla prova della persecuzione, venne liberato dopo aver ceduto all'apostasia. Tornato a casa, tuttavia, il suo cuore fu abitato da un profondo pentimento per quel cedimento, e si impegnò con tutte le sue forze a vivere la fede cristiana con un fervore ancora maggiore.
L'incontro con i missionari e l'impegno nella comunità
Sul finire del mille settecentonovantadoce giunse in Corea il primo sacerdote missionario, il cinese padre Giacomo Zhou Wen-mo. Simone e alcuni compagni cercarono un rifugio sicuro per padre Giacomo Zhou Wen-mo, affinché potesse esercitare il suo ministero. In quel periodo di fervore, formò insieme ad altri fedeli una comunità dedicata allo studio degli insegnamenti cattolici. Si recava regolarmente da padre Giacomo per ricevere i sacramenti e svolgeva con dedizione il ruolo di ministrante per padre Giacomo, servendo all'altare con spirito di umiltà e di profonda devozione.
La persecuzione, la fuga e l'arresto definitivo
Intorno al dicembre del mille ottocento fu arrestato Tommaso Choe, colui che era stato il suo tramite per conoscere la fede. A causa del clima ostile, la persecuzione divenne palese all'inizio della primavera del mille ottocentoquattordici. Il suo nome fu rivelato agli inquirenti durante gli interrogatori di altri fedeli, costringendolo a trovare rifugio nascondendosi a casa di Giuliana Kim Yeon-i. Non potendo più rimanere in quel sicuro nascondiglio, Simone fu costretto a fuggire di luogo in luogo per sfuggire alla cattura. Nel frattempo il suo anziano padre fu arrestato dalla polizia. Nel tentativo di avere notizie della sua famiglia, Simone fu infine arrestato mentre viaggiava alla ricerca di informazioni sui suoi familiari.
Il martirio e la gloria degli altari
Subì duri interrogatori da parte dei giudici ma rimase saldo nella sua fede. Dichiarò agli inquirenti di considerare impossibile rinunciare alla sua religione professata per molti anni, affermando con coraggio che la pietà filiale verso Dio è più importante di quella verso il padre terreno. La crescita delle pressioni e delle torture fece aumentare la sua fede, stupendo il giudice e gli esecutori per la sua ferma decisione di vivere gli insegnamenti della sua fede. Fu quindi trasferito al Ministero della Giustizia di Seul, dove fu sottoposto a ulteriori interrogatori e torture, per poi essere condannato a morte. Prima della condanna dichiarò di essere un uomo ignorante profondamente pervaso dalla religione cattolica, ribadendo di non avere alcuna intenzione di cambiare idea nonostante le crudeli sofferenze. Il ventinove gennaio del mille ottocentodue venne decapitato presso la Piccola Porta Occidentale o Saenamteo a Seul. Subì il martirio insieme al catechista Gervaso Son Gyeong-yun, Carlo Yi Gyeong-do, Barnaba Jeong Gwang-su e Antonio Hong Ik-man. È stato inserito nel gruppo di martiri capeggiato da Paolo Yun Ji-chung, che comprende anche Giovanni Choe Chang-hyeon, padre Giacomo Zhou Wen-mo e Giuliana Kim Yeon-i. È stato beatificato da papa Francesco il sedici agosto duemilaquattordici durante il viaggio apostolico in Corea del Sud.
La vita e il martirio
La vicenda umana e spirituale di Simone Kim Gye-wan affonda le sue radici nella Seul del diciannovesimo secolo. La sua esistenza cambiò radicalmente nel millesettecentonovantuno, quando, attraverso lo studio e la lettura di testi religiosi, abbracciò la fede cattolica. Da quel momento, la sua vita divenne un servizio costante alla comunità nascente. Egli non si limitò a una fede privata, ma scelse di agire attivamente, collaborando con dedizione al ministero del missionario Giacomo Zhou Wen-mo, che in quel periodo operava in clandestinità per amministrare i sacramenti ai fedeli coreani in un tempo di crescente tensione e difficoltà.
La stabilità della sua fede fu messa alla prova durante la violenta persecuzione del milleottocentouno. In questo frangente, Simone fu tratto in arresto dalle autorità, che vedevano nella pratica cattolica una minaccia all'ordine costituito. Sottoposto a feroci torture, il Beato Simone Kim Gye-wan dimostrò una fermezza d'animo straordinaria, rifiutando con risoluzione ogni richiesta di abiurare il proprio credo. La sua testimonianza non fu scalfita dal dolore fisico, ma si fece anzi più intensa nel momento della prova suprema. Il suo cammino terreno si concluse nel milleottocentodue, presso la Piccola Porta Occidentale di Seul, dove subì la decapitazione. La sua morte non rappresentò una sconfitta, ma il suggello di una vita spesa totalmente per l'amore di Cristo. Egli rimane una figura emblematica di quel gruppo di martiri coreani che, sotto la guida di Paolo Yun Ji-chung, seppero offrire la vita per testimoniare la libertà dei figli di Dio in una terra che cercava di soffocare la voce della fede.
Il culto e la memoria
La memoria del Beato Simone Kim Gye-wan è profondamente radicata nella storia della Chiesa coreana, una comunità che ha saputo germogliare nel sangue dei suoi martiri. Il riconoscimento ufficiale della sua santità è avvenuto il sedici agosto duemilacattordici, quando Papa Francesco ha presieduto la solenne celebrazione di beatificazione. Questo atto ha confermato il valore universale del suo sacrificio, inserendolo ufficialmente nel novero dei beati martiri che hanno dato lustro al Vangelo in Asia.
Oggi Simone viene commemorato il ventinove gennaio, data in cui la Chiesa invita i fedeli a fare memoria del suo coraggio e della sua dedizione. Egli è venerato unitamente al gruppo dei martiri guidati da Paolo Yun Ji-chung, una schiera di testimoni che hanno reso la Corea una terra feconda di fede. Il culto di Simone non è solo un omaggio al passato, ma un invito attuale a vivere la fede con la stessa umiltà e la stessa determinazione che egli manifestò nel suo quotidiano. Per i cristiani di ogni tempo, la sua vita rimane una luce che ricorda come la fedeltà al Vangelo sia un dono prezioso, da custodire anche a costo della propria vita, trovando nella preghiera e nei sacramenti, così come egli fece, la forza per sostenere ogni prova.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Simone Kim Gye-wan?
La sua memoria si celebra il ventinove gennaio.